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Dal soprannome al cognome

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Dal· soprannome al cognome

 

a cura del Prof. Mario D'amore

Attraverso lo studio dei soprannomi montefalcionesi, Mario D'Amore è diventato col passar del tempo un esperto dei cognomi a livello nazionale. Lo stesso infatti ha scritto sull'argomento il libro· "Curiosando su Nomi Soprannomi e Cognomi di Frosinone", dove enuclea una tesi molto interessante sull'origine dei cognomi.

Ecco come l'Autore presenta l'argomento. (Le pagine che seguono sono tratte dal volume· citato).

L'uomo non frena comunque la sua ansia spasmodica di percorrere altre strade, alla ricerca di quella luce che possa dare una svolta e un significato profondo alla sua vita.

Si· rifugia così nel cognome, per trovare almeno in esso una certa patina di nobiltà, ossia quel qualcosa che gli possa far riscattare la vita grama che conduce, una vita senza scosse, talora insignificante e insipida, soprattutto priva di soddisfazione.

Così, tuffandosi nel cognome, egli torna ad accarezzare una nuova illusione, imperiosa e prorompente, ma questa volta forse più stabile e sicura che non quella aleatoria ed imprevedibile della Fortuna, perché poggia su qualcosa di personale e di più concreto.

Ed ecco allora l'indagine, la ricerca, il desiderio di sapere perché mi chiamo così, qual è l'origine del mio cognome. Attraverso il cognome voglio conoscere qualcosa di più sulla mia famiglia, sul destino cui· vado incontro.

E' l'uomo che si affanna intorno alla domanda essenziale della vita, la domanda che tutta l'umanità da sempre si è posta e alla quale nessuno è stato in grado fino ad oggi di dare una risposta esaustiva e definitiva: chi sono io? Perché la mia esistenza? Qual è il mio ruolo in questo infinito mare della vita?

E tutto ciò si cerca nel cognome, perché esso fa parte di me, è indissolubilmente legato a me. Il cognome mi può svelare qualcosa di più che io non so.

E qui viene il bello!

Ho chiesto a tantissime persone, giovani e vecchi, maschi e femmine, di ogni ceto sociale, se conoscevano l'origine del proprio cognome. Il risultato è stato strabiliante.

Quasi tutti hanno confessato di aver· fatto un'indagine seria, approfondita e accurata sull'etimologia del proprio cognome.··························· Con orgoglio, ognuno ha affermato di aver rinvenuto notizie o qualche documento originale, nel quale si spiega la nascita del proprio cognome, in una libreria di moda, in qualche archivio importante, nella biblioteca tal dei tali, su qualche bancarella di questo o quel mercato di una grande città. In quel documento, di cui la persona che lo possiede va fiera e che conserva gelosamente, si diagnostica in modo inequivocabile e certo che quel cognome discende da una famiglia di nobili, di conti, di marchesi, di principi· e reali, vissuti qualche secolo addietro. Meglio se si scopre che ne sono trascorsi più di tre o quattro di secoli, perché dalle risposte ricevute si ricava la netta sensazione che l'uomo è convinto che più antica è la discendenza, più valore ha il cognome.

Molto piacere prova anche colui che scopre che il proprio cognome discende da scienziati, artisti, poeti, eroi.

Qualcuno rivela che ha anche pagato per far fare queste indagini, scomodando addirittura i cosiddetti "Scienziati dell'Araldica", e c'è chi· asserisce con forza che le sue notizie sono attendibilissime perché provengono da fonte sicura, anche se non meglio specificata.

Insomma tutti hanno trovato un certo grado di nobiltà nel proprio cognome, anche perché male che andava, in questa ricerca c'era sempre la possibilità di agganciare il proprio cognome a qualche ceppo di una illustre famiglia straniera, spagnola o francese principalmente, ma anche russa, slava, tedesca, etc.

Tutto questo, scavando a fondo solo nel mondo laico, senza considerare l'immensa possibilità di rifugiarsi nei tortuosi sentieri del campo religioso o ecclesiastico in genere, dove si trovava sempre un vescovo, un monsignore, un arcivescovo, un cardinale che aveva portato quello stesso cognome.

La soddisfazione raggiungeva naturalmente l'acme se si scopriva di essere addirittura imparentato con un papa.

A tal proposito pensate come si dovrebbe sentir felice uno che si chiama Della Rovere o Farnese, Medici o Borgia e via dicendo, ma anche Wojtyla in Polonia e· Ratzinger in Germania. Questo solo per citare alcune delle grandi famiglie che hanno dato i natali a grandissimi papi.

E queste cose te le dicono con tanta serietà, che tu ci devi credere per forza. Qualcuno dapprincipio si schernisce un po', ma poi si fa coraggio e alla fine confessa, con animo davvero gioioso, di appartenere a questa o a quella famiglia di nobili.

Non posso dimenticare una delle ultime interviste fatta ad un professore in pensione, persona molto seria. Gli si apriva il cuore quando mi raccontava l'origine del suo cognome. E con gli occhi lacrimanti di gioia mi diceva che il suo cognome discendeva niente di meno che da un principe indiano il quale, per motivi politici, era stato cacciato dalla sua terra ed era approdato nella lontana Sicilia. Ed acclarava con sempre maggiore foga questo fatto, affermando con grande certezza che in Sicilia ci sono molte persone che portano quel cognome.

Ad onor del vero non si può neanche dar torto al prof. Rao, in quanto tutto lascia credere che la storia sia andata veramente così, poiché dalla semplice pronuncia si sente che il suo cognome ha effettivamente un vago sapore esotico e indiano.············ Insomma, quando si può, non manca mai l'aggancio con la Storia, la Storia vera, quella che conta.

In questo modo ciò che si dice ha certamente più valore e tutti ci possono credere.

E' inutile negare che si prova un'immensa felicità e un grande onore scoprire che il proprio cognome è appartenuto a questo personaggio importante· o a quel casato illustre, che è comunque un cognome nobile.

All'opposto, se si scopre che il proprio cognome è stato portato anche da un traditore, da un ladro, da un feroce assassino o da un brigante, si cerca di nasconderlo perché questo fatto non procura alcun prestigio, tanto meno piacere.

Vi confesso che fino ad ora non ho trovato una sola persona che mi abbia riferito che il suo cognome ha origini proletarie o che nel passato era appartenuto ad un nullafacente o ad un povero uomo che a stento sbarcava il lunario.

Al massimo qualcuno, che non è riuscito a trovare alcunché di nobile o di importante nel suo cognome, mi ha risposto· che non si è mai interessato del problema.

Si può vivere così nell'illusione di sentirsi grande e nobile, solo perché il proprio cognome è stato portato da una famiglia grande e nobile.

E' proprio vero, dunque, che l'uomo non può vivere senza grandi speranze, senza le grandi immaginazioni.

A questo punto però io devo deludere le aspettative e far tornare tutti alla realtà, alla dura realtà, che ci attesta invece che questo modo di comportarci non è assolutamente da praticare, se si vuole capire la vera origine del cognome, cosa che poi è il tema centrale di questo libro.

Dunque si può affermare assolutamente che neanche la strada della nobiltà e dell'araldica dice qualcosa di più sull'origine del cognome, perché il punto dal quale bisogna partire e da cui non si può prescindere è questo: scoprire che il proprio cognome è appartenuto a questa o a quella famiglia nobile non significa niente; è soltanto una notizia storica, una pura curiosità e null'altro. E non procura alcun titolo di nobiltà a chi porta quel cognome.····························· Soprattutto questo fatto non può influenzare minimamente il corso della· vita di una persona.···································· L'unico risultato che da questa indagine emerge è la conferma che quel cognome è stato di questo o di quel personaggio, di questa o di quella famiglia, e nient'altro. Come chiaro deve essere a tutti che non vi è alcun rapporto tra chi porta oggi quel cognome e i personaggi o le famiglie nobili del passato che si denominavano allo stesso modo.······ Lo studio effettuato ha fatto capire soltanto da quando esiste quel cognome e basta.

Soprattutto ci si deve convincere che avere scomodato l'araldica è stato un fatto costoso e inutile, ma che essa non ha nulla a che fare con i cognomi.

In conclusione dunque si può dire che il cognome non nobilita nulla, tantomeno la vita.

Ci vuole ben altro per una vita nobile!

d)·· La vita nobile

Si è detto precedentemente che scoprire se il proprio cognome sia appartenuto ad una famiglia nobile, può essere per chi lo possiede motivo di intimo compiacimento, in quanto ciò viene a riscattare almeno in parte una vita che spesso si dimostra avara di soddisfazioni.

E' il concetto classico di nobiltà al quale l'uomo si aggrappa volentieri in mancanza d'altro; è la cosiddetta nobiltà di lignaggio, secondo la quale chi possedeva un titolo nobiliare per diritto di nascita o investitura, o anche per averlo solo acquistato col denaro, cosa che in verità avveniva spesso, faceva parte di una classe superiore, riverita, rispettata.

Il nobile aveva privilegi e distinzioni elevate, negate alle masse popolari, e il suo tenore di vita era superiore agli altri.

Questo concetto di nobiltà è oggi superato, non va più di moda.

Non solo non c'entra niente col cognome, ma non ha nulla a che fare neanche con la nobiltà di vita vera e propria, così come la si deve intendere al tempo attuale· e come mi sforzerò di illustrare ai miei lettori.

La vita nobile di oggi, dunque, non è la vita inutile e passiva, come era quella· tradizionale, legata ad un diritto di nascita o al possesso di un titolo acquisito, ma è la vita attiva e dinamica che tu hai saputo conquistarti poco a poco, giorno dopo giorno, un pezzo alla volta, a prezzo di sacrifici, stenti, sudore.

E' la vita che ti sei costruito con il tuo impegno, con la tua capacità, sul tuo posto di lavoro, attraverso il compito che sei stato chiamato a svolgere.

E' la vita che vale la pena vivere, perché tu occupando quel ruolo nella società, ti senti soddisfatto, perché ti senti realizzato.························ E questo avviene solo quando si fa bene ciò che si è chiamati a fare, per cui l'ingegnere deve fare bene l'ingegnere, il medico deve fare bene il medico, così dicasi per il professionista in genere, per l'operaio, il padre di famiglia, l'impiegato, l'artigiano.

Non tutto bisogna saper fare, ma una sola cosa, quella che sei chiamato a fare, quella verso la quale ti senti più portato; ma quella la devi fare bene e con intelligenza, con abnegazione e serietà, soprattutto con competenza e professionalità.

La vita nobile è anche la vita che esige da te il coraggio delle scelte importanti; quel coraggio che ci vuole quando, in certi momenti drammatici ci troviamo di fronte ad un bivio che ci obbliga a scegliere. In quel momento, chiamando a raccolta tutte le nostre forze noi scegliamo di incamminarci non per la strada che ci appare la più comoda e agevole, ma per quella più difficile e irta di difficoltà.

E' la scelta essenziale della vita: ci impone dei sacrifici oggi, per avere delle soddisfazioni domani.

Ed è nobile quella vita che noi facciamo tutti i giorni, quando ci accorgiamo che essa è dura e sfuggevole e dobbiamo rincorrerla a fatica; quando diventiamo consapevoli che nessuno ci regala niente, ma dobbiamo sforzarci per conquistare anche le cose più piccole.

Siamo nobili quando dentro di noi sentiamo non la voce della convenienza, del campar giorno per giorno, ma quando siamo capaci di fare delle rinunce, quando in un estremo atto di sublimazione quella "voce" dentro di noi ci chiama e ci ammonisce a fare certe cose non tanto per noi, per il nostro tornaconto personale, ma solo perché è giusto farle, è doveroso farle.

La vita nobile è quella di quando tu cammini per la strada e gli altri ti guardano e ti ammirano per quello che hai fatto e tu sei additato come esempio di condotta, di stile, di vita. O quando davanti al bar, conversando con gli amici, ti senti qualcuno che silenziosamente viene vicino a te, ti dà una pacca sulla spalla e ti sussurra sommessamente "bravo"!

Ed è nobile quella soddisfazione interiore che provi quando, nel momento in cui tu devi fare il bilancio della tua vita, ti accorgi che esso è positivo non solo perché hai raggiunto una onorevole posizione nella società, ma anche perché hai cresciuto una famiglia, hai messo al mondo dei figli a cui hai dato tutto, hai fatto ogni sforzo possibile per mantenerti a galla e superare gli ostacoli della vita, che in certi momenti sembravano inghiottirti, ma alla fine, come un naufrago dalla tempesta, grazie ai tuoi enormi sacrifici li hai superati e ti senti ripagato.

La vita nobile, insomma, è la vita che si può raccontare con orgoglio.

Inoltre, la vita nobile non è quella che si misura sulla quantità di ricchezza posseduta, come era la vita nobile tradizionale.

Certo, i soldi servono, il denaro è lo strumento indispensabile senza il quale non ci può essere alcuna vita dignitosa, ma devi considerare che esso non è tutto, soprattutto non è il punto d'arrivo, ma solo un mezzo, uno strumento per realizzare il tuo successo, le tue idee, il tuo valore.

Al contrario, quando ti capita una fortuna, tu non la rifiuti, la accetti, ma· devi convincerti che i colpi di fortuna che ti fanno cambiare immediatamente la vita, sono cose passeggere e dovute al caso. Ad ogni modo queste improvvise fortune non ti procurano nessuna soddisfazione interiore, perché tu senti di non aver fatto nulla per meritarle.

Quando invece guardi dentro te stesso e ti accorgi che puoi condurre una vita di una certa agiatezza grazie a quel poco di denaro che hai guadagnato onestamente con il tuo lavoro e con il tuo impegno quotidiano, tu devi essere contento perché pensi che quello è il frutto della tua vita, che hai saputo meritare attraverso gli sforzi che hai fatto, sopportando tante umiliazioni che certe volte provi vergogna pure a ricordare.········· A conclusione di questo excursus· sulla nobiltà della vita attuale, si può dire che una vita così è anche più bella di quella sedentaria e amorfa di una volta, legata a privilegi di nascita o a titoli ereditari, perché è una vita che ti seduce, soprattutto perché dipende da te. E' una vita in cui tu non sei uno spettatore passivo, ma un soggetto attivo e dinamico, oltre che intraprendente.

Insomma con la vita nobile così concepita, tu sei chiamato ad agire in prima persona, perché sei diventato attore e regista di te stesso e della tua esistenza.

Che bella, una vita così!

La vera origine del· cognome

A questo punto non rimane che illustrare la vera origine dei cognomi, secondo la· teoria a me tanto cara, nata da una semplice intuizione· di una decina di anni fa e sulla quale era lecito nutrire all'inizio anche qualche dubbio, ma che è stata suffragata nel tempo da studi e ricerche sempre più approfondite, che ne hanno confermato appieno l'idea originaria.··························· Anzi, ad onor del vero, bisogna dire che la passione per questo tipo di argomento, è iniziata come uno scherzo vero e proprio.

L'Autore infatti, incamminandosi verso la soglia della non desiderata vecchiaia nella difficile arte dello scrivere, si era proposto di trattare delle tante curiosità del suo paese d'origine. S'imbatté così nei soprannomi, perché a Montefalcione, piccolo paese in Provincia di Avellino, è impossibile individuare una persona senza ricorrere al· nomignolo o all'appellativo, col quale è notoriamente conosciuta.··················· Da qui nacque l'idea di scherzare· sui soprannomi e cognomi montefalcionesi.

La cosa ebbe grande successo, divenendo oggetto di risate, di ironia, di chiacchiere consumate davanti al bar, nelle fresche serate estive che il sempre caro paese natìo offre ai suoi figli e dove chi scrive spesso si rifugia, per smaltire lo stress della vita quotidiana, ancora alquanto intensa e movimentata.························ Da questo scherzo è nato poi uno studio vero e proprio sui cognomi e sui soprannomi in generale; studio che, divenuto sempre più certo e sicuro, ha spinto l'Autore a speculare· anche su quelli di Frosinone.

Ebbene, nelle pagine precedenti si è cercato di mettere in guardia le persone che vogliono conoscere qualcosa di più sul proprio cognome, a non incamminarsi per sentieri tortuosi, soprattutto a non inseguire sogni, fantasie o illusioni che non approdano a nulla di concreto, perché la situazione è molto più semplice di quanto si crede.

Alla luce delle ricerche effettuate si può affermare assolutamente che il cognome non ha nulla a che vedere né col Pappagallo, né con la Fortuna, tanto meno con la nobiltà o cose del genere.

La sua origine, piaccia o no,· è questa:························ i cognomi sono tutti ex soprannomi.

E' il soprannome, dunque, che aggiunto al nome di battesimo, diventa l'elemento necessario ed indispensabile per poter identificare in modo chiaro ed inequivocabile una persona.

Ed ecco come e perché nasce il soprannome.

All'inizio esiste l'individuo col suo nome di battesimo; finché è solo uno a chiamarsi Mario o Maria, basta solo il nome e non c'è bisogno di altro. Ma se vi sono altri Mario o Maria che vivono nel loro stesso villaggio o paese, per distinguerli l'uno dall'altro· si deve ricorrere per forza ad un appellativo o ad un· soprannome vero e proprio.

Lo stesso dicasi per Giovanni, Antonio, Francesco, Anna e via di seguito.

E' appunto il soprannome che differenzia una persona da un'altra.

Il soprannome diventa poi cognome, come diremo più avanti.

Questa· del soprannome-cognome è un'usanza che interessa tutte le lingue, antiche e moderne.

A supporto di questa mia tesi propongo ora· una pagina tradotta da un brano in lingua inglese in cui è spiegata in modo semplice l'origine del soprannome e la trasformazione di esso in· cognome: "Vi siete mai chiesti perché abbiamo i cognomi? In realtà, nei tempi antichi la gente aveva soltanto un nome, come Maria o Giovanni, e nessun cognome.· Ciò era possibile in piccoli villaggi e con piccoli gruppi di persone, perché non era molto probabile che ci fosse più di una Maria o di un Giovanni in quel gruppo di persone.

Ma come il numero degli abitanti del villaggio cresceva, c'erano forse cinque o sei Giovanni o Maria nel villaggio, e così diventava necessario distinguerli. C'erano diversi modi per farlo; uno dei più comuni era di aggiungere il nome della professione della persona. I diversi Giovanni venivano così chiamati John the Cook, John the Miller, John the Shepherd (in italiano rispettivamente Giovanni il Cuoco, Giovanni il Mugnaio, Giovanni il Pastore), e così via; e quando questi nomi venivano passati ai figli, diventavano dei veri· cognomi, che appartenevano non più ad un solo individuo ma alla famiglia.

Un altro modo per distinguere le persone era di aggiungere al loro nome il luogo in cui essi abitavano; ecco perché ci sono cognomi come Field, Wood, Cliff, Ford, Brook, Lake, Marsh e River (in italiano rispettivamente Campo, Bosco, Scogliera, Guado, Ruscello, Lago, Palude e Fiume).

Altri cognomi erano dovuti a caratteristiche fisiche della persona e così abbiamo Longfellow, Short, Small, Brown (in italiano Lunghi, Corti, Piccoli,· Marroni)." ·

( Il brano dal titolo " THE ORIGIN OF SURNAMES", è tratto dal testo "AS WE LIKE IT"· di· L. Burnand- M. Crisari, ed, A. Signorelli, Roma, 1974).

La trasformazione del soprannome a cognome avviene quando un individuo si deve registrare in qualche modo ed è costretto a dire come si chiama, per poter essere identificato tra una moltitudine di persone.

E' ciò che avvenne nel nostro Paese dopo il 1861, negli anni immediatamente successivi alla formazione dell'Unità d'Italia.

E' bene dire subito che prima di questa data non esistevano uffici anagrafici, ma soprattutto le registrazioni non riguardavano mai la totalità delle persone.

Dopo il 1861, dunque, tutti i cittadini furono chiamati a iscriversi nei costituendi registri anagrafici comunali, perché lo Stato aveva bisogno di conoscere il numero effettivo dei suoi abitanti; fu indetto per questo il primo censimento generale.

Questo momento segna il trionfo del soprannome, che diventa così cognome.

Ma tale trasformazione si rende necessaria anche quando il soprannome non indica più solo la persona alla quale è stato attribuito, bensì si deve trasmettere per via ereditaria agli altri componenti di una famiglia, fratelli, figli, ecc.

In questo caso, si capisce bene che si deve ricercare un elemento comune· che possa legare tutti i membri di uno stesso nucleo familiare.·················· E questa funzione di comunanza parentale viene svolta dal cognome.

Il cognome, in effetti, è un nome aggiunto,· derivato dal latino cognomen, che letteralmente significa nome di "famiglia" o "casato", e serve a specificare meglio a quale famiglia appartiene una persona.

Pertanto ha la stessa funzione del soprannome, dal quale in qualche caso si differenzia solo perché è la versione un po' più corretta linguisticamente di esso; ma nella stragrande maggioranza dei casi, il soprannome diventa, così com' è, vero e proprio cognome.

Per capire, perciò, l'origine del cognome, devo conoscere· l'origine del soprannome corrispondente.

Cominciamo col dire intanto che in molti casi esiste sia la versione italiana del vocabolo sia quella che prende spunto dai tanti dialetti di cui è costellata la nostra Italia, con la particolare caratteristica che in questa situazione i cognomi più diffusi numericamente sono proprio quelli che derivano dalla forma dialettale del soprannome.··· Il caso tipico è Martello. Tra i residenti di Frosinone, accanto alla forma italiana di Martello e Martelli, si ha la versione napoletana di Martiello al singolare, ma anche più versioni al plurale tipicamente ciociare quali Martellucci,· Martelluzzi e MARTELLINI, oltre ad altre forme come Martella, Martellacci, Martellaro, Martelletti, Martellone, Martellotta; senza considerare poi tutti· i derivati del maglio che è comunque un grosso martello: Magliocca, Magliocco, e i più numerosi Magliocchetti.

Tenendo poi in debita considerazione che anche· Mazzola, Mazzotta, Mazzone, con Mazzoleni e Mazzeo, sono tutto sommato dei martelli, fate un po' voi e vedete quanti cognomi si riallacciano variamente al nome martello, strumento essenziale per diversi mestieri.

A questo punto, per districarvi da questo ginepraio e raggiungere comunque un risultato certo e sicuro, vi conviene assecondare il mio consiglio, che è gratuito e spassionato, che è quello di non inseguire, attraverso il cognome, il "sogno" evanescente della ricerca della nobiltà o del blasone del proprio casato, ma di rispettare la seguente regola:

chi vuole individuare· l'esatta etimologia del cognome deve conoscere la tradizione, gli usi, i costumi, il dialetto e la storia della società in cui una persona è inserita e nella quale si presume che il soprannome diventato poi cognome, abbia avuto la sua· "primogenitura". Per effetto di tale considerazione si comprende come spesso dal cognome si può risalire al luogo d'origine della persona e viceversa.

In questa indagine si può verificare che per alcuni cognomi si possono trovare più fonti di origine, anche due o tre, nel senso che un cognome può derivare da più elementi caratteristici che concorrono alla sua formazione.

Ultimo aggiornamento (Domenica 23 Gennaio 2011 08:54)