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Indovinello.....È tunno e non è munno,è verde e non è ereva,è russo e non è fuoco,tene acqua e non è mare.(Il cocomero)

baldassarre luigi

Baldassarre Luigi nato a Montefalcione 10/04/1944, ha conseguito il Diploma di Maestro D’Arte presso l’Istituto D’Arte di Avellino. Figlio del Poeta  Arsenio Baldassarre

 Abilitato all’insegnamento di educazione Artistica nelle Scuole secondarie di I Grado.

Sposato con due figli Arsenio e Gianpaolo.

Ha insegnato  nella provincia di Avellino – Cagliari – Lecco – Roma.

Pittore e poeta in erba, ha militato nell’ex P.C.I. e negli anni 70/80 ha creato a Montefalcione l’associazione ARCI –CACCIA  e l’associazione PROCIV ( Protezione Civile).

In pensione dal 1996 e vive attualmente a Montefalcione  dove svolge una attività non Profit indirizzata alla realizzazione di oggetti modulari decorativi con carta colorata.

Ha Collaborato nell’Agosto 2012 insieme ai responsabili del Sito Web “montefalcioneonline” alla realizzazione della mostra fotografica “ Come Eravamo”.

Ha trascritto il manoscritto il " Vangelo Popolarizzato in Versi"di suo padre che è pubblicato su questo sito.

Alcune Poesie di Luigi Baldassarre  (anno 1970 – 80 )

1

Nella terra spolpata del Sud

ancora una volta fagociti

solo di sé impettito

l’uomo bianco.

Assente tu tracci il solco del tempo

nella ruggine di una vita molle

forgiando ai tuoi figli effimera sorte.

Sotto il sole bollente

ubriacato di sangue

per la fronte innocente

degli avi essiccata

il bisogno tu inganni

da sempre lontano e vicino

chimera inafferrabile

nel cuore squarciato del Sud

---------

2

Rugosi  anfratti  scavano

vecchie, immobili presenze assorte

tracciando rivoli sparsi

di antico sudore.

Mani callose colano miseria.

Banale scivola da fronti stantie

l’idea del tempo

di una vita senza luce.

Superate presenze

di terra impastate del Sud

da sempre forgiano

palle di piombo

di santi smaltate

facendone dono

a giovani figli

spezzando il cammino

alle antiche speranze.

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A  ELENA  ( Hellen )

3

Tra le colline verdi del Sud

t’affacci nelle ore estive

puntuale

 ad arrossare il crepuscolo caldo del mio essere.

Bruciante di sete perenne

annego di gioia

nell’oceano dei tuoi occhi

scintillante di nero e tristi.

Nella notte dardeggia in te

 il sole amaranto.

La brezza del favonio ti ricama

leggera

punti di stelle lontane.

Gocce di luna ambrata

stilla la tua fronte nuda

al ritmo agreste

di innumerevoli suoni

nel villaggio sbiadito del Sud.

Avido

ingoio flutti trasparenti delle tue parole.

Di te m’inebrio, bambola bruna.

“ Pazzo di fantasia

di sogni e desideri lontani, vicini…….

Oh, come vorrei tracciare segni ardenti

sul candido libro del tuo corpo !

Arare con mani esperte

i campi fecondi della tua pelle

assaporare la dolce polpa

del tuo frutto carnale…….

e dentro te perdermi

nascondermi

timoroso e affamato.

Poterti cantare

di tripudio parole eterne

all’infinito……

Cantare e fuggire

con l’ardente brace della gioia

come forsennato

sulla cima più alta della terra

e su essa librarmi

libero

nell’attesa celeste d’un fiore novello.

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4

Voglio giocare con te la mia vita

nell’aurora calda dei tuoi occhi.

Sfiorare delicata la pelle alabastra

del tuo involucro.

Catturare nella voce farfalle di neve.

Nascondermi come bimbo

tra le colline fiorite dei seni,

lungo i pendii sinuosi dei tuoi fianchi.

Nel tepido cespuglio della vulva

ovattarmi beato.

Voglio giocare a rincorrerti

con tanti baci

sulle ali profumate della bocca.

Tracciarti solchi d’amore

 nel campo fecondo del tuo corpo.

Intrecciare ghirlande dorate

nel tripudio cristallino dell’immagine.

Con te solo voglio giocare

amore mio

nel vortice, rapito

senza sosta

di quell’amore sconfinato

che segnando va, sempre

la selvaggia scorza del mio essere.

---------

5

Pezzo di terra feconda

accogli le mie radici

nel tuo rigoglioso corpo.

Il latte della vita

mi darà forza pura

ad ingemmare nuovo amore.

Irrigherò di baci la tua pelle

senza sosta

nel profumo rinnovato della primavera.

I tuoi seni, turgidi di sole

spilleranno germogli di fuoco

nell’incanto d’agosto.

Sotto l’astro incandescente

gusterò la polpa bianca

del tuo sacro frutto

pomo carnale.

T’arerò con mani imperlate

di luna piena e ogni umore

da te nascerà

nel ripetersi del tempo

come il desiderio del mio fuoco.

Mi pascio sì del tuo amore

e tu, amor mio, del mio:

come il villico per madre terra

e lei per lui

nel ciclo perpetuo della vita.

----------- 

6

Vorrei toccare la perfetta tua rotula,

poi risalire a baci

il percorso delle cosce tue.

Con l’umido delle mie labbra

giungerei ansante di bramosia

sul bianco tuo inguine

lasciando lieve traccia di tepida saliva;

vorrei picchiare con lingua di fuoco

nel bollore della vulva

e strappare a fiotti

gli umori caldi della rosea tua vagina

finchè dentro, nell’urlo appassionato,

 ti sentirei arrivare

prorompente l’amore.

---------

7

 Ti affondo, profondo,

lo spirto mio

nel bollore della carne tua.

Ti penetro:

in essa spingo,

esploro,

a un solo palpito arrivare.

Ti inondo di bianca vita,

nel ventre tuo:

un bene infinito

pervade la nostra essenza.

---------

8

Un  Amore  Isolano

--

Ti rivedo completa

negli anni tuoi verdi.

Il profumo di sugaro isolano

ancora impregnato

è sulla “cariatide” tua figura

come nel tempo andato

allorché il mio viso sul tuo

suggeva linfa d’amore

e i corpi uniti vibravano

sugli scogli amaranti di Arbatax.

Rivedo il colore dei capelli tuoi

come al fusto antico

oliva matura brilla

ai caldi raggi del sole sardo.

Rivedo ardenti, i tuoi occhi fondi

come cielo nella notte estiva

di stelle ricamato

e le tue labbra di profumo ambrate

fanno il sangue ancor rimescolare

nei più piccoli canali del corpo

alla sola vista.

Oh, che piacere senza confini

è il rivedere ogni piccola - grande

intimità del tuo bel corpo

ove nascondermi vorrei

come una volta

con la tua, nostra libidine. 

                                                                                                            ------------- 

9

Quel bollore dissacrato dai santi

a volte

dentro mi scoppia,

su, per i pascoli d’argento

intagliati da lamine di luce

che su stille di brina

si spaccano.

Fagocito pezzi di natura

verde

ingoiando una sfoglia di sole.

Su natte vescicose

premo i ricordi

ormai da tempo impalpabili.

--------

10 

Limpidi garruli trionfanti di tenerume

sotto il cielo gonfio di primavera

m’irradiano lo sguardo nostalgico

nei ricordi intatti d’una fanciullezza

bruciata nel tempo.

Sciame di vite sane ondeggiano

nella rosea felicità invidiata

col desiderio graffiato dentro.

Benedetti virgulti crescenti

gorgogliate pure

come acqua chiara di roccia

nel ritmo incessante della vita

chè altra più bella non c’è.

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