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Indovinello.....‘O figghio re Pili Pilossa non tene nì carne, nì pili e nì ossa ma la mamma tene carne, penne e ossa.(L’uovo)

Una mortalità elevata si registra nell’anno 1764 nel Regno di Napoli:

mortalità provocata dalla mancanza di ogni genere di vettovaglie e dall’epidemia che si aggiunge alla carestia. Il fenomeno si verificò anche a Montefalcione. Nel libro parrocchiale dei morti si nota nel 1764 un numero eccezionale di decessi precisamente 198, a differenza del 1763,che è di 42 e del 1765, di 50 morti.

Inoltre per quel che riguarda le nascite si registra un calo: nel 1764 i nati sono 77, mentre nel 1763; 90 e nel 1765; 82. Ma un fatto che non possiamo rilevare è che l’andamento più alto di mortalità inizia in Aprile,sin da raggiungere la punta più elevata in Maggio e la massima in Giugno.Per comprendere questo terribile evento è opportuno leggere alcune testimonianze estratte dagli atti notarili dell’epoca:

<<Maria Maioulo legittima moglie di  Fabio di Benedetto per non perire dalla fame con suddetto suo marito nella corrente infausta stagione per la notoria carestia è stata necessitata col consenso del medesimo ad alienare a Giacomo Martignetti una stanza di casa soprana sita nell’abitato,nel luogo detto Piazza Dell’Olmo>>.  

 <<Carmina Dato,carica di figli inabili alla fatica per la tenera età e trovandosi  nella corrente critica annata per la notoria carestia bisognosa di vittuvaglie c’è stato d’uopo col consenso di detto suo marito di vendere ed alienare un piccolo orto nel luogo detto S.Maria>>.

 <<Margherita di Amore legittima moglie di Gaetano di Giovanni, per non fare perire dalla fame li suoi figli nella carrente annata così critica, per la notoria carestia muoiono, è stata necessitato col consenso del suddetto Gaetano suo marito di vendere ed alienare il Magnifico Marino Polcaro della terra suddetta una porzione di suo territorio della capacità di mezzo moggio circa, sito fra le pertinenze di questa suddetta terra nel luogo detto la Selva del Barone>>.

<<Petronilla Novello moglie di Michele Ruberto,caruca di una famiglia di età tenera e stando nella corrente stagione sì calamitosa di vittuvaglia prima desidera per la causa suddetta prendere a Censo dalla Cappella di S.Antonio di Padua di detta terra ducati ventisei e grana 67 con farne vendida a beneficio della cappella suddetta d’annui carlini>>.

 

<<I coniugi Giannetti sono costretti a vendere alcuni beni per potersi vivere ed alimentare colla di loro famiglia nella corrente calamità e scarsezza di vitto>>.

<<Domitilla  D’Amore moglie di Biagio Martignetti,ritrovandosi carica di figli di età tenera per non vederli perire dalla fame nella corrente stagione così calamitosa oer la notoria carestia e stà nella necessità col consenso di suo marito di vendere a Domenico D’Amore della stessa terra una porzione di terrio>>.

Gli effetti di questa carestia vanno oltre il 1764. Un atto notarile del 1766 è emblematico:

<<Margarita D’Amore legittima moglie di Gaetano di Giovanni, per potersi vivere con la loro famiglia nella critica passata annata per la notoria carestia fu da suo marito necessitato contrarre diversi debiti con particolari cittadini di detta terra e perché i medesimi vogliono essere soddisfatti, la minacciano continuamente>>.

Nel 1767<<la povera Carmina di Giovanni restò ad essa il peso di alimentare i suoi figli atteso che suo marito Vincenzo Coltella non aveva neppure casa d’abitazione, ma viveva col suo personale esercitando il mestiere di tetti,tiene in quest’anno positivo bisogno per alimentare detti suoi figli non avendo altra estensione di detti debiti ed altri quindici gli necessitano in compra di grano per semina,grandignia per votto,non avendo altra maniera di notricare detta famiglia che perciò ricorre in essa corte e fa istanza>>.

Dal<<Ponte>>del 25/08/1984 articolo di Fausto Baldassarre

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