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Indovinello.....Pitta lo muro e pittore non è porta la sarma e ciuccio non è porta le corna e ‘ove non è anduvina no poco che è? (La chiocciola)

mario baldassarre 

Mario Baldassarre nasce in Atripalda (AV) il 24 maggio 1978.

Dalla famiglia eredita la passione per la natura, la terra e il senso del racconto trasmesso sapientemente dal nonno Francesco.
Dopo le scuole dell’obbligo a Montefalcione (AV), frequenta l’Istituto Tecnico Agrario di Avellino “F.De Sanctis” ove consegue brillantemente il diploma.
Fondamentale resta l’alta lezione del maestro Vittorio Melito che con metodo rigoroso e scientifico lo avvia verso l’arduo studio della Matematica.
Successivamente continua i suoi studi presso la prestigiosa Facoltà di Agraria di Portici (NA) dove forma una solida preparazione nell’ambito agronomico. Nel 18 ottobre 2004 è laureato in Scienze e Tecnologie Agrarie con la tesi in estimo: “Valutazione della convenienza all’avvio di un contenzioso in un caso di servitù di elettrodotto coattivo”. Relatore: Paolo Cupo. Ciò in linea con l’antica tradizione familiare estimativa trasmessa sapientemente di generazione in generazione. Il sapere agrario così assimilato trova concreta realizzazione nell’attività professionale nell’ambito della Scuola. Attratto dalla passione scientifica, sviluppa una particolare predilezione per la Matematica. La sua attività didattica si svolge nei centri della provincia di Modena dal 2006 dove coniuga l’insegnamento con la passione per la storia e la cultura popolare.
In modo particolare sta riscoprendo la figura dell’uomo, dello scrittore, del poeta Arsenio Baldassarre, attraverso una ricerca e un riordino dei suoi scritti inediti.
Dal 1992 al 1994 ha collaborato con l’”Agorà” - mensile di dibattito, cultura e informazione di Montefalcione. Successivamente ha curato per l’APOOAT (Associazione Produttori Olio di Oliva ACLI-Terra) la pubblicazione “Irpinia terra di qualità extravergine”.
Nel 2011 ha collaborato con la rivista modenese “IL FRIGNANO – Contributi alla conoscenza dell’antica provincia del Frignano”, curando una pubblicazione sulla tradizione del Natale di Polinago (Mo): “Acsè l’era al Nadèl – La comunità di Polinago rivive la tradizione del Natale nel contesto agro-pastorale degli inizi del ‘900” (IL FRIGNANO n° 3, 2011 pp. 105-109), convinto che l’insegnamento non può prescindere dal territorio vissuto come storia e geografia.
Nel 2016 pubblica “Come chi suona ad orecchio…”, con l’ABE – Arturo Bascetta Edizioni, una raccolta di prose e poesie in cui si sottolinea l’alta valenza musicale del componimento poetico non disgiunta da un contenuto profondo, autentico, vissuto.

PREFAZIONE

come chi suona ad orecchio

Questa raccolta di poesie e di prose intitolata “Come chi suona ad orecchio…” di Mario Baldassarre, poeta dell’Appennino campano, che ritrova il clima ideale nella montagna modenese dell’Alto Frignano, è intensa e suggestiva in ogni sua parte.
Il testo si dona al lettore con umiltà, già infatti il titolo è molto eloquente. Mario non scade mai nel mero tecnicismo metrico forzato, ma si affida al sentimento e al dolce ritmo scorrente della parola “scavata” nel cuore.
Tutto alimenta la scrittura, dai silenzi, dall’altezza alla rocciosità della montagna, dai sentieri impervi alle pietre, dalla cultura popolare dei luoghi, a quella contadina, all’universo degli affetti familiari, alla sofferta lontananza dalla propria terra. Ma Mario ne sa riscoprire un’altra, un’altra terra, come quella dell’Alto Frignano modenese: quella di Polinago e Palagano. Qui mi viene in mente Cesare Pavese, poeta della collina, che a tal proposito così sentiva la sua terra: «Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti.»
La poesia di Mario è attraversata da una tristezza che si stempera in malinconia e ritrova conforto e dialogo nella circostante natura modenese. Infatti è affascinato, il Nostro, dalla lingua, ascolta le parole della gente, il dialetto locale e sapientemente lo trascrive prima nell’anima, poi sulla carta.
La preoccupazione è sempre quella di essere immediato, spontaneo, fedele ad un’antica sapienza.
Mario teme l’artefatto.
Il “Come chi suona ad orecchio…” non deve far pensare ad una scrittura riduttiva o di basso tono, ma vuole sottolineare l’alta valenza musicale non disgiunta da un contenuto profondo, autentico, vissuto.
Il suonare ad orecchio presuppone abilità, che nasce da disposizione naturale, dall’ascolto e dall’esercizio.
È una visione questa dell’arte intimamente riposta nelle pieghe dell’anima.
La natura qui non è solo percepita nella sua materialità, ma è vissuta tutta francescanamente, purtroppo ferita e colpita dalla funesta mano dell’uomo. Dinanzi al Pioppo caduto il cuore di Mario si commuove. L’albero perde la dimensione terrestre per acquistarne un’altra: tutta sacra e ad un tempo magica, dinanzi all’indifferenza del passante, capace solo di apprezzare il freddo e solitario spazio. Nessuno coglie il vuoto, l’inaridimento.
Nel testo fra le prose spunta la figura solenne del nonno Francesco, che si aggira fra i filari delle viti, custode di antica sapienza contadina, che si traduce nella meravigliosa sintesi del proverbio consegnato alle future generazioni.
Dal testo emerge così una dimensione culturale, spirituale, mistica. Talvolta la poesia diventa preghiera e quest’ultima kierkegaardianamente, per il Nostro, non consiste nel dire, nell’invocare, quanto nel saper ascoltare e fare spazio e silenzio nell’animo per accogliere la voce divina. Pregare non è così meccanicamente pronunciare parole. Il suonare ad orecchio in quest’ottica diventa “apertura”, preghiera.

Prof. Fausto Baldassarre

Filosofo storico

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