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Indovinello.....Quanno ‘o viecchio nfronfoléa mmiez’e cosce le pennoléa.(Il rosario)

Irpinia legittimista:Montefalcione(1860-1861)

Sono noti gli avvenimenti dell’Italia Meridionale nel periodo cruciale dell’unità nazionale e noti i loro aspetti socio-politici.

 Superfluo pertanto,l’indugio, limitandoci qui a dare alla luce alcuni inediti documenti su Montefalcione  le cui reazioni al pari di altre di questo periodo,chiamerò“legittimiste”.Esse abbracciano il biennio 1860-1861,per poi confluire e disperdersi nel dominante brigantaggio.

Dal 20 Ottobre 1860,era governatore della provincia di Avellino,Giuseppe Belli,già sottintendente di Vallo(Salerno).Era stato destituito per i suoi sentimenti liberali, ma fu richiamato in servizio con la costituzione concessa da Francesco II nel Giugno del 1860 e destinato prima a Teramo(19 Luglio)e poi ad Avellino.Il 04 Novembre,Silvio Spaventa,per renderlo edotto dello spirito pubblico della provincia.

“Dai diversi rapporti che mi pervengono e dalle notizie che sento e raccolgo,pare in generale che soddisfacente siia lo stato della provincia in quanto all’ordine e alla tranquillità pubblica.Ma quando mi addentro e guardo e nella midolla si penetra,si è certi che di vigilanza grande vi è bisogno,di somma preveggenza e di energia molta,per prevenire e punire.Addormentarsi è pericoloso, specialmente quando un potere che si sente,ma non si vede,vi fa sorda e aspra guerra.Intendo parlare dei frati e dei preti,non perché tutti pericolosi siano in questa provincia,ché buona-grazie a Dio-è la maggioranza del basso clero,ma bastano i pochi tristi a turbare la coscienza dei cittadini,con le insinuazioni di ogni specie che dal carattere personale di questi,pigliano credito e imperio.I contadini rozzi e ignoranti sono stati in più paesi aizzati e nelle terribili stragi di Ariano e Carbonara sono andati ad interrompere.Il fine loro è politico;spesso e quasi sempre è privato ed egoistico.

Sono le gare municipali,le private vendette,lo spirito di rapina,la prima ragione.

Altro elemento di disordine sono i soldati del vecchio esercito,disseminati per i vari paesi che alla scuola dei Borboni sono stati educati”.E a tal proposito il belli proponeva di inviare i soldati di leva in alta Italia“per essere educati”!

Aveva in questo suo rapporto le cause e le conseguenze delle reazioni r menzionata la“terribile strage”di Ariano Irpino del 04-05 Settembre 1860 che aveva fatto esclamare De Concili:“Io qui voglio morire assassinato,per colpire di infamia questo paese!”Aveva anche menzionata la strage di Carbonara(ora,Aquilonia)del 21 Ottobre dello stesso anno,dimentico degli episodi non meno raccapriccianti di Montemiletto e di Torre Le Nocelle del 06 Settembre.(Ai tumulti parteciparono anche rivoltosi di Montefalcione ed emissari borbonici.Nel Novembre di quel 1860, fu arrestato tal Gaetano Baldassarre di Montefalcione.Egli“si trasferiva da villaggio in villaggio per organizzare reazioni,sedurre i creduli contadini e affiggendo scritti idonei sui diversi angoli dei muri”.Sua complice,la sorella).

E di certo che la provincia di Principato Ultra,non era tornate tranquilla come il Belli faceva sperare.Per i fatti di Montemiletto erano state arrestate 260 persone; 87 gli arrestati di TorreLe Nocelle;e sempre per imputazioni legittimiste 52 in Pietradefusi.Manifestazioni sporadiche accadranno ben presto nella stessa Avellino,in Montefalcione,S.Martino Valle Caudina,Bisaccia,Bonito,S.Sossio Baronia,Rotondi,Pietrastornina e ancora in Ariano Irpino.A malincuore,il governatore dovrà informare il ministro di un altro episodio,quello di Cervinara.

Si temeva-è vero-fin dal 19 Ottobre,una reazione legittimista,ma si ritenne che il tempo l’avrebbe dissipata.Non fu così,se il 30 Novembre,il furore popolare, alimentato“dalle persone più distinte del paese”,esplose contro la GUARDIA NAZIONALE il cui capitano e il regio giudice a stento scamparono alla morte.

Duecento uomini della brigata Romano provenienti da Avellino,domarono ben presto la reazione procedendo a numerosi arresti,ma anche operando rapine e saccheggi.Non sorprende,qui giunti,la veemente e desolata lettera del sindaco di Montefalcione,Carlo Contrada,che rivolgendosi direttamente al ministro di polizia,accusò apertamente il governatore Belli di essere“la scaturigine”di“ogni ruinoso malanno”.

“Non ho l’animo di guardare con indifferenza l’orribile ruina alla quale va incontro questa povera mia patria;anzi,reso ardito,mi propongo si svelare con utile chiarezza,la sorgente del ruinoso malanno che nei venturi giorni si renderà micidiale,contagiando tutta la provincia.Dirò di un fiato che la scaturigine di tutto ciò n’è il governatore che sotto i suoi occhi lascia mille vituperevoli e schifose operazioni.Mi affretto a confessare cche non intendo mica muovere guerra personale e diretta al governatore il quale meritatamente va distinto per tante qualità che posso significare con l’epiteto buone,anzi troppo buone e forse perciò ognuno si fa lecito di porre un piede sulla giustizia.Ma se il governatore è un angelo vada fra gli angeli.Tutto quello che esporrò trae le mosse dall’ardentissimo amore che io porto alla mia patria dilaniata dagli interessi privati,macchiata da feroci reazionari e dalla plebe tumultante designata al saccheggio.La barbara superstizione,la secolare corruzione e le cennate orribili piaghe,la rendono affezionata a moti reazionari e perciò,iraconda,si concatena con gli altri paesi vicini,pizzicati dallo stesso stimolo e domani forse al più tardi,scoppierà in ira furibonda,come a Cervinara.Da chi possiamo aspettarci un aiuto?Dal governatore forse?Non giungeva ancora quel sedicente rapporto che settimanalmente si rimette da ciascun governatore a cotesto dicastero col quale si assicurava V.E.che tutto era ordine e quiete che l’indomani l’uragano infieriva terribile.E V.E.forse non sente nell’anima che chi rapportava ben s’accorgeva del fermento.ben discerneva che quella era una vigilia di sangue ma che per non farla da triste profeta,mentiva?

Alt,signore,che direste se io vi dicessi che quelli emissari delegati che il governatore manda per i paesi,sdegnano tutti,sgomentano i buoni e suscitano alla rivolta quegli spiriti appena compressi Dio sa quale leggero sentimento?Di fatti,Eccellenza,come si può pretendere che un popolo da poco uscito da un tradizionale dispotismo si sobbarcasse ad un altro che irrita.Si perde l’idea di governatore quando questo si addormenta stupefatto dall’ingente fardello delle sue responsabilità e mentre si dimena per fare tutto,non fa mai niente e poi per cercar miglior acqua,confida a un delegato un arduo e delicato mandato.

Il governatore,se ha l’anima di cristiano, deve egli scorrere la sua provincia,vederne il bisogno, sovvenirlo se lo può,oppure mentre dà al popolo la parola della speranza e del conforto,scrivere poi al suo capo per riuscire umanitario.Per contrario Eccellenza, il governatore di Principato Ultra,ha tollerato che un suo cugino,rivestito del carattere di delegato inquisitore,vagasse sciaguramente per cert paesi ove ha protetti,dispoticamente,ha comandato assolutamente e per di più ha patrocinata la causa non dei vili,ma dei reazionari, come dei malvagi e degli infami,dirò con una parola sola…”.

La lunga lettera si diffondeva nell’elencare le accuse al delegato del governatore; provvedimenti estorti con violenza,deliberazioni che impegnavano il comune a spese gravose,faziose erogazioni di sussidi,appalti ingiustificati e così via e concludeva:“Si badi alle truppe del 54°che è in Avellino composte di tutti borbonici che non dimentichi del loro padrone,si insinuano e colpiscono nascostamente.-Si usi la preveggenza come primo mezzo e non ultimo.-Si snidino i reazionari di ciascun paese.-In Montefalcione,i preti più l’arciprete.-Si spaventino con misure economiche gli arrovellatori”.Non mancò al Belli un richiamo dello Spaventa e l’11 Dicembre egli rispose difendendo il suo operato e assicurando:”Perché la pubblica tranquillità non sia menomamente turbata in tutti i comuni di questa provincia,non ho mancato di richiamare sopra oggetto così importante,la maggiore attività ed energia dei capitani della Guardia Nazionale e delle autorità locali cogliendo avidamente ogni occasione per rinnovare le mie raccomandazioni affinché siano soffocate immantinente quei movimenti che accennassero a perturbamenti dell’ordine.Quindi troppo vagamente si è esposto alla Signoria Sua che in Montefalcione il clero dia opera a qualche reazione,mentre niun fatto è a conoscenza mia o di quella autorità municipale che tanto possa far temer”.

Le rinnovate assicurazioni del governatore dovevano da lui essere ribadite il 05 Gennaio 1861.Riferiva che il sindaco e il capitano della Guardia Nazionale di Candida,in data 03 Gennaio,da fonte sicura avevano appreso essere assai vicina una violenta reazione nel comune di  Montefalcione.E altre reazioni erano ugualmente a temersi in Lapio,Montefusco,Pietradefusi e pur sempre a Montemiletto e a Torre Le Nocelle,dove“le voci di viva Francesco II,si facevano spesso sentire”.Egli,pertanto,aveva in via di prevenzione,inviato in quei paesi la forza di carabinieri con la facoltà al comandante di procedere a visite domiciliari,al disarmo dei sospetti e all’arresto di persone chiarite reazionarie”. Questa sua ultima attività non impedì il suo trasferimento nel Molise.Fu sostituito dal campobassano Nicola De Luca che aveva dato prova di fermezza nel precedente suo governo molisano.Queste nuove prove il De Luca affrontò con decisione nel Luglio 1861, quando Montefalcione e con essa Montemiletto espressero l’ultima importante manifestazione del loro legittimismo.

Non senza rabbioso compiacimento narra il De Sivo:“Il 07 Luglio,tutte le popolazioni ad Oriente di Avellino,gridano Francesco II;dodici paesi ne innalzano la bandiera.Un capitano della Guardia Nazionale,Carmine Tarantino,fa quaranta volontari e con pochi soldati e in ufficiale sardo,si spinge a Montemiletto.Col sindaco Leone e con altri volontari marcia su Montefalcione,ma è costretto a retrocedere e fa ritorno a Montemiletto,dove con l’afflusso di“montanari”,li attende la strage.L’abitazione del liberale Fierimonte viene assalita dal popolo inferocito.Arsa la porta d’ingresso,i reazionari entrarono in furia,scannarono a libito.Muore il sindaco col fratello,muoiono quelli di casa Fusco e Colletti.Il Tarantino è squartato e pochi dei suoi quaranta uomini si salvano.L’ufficiale sardo con cinque soldati sono menati al camposanto e fucilati”.Il De Luca non indugiò.Il 09 Luglio,con un nutrito contingente di soldati e guardie nazionali,iniziò la repressione,sorretto dall’energica politica del generale Cialdini,nuovo luogotenente delle province meridionali.Ma in Montefalcione incontrò aspra resistenza,sicchè fu costretto a rifugiarsi nel convento dei PP.Dottrinari fuori del paese.Soccorso-afferma il De Sivo,da“battaglioni ungheresi a piedi e a cavallo”,potè aver ragione dei rivoltosi.In una sua relazione, il De Luca non fa parola di un episodio che ci viene raccontato dal superiore dei PP.Dottrinari il quale,il 20 Marzo 1862,nel richiedere al Cialdini l’indennizzo promesso per danni apportati al convento affermò tra l’altro:“I Padri Dottrinari stabiliti in Montefalcione,in Luglio 1861,a cagione dell’aberrazione di un’orda di furenti reazionari,si ebbero deprezziato il Predio su cui piovve per tre giorni consecutivi una grandine di palle di moschetteria,onde raggiungere o fare prigioniero il prefetto della provincia(il De Luca)che ivi,con pochi valorosi, rinchiuso ed esausto di vitto,si difese a tutto sangue come leone”.(Capo della reazione,tal Vincenzo Petruzzelli,che fu fucilato.-I cinque cooperatori della sua cattura,furono compensati“con ducati tre cadauno,prelevati dai ducati quattrocento,messi a disposizione del Real Governo”.)

Finiva con questo episodio,l’ultimo,violento sussulto popolare della reazione legittimista di Montefalcione.

(Alfredo Zazo) (Da<<Civiltà Altirpina>>,1982)

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