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Indovinello.....È àota quant’a no castiello e fà ‘e perate quant’a n’auciello.(La canna)

nicola cuciniello Nicola Cucciniello è nato a Montefalcione (Av) il 13 settembre 1935, ed attualmente risiede ad Avellino alla via Tagliamento.

Tra le sue opere ha pubblicato gustosi racconti che egli avrebbe voluto chiamare novelle, ma sono, in verità, soltanto racconti. 

Queste composizioni ii fatti entrano nel vivo della realtà umana analizzando gli accadimenti quotidiani, concedendo pochissimo alla fantasia.
Messi tutti insieme penetrano in una perenne problematica umana: quella dell'egoismo ancor più marcato nel costume di questa nostra società del benessere dove la solidarietà sociale sembra andata a farsi friggere.
Solo chi ha alcune capacità creative e stoffa nello scrivere, nell'oservare, nel ricordare con freschezza (che è una nota di valore perenne), può quindi cimentarsi su una trattativa.
In ciò sta vivacità e dolcezza, sui "luoghi viventi" della terra natia di Cucciniello, che conserva in essa le sue radici, e quindi i suoi ricordi della sua beneamata infanzia anagrafica dello spirito. Inoltre ha scritto i seguenti volumi fino al 1996.
"La fruttaiola" in Nuovo Meridionalismo 1994.
"Il sacrestano" S: Cucciniello in N. Meridionalismo nel 1996.
"Ricordo di Mastu fiore'; in rivista Terre n. 1 edita in Montoro Superiore 1995.
"Monografia di Montefalcione" edito in Lioni sul Nuovo 04 1987.
"Irpinia Sguardo Panoramico" in Nuovo Sud, Ed. in Nusco 1988.
"Giannelli Nazareno uomo di stampo'; in Nuovo Meridionalismo 1994.
"Irpinia. Il Castello di Solofra" Sulle tracce del passato" "Sull'arte del barbiere"; in Riv. Musica e Società edito (Av) 1995.
Infine sta per uscire il testo (Le Chiese di Montefalcione), ed in fase di pubblicazione gli Stemmi e decreti del 119 comuni della Provincia di Avellino.
Sta per terminare l'ultimo suo capolavoro sull'emigrazione del 1894 fine 1990 entusiasta delle sue ricerche.
Il personaggio, dunque è legato alle sue origini è quindi dotato di grande sensibilità ed immaginazione e ricerca, a coltivato ciò che è bello nobile e laborioso umano le sue ricerche.
LA PARABOLA DI UN IRPINO E LE MEMORIE TRA BIBLIOTECA E MUSEO
Cucciniello da cantoniere a storico di Montefalcione
Tratto dal CORRIERE DELL’IRPINIA del 1997 di CONSALVO GRELLA
Tra alcuni scritti di NICOLA CUCCINIELLO venuti alla luce nel (corso del tempo, a partire dal 1987, que­sta volta a cura dell'amministrazione provincia­le di Avellino, è stato pubblicato un corposo opuscolo dal titolo: "le chiese di Montefalcione e la loro storia". E' un lavoro originale, ricco di notizie storiche, ben do­cumentate con puntuale riferimenti bibliografici, cor­redato da fotografie in bianco e nero e due grafici che,nell'insieme, danno una visione dell'architettura della facciata delle chiese stesse e del loro stato di conserva­zione. Notevole, sulla copertina, la foto di una pregevole croce in ferro battuto, situata al centro del paese, nella piazza Marconi, della quale, l'autore fa una breve de­scrizione, seguendone le vicende, con ipotesi sulla sua origine. I’o­puscolo si compone di 63 pagine, le prime dedicate a cenni geografici, storici ed economici di Montefal­cione le altre sono occupate dalla storia delle diverse chiese con rife­rimenti allo svolgimento della loro vita religiosa e alle attività parroc­chiali e di rettorato. Non mancano notizie circa lo sviluppo, l'ingran­dimento e l'abbellimento delle stes­se per opera di attivi sacerdoti ed i l­lustri famiglie della zona. Il pregio di questo lavoro che è da conside­rarsi un unicum nel suo genere, consiste maggiormente nell'aver dato un quadro d'insieme di tutte le chiese di Montefalcione. I: autore, attingendo da fonti diverse, mano­scritte e stampate, che ha saputo correttamente coordinare in un discorso unitario e coe­rente, ha reso un apprezzabile servizio culturale alle co­munità montefalcionesi e del circondario, e a quanti in­tendono conoscere o approfondire, senza affaticarsi in ricerche sparpagliate, il patrimonio ecclesiastico ed inizio della zona, con tutti i suoi contenuti storici, artistici e re­ligiosi. Nicola Cucciniello è un ex cantoniere e sorvegliante cantoniere dell'amministrazione provinciale di Avellino, ex aiutante di biblioteca presso la "Capone" di Corso Europa, scrittore attento, anche se non profondo di storia e di vita locale, specialmente di Montefalcione, suo paese d'origine. In quest'ultima attività, limitata ad un campo specifico che non richiede molta fantasia o alta cultura, ma, in primo luogo, un'accurata ricerca ben selezionata e coordinata, non è un ex, un pensionato cialtrone che pensa a godersi il sudato salario. Con spirito giovanile, così come quando l'ho cono­sciuto alcuni anni fa, allorquan­do da cantoniere collaborava col Museo Irpino per il recupero di reperti archeologici, relativi ad epigrafi e sculture, sistemati, poi nel giardino del museo stesso,costituendo un piccolo ed inte­ressante parco archeologico, al­lo stato, da curarsi un poco, con­tinua a dare un contributo per la conoscenza della vita e della sto­ria paesana. Un ricordo particolare ed anche pittoresco di Nicola Cucciniello, mi affiora sovente nella memoria e si riferisce al recupero di una tomba sannitica nel territorio di Pratola Serra, località Serritelli. Dopo averla circoscritta e scoperchiata con cura ed attenzione per non danneggiare il corredo di accompagno, sotto la guida e l'esperienza dell'aiutante di museo, Gennaro Gallo, alla vista dello scheletro ben conservato, anche se ivi giaceva da 2300 anni, ebbe un brivido e, quasi sconcertato e timoroso, si allontanò di qualche passo, facendosi il segno della croce ed esortando a non toc­care niente per paura di una maledizione. Infatti, l'opera di questo cantoniere, futuro scrittore, s'interruppe alla scoperchiatura della tomba, mentre tutto il resto del la­voro, che richiedeva una particolare perizia, fu esegui­to dallo stesso aiutante di museo, Gennaro Gallo. A questo affettuoso amico, che vive in quiescenza a Pas­so Eclano, bisogna riconoscere notevoli meriti per l'ar­cheologia irpina, prima per l'impegno profuso accanto ad Oscar Onorato nello scavo archeologico della Mefi­te, nella Valle di Ansanto di Rocca S. Felice, in quello di Aeclanum sannitico‑romana, nell'esplorazione della necropoli neolitica di Madonna delle Grazie di Mirabella Eclano e, poi, per il costante e prezioso lavoro svolto con me nel museo irpino. Nicola Cucciniello arrivò nella biblioteca provinciale con la qualifica propria di cantoniere, svolgendo lavori vari e, gradualmente, impegnandosi nell'individuazio­ne di testi e periodici da consegnare, su richiesta, a stu­denti e studiosi. Il contatto con il mondo del libro, diverso da quello della strada dove doveva operare all'aperto, in tutte le stagioni dell'anno, lo esaltò, lo incoraggiò ad apprendere per migliorare la sua posizione, ascenden­do così ad un livello superiore e, nello stesso tempo, per cercare di eguagliare un veterano della biblioteca, Um­berto Brandi, un personaggio istituzionale della prima Repubblica, si fa per dire, scaltro e forbito nel servizio, diplomatico e gentile nel trattare con il pubblico, rispettoso ed ossequiante verso la direttrice, Anna Maria Vetrano, sempre pronta a dare ordini, perché tutto funzionasse con regolarità, e anche perché le serate dei meeting culturali che si svolgevano nella sala "Dorso", fossero ineccepibili ed affollati. Una particolare predilezione, poi, la direttrice la dimostrava per il microfono, allorquando, durante le cerimonie, assillava i dipendenti, perché ne verificassero la funzionalità, in modo da evitare che nemmeno una parola andasse perduta delle sue accorate note introduttive e dei dotti discorsi dei relatori. Il continuo andirivieni nel suo ufficio di persone colte e meno colte, dove si parlava di tutto: di politica, di moda, di storia, di letteratura italiana, dei manoscritti del De Sanctis o del carteggio Pironti, dava l'impressione che nella biblioteca provinciale fosse spuntato un secondo salotto di Madame De Stael. Anna Maria, ormai lontana dall'odore di carte ingiallite e di pregiati libri di vecchie donazioni, gloria ed orgoglio di famiglie blasonate, silenziosamente si è ritirata all'ombra si San Ciro, inserendosi nella comunità dei neocatecumenali, per percorrere non una carriera, come quella della biblioteca, ormai alle spalle, ma un lu­minoso cammino di fede, e per raccomandare al santo martire di viale Italia, sgranando continue corone di rosari, perché protegga la mediateci provinciale, sua amata e sudata creatura. Eppure, guardando il suo look estroso ed eccentrico chi mai avrebbe immaginato che la bionda direttrice sarebbe stata capace di tanto? Nell'ambiente complesso e variegato della biblioteca provinciale, dove affluiscono persone note e meno note, studiosi quotati e mediocri, studenti giudiziosi e "filonari", giovani disoccupati in cerca di un concorso nelle pagine della Gazzetta Ufficiale, tra polverosi scaffali stracolmi di libri e altri accatastati sui tavoli, in attesa di sistemazione, in Nicola Cucciniello sbocciò l'amore per lo studio e la ricerca, amorevolmente consigliato e seguito dall'indimen‑ticabile e popolare, Giuseppe Apuzza, per il quale qualsiasi elogio non è mai bastevole. Una traccia indelebile del notevolissimo lavoro del compianto Peppino emerge, tra l'altro, nel riordinamento e schedatura scientifica delle varie collezioni di opere librarie, antiche e moderne, di carteggi domestici e di manoscritti, tra cui, quelli di Francesco De Sanctis. Il Cucciniello, dopo qualche anno di servizio presso l'Istituto di Corso Europa, migliorò fl suo stato di cultura, acquisì esperienze bibliografiche, indispensabili per poter esplicare dignitosamente il suo lavoro e, per concorso, ottenne la qualifica di aiutante di biblioteca, migliorando così la sua posizione giuridica ed economica. La biblioteca provinciale, quindi, per questo volen­te figlio del popolo, di tem­peramento flemmatico, dallo sguardo sornione ed attento, dal portamento non certo da salotto, ma di persona semplice e bonaria non è stata un’area di passeggio guati, per liberare uffici centrali e periferici da questi sog­getti, non certo affidabili in attività di una certa re­sponsabilità, ma un luogo serio di lavoro e di progres­so personale. Tra stupide celie, soppiatti sorrisetti e mot­ti faceti alle spalle perché, quasi nessuno, eccetto Pep­pino Apuzza, credeva un cantoniere capace di diveni­re scrittore, sia pure di levatura non eccelsa, Nicola Cuc­ciniello, nel 1987, pubblica una "Monografia di Mon­tefalcione", edita in Lioni, nella rivista "Nuovo Sud" : Nel 1988, sempre nella stessa rivista, vede la luce un altro piccolo lavoro: "Irpinia ‑ Sguardo panoramico" :Nel 1990, esce l'opuscolo "Storia di Montefalcione ‑ Anto­logia e cronaca quotidiana". Nel corso del 1994 in "Nuo­vo Meridionalismo", vengono pubblicati gli articoli: "Giannelli Nazzareno uomo di stampo"; "Ia Fruttaio­la': Nel 1995, nella rivista "Musica e società" appaiono delle note dei titoli "Castello di Solofra" "'Tracce del pas­sato" " L’ arte del barbiere': Nel 1996, ancora, in "Nuo­vo meridionalismo", sono editi gli articoli: "Il sacresta­no" ed "Il vigile urbano" : Nel 2002 "Le chiese di Mon­tefalcione': Infine, in fase di pubblicazione è il lavoro su­gli stemmi dei 119 comuni della provincia di Avellino, con relative notizie e decreti e, in fase di avanzata ulti­mazione, la ricerca sull'emigrazione di Montefalcione, dal 1894 al 1990. Questo è il cursus di scrittore di Nicola Cucciniello che, da semplice cantoniere, orgogliosamente è assurto agli onori dello schedario della biblioteca provinciale. Mica poco, cari dileggiatori della prima ora, per un individuo modesto ed ambizioso, formatosi da solo!

 

 

 

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