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Indovinello.....Quanno ‘o viecchio nfronfoléa mmiez’e cosce le pennoléa.(Il rosario)

Per una curiosa corrispondenza del nome ai fatti, la cittadina di Montefalcione,non considerando il Castello, a poco a poco la forma di un enorme falcione:

il manico ne sarebbe il campanile, a sud - ovest, e la lama dentellata la discesa delle abitazioni che scendono gradatamente verso la piazza centrale fiancheggiando la strada rotabile e s'incurvano poi verso il Monastero.

L'abitato, quale ora vediamo, è opera recente. Tombe e vasi etruschi, monete ed iscrizioni romane, avanzi di antichi edifizi rinvenuti nel territorio di Montefalcione testimoniano che le sue origini risalgono a parecchi secoli prima dell'era volgare, e che ai primordi del Medio - evo esso era un insieme di varie frazioni o casali, sparsi sui fianchi e a nord - est del colle S. Marina.

Le aspre lotte combattute dalle popolazioni indigene contro i barbari immigrati nel periodo dello sgretolamento dell'impero romano occidentale, e poi dai nuovi venuti contro altre successive orde barbariche, portarono alla distruzione e all'abbandono di quelle terre perché di facile accesso al nemico.
I miseri abitanti dovettero scegliersi un rifugio in posizione elevata e disagevole, accettare una protezione.
463 torreI Longobardi, dopo aver conquistato Benevento, ne estesero il dominio sino a fondare un ampio ducato. Per difenderlo fecero costruire anche nel nostro territorio un castello, sulla collina rocciosa più alta e più ripida, ove offrirono ai montefalcionesi un sicuro ricovero, una mutua difesa.
Così venne a formarsi il primo nucleo del paese attuale, che troviamo indicato nel IV secolo col nome di Montefalsone oppi dum. (1) Intorno a castello si ebbero poi la chiesa dedicata a S. Maria Assunta inChiesa Madre antica cielo, l'abazia, e la Piazza dell'Olmo che limitò le prime costruzioni.
Nel piano, al sicuro delle irruzioni nemiche e per i bisogni del piccolo commercio, sorse un altro aggregato di case, che venne detto "il Borgo,, oppure "Le Taverne,, (2) ivi fu edificata la chiesa dedicata a S. Giovanni Battista, e accanto ad essa un ospedale-monastero, oggi sede del Municipio.

Chiesa s. giovanni

Non molto discosta dal Borgo era la chiesa di S. Antonio Abate, a sinistra della via campestre che dall'abitato va alle "Cupe di S. Antonio Abate,, alle Marmore, a S. Marco. Nella chiesa parrocchiale si conserva un calice di argento, ben cesellato, il quale, sotto la base, ha incastrato un disco dello stesso metallo, portante incisa la figura di S. Antonio Abate che adora la Vergine. Esso appartenne alla chiesa dedicata a tal Santo.
Più lontano, a circa m. 250 della chiesa di S. Antonio Abate, in aperta campagna, era il convento dei Benedettini di Montevergine.
Da tre secoli in qua, tali punti furono a mano a mano congiunti con nuove costruzioni, sino a formare la linea interrotta, ora percorsa internamente dalla via rotabile.
I ricordi ancor vivi dei nostri padri, le costruzioni fatte e quelle che ancora si compiono sotto i nostri occhi ci fanno distinguere la parte antica dalla parte recente del paese; quella che il popolo indica ancora col nome di Castello, dall'altramonastero detta "La Terra, Le Taverne, Via S. Antonio Abate, Via del Monastero o di S. Maria di Loreto.,, Quest'ultima via è stata da 430 cardinale dell'olio un ventennio dedicata alla memoria del Card. Donato M.a Dell'Olio, che fece del monastero la sua villeggiatura prediletta, destinandolo ad istituto - convitto; e nel 5 Settembre 1900 vi entrò in forma solenne, preceduto da tredici vescovi suffraganei fra cui l'abate Raia di Montevergine, al suono della banda municipale, fra l'entusiasmo del popolo esultante.
La morte immatura del Card. Dell'Olio gettò un'ombra di sconforto nei nostri cittadini che lo veneravano. Il monastero cambiò padroni e destinazione, e parve dovesse tornare nell'abbandono e nel silenzio.
Ma altre anime elette vennero attratte dalla poesia della verde valle del Sabato e dalla sobria ma incantatrice del 500, che fanno del Monastero e della chiesa annessa un luogo di delizie.
E la trama intessuta dal Card. Dell'Olio, che le ........ credevano avere spezzata, riprende vita e si orna di nuovi disegni e di vividi colori.
Chi pensa alla propria Terra con intelletto D'Amore ha gioito dal profondo dell'animo nel veder, tra l'altro, apprezzato e trattato degnamente il quadro cinquecentesco dipinto su tavola, che prima era situato dietro l'altar maggiore e che poi era stato relegato in sacristia come robaccia di scarto.OLIO SU TAVOLA
Adempio perciò a un dovere di riconoscenza riportando le belle parole delle due lapidi apposte ai lati dell'ingresso del Monastero:
(1) Registri Angioini
(2) Inventario Parrocchiale
QUESTO EDIFICIO IN CUI VIVE ANCORA LA MEMORIA DEL CARD. D.M. DELL'OLIO E DELL'EM ARCIVESCOVO ALESSIO ASCALESI DOPO VENTI ANNI SI RIAPRE ASILO DI RIPOSO E DI SVAGO AGLI ALUNNI DEL SEMINARIO BENEVENTANO CHE LA MENTE E IL CUORE ALLA LUCE DEI DUE GRANDI UOMINI QUI RITEMPRERANNO SETTEMBRE MCMXXIV MONS. LUIGI LAVITRANO ARCIVESCOVO DI BENEVENTO CHE LE VIGILI CURE DELLA SUA ANIMA DI APOSTOLO COSTANTEMENTE VOLSE ALL'EDUCAZIONE DEI CHIERICI CON AMPI OPPORTUNI RESTAURI DECORO E BELLEZZA ACCRESCEVA A QUESTO STORICO EDIFIZIO DESTINATO A DIMORA ESTIVA PER GLI ALUNNI DEL SEMINARIO ARCIVESCOVILE MCMXXVI
Seguendo l'ordine cronologico su accennato, alieno da qualsiasi pretensione ma solo per affetto al paese natio, ne esporrò le origini e le vicende.
Scrivo per il popolo, e perciò innesto le notizie particolari su quelle generali della storia d'Italia, che alle persone colte sono ben note.
Tratto dalla monografia storica di montefalcione del Prof. G. Pagliuca - Viareggio 10 ott 1926

 

 

 

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