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Indovinello.....Tata ‘o ngricca e mamma l’ammoscia.(Il sacco di farina)

Nel quadro dei reati dell’Ottocento primeggiano i furti. Il 4 Aprile 1814 il parroco della chiesa Madre scrive:

<<moltissimi furti (sono) avvenuti nel perimetro della forania e (il saccheggio)degli alberi eseguito in tempo di notte nella campagna più per profitto e per vivere colla vendita della legna,che per necessità di provvedersi del fuoco>>.La realtà è che i poveri del paese risolvevano con piccoli furti il problema quotidiano dell’esistenza: questi, oltre a subire le angherie umane, si trovavano a lottare con una natura che rendeva ancora più precaria la situazione economica. L’11 Agosto 1832:<<una fiera tempesta,accompagnata da folta gragnuola ed impetuosissimo vento, devastò i campi di questo comune>>.
Altro nemico dei poveri: il fiscalismo. L’arciprete del comune l’8 Aprile 1837 dichiara, anche se contestato, che alcuni <<miei figliani vivono in una estrema miseria, non avendo mezzo alcuno di sussistenza, tranne la pietà dei fedeli, né sono in grado di sostenere il menomo carico e molto meno quello imposto sul macinato>>. Dinanzi a questa realtà una soluzione era cambiar luogo; nel principio del 1841 alcuni emigrarono <<colle rispettive famiglie>>.Questi, scrive l’arciprete Forcellati, <<non hanno pagato il dazio sul macino a transazione per detto anno, come non sono stati in grado di pagarlo, a causa di estrema miseria in cui giacciono e pei quali ogni misura coattiva riesce infruttuosa>>. A volte gli amministratori mossi dalla pietà elargivano paternalisticamente <<la limosina>>. <<Nei mesi rigidi e nevosi del passato 1849 l’allor sindaco D.Diocle Polcaro, colla mia assistenza (dell’arciprete) fa distribuire a poveri più bisognosi del comune la somma di carlini 20 a titolo di lemosina onde sollevarli in parte dalle loro estreme necessità>>. Sono queste condizioni economiche che spiegano il perché della frequenza dei furti campestri. Nel 1856 il Toppolo di S.Felice fu <<soggetto a ladri,una combricula travestita, come è notorio rubò due case ivi ad un’ora di notte>>. E anche probabile che tra queste <<combricule>> ci fossero dei mascalzoni di quelli di cui riferiva nel 1845 al signor intendente il giudice regio: nella chiesa Madre <<nei giorni festivi, sul parapetto del presbiterio, si vedono in fila seduti, per antica usanza, i più mascalzoni del paese>>. Il 25 Maggio 1864 gli amministratori considerano che <<lungo l’abitato di Montefalcione esistono diversi portici,vani ed androni privi di chiusura appartenenti ai privati cittadini e non forniti di lume durante la notte perlocché i malintenzionati possono comodamente celarvisi per eseguire disegni>>. Pertanto <<i portici,vani ed androni delle case corrispondenti sulle pubbliche strade interne del comune o siano forniti di chiusura di legno dai proprietari rispettivi ovvero illuminati dalle ore 24 e durante la notte>>. Il 26 Maggio 1864 si decide la <<chiusura al vano del portico la toppa sito sulla pubblica strada Tiglia. Sia chiuso con pietra travertina e con portone di legno castagno>>. Si considera<<che il portico suddetto mette capo in una strada quasi deserta che divisesi poi in un bivio in aperta campagna:che il vano medesimo apresi nel centro del paese e poco lungi dal posto di guardia nazionale in linea obliqua:che stante cosiffatta posizione gente sconosciuta e nemica potrebbe impunemente assalire il detto posto e turbare la pace di cittadini nelle ore notturne senza che si avesse neanche l’opportunità di prevenire il reato e conseguentemente che la chiusura del vano medesimo viene altamente reclamato nel pubblico e privato interesse, erò non in modo di interdire nel corso del giorno e fino ad ora comoda della sera il tremito dei cittadini>>. Si stabilisce così di<<circondare il vano di pietra travertina lavorata e soglia adattarvi una chiusura di legno,la quale rimanendo aperta in tutte le ore del giorno e fino a tarda sera,sia soglia chiusa durante la notte a cura della milizia cittadina,la quale la riaprirà all’alba del dì che segue,la giunta stabilirà i modo come non sia interdetto il pubblico transito,nei casi di pura necessità munendo di chiave la chiusura del menzionato vano da consegnarsi alla Guardia nazionale in servizio di turno ed autorizzando anche qualche privato a detenerne altra>>.Il 28 Ottobre 1883 si fa istanza al governo del re per ottenere la residenza in questo comune di<<dua carabinieri>>.Tra i vari motivi<<il consiglio à considerato che il territorio di questo comune è abbastanza esteso,che i furti e massime per le campagne sono non solo continui e che le più volte anzi quasi sempre impuniti e le prove del reato distrutte>>.
DAL<<PONTE>>DEL 27/08/1983 ARTICOLO DI FAUSTO BALDASSARRE

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