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Indovinello.....Scenne rerenno e sagghie ciangenno.(Il secchio)

RICORDI DI UN NATALE DI SETTANT' ANNI FA.

di Cav. Giuseppe Martignetti

sacro cuore

Eravamo intorno agli anni 1950 e mancava qualche mese al Natale.

Il progresso che seguì la fine della seconda guerra mondiale si cominciava a notare un po' dappertutto.

A Montefalcione la luce elettrica aveva raggiunto anche la frazione S. Fele , rimanevano da elettrificare tutte le altre frazioni e le case sparse del territorio.

La lampadina elettrica appesa al centro delle stanze sostituiva i lumi a petrolio o le lanterne di terracotta alimentate ad olio, in uso da millenni; i lumi a gas acetilene venivano messi da parte o buttati via.

 

Il vecchio giradischi, per chi ce l'aveva, veniva sostituito dalla radio, spesso comprata di seconda mano ed accesa a tutto volume quasi a suscitare l'invidia dei vicini che ancora non la possedevano.

In questo piccolo paese si respirava ancora aria di discordia perché qualche anno prima c'erano state le elezioni politiche e la campagna elettorale, anche se incruenta , aveva accesa una tremenda lotta tra padroni e coloni , tra comunisti e clero, non ancora del tutto placata.    

La gente simpatizzava per due correnti politiche: la democrazia Cristiana e il partito Comunista italiano, però non mancava qualche nostalgico monarchico e qualche fascista incallito.

Le case di campagna prive di bagno, di acqua potabile e di luce elettrica erano invivibili ;

d'estate si sentiva il fetore del letame mentre d'inverno non si riusciva a dormire per il freddo; gli spifferi di vento entravano attraverso le fessure del soffitto costruito con travi e tavole di legno.

Le strade , per il fango e le pozzanghere specialmente di notte diventavano impraticabili, rendendo difficile agli abitanti delle campagne di raggiungere il centro abitato.

Qualche poeta locale non esitava ad immortalare in versi ed in vernacolo tutto il disagio che si viveva in paese.

Il territorio comunale era diviso in due parrocchie: S. Maria Assunta e Nostra Signora del Sacro Cuore .

La chiesa madre aveva come parroco don Vincenzo Tina, eccellente predicatore , molto scrupoloso, portato a richiamare anche dall'altare, se necessario i trasgressori con nome e cognome.

Il parroco della chiesa di Nostra Signora era invece un certo don Camillo Iorio, originario di Montemiletto più giovane di don Vincenzo Tina di una decina di anni , un tipo allegro, di carattere espansivo; con i parrocchiani aveva un approccio amichevole, si impegnava, secondo le sue possibilità, a fare dei favori alla gente e spesso si recava ad Avellino o a Napoli per sfruttare le sue amicizie presso gli uffici pubblici o presso la Curia.

Faceva lezioni private a diversi giovani del paese (io fui uno di quelli) per prepararli agli esami di licenza media , senza pretendere un compenso, ma i genitori dei quali di tanto in tanto donavano beni di prima necessità, permettendo così al parroco di poter dar da mangiare al padre, al fratello e alla cognata, i quali non avendo figli tenevano con loro tre nipoti, figli della sorella del prete, tutti abitanti in una casa tenuta in affitto e sita in via Cardinale dell'Olio.

Don Camillo, una domenica terminata la messa, pregò i parrocchiani di non uscire di chiesa perché aveva qualcosa da proporgli. Disse che in alcune chiese aveva avuto modo di vedere delle campane elettriche che suonavano mediante un impianto formato da un giradischi, un amplificatore , da due altoparlanti a forma di tromba posti sul campanile e da altoparlanti più piccoli posti in chiesa capaci di diffondere sia il suono delle campane che qualsiasi altra cosa incisa su disco o detta col microfono

Disse inoltre, che era sua intenzione, se i fedeli avessero contribuito economicamente, ad installare detto impianto anche nella chiesa di Nostra Signora.

La proposta fu accolta con interesse dai parrocchiani che parteciparono offrendo denaro secondo le loro possibilità.

Nel giro di qualche settimana si raccolse più del necessario e per l'otto dicembre, festa dell'Immacolata l'impianto era pronto.

Fu tanta la curiosità dei montefalcionesi quando udirono dal campanile della chiesa oltre al suono della campana locale anche lo scampanio di quelle di S.Pietro o di Notre Dame di Parigi .

Per il sedici di dicembre oltre al suono di queste, dal campanile provenivano per la prima volta le note musicali e le voci delle più belle canzoni di Natale   che si ascoltavano per tutto il territorio comunale e persino dai paesi vicini.

La popolazione compresi , gli abitanti delle campagne, quell'anno, partecipò tutta alle funzioni del Natale specialmente alla messa di mezzanotte. La chiesa non riuscì a contenere la folla, e molti ascoltarono la messa dalla piazzetta antistante , nonostante il freddo   della mezzanotte del 25 dicembre .

Don Camillo riservò ai suoi parrocchiani un'altra novità.

Lui spesso si recava a Napoli e quindi aveva modo di passare per S. Gregorio Armeno.

Fu qui che vide esposto un Bambinello di porcellana, deposto in una culla, che dormiva di lato con la testa poggiata sopra un braccio.

Un congegno a corda, simile agli orologi antichi, permetteva al bambino di aprire gli occhi, sollevare la testa dal braccio per poi richiudere gli occhi, riabbassare la testa e riaddormentarsi. Ripeteva questi movimenti in continuazione mentre un carillon cantava canzoni di Natale.

Lo acquistò e lo portò in paese. La notte di Natale quel Bambinello fu posto nel presepe e dopo la messa il parroco si mise in fondo alla chiesa per farlo baciare a tutti i presenti. Lo stesso fece dopo tutte le funzioni che si tennero per il periodo natalizio .

La gente baciava il Bambino e deponeva nella culla le monetine d'alluminio allora in circolazione.

Qualche persona spiritosa, in paese ce ne sono sempre state parecchie, diceva:

“Il bambinello di don Camillo, si sveglia appena sente il rumore dei soldi , vedendo che si tratta di spiccioli subito si riaddormenta”.

In qualsiasi epoca, ciò che viene fatto per la prima volta è sempre una novità.                                  

 

BUON NATALE E FELICE ANNO NUOVO

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