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Indovinello.....‘O mini cricco e ‘o cacci muscio.(Il maccherone)

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Romantica e alquanto avventurosa è stata la vita di Giuseppe Pagliuca, autore dell' interessante "Monografia storica di Montefalcione".

Primo di sette figli, fu costretto a farsi prete per volontà del padre, nonostante la sua assoluta contrarietà.

4Giuseppe, spirito ribelle e inquieto, non accettò mai di buon grado la decisione paterna, e, appena morto prematuramente il padre, ripudiò la vita religiosa, liberandosi dai voti ricevuti.

Più volte citato in "Montefalcione, ieri e oggi"; poco o nulla si sapeva di lui, all' infuori del fatto che fosse l' autore della preziosa e più importante opera storica su Montefalcione. Nacque così, in chi scrive, una viva curiosità di saperne qualcosa di più e di conoscere meglio questo personaggio. Alla fine la paziente ricerca ha dato i suoi frutti, grazie alla collaborazione di nipoti e pronipoti del Pagliuca, che vivono a Montefalcione, ma soprattutto grazie alle notizie utili che mi ha fornito Vittorio, l' ultimo figlio maschio di Giuseppe e 1' unico in vita, rintracciato a Lido di Camaiore (Lucca), e col quale ho avuto una breve corrispondenza epistolare. Per la qual cosa sentitamente ringrazio, dalle pagine di questo volume, gli uni e l' altro.

Il nostro personaggio nacque, dunque, a Montefalcione, nel 1878. II padre Mariano, soprannominato Mastricchio, era falegname;, ma nonostante la modesta origine sperava di portare la sua numerosa famiglia ad un livello di vita più elevato e dignitoso.

Il primo gradino di questa scalata doveva essere appunto Giuseppe, il primo figlio, imponendogli di farsi prete. Strano e curioso atteggiamento, questo, di Mastricchio. Aveva il secondo figlio, Ezechiello, nato, come si suol dire, per "fare il prete"; il ragazzo, di carattere docile, mite, remissivo, in più d'una occasione aveva manifestato quella vocazione sacerdotale che a Giuseppe mancava, e ripetutamente aveva espresso al padre la volontà di intraprendere la carriera ecclesiastica. Mastricchio, perciò, se avesse voluto, avrebbe potuto esaudire il suo grande sogno di avere un figlio prete, favorendo I' aspirazione di Ezechiello. E, invece, no, doveva essere lui, Giuseppe, il primo figlio, a farsi prete. Ma Giuseppe, per nulla contento, non voleva assecondare in nessun modo la volontà del padre; egli, giovane ottimista e pieno di gioia di vivere, sognava una vita diversa, libera, senza legami, senza costrizioni, ed era animato dal fermo proposito di voler decidere da se stesso del suo avvenire.

Tuttavia si scontrò con la volontà del padre, al quale non seppe disobbedire, (fu l'unica volta che gli mancò il coraggio), e diventò prete per forza.

Frequentò il Seminario Arcivescovile di Benevento, arrivando fino all' ordinazione sacerdotale, ma provando sempre una certa uggia per questa vocazione che non voleva maturare e che non toccò mai le intime corde del cuore.

Poi, l'improvvisa morte del padre, che cambiò di colpo la sua vita.

Questo drammatico avvenimento toccò sensibilmente Giuseppe nei suoi affetti più cari, ma , nello stesso tempo, lo fece sentire finalmente libero!

Come primo atto si sciolse dai voti sacerdotali, chiedendo al Tribunale della Sacra Rota di legittimare questa sua decisione. E così fu.

Libero ormai di poter dare sfogo alla sua fantasia, non se la sentì di tornare a Montefalcione, un po' per la vergogna di essersi spretato, un po' per non essere di peso alla famiglia che non viveva certo in agiate condizioni; molto, per innato spirito di avventura. Da considerare che nell' ambiente paesano era più che uno scandalo, aver rinunciato all' ordinazione sacerdotale.

E partì verso un destino ignoto.

Si iscrisse alla Regia Università di Napoli, anche per sfruttare in parte gli studi compiuti nel Seminario. Ma poiché non aveva i mezzi per pagarsi i costosi e difficili studi universitari, dovette fare 1' istitutore nei convitti privati, per pochi soldi e molti sacrifici.

E' di questi anni il pregiato volume "Monografia storica di Montefalcione" che, tuttavia, non poté essere pubblicato subito, perché non lo permettevano le precarie con dizioni economiche dell'Autore. L'interessante volume vide la luce il 10 ottobre 1926, a Viareggio; evidente mente solo allora ci fu maggiore disponibilità finanziaria.

La vita universitaria, tuttavia, ebbe breve durata. Il peso economico sempre più insostenibile, la durata degli studi di così alto livello, le malferme condizioni di salute che risentivano manifestamente della tensione e del conflitto interiore degli anni precedenti, convinsero il giovane ad abbandonare questa strada per seguirne una più nuova.

Dopo la rinuncia, voluta, ad una possibile brillante carriera ecclesiastica, seguì quest' altra rinuncia, dolorosa perché non voluta, degli studi universitari. E ripiegò su un modesto diploma di maestro.

Giuseppe ha sempre rimpianto, lamentandosene con i figli, che nella vita ha dovuto fare spesso marcia indietro, per necessità economiche.

La rinuncia agli studi e alla carriera universitaria, tuttavia, lo amareggiò moltissimo, ma non lo domò completamente. Egli non poteva tornare indietro; sarebbe stata troppa 1' umiliazione al cospetto dei paesani.

E col diploma in tasca s'incamminò per mète sconosciute, dicendo definitivamente addio al paese natio, alla sua famiglia, alle sue cose. Partì senza sapere dove fermarsi; forse aveva in animo di raggiungere la Svizzera.

Si fermò, invece, a Viareggio, dove ottenne dal Comune un incarico di maestro elementare ( in quel tempo gli incarichi agli insegnanti elementari venivano assegnati dagli enti locali).

E a Pieve di Camaiore, dove si sistemò definitivamente, conobbe Zulima Anzilotti, una maestra elementare di Pescia (PT), con la quale si sposò. Era il 1912. Da questa unione nacquero tre figli, Libero, Mario e Giorgio. Per il primo fu scelto non a caso il nome di Libero. Libero di pensare, di agire, di vivere, di sognare; libero da ogni catena e da ogni costrizione. Il contrario di ciò che era stato per lui.

E coerentemente non lo volle battezzare; ci avrebbe pensato da solo, alla maggiore età. (Pare, invece, che fu battezzato di nascosto del padre da due sorelle di questi, molto timorate di Dio).

Credo che non bisogna ravvisare alcunché di blasfemo nel comportamento di Giuseppe Pagliuca: è l' atteggiamento di un uomo che non aveva alcuna vocazione per una missione che non si sentiva di portare avanti. Egli era convinto che ogni persona doveva essere libera di scegliere il proprio destino.

Da sposato condusse una vita normale, serena, quasi in contrasto con la tempestosa giovinezza.

Diffidente nei contatti umani, solitario, Giuseppe, si rifugiò nella famiglia, come per difendersi da qualcosa, dalle insidie del mondo. E, nella famiglia, trovò quel calore che nella giovinezza gli era mancato. Attaccatissimo ai figli e alla moglie, divenne restio a parlare di ciò che era stata la sua vita precedente; voleva dimenticare. Sembrava quasi che avesse voluto "erigere un muro con il suo passato", dice il figlio.

Dopo la morte della prima moglie, passò a seconde nozze con una donna più giovane di lui di circa 30 anni, tale Maffei Norma. Da questa seconda unione nacquero due figli: Anna, morta dopo pochi mesi e Vittorio, che vive a Camaiore, nella dolce e incantevole carducciana Versilia.

E proprio a Camaiore Giuseppe è sepolto da quando morì nel 1964, a 86 anni, con nel cuore l' immagine del suo caro paese natio.

La famiglia a cui appartenne Giuseppe Pagliuca è molto conosciuta a Montefalcione; la sorella Luisa ebbe 5 figli: Mariano, Giuseppe, Amilcare, Federico (Ricaccio) e Egidio. Vivono oggi a Montefalcione il nipote Ricuccio, il pronipote Eduardo (Tuardino) e la nipote prediletta, Prof. ssa Teresa Ciampa (Tirisinella), attualmente vedova Contrada, figlia di Pompilia, 1' altra sorella di Giuseppe. Fu proprio Teresa che, nel 1975, donò al Comune di Montefalcione I' opera dello zio Giuseppe, affinché fosse pubblicata.

A proposito della quale, nulla si sa della seconda parte; ed è un vero peccato se è andata smarrita. E' molto più probabile, invece, che non sia stata mai scritta, facendo rimanere soltanto un' intenzione quanto affermato dall'Autore stesso nella breve Prefazione alla parte prima.

Dopo aver conosciuto più da vicino il Prof. Giuseppe Pagliuca, grazie anche a questa breve biografia, credo che a Montefalcione tutti lo ricorderanno con piacere e ne apprezzeranno 1' alto valore e il senso libero della vita.

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