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Indovinello.....Dui lucienti dui pungienti quatto zuocculi e no stoppazzo.(La mucca)

FONZO

 

 

 

 

 

Alfonso Pepe, classe 1924, rappresenta oggi la memoria storica di Montefalcione.

Un paese che ha visto tantissimi suoi figli partire per il fronte durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale, pochi tornare indietro,pochissimi restare ancora adesso, per raccontare le loro vicende di guerra: vicen-de di sofferenze e ango-scia, ma anche di recipro-co sostegno tra uomini che nella pena e nella precarietà di un'esistenza,continuamente messa in pericolo, si riscoprono fratelli; storie di sacrifici,ma anche di gioie sempli-ci,rese incommensurabili dal dolore comune. Anche Alfonso Pepe ha la sua storia personale da rac-contare. E lo fa ogni anno. Ogni 4 novembre, infatti,in occasione della Festa dell'Unità Nazionale, egli,In qualità di Presidente Onorario della Associazione ex-combat-tenti di guerra di Montefalcione, depone una corona di fiori davan-ti al Monumento , ai Caduti, incontra le auto-rità cittadine e le scolare-sche e si racconta, nella speranza che la sua sto-ria, insieme alle altre, che gli ultimi superstiti pos-sono ancora esporre,possa costituire le fonda-menta morali di una clas-se politica di domani, che sappia fare scelte più sen-sate di quanto non faccia-no certi attuali capi di governo.
Quando è partito per la guerra?
Sono partito a diciotto anni nel 1942 e sono stato mandato a Varese, presso la scuola di aeronautica, dove si è svolto il mio addestramento. Lì sono rimasto sei' mesi, distinguendomi per l'impegno e la dedizione, tanto che mia madre ricevette una lettera di congratulazioni da parte del mio capitano. Insieme a 100 lire di premio, che allora erano un bel pò di soldi. Quindi sono stato trasferito all'aeroporto di Ciampino e poi, dopo altri quattro o cinque, mesi], a quello di Mirafiori;-a Torino: Da lì,., dopo un breve periodo di attività in aeroporto, fui indirizzato alla base aeronautica di. Pantelleria, la base"nascosta".
Perché la definisce base "nascosta"?
Nell'isola la base era stata costruita spianando un'intera altura, ma per Il riparo degli aerei c'erano degli hangar,. scavati nelle viscere di un'altra collina:il progettista era stato il famoso architetto Nervi quando vi- giunsi, l'isola era ancora in fermento per la battaglia aeronava-le, che si era svolta. Nelle sue acque quasi un' anno prima (dal 13 al 16 giugno 1942) e che aveva com-portato una schiacciante vittoria della Super Marina (l'Alto Comando della Marina Italiana) sulla flot-ta inglese.
La famosa "Battaglia di mezzo giugno"...
Sì. Esattamente.
Quali erano i suoi incarichi sull’isola?
Io appartenevo all’aeronautica ed ero un aviere scelto motorista: effettuavo giornalmente dei controlli strutturali sui veicoli ed ero responsabile del corretto funzionamento dei motori. Valutavo l’efficienza delle candele o la presenza di carburante sufficiente e poi aiutavo il pilota a mettere in moto.
Perché,,, come avveniva la messa In moto dei velivoli?
La messa. in moto prevedeva una serie una operazioni, che coinvolgevano sia il'pilota sia il motorista, Infatti; per prima cosa bisognava far andare in pressione il motore, cosa che Il motorista rendeva possibile, girando più volte una manovella posta sul muso .dell'aereo. Solo in un secondo momento il pilota dall'interno dell'abitacolo poteva premere il pulsante di accensione, che attivava I motori.
Quali aerei venivano utilizzati in quel periodo?
Era il momento del Macchi MC 202 "Folgore".
Che tipo di aereo era?
Era un caccia italiano di nuova progettazione, dav-vero competitivo rispetto Ai velivoli degli anglo-americani, tanto che venne usato su tutti I fronti di guerra. Era un aereo innovativo, dotato Di un nuovo motore, che gli consentiva prestazioni eccezionali: aveva poi una linea bella ed aggres-siva.
Che ricordi ha della sua esperienza nell'isola di Pantelleria?
Ho dei ricordi vividi delle violente incursioni aeree degli anglo-americani. Ricordo che un giorno all'improvviso, con un, rombo continuo, sbucarono dalla parte del mare decine e decine di aerei, diretti all'aeroporto: In un attimo sganciarono il loro carico di, bombe: noi immediatamente, ci rifugiammo negli hangar nascosti, insieme ai civili, che avevano abbandonato Il paese. Restammo lì per giorni: non c'era acqua e si doveva bere l'acqua stagnante,delle cisterne o l'acqua sorgiva, ma salmastra, delle buvire.
Era sull'isola quando ci fu la resa nel giugno del 1943?
No. Ero stato trasferito in Sicilia, dopo un breve periodo trascorso a Sfax, una città della Tunisia che si trova sulla costa est:
Quale era la situazione in Tunisia, nel periodo che lei vi trascorse?
Prima che io vi arrivassi, in Tunisia; nella parte sud-orientale della regione, l'Africa Korps di Rommel e le milizie italiane di complemento, si erano fermate sulla linea del Mareth e poi avevano sferrato l'attacco nel febbraio 1943, avanzando fino a minacciare le posizioni alleate nella parte centrale del Paese. Io arrivai a Sfax nel periodo in cui la città veniva bombardata (in preparazione dell'attacco alleato) e partii immediatamente prima che il centro fosse conquistato dall'Ottava Armata di Montgomery: Poco dopo la mia partenza, infatti, ci..fu la micidiale offensiva alleata che portò alla conquista di Sfax e praticamente di tutto il continente africano. Durante i mitragliamenti alleati all'aeroporto di Sfax ricordo che ci riparavamo sotto delle piante di ulivo, che crescevano accanto alla base. Ricordo ancora che i viveri scarseggiavano e che ero costretto a dare .i miei vestiti per avere in cambio qualche uovo, in modo da poter variare la nostra dieta a base di carne di cammello.
Dopo la parentesi tunisina, lei quindi tornò in Italia?
Sì. Fui trasferito a Bocca di Falco, a Palermo, dove subimmo anche lì in diverse occasioni i bombardamenti alleati. Durante una di queste incursioni un, ordigno colpi degli aerei tedeschi, che erano atterrati fuori pista: ci furono delle gravi esplosioni e molti miei commilitoni rimasero feriti.' lo prestai soccorso ad un mio compagno, che aveva una scheggia di bomba conficcata nella gamba: gliela estrassi, gli fasciai la ferita con la mia camicia e poi attesi con lui l'arrivo delle ambulanze.
Dove era 1'8 settembre del 43 .quando ci fu l'armistizio di Badoglio con gli, anglo-americani?
L'8 settembre ero a Casale, Torinese. Ascoltammo alla radio la notizia della sospensione delle ostilità e ci fu uno sbandamento totale: non c'erano ordini, non sapevamo cosa fare, non capivamo ancora ciò che avrebbe significato per 1,e nostre truppe l'armistizio del governo italiano. Decidemmo di fuggire, dopo aver sabotato gli ultimi aerei, per evitare che potessero cadere in mano tedesca: Riuscimmo a raggiungere Milano, dove chiedemmo asilo ad un prete. Questi prese a cuore la nostra situazione: ci procurò vestiti civili e distrusse le nostre divise. Rischiando davvero tanto, ci tenne nascosti nella soffitta della canonica, In uno spazio celato alla vista dalle statue di alcuni santi e, per poterci sfamare;:usava il ricavato delle di Modena, dove ci imbattemmo in un gruppo di partigiani; fu con il loro aiuto che oltrepassammo il fiume a bordo di alcune barche. Dopo averci traghettati, i partigiani ci accompagnarono alla strada ferrata e ci dissero che potevamo aspettare lì un treno che ci avrebbe portati verso sud, verso casa.
Riusciste a salire sul treno?
SI, e non le dico la felicità. Poi: però in prossimità di un ponte, la locomotiva si fermò di colpo: un reparto di SS aveva approntato un posto di blocco lungo i binari. Eravamo completamente circondati, vi erano persino postazioni di mitragliatrici lungo l'argine. Immediatamente alcuni soldati salirono a bordo e Iniziarono a Ispezionare i documenti a tutti .gli uomini del convoglio. Molti dei miei compagni furono fatti scendere e furono caricati su dei camion. parcheggiati. li vicino. Non ne seppi più niente: con molta probabilità furono inviati nei campi di prigionia della Germania. lo riuscii a salvarmi, perché avevo ancora con me una tessera di avanguardista. Sul mio vagone i soldati lasciarono stare solo un frate francescano, che poi scoprii era un soldato travestito. Dopo quella esperienza scesi dal treno e continuai a piedi il mio viaggio verso casa.
Quando tornò… a Montefalcione?
Dopo dodici giorni di cammino. Ero insieme ad altri compagni siciliani:mangiavamo quello che trovavamo o che la gente comune riusciva a darci e per la notte ci riparavamo dove possibile, stando però sempre vigili. Nei pressi di Benevento mi separai dal miei compagni di avventura, che dovevano continuare Il viaggio sino in Sicilia, Diedi loro il mio pane, e presi la stra-da che mi avrebbe con-dotto a Montefalcione,alla mia casa ed al miei cari.
La “Battaglia di mezzo giugno”e le incursioni anglo-americane“ero stato trasferito in Tunisia prima della resa e successivamente in Sicilia”Tratto da Otto Pagine di giovedì 5 febbraio 2007 di Giuseppe De Nisco

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