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Indovinello.....Quanno ‘o viecchio nfronfoléa mmiez’e cosce le pennoléa.(Il rosario)

MELILLO PELLEGRINO

A colloquio col maestro Melillo . La banda, la musica e Montefalcione.

Ricordi ed esperienze di vita.

 

di Domenico Pisano

Sul tavolo il centrino bianco ad uncinetto, il metronomo, il  flauto ,scomposto nei suoi elementi, sotto un panno di daino. Sul piano della credenza un leggio, un mini stereo. Alle pareti diplomi di merito con note e strumenti musicali disegnati. Non si può' non capire di trovarsi nella casa di un cultore della musica.

Appena entrato nella stanza da pranzo, sono accolto da uno strepitio d'ali e da un frenetico movimento metallico. Canarini, cardellini e un pappagallino in gabbia sembrano impazziti.

"E' mia moglie" mi dira', poi. il maestro Melillo "Sono la sua passione" quasi contagiata, penso, anche lei dalla musica, dal bel canto "lo, comunque, li lascerei liberi di volare" aggiungerà' più tardi.

Ci siamo seduti. Di fronte a me il maestro Pellegrino Melillo.

Gli occhiali dai vetri scuri, quasi a nascondere uno sguardo mite.

Avevamo da tempo organizzato questo nostro incontro per parlare della banda musicale "Città di Montefalcione", della quale il maestro Melillo é direttore e concertatore. La grande e piacevole novità consiste nel fatto che dopo tanti anni la preparazione e la concertazione dei brani musicali avviene a Montefalcione. Da alcune domeniche: dalle 9,00 alle 12,30 circa. Il luogo: i locali una volte adibiti a sede comunale, della scuola media Giovanni XXIII.

"Non sono molto idonei da un punto di vista acustico" afferma Melillo "Ma, questo abbiamo avuto. Comunque, il soffitto é basso, anche se bisogna suonare non molto forte per evitare confusione di suoni".

L'ultima volta, che si concertò a Montefalcione, molti anni fa, fu scelto il refettorio (lei monastero. Un ambiente, di certo, suggestivo ed affascinante, nonché adatto. Poi, il terremoto e le dispute legali tra amministrazione comunale e diocesi beneventana hanno impedito il ripetersi di ima esperienza interessante.

Attualmente la banda, organizzata e soprattutto voluta cha Melillo, é composta di circa quaranta elementi. Eta' media: trent'anni. I pia' anziani sono due suonatori di basso. I componenti sono tutti diplomati e diplomanti. Ma, l'aspetto pia' rilevante é costituito dalla presenza in essa di giovati montefalcionesi. Inoltre, ne fanno parte elementi di paesi vicini al nostro ( Clúusano S. Domenico, Lapio, San Mango, Pietrastornina ) e delle province di Salerno, Benevento e Napoli.

"Non é facile portare avanti la banda "Melillo lo dice con un  certo rammarico, una vena di amarezza. "Ci siamo auto tassati,io ed altri due collaboratori. Un autofinanziamento- necessario: Siamo propensi anche, noi tre, a non percepire all'inizio alcun tipo di onorario" li maestro Melillo ha un tono di voce pacato, un gesticolare moderato. "E stato comprato tutto il materiale occorrente. Brandite, materassi, leggii, divise, lo strumentale. E poi ci sono altre spese; come il fitto del pullman, le assicurazioni, i costi di concerto e di rappresentanza. I manifesti e le locandine. Che dire poi delle telefonate!"

Lo sforzo  organizzativo ed economico é stato notevole. Ma, si sa, se non ci sono amore e sacrifici, nessuna impresa potrà concretizzarsi.

"Speriamo di farcela. Abbiamo già qualche contratto. Ma, é ancora poco: Ho amicizie, godo di una certa stima da parte di chi mi conosce e sa come lavoro. Ma, ripeto, é ancora poco. E' un'avventura la nostra non priva di rischi". Lo dice senza retorica, senza fare del vittimismo, senza atteggiarsi ad eroe. Non c'é pentimento in queste parole: soltanto realismo.

Il maestro Melillo é una persona garbata. Un uomo che si é dedicato molto alla musica. Da questa ha ricevuto notorietà: soprattutto sensibilità e discrezione. Doti rarissime in un mondo, come il nostro, tanto rozzo e sguaiato.

"Il Comune di Montefalcione, comunque, trii ha promesso un contributo. Speriamo di farcela".

Io credo che tale contributo sia il minimo che l'amministrazione comunale possa fare. Anzi, aggiungo che un finanziamento non deve essere l'unico provvedimento da adottare. La musica é arte, cultura: del denaro non sa che farsene! La banda musicale é un momento della vita montefalcionese, in quanto sua vera tradizione. Quindi, vanno incoraggiati e sentiti i tentativi e i valori di Melillo.

Quello musicale é un substrato culturale antico per noi montefalcionesi, senza il quale non é possibile comprendere le nostre radici, se c'é ancora desiderio e coraggio di conoscersi attraverso la Storia mai scritta sui libri e dimenticata. La banda musicale per Montefalcione é storia: la sua, quella minima, popolana. Quella trasmessa di bocca in bocca, nei vicoli, nelle piazze, durante le feste, nelle notti, sotto le bombe. Tramandata con un pizzico di leggenda, sognata in terre lontane, pregata assieme alla Madonna nei rosari.

Quella che unisce col nostro passato, unico legame non corroso dal tempo.

La banda e i fuochi. Due forme artistiche. La prima ridottasi a retorico ricordo e lucroso mezzo di guadagno; i secondi trasformati in sfarzosa gara di sperperi e di rimbombi. Due forme sonore: una musicalità, che si estrinseca per la prima attraverso un'armonia ora solenne ora nostalgica, per i secondi attraverso la bellezza sfolgorante di colori e disegni notturni. Due vanti, che mostravano non il freddo trionfo della tecnologia computerizzata, ma la viva manifestazione della creatività artigianale di umili ed ignoti personaggi.

Non deve stupire, allora, se la banda di Montefalcione non esiste pia' non tanto come gruppo, ma come mentalità, punto di riferimento.

E' il caso di dire che é cambiata la musica! Sì, é vero, é cambiata e in giro, nelle nostre giornate, si sentono solo note stonate, silenzi profondi, voci confuse.

"E' importante concertare a Montefalcione" riprende il maestro Melillo "E' come se tutto il paese si animasse e partecipasse ad un evento con allegria, con commozione".

Mi racconta che, quando si concertava in paese molti arati fa (e l'ultima volta risale al 1949) per un mese si preparavano i pezzi musicali nella casa E.C.A., poi abbandonata e quindi distrutta per costruire l'attuale Centro Socio Culturale.

"Molta gente veniva a sentirci, a vedere. Era tino spettacolo" Melillo lo dice con trasporto sincero "Anche noi, provavamo eravamo coinvolti da quella folla, dal suo accorrere".

Ricorda che si concertava a volte dalle tre pomeridiane sino alle undici di sera. La gente si sedeva sulle botti di vino, che erano nella sala, sul davanzale delle finestre, su blocchi di pietra (improvvisate panche): qualcuno portava da casa la sedia. un silenzio assolato. A volte colpi di tosse mantenuti; un bimbo che piangeva e la madre fuggiva quasi in strada, stringendolo per mano o abbracciandolo forte al seno; qualche vecchio, che si addormentava, rapito (la una musica divina, e a gomitate veniva subito svegliato, niente affatto imbronciato; un ragazzino, che si affacciava stilla soglia, ascoltava e poi riprendeva le sue corse, imitando con la bocca il nullo ciel tamburo; tiri cane che sgusciava tra le gambe e veniva a calci cacciato fuori.

“ era una atmosfera unica. Un altro modo “ricorda il maestro” "Uno di quei momenti che tu vorresti non finissero mai "  Una pausa.

"E poi riprende- durante questi concerti sono nati mille amori.

Infatti, tutte le ragazze del paese accorrevano. Lo facevano senza malizia. Una bellezza, la loro, semplice; un'idea vaga della vita e dell'amore. Se ne stavano a gruppi, addossate ai muri, tra le madri, staccate dagli uomini. I loro sguardi erano sui giovani musicanti. Su quello biondo, che suonala tromba come un angelo. Su quell'altro tutto riccioli. Sull'ultimo, quello indietro a tutti, che ha due occhi neri e tondi. Ognuna di loro avrà sospirato, abbassato più volte lo sguardo a terra oppure l'avra' scambiato di sfuggita con l'amica.

Insomma, ci si innamorava di un sogno, ammaliate da un'arietta dolce e galeotta. I giovani musicanti si sentivano eroi. Quelli di altri paesi, soprattutto, cercavano di assumere un comportamento ed una posizione seria, da uomini. Tra di loro un'intima gioia. Uno sguardo veloce, un sorriso, alcuni, i più sfrontati, facevano l'occhiolino.

"Si provava, poi, andavano in giro per il paese" ancora Melillo" Esce la banda, esce la banda, sentivi urlare da più parti. E in strada erano bimbi, donne, uomini. Un entusiasmo travolgente. Una eccitazione convulsa. Si provava per tutto il paese a tenere il passo.

Marce militari e sinfoniche. Per tutti era un avvenimento atteso. Anche per noi, che suonavamo. Esce la banda, esce la banda. Non dimenticherò questo grido. Noi ci sentivamo importanti, ma soprattutto felici, come i ragazzini, che ci seguivano o ci precedevano, urlando, danzando, mimando di suonare con rami e pezzi di legno per strumento, guardandoci più volte estasiati".

Io seguo il maestro, mentre parla. Ripete "Ora tutto é finito" Già, e ricominciare non sarà semplice. Potessimo anche noi, una mattina, affacciandoci alla finestra, ascoltare ima musica e vedere passare la banda. Anche noi potessimo una mattina attendere col cuore in gola questo momento e, sentendo la musica avvicinare, urlare "Esce la banda".

Non lo possiamo più fare, perché non lo sappiamo fare. La nostra attesa si é ridotta a malsana quotidiana delusione della vita e di noi stessi. Ingannati per aver atteso e preteso un posto sicuro, il prestigio luccicante, un anonimato tranquillo.

Nessuno più attende la banda. E questa non uscirà più per il paese, non verrà sotto le nostre finestre. Le nostre finestre chiuse. Chiuse come i nostri cuori ad ogni emozione, ad ogni occasione di vita.

La banda era la vita per Montefalcione, quella che se ne stava al sole, scalza, e giocava con i coccioloni e le formelle sotto i muri, alle portelle. Quella che si metteva le dita in bocca e fischiava, giù alla ripa, lassù alle toppole. Quella che si tuffava nuda alla palata e poi in piazza veniva a giocare a papagironimo. Quella vita non c'é più!

Caro maestro Melillo, avrei voluto dirgli, lei é un don Chisciotte! Come é difficile parlare di musica, di tradizione, di aggregazione in questa nostra società d'appartenenza, di solitudine, di soprusi! E com'é ancora piu' difficile credere in un mondo di equilibrio ed armonia, ove l'arte, l'etica ed il sentimento fanno della vita una bella sfida alla morte.

Avrei voluto dirgli anche che la sua é ima follia: la banda, la preparazione, i concerti. Pura follia. Sì, ira non gliel'ho (letto, perché é più dignitosi essere folli che mediocri in questa società senza identità e storia!

"A Montefalcione" riprende Melillo "già negli anni venti esistevano gruppi di musicanti, che d'inverno erano calzolai, sarti, falegnami, e d'estate se ne andavano per i paesi ad accompagnare processione

Articolo ripreso da  Agorà ( mensile di dibattito, cultura ,informazione) del gennaio  1993

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