News.Storia.Tradizioni

Indovinello.....Ce stà na cosa ca pare na pezzottola re caso:va ncopp’a l’acqua e non s’abbagna,va ncopp’ ‘o fuoco e non s’abbrucia va ncopp’ ‘e spine e non se ponge.(La luna)

 

FAUSTO BALDASSARRE

DE SANCTIS

IN VIAGGIO CON MIO FIGLIO

Dedica

Caro Francesco, il viaggio con il nostro antenato Francesco De Sanctis continua. Lo scorrere della vita non è fatto forse di partenze, di arrivi, di incontri! Nel viaggio si acquista sempre.

Sempre nuovi orizzonti. Questo libro, a te dedicato, è anche utile per una sceneggiatura cinematografica. Non è per il pedante, affetto dal tarlo della retorica, avvezzo più a dimostrare erudizione che autentica cultura con l'apparato delle note. Caro figlio, è un testo che entra nel quotidiano del nostro antenato. Noi viviamo in un tempo bisognoso di anima, d! senso, ma a chi possiamo rivolgerci se non a chi ha dischiuso nuovi orizzonti? In sintonia con il critico di Morra mi piace riportare ciò che osserva il regista cinematografico francese Robert Bresson (1907-1999) sull'eccesso delle immagini che hanno reso povero anche il linguaggio audio visuale. Note sul cinematografo: «Non è importante quel che mi fanno vedere ma quel che mi nascondono, e soprattutto quel che non sospettano che vi sia in loro». È questo anche lo scavo del De Sanctis. Che attenzione al volto! De Sanctis e Bresson, pur distanti nel tempo, sono tanto vicini. A tal proposito leggiamo quanto scrive il regista francese: «Due persone che si guardano negli occhi non vedono gli occhi ma lo sguardo. (Per questo ci si sbaglia sul colore degli occhi?)». Basti pensare come il De Sanctis descrive sguardo ed occhi. Infatti di un poeta di Avellino rivela: «Grandi occhi, senza sguardo». Quanta affinità tra il critico irpino e il regista francese! E ancora questo mago delle immagini rivela: Al mio film nasce una prima volta nella testa, muore sulla carta; e risuscitato dalle persone vive e dagli oggetti reali di cui mi servo, i quali vengono uccisi sulla pellicola ma, posti in un certo ordine e proiettati sullo schermo, si rianimano come fiori nell'acqua» Ecco un altro frammento: «Il tuo film, ci si sentano l'anima e il cuore, ma sia fatto come un lavoro delle mani... devono essere i sentimenti a introdurre gli eventi non l'inverso», occorre dunque «ritoccare il reale col reale». Non è questo il realismo anche desanctisiano! Essenziale è saper vedere ma purtroppo «cinema, radio, televisione, riviste sono una scuola di disattenzione: si guarda senza vedere, si ascolta senza sentire». Quante immagini e parole inutili. Regista e critico qui s'incontrano nel combattere la retorica. Le parole devono sgorgare direttamente dal cuore. A tal proposito Pavel Florenskij invita a liberare «l'anima affaticata, ricoperta di polvere con sterili prodotti delle fabbriche letterarie... Simili parole a volte hanno la pretesa d'essere meravigliose, mala loro meraviglia è solo apparente simile a fiori di cartapesta, sfioriti e imbrattati dalla mosche: esse sono sole mistificazione.

Ma esistono anche altre parole, parole dei senso autentico e sublime... parole che nascono dall'anima e che, nel momento in cui nascono portano con sé una parte dell'anima, parole rivelatrici, che manifestano ciò che in essa si nasconde. Come frutti dorati, esse crescono nell'anima e si nutrono della linfa vitale dell'anima, quando giunge il loro tempo. Le forze nascoste dell'anima si celano dietro queste parole, la pienezza dell'anima pulsa in loro fino a traboccare. A prima vista, spesso appaiono ruvide, ma si rivelano poi dei nuclei dai quali si sprigiona un'energia psichica; allo stesso modo la nuvola minacciosa custodisce la riserva di elettricità dalla quale si sprigionerà il fulmine incontrando un'altra anima, queste parole - forza scintillano come lampi, rimbombano in loro i tuoni e l'anima incontrata viene interamente compenetrata da sentimenti... queste parole non si scrivono con l'inchiostro, ma con il sangue, con gocce rade che stillano dal petto, e questo sangue (nel quale la vita) non si esaurisce ne'si secca mai... la vita, trasmessa da questo sangue misterioso, rigenera la vita: nell'oceano della vita interiore dell'umanità...». È questa la parola di Francesco De Sanctis.

In base a questa visione ho cercato di restituire De Sanctis a se stesso: un De Sanctis intimo, fatto di entusiasmi, di malinconie, di mestizia, di momenti di abbattimento, di disperazione e di Speranza, di risorgimenti e di gioie. È l'anima umana non è che

un continuo perire e rinascere. De Sanctis sapeva portare sulle sue spalle mai incurvate il peso della vita, la fatica di andare nel fondo delle cose.

Caro Francesco che grande valore il nostro antenato attribuiva a tutti coloro che amano fare memoria delle persone scomparse, che hanno speso la loro vita per il bene. Tuo padre è onorato di far parte come Consulente storico del Comitato scientifico dell'Archivio di Stato di Avellino che ha realizzato la mostra e il convegno sul nostro antenato tenutosi il 20 aprile 2017 con la relazione: L'uomo De Sanctis.

Un grazie va anche all'editore Arturo Bascetta che ha consentito questa nuova pubblicazione, offrendo così un ulteriore contributo culturale nel Bicentenario della nascita dell'illustre irpino, in modo da riscoprire questa straordinaria, singolare figura avvicinandola al mondo giovanile, liberandola dalle accademie.

Fausto Baldassarre filosofo storico

Pin It

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

NECROLOGIONASCITEMATRIMONI
DELIBEREDETERMINEORDINANZE

EVENTI E MANIFESTAZIONI

EVENTI E MANIFESTAZIONI

meteo montefalcione

METEO MONTEFALCIONE

 

Compro Vendo Affitto

compro

CHI SIAMO

1 stemma 10 p