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Indovinello.....È àota quant’a no castiello e fà ‘e perate quant’a n’auciello.(La canna)

Quanto riferiamo serve per fare un breve cenno a dei personaggi che nell’800, riteniamo ricordarli,che hanno dato lustro e decoro a tutta la nostra provincia:la verde Irpinia.

Quanto basta perché sia additato ad esempio di un’epoca diversa da quella attuale.Essi seppero emergere ed affermarsi con le loro opere,con l’ingegno e l’intelletto della loro intagliatura e scultura di ebanisteria e falegnameria.
Tra costoro sono da menzionare un certo Noviello Carminantonio.Ma chi era Carminantonio Noviello,nella società di allora?Nessuno!Un tempo a Montefalcione si praticava il mestiere con volontà entusiasta.Il nostro era molto stimato in paese.I cittadini lo chiamavano con molto garbo e rispetto,a dirla breve, l’uomo il rispetto se lo meritava insieme all’affetto di tutti gli amici e conoscenti. Veniva da una famiglia di artisti,egli stesso artista.Artista di scalpello? Sicuramente sì!Insuperati sono i suoi lavori di stemmi araldici e capitelli di pregiata fattura.Questi fregi si conservano ancora oggi,dove furono messi in opera nel duomo di Avellino.Si conservano anche capitelli dell’epoca,ove il Noviello fu incaricato,da parte della Curia di Avellino per eseguire lavori artistici.Altri“lavori” si riscontrano e si vedono anche nella Confraternita della Buona Morte di Montefalcione,dove sono conservati le sue opere di maggior pregio artistico.
Ci sono cassapanche,scanni,con intagliature pregevoli dove i fedeli si riunivano e formulavano lodi e seguivano le messe cantate.Ma Montefalcione una volta,era ricca anche di altri artisti,con grandi capacità risolutive ed originali.Balconi, finestre ed altre composizioni,come letti,armadi,cucine ecc. …
Oggi questi artisti sono quasi del tutto scomparsi dai palcoscenici dei mestieri. Pertanto è da riportare il loro ricordo ed i loro nomi per una memoria storica.
ANTONIO MIOTRO,detto“il Bruto”di faccia ma non di cuore.Era costui un falegname molto modesto ed alla buona;non dava fastidio a nessuno neanche a chi lo metteva in soggezione o in crisi.Nel mestiere incontrò disprezzo e cattiveria ma si “arrangiava”con piccoli lavori a volte poco o quasi nulla pagati.
POLCARO CARMINE,detto“la Contadinella”,a guardarlo dimostrava bontà ed innocenza.Il maresciallo della locale stazione dei carabinieri l’apostrofò anche come un fariseo,avendo abusato di un minorenne;fu arrestato e condannato, facendo la galera.Si perfezionò e divenne un grande esperto ed appassionato nell’intaglio,specialmente per portoni lavorati di pregio,ecc. …
ANTONIO POLCARO,il fratello detto“il Buono”,uomo molto onesto anche lui falegname di una lunga esperienza,ma spigliato e furbo,ed un po’cattivello!... Nel suo lavoro era abbastanza bravo.Nel 1950,ha fatto il consigliere comunale nelle liste del P.N.M.,era un membro della giunta con incarico di assessore ai lavori pubblici.Infatti ha vissuto sempre rispettando i sacri principi del lavoro e delle leali amicizie;emigrò nell’America,dove morì.
 VINCENZO PETRILLO,detto“il Comico del Paese”,il modo come parlava lo rendeva simpaticissimo:alcune delle sue“battute”sono rimaste nella storia paesana come per esempio:
<<Chi tiene mancia e chi non tiene mancia e beve>>
<<Li fatti della pignata,li conosce la cocchiara>>
<<Tu noti,fai cento misure e sembra uno taglio>>
E tanti altri che potrei raccontare,ma quest’uomo era grande per le sue esibizioni artistiche.Nel mese della Quaresima lungo le strade principali del paese si trasformava da vero comico,con le sue macchiette,faceva divertire la popolazione!..
ANTONIO PAGLIUCA,detto“Mastocciccio l’Organista”,era un falegname di grande potenzialità.Per dirla in breve era completo in tutto ma era anche un buon musicista,che onorava il concerto bandistico del suo parese.Un grande praticone, conosceva molto bene la sua musica,in quegli anni d’oro era anche un buon ragionatore con gli amici,quando era libero spesso andava in chiesa a suonare con una discreta voce.I suoi pezzi preferiti erano L’AVE MARIA di mercadante, Schubert,Gounod,e poi altre messe cantate e solenni;si esibiva nella Chiesa Madre e nei paesi vicini,era conosciuto come maestro di organo,ma era apprezzato anche per i suoi lavori di ebanisteria.
ANZALONE ARMANDO,detto“l’Astrologo”,stimato,preciso,attento al suo lavoro ed alle proprie azioni,aveva una bella famiglia,sfortunato nella vita,le tante tribolazioni lo portarono ad emigrare in  America,attualmente non c’è più.
FRANCESCO EPIFANIA,“lo Spaccone”,come veniva chiamato,sfortunato di famiglia sin dalla nascita,era infatti un figlio adulterino!Aveva una famiglia consistente,ma non andava d’accordo,e fu costretto a separarsi dal nucleo familiare.Stava sempre solo con carta e penna ed occhiali che era il suo motto;era cordiale verso tutti i suoi compagni.Era un discreto falegname,la fortuna volle che si impiegasse presso il Ministero Della Pubblica Istruzione,poi per ragioni familiari dovette abbandonare il servizio,ed emigrò in America.
MELILLO RAFFAELE,detto“il Dolce”,la scelta trae origini dall’importanza dei mestieri,che affascinano figure inerenti alle loro attività.Raffaele appartiene a quella classe che si è distinta durante la giovinezza,è fa parte insostituibile nella storia del paese che poi è la storia di tutti.
GUARINO ANTONIO,detto“Dontitolò,il Maestro”.Era un ex combattente di prima linea,come si esprimeva ogni qual volta si affrontava l’argomento della guerra;era presidente dell’Associazione dei Reduci e Combattenti,nella locale sezione del paese;era il simbolo dell’onestà,che è l’emblema del suo casato,e ne dava prova di orgoglio,con una buona generazione di famiglia.Pertanto il“Maestro”scrisse sul suo diario che quando era giovane incise su una pergamena che sembrava una fattura,con la sua calligrafia da intellettuale il seguente testamento:<<Riconosco il debito e lo pagherò,vado e vengo>>.E se ne andato all’aldilà!
ALFREDO FORESE,detto“il Guappo”;era un uomo molto forte di carattere.Qui ci sarebbero tanti episodi da raccontare.Eravamo amici d’infanzia,a quei tempi non c’era cattiveria,ma onestà.Mi fermo qui.
OLIVA MARIANO,detto“il Bonaccione”.Uomo mite e onesto!...Aveva una bella famiglia che portava avanti con i sacrifici,il suo primo mestiere era il falegname ma era un semplice passatempo preferito.Lo faceva con la solita filosofia senza scendere nella profondità del mestiere.Amante della musica,dove le sue note sgorgavano nel concerto bandistico del suo paese,dove tra l’altro si esibiva per diversi mesi all’anno.Si strapazzava da un mese all’altro per trovarsi sempre pronto nelle esibizioni del complesso bandistico che svolgeva l’attività del repertorio musicale fino ad ora inoltrata.Ma gli anni erano ormai evidenti,passano per tutti,ed anche per il nostro Mariano gli anni si consumano in fretta.In paese il crollo dei“prepotenti” stava per finire,ormai la parentesi del partito Stella e Corona stava in fase di declino,stava emergendo il nuovo partito della Democrazia Cristiana,con piccoli collaboratori con a capo il veniente e potenziale senatore Mancino.Oliva Mariano era presente in queste assemblee cittadine e dava la sua piccola collaborazione con l’incitamento nella formazione del partito.Seppe con il saper fare-sfruttando le opportune amicizie politiche-inserirsi nella mansione di impiegato alla Banca Popolare Dell’Irpinia.Ne gioì,anche nel sacrificio accettando scrupolosamente il nuovo lavoro.Un suo motto prediletto-che diceva sempre-era il seguente:<<La merce del mio lavoro torna sempre a casa>><<chi semina raccoglie>>!
PAGLIUCA NINO,detto“Ciutolo”,furbo di mestiere,anche se falegname di grandi capacità.Si è dedicato alla manifattura già confezionata.Vendeva anche le casse da morto con facili guadagni e con poco lavoro;si devono però apprezzare le sue capacità intellettive messe in atto.
POLCARO FILIPPO,detto“il Sapiente”.Anche lui falegname novello con spiccate capacità sul mestiere.Però la sua passione era l’attaccamento alla terra,ed amava la vita campestre.Pertanto i vari ladruncoli non gli davano mai la soddisfazione di assaporare i frutti del suo fondo.Era molto umile eppoi queste osservazioni epocali sui falegnami son state citate solo per ricordare i loro eroici sacrifici.
Andavano e venivano segando alberi;stavano sempre curvi soffrendo il mal dì schiena…Inchiodavano…e schiodavano…facevano questi lavori che oggi sono superati con le nuove tecnologie dei macchinari sempre più computerizzati.
(Da<<Sulle tracce del passato.Narrazione e notarelle>>di Nicola Cucciniello)

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