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Indovinello.....Ncopp’a na montagna ce stà Fulippo Stanga ca se reie ncoppa na sol’anca.(Il fungo)

La festa comincia

di Giuseppe Martignetti

festaSi avvicina anche quest'anno l'ultima domenica di agosto, per tutti , una domenica di piena estate.
Chi può permetterselo esce, va al mare; in montagna; in crociera. Chi non può  si sforza, come al solito, a trovare il modo di poter mettere sul tavolo qualcosa per pranzo e cena.
Non è così per il montefalcionese che ormai da 330 anni l'ultima domenica di agosto festeggia Sant'Antonio da Padova , il Santo dei miracoli, l'amico, il fratello maggiore il suo protettore, la nostra “Rocca di difesa nei dolorosi frangenti della vita “; ricambiando tutto con la più umile delle devozioni:” Noi ti ameremo sempre ed assai”.
Il montefalcionese sempre lo ama, ma nella  settimana che precede l'ultima domenica di agosto e il giorno della festa, la fede e la religiosità popolare diventano incontenibili , bisogna esternarli. Chi si trova lontano dal paese cerca ad ogni modo di ritornare, anche per pochi giorni ; chi abita qui si affanna nei preparativi.
Da sempre lo dimostrano il via vai di persone che affollano la chiesa a tutte le ore  per poter visitare la statua lignea del Santo venerata in paese fin dal 1643, per pregare ai suoi piedi, per accendere un cero, donare un fiore, offerte in danaro per la festa, un oggetto in oro da aggiungere al suo tesoro .
 Il tutto donato per grazia ricevuta , in segno di ringraziamento, di stima , di riconoscenza.
Forse tutto ciò è in contrasto con la visione teologica della santità, della fede, del credere.

Infatti , diversi anni nei sermoni dei giorni della festa, tenuti in onore del Santo  da illustri  teologi, si è voluto evidenziare che il modo di credere dei montefalcionesi è sbagliato perché l'essere supremo è Dio e solo a lui bisogna tributare ogni onore e gloria.
Qualche volta,  quelle prediche hanno urtato la suscettibilità di alcuni presenti che sono usciti di chiesa per rientrare alla fine della messa, inginocchiarsi davanti alla statua del Santo e pregare a loro modo, sperando di ottenere la misericordia di Dio per intercessione di Sant'Antonio.
Come vorrei capire quale di queste due strade, quella teologica e quella fatta di religiosità popolare sia la più gradita  all'Onnipotente.
Il modo di credere e di festeggiare del montefalcionese, a torto o a ragione, si è materializzato nel corso di 330 anni, nel festeggiare sia religiosamente che civilmente il suo Santo in modo tale da far sì che le due cose sono diventate complementari l'una dell'altra.
Il Montefalcione aspetta  con ansia e per un anno intero l'arrivo dell'ultima domenica di agosto per onorare e festeggiare il suo Protettore, con preghiere, messe solenni; fuochi d'artificio; bande musicali; luminarie ma sopratutto con la caratteristica e tradizionale processione del Simulacro del Santo  vestito con un manto d'oro e  portato a spalla dai fedeli per le strade del paese con migliaia di portatori di ceri accesi e a piedi scalzi, molti dei quali venuti dai paesi vicini.
Tutte le spese per i festeggiamenti  sono sostenute dai cittadini con offerte spontanee.
E' da  da sempre che  a raccogliere le offerte, ad organizzare e gestire la festa, quella civile, si è interessato una rappresentanza volontaria della popolazione con a capo il parroco, “ il così detto Comitato festa”,
responsabile verso l'opinione pubblica della riuscita dei festeggiamenti, della trasparenza dell'operato, e custode : “dell'Oro di Sant'Antonio”.
Non so se è una mia impressione, ma ho la vaga sensazione che si stia tentanto di far sparire il ruolo del predetto comitato dalla tradizione paesana, l'anno scorso cancellandolo dalla firma del manifesto del programma dei festeggiamenti, quest'anno  senza la presenza sul palco di qualche suo componente all'atto dello scoprimento del labaro.
Secondo il mio modesto parere è giusto cambiare le cose, però in meglio, con più democrazia e generale partecipazione popolare.  
Ciò che si dice :”vecchio” è frutto di millenni di esperienza e di infinita saggezza; il “moderno”, il  nuovo, è vuoto di valori essenziali, di umanità; ci porterà verso l'ignoto, il buco nero della società,  prima verso il materialismo, poi verso  il nulla.

G.Martignetti

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