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VAT 69

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VAT 69

Tratto da  “ IL PUNGOLO agosto 1976 n. 8”

Non so quanti dei nostri lettori leggeranno queste pagine che io puntualmente dedico alla musica, ma per quanti lo facessero voglio questa volta interessarmi di un campo musicale più ristretto.

Ed è per ciò che vorrei trattare di episodi musicali periodici (sporadici) che hanno interessato ed interessano tuttora il nostro beneamato paese.

Vorrei qui fare una precisazione a tutti coloro che saranno interessati dalla stesura dell'articolo e sulla sua documentazione. E' questo un arti colo (come tutti quelli che seguiranno) rivolto ai giovani, che ha per scopo il tentativo di comprendere un determinato momento evolutivo relativi ad un ben definito momento della storia montefalcionese.

Ed è perciò che mi sento in dovere di chiedere a tutti coloro che lo vorranno una loro partecipazione all'articolo con idee e opinioni del tutto personali.

Dunque, andando indietro nel tempo apprendiamo che il primo gruppo di musica leggera a sorgere qui a Montefalcione fu battezzato «VAT 69».

Per potere avere idee più precise sull'argomento ho parlato con uno dei più validi ed affermati componenti dell'ex gruppo montefalcionese.

II suo nome è Bruno Antonio per gli amici “sfleppe”.

L'amico Tony ha detto fra l'altro: Poteva essere il 65-66 quando cominciò a fare la sua prima comparsa il Cantagiro e quando ci fu il boom dei complessi, periodo precedente la rivoluzione giovanile del '68, che c'era nell'aria qualcosa che ti attraeva alla formazione di un complesso. Allora in paese non c'era nessuno che suonava e tanto meno la chitarra. Io fui il primo a comprarla ed a imparare i primi rudimenti guidato da Ennio D'Alelio (il figlio del capitano) tuttora residente a Livorno. Potevo avere a quell'epoca un diciassette anni. Dopo di me, Antonio D'Amore detto Banchetta, comprò un piccolo tamburo e insieme nei ritagli di tempo a nostra disposizione cominciammo a strimpellare nella mia vecchia abitazione vicina al Bar Italia.

E così passò un po' di tempo fino a quando Giannelli Nazareno che abitava lì vicino, sentendo che facevamo baccano, e incuriosito, ci domandò cosa facevamo. Gli dicemmo che avevamo intenzione di formare un complesso. Lui non conosceva proprio niente di musica ma fu entusiasta della cosa e quando gli chiedemmo cosa voleva suonare disse che il suo strumento preferito era il basso. Allora mandò a comprare il basso a Milano e sotto la mia guida imparò molte cose. Quindi ci rivolgemmo ad Alfredo Giannelli possessore di un pianoforte che sapeva suonare perché era stato a scuola dal Professore Paschino. E fu con questa formazione che incominciammo a provare alcune canzoni ma non per formare un complesso, giusto per spassarci un po'.

L'idea del complesso quindi non c'era ancora ma con quelle poche canzoni che conoscevamo debutammo in una festa nella palestra organizzata dal professore Paschino.

Correva l'anno 1967... Ci battezzammo per l'occasione « I Chiola ».

Più tardi fu Annalisa Titomanlio a invitarci per la sua festa del compleanno.

Anche se ci vergognavamo molto per le poche cose che sapevamo fare suonammo lo stesso, e fummo anche apprezzati perché anche se i pezzi belli erano pochi, per il paese una novità del genere era poco conosciuta, e stimolava perciò anche la curiosità. Allora decidemmo di cominciare a comprare qualcosa: amplificatori, pedali, distorsori ecc...

Il primo fu « Banchetta » che andando a Napoli, località Forcella comprò una vecchia batteria mezza rotta e formata da due tamburi una gran cassa sfondata e un piattino, ma questo a noi non importava perché c'era la passione, l'entusiasmo non mancava.

Ricordo che quando la portò a casa sua tutti noi che non avevamo mai visto una batteria restammo lì incantati a contemplarla.

Riprendemmo le prove però questa volta non andammo più in nessun luogo anche perché non potevamo reggere il confronto con qualsiasi altro complesso, non ci potevamo muovere con quelle poche cose che avevamo e perciò suonavamo sempre in paese in qualche festa così sporadica.

Poi Alfredo ad Avellino e non avendo più nessuno che suonava l'organo prendemmo con noi Joso o figlio e zi  Carmine ma non sapeva fare molto non ne capiva. Comprò anche un organo che pagò 70 mila lire anche se era troppo misero.

Passò ancorar un po' di tempo e in paese venne Sarno Alfonso ed anche egli si interessò alla cosa. Era un periodo quello in cui non seguivamo un certo filone musicale, facevamo solo canzoni così fuori mano. Alfonso comprò un organo abbastanza buono comunque difettavamo sempre nell'impianto voci che ci impediva di uscire a concertare. Comunque devo dire che con l'inserimento di Alfonso nell'organico, siccome era sempre aggiornato sui tempi e sui ritmi avanzati della musica, cominciammo a seguire una traccia tutta nostra che si basava essenzialmente sul rock, e che prendeva le sue influenze dai Credence Clearwater Reviwal (CCR).

Poi « Banchetta » dovette abbandonare il gruppo a seguito la sua chiamata alle armi.

Dovemmo perciò cercare un altro batterista. Ma la cosa presentava una certa difficoltà perché qui non c'era nessuno che sapesse farlo. Comunque trovammo Gaetano o frate ro Terrore che comprò la batteria. Ma non era cosa sua perché non portava tempo ed era un po' scapestrato musicalmente. Cambiammo pure questo. Venne poi Martignetti Luigi (Pescarese) ma non si adeguò neanche lui. Intanto continuammo noi tre per quello che potevamo fare, giusto per noi, per un diversivo. Poi Alfonso portò un batterista da Avellino di nome Gennaro. Andava molto forte. Era il periodo in cui incominciò ad uscire la P.F.M. Premiata Forneria Marconi, cinque o sei anni fa.

Poi noi avevamo già, con l'aiuto di un nostro amico costruito degli amplificatori con delle radio vecchie, perché per comprarli la grana non c'era. Cominciammo a suonare nei paesi dei dintorni e anche se andavamo avanti zoppicando cominciammo ad affiatarci e con i primi guadagni comprammo amplificatori ed altro occorrente per il complesso.

Fu questo il periodo in cui un giorno camminando nella Standa di Avellino reparto alcoolici, posammo gli occhi su un whisky dal nome Vat 69 e siccome correva proprio l'anno 69 fummo tutti d'accordo nel dare al nostro complesso il nome di « VAT 69 ». Intanto il batterista non voleva restare con noi perché voleva essere pagato bene e siccome noi non facevamo della musica per soldi lo licenziammo e al posto suo venne Rino di Avellino. Era questo un ragazzo che di musica. se ne intendeva molto e che con la sua presenza influenzò molto il nostro nuovo modo di fare musica.

Infatti, cominciammo a seguire un filone molto variegato tipo Deep purple, Pink Floyd, cominciando quindi ad impegnarci seriamente siccome ci conoscevano nella zona e non volevamo fare brutte figure. La strumentazione in quel periodo non c'era male e fu così che con la festa degli emigranti di quattro anni fa, svoltasi nella palestra, i montefalcionesi poterono apprezzarci in un concerto di ottimo livello c durante il quale lo spettacolo c gli applausi non mancarono.

Questa festa, inoltre ci permise anche di essere conosciuti di più anche nei dintorni e ci fruttò molte scritture che fra l'altro abbracciavano anche alcuni Mak P 100 in Avellino.

Poi avvenne che alcuni se ne andarono all'università, il bassista partì per militare, e con loro cominciò a sparire anche la voglia di suonare e ora solo ogni tanto quando ci ritroviamo tutti insieme, un concerto per conto nostro non ce lo toglie nessuno. Ci favoriscono in ciò anche i nostri amici RANS che ci prestano i loro strumenti. Debbo precisare inoltre che loro sono più fortunati di quanto non lo fossimo stati noi perché loro hanno trovato nella nostra esperienza passata un appoggio validissimo ciò che mancò totalmente a noi e che non ci permise di abbracciare un campo più vasto della nostra regione come veramente avremmo voluto.

Per quanto riguarda la nostra accettazione da parte dei paesani devo dire che loro nel nostro gruppo vedevano una cosa nuova, anche se vedendoci con i capelli lunghi, ci prendevano per pagliacci non riuscendo a capire ciò che noi veramente volevamo fare, praticamente fraintendendoci. Ma ciò non ci scoraggiava affatto anzi non ce ne importava neanche e lo abbiamo dimostrato facendo anche delle feste in piazza in occasione dei festeggiamenti in onore di S. Antonio e S. Feliciano che furono bene accettate. E' vero volevamo andare oltre però abbiamo sempre sentito, per questo motivo, la mancanza di una mano direttrice che ci desse la possibilità di sentirci realizzati anche in un ambiente più grande ed evoluto non rappresentato solo dal nostro paese, proprio perché, ripeto, la voglia di fare c'era.

Gianfranco Ciampa

Ultimo aggiornamento (Sabato 15 Gennaio 2011 10:10)