Indovinello "Popolare"

Ncoppa no barcone ce sta no uaglione: se sponta ‘o caozone e caccia ‘o battaglione.
(La pannocchia di granoturco)


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Un paese dal cuore antico

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Montefalcione, un paese dal cuore antico

 

In Italia si assiste sempre più spesso a spettacoli di arte pirotecnica, in occasioni più disparate, dalle feste patronali a quelle private. Tuttavia solo poche comunità possono tuttavia vantare una tradizione pirotecnica secolare.

A pieno titolo può pregiarsi la "Gara Pirotecnica Città di Montefalcione", cui spetta di diritto l'appellativo di "grandiosa".

Notifiche certe ne attribuiscono la nascita attorno alla fine del XIX secolo, specificamente nel pieno sviluppo della scuola pirotecnica napoletana.

Scriverne la storia è compito arduo per vari motivi. Innanzitutto è abbastanza vasto il periodo su cui reperire notizie che abbracciano tre secoli, da fine '800 a oggi.

Era il periodo in cui l'esperto fuochista campano poteva contemperare le esperienze delle due principali scuole imperanti, quella bolognese e quella romana, e dar così pieno sfogo al suo estro creativo.

Non a caso è proprio in questo periodo che nascono le bombe lunghe a più spacchi, attinenti le note teorie chimiche di Bertoller, e inizia a comparire anche l'uso di polveri colorate.

Cronache risalenti alla prima metà dell'800 testimoniano in territorio irpino la presenza di famiglie dedite alla produzione clandestina della polvere pirica. In esse viene descritto il procedimento relativo alla raffinazione del salnitro a secco, oltre a come conoscere il salnitro perfetto, a come produrre la polvere da schioppo e confezionare alcuni fuochi artificiali (nella fattispecie: stelle, scintille,· pioggia d'oro,· brillante, saette; con l'utilizzo dei colori rosso,· giallo,· azzurro,· verde,· violetto).

L'usanza di preparare in forma artigianale e abusiva la polvere da sparo nelle campagne o tra i boschi è inoltre attestata dal rinvenimento di pile, ossia mortaio a vaso di pietra viva che contenevano la polvere.·

È evidente come in un'economia povera· la gente cercava di auto-prodursi tutto l'occorrente senza comprare quasi nulla . La miscelazione delle tre componenti base richiedeva molta attenzione e spesso questo momento era connotato da segretezza, quasi come se si trattasse di un rituale magico. In realtà l'intento primario era quello di evitare che altri potessero apprendere la tecnica di miscelazione e finire così per "rubare il mestiere".

La polvere doveva essere fatta "a fresco", ossia per uso immediato, in quanto la sua conservazione era notevolmente difficoltosa, anche in ambiente poco umidi.

Consultando il catasto onciario del Regno d'Italia, si scopre che molte famiglie montefalcionesi erano dedite alla fabbricazione di batterie e tronetti fragorosi e roboanti.

A seguito di una parentesi buia legata al brigantaggio e ai moti rivoluzionari di cui anche Montefalcione fu teatro, in cui le turbolenze sociali avverse alla spedizione garibaldina sfociarono nella sanguinosa repressione dell'esercito sabaudo verso gli insorti locali, alcuni divieti prefettizi impedirono l'uso di polvere esplodente da parte della popolazione, pena la detenzione nelle carceri del Regno. Gli sparatori venivano visti come conniventi dei briganti o delle truppe fedeli ai Borboni.

Solo successivamente, unificata l'Italia, si cominciò ad essere più tolleranti e permissivi nell'uso degli esplodenti, in particolar modo per quelli a carattere devozionale. Ciò fu possibile grazie alle intercessioni· della nobiltà e del clero locale, che per anni si impegnarono ad allietare le attività devozionali con momenti di meraviglia e svago pirotecnico .

Ecco a seguire un tipico contratto che era usuale stipulare tra il comitato organizzatore della festa di Sant'Antonio e lo sparatore. Siamo nell'anno 1890. Al programma dello spettacolo pirotecnico si imputava la somma di 150 Lire con le seguenti indicazioni:

"Gran colpi a cannone, bomba geometrica con salita di bolidi infernali a colpi di cannone, grandiosa bomba a raggi dorati, grandioso giuoco di anelli colorati risolvendosi in grandi travi di fuoco brillante, bomba a pioggia d'oro filante con forte colpo a cannone, grossa bomba oro trasformandosi con grosso colpo a cannone a gradazioni, sorpresa di una grande ruota verticale con rotellini giranti sormontati da margheritine ascendenti, scappata di grossi razzi a cavalletto, grande giuoco di cinque ruote a cangiamento di colore con raggiera finale, una margherita lasciante stelle e gemme, accensione istantanea di una ruota elettrica a potentissima proiezione bianco magnesio, bomba a paracadute,· bomba a bouquet a forte detonazioni,· bomba a comete e a stelle filanti, bomba a spirito di folletto mobile ed invisibile, bomba a lampi e tuoni con potentissimi colpi di cannone, bomba a fantasia, bomba elettrica,· grandioso giuoco girante silenzioso e fantastico per molteplici colorazioni con finale di fuoco cinese, bomba grossa a razzi matti lampi e fiori, bomba a cinque colpi colorati e getto di pioggia dorata, bomba trasformandosi in bolidi colorati, bomba a serpentoni giranti con balliori colorati, bomba irradiante elettrica con potentissimo colpo a cannone, grossissima bomba a bianco magnesio, grandioso finale: Grandiosa scarica finale di rocchetti scoppianti, albero infernale a colpi di cannone, 30 spaccate di bombe a bouquet,· a stella, a mosaico e colpi di cannone,· ruota infernale a scoppio continuo di colpi di cannone e cascata di fuoco vivo, giallo, getto di stelle argentee e palle colorate, grossissima bomba a forte detonazione in saluto al paese".

"Frattanto la ben fornita piramide dal macchina del fuoco artifiziale si drizza, alta più che quaranta palmi,· con base di palmi dodici quadrati. Al tocco dell'ora prima della notte, premesse alcune bombe scoppianti in aria e di la spiccanti razzi, cessa l'armonia della Banda, e il fuoco alla macchina si attacca. Dura lo spettacolo circa un'ora;· e non si tosto termina,· che odesi· la lunga salva di mortai, cui tien dietro lo sparo e lo scampanio delle torri".

Ci troviamo in un momento in cui solo pochi centri meridionali, fra cui il paese irpino, iniziano la loro tradizione pirotecnica vera e propria. Il paese viveva dunque un momento di floridità economica. La classe nobile locale aveva dunque modo di vivere la vita aristocratica ed aulica napoletana e poteva perciò permettersi l'invito a sparatori di quell'area.

Furono proprio questi signori locali che contrattarono le prime ditte pirotecniche.

Per il "maestro" fuochista esibirsi in questi tipi di piazze era motivo di orgoglio, nonché trampolino di lancio che avrebbe sicuramente comportato la partecipazione ad altre manifestazioni, a maggior ragione se premiati con diplomi o medaglie d'oro e d'argento.

Nel secolo scorso il comitato festa locale accoglieva alcuni visionatori, che erano rappresentanti degli altri comitati generalmente di area meridionale: campana, pugliese, lucana,· calabrese o siciliana.

Questi inviati dopo la sparata ingaggiavano gli sparatori· più promettenti. La maggior parte delle volte bastava una stretta di mano, difficilmente si firmava un contratto dato l'alto tasso di analfabetizzazione.

Cronologicamente gli spari dei moschetti, degli archibugi, le esplosioni in cilindri di ferro un po' come i "mascoli" di tradizione ligure costituiscono i primi esempi di pirotecnia devozionale.

Questo tipo di sparo si effettuava al passaggio della processione del santo patrono. Tutto ciò avveniva nei pochi rioni che costituivano il nucleo urbano di Montefalcione, in una gara avvincente in cui ognuno di questi cercava di cimentarsi al meglio ed eccellere.

Intorno al 1920 apposite cantine erano allestite proprio per l'occasione in via Fontanelle, dove alla luce delle fiammelle ad olio personaggi come Cipolla, Cicala, Farinaro, Iannace, Marano, Perfetto, Vallefuoco, Vigliotti; tutti nomi avvolti nella leggenda per la maestria nello sperimentare e creare ordigni pirotecnici, si ritrovavano a seguito della competizione, ancora madidi di sudore e anneriti dalle varie esplosioni delle polveri, per una cena a base di salumi, formaggi e vino locale.

E' attribuibile a questo periodo la nascita di ordigni come la 33 di scala, la bomba regina, la croce di malta e il doppio intreccio con 4/7 controbombe.

L'iconografia tradizionale dei fuochi pirotecnici figurati, comprendeva di solito la presenza di un'immagine femminile o di un animale ('u puorco, 'u ciuccio,· o suricillo, a colomba). Venivano· anche utilizzati fantocci antropomorfi e zoomorfi, riempiti o rivestiti di petardi e altri articoli pirotecnici.

Alcuni studiosi sostengono che l'introduzione di queste tradizioni con strutture zoomorfe nel sud Italia sia dovuta alla dominazione spagnola tra il XVI e il XVIII sec.·

Negli anni 50/60 Montefalcione si espanse, nacquero nuovi quartieri e si assistette anche ad un notevole incremento demografico e ad un discreto sviluppo economico.

Nella moltitudine e varietà generale, ogni quartiere in questo periodo proponeva la sua batteria.

Si iniziava con il palazzo, per seguire con il castello, la riella, lo zuppino, il macello, le palazzine, le case popolari, il cimitero o comone, la piazza, e in ultimo assistere all'incendio del campanile o ai giochi pirici sul sagrato della chiesa.

In ogni quartiere c'era inoltre un responsabile che si interessava della raccolta del denaro, della contrattazione della batteria, della sua sistemazione ed anche della sua accensione.

A questo tipo di sparata varia tra quartieri ne seguiva una in piazza dove i fuochisti della gara notturna dovevano dare prova della loro bravura nei "tracchi", ossia i fuochi che si avvalevano di una complessa scenotecnica barocca. Venivano infatti costruite diverse architetture luminose, che esplodevano in modo sincronico,· evidenziando tempistiche di collegamento perfette. Si partiva dai registri scuri e si andava avanti con girandole, fischianti, fontane, sbuffi, palme, girandole volanti, scritte, immagini luminose, registri colorati.

In ultimo il botto di chiusura rappresentato da una calcassa o da un mortaio, che lanciava un colpo scuro sempre dal palo del tracco.

Questo spettacolo suggestivo richiamava in piazza migliaia di persone che in base alla intensità dell'applauso finale decretavano il vincitore della gara. Spesso era abitudine accompagnare queste sparate con sottofondi musicali, eseguiti da parte di banda del paese, che si adattavano al ritmo e ai rumori in perfetta sincronia. Era questa una forma primordiale di spettacolo "piromusicale ", che oggi sta gradualmente sostituendosi alle sparate con bombe tradizionali.

Intorno a questo tipo di fuochi orbitava un grosso indotto pirotecnico di area irpina che, proveniente da aziende a carattere familiare per lo più illegali, prosperava grazie a queste tradizioni.

Nel tempo, dall'archibugio si è passati alla esplosione di polvere in involucri di cartone o cilindri di ferro un po' come i "mascoli" di tradizione ligure ma in forma più contenuta e meno fragorosa. Questi timidi approcci rumorosi, più che pirotecnici, costituiscono il preludio alla nascita delle gare delle prime "batterie d'onore". Ogni rione ne tributava una, competendo così per ricchezza, bellezza e durata . Essa molto spesso consisteva in una variegata successione di elementi pirotecnici come tronetti, risposte, doppie risposte cielo-terra, calcasse, stetta finale scura o colorata, candele romane,· bomba ammuinata, colpo scuro. Si assimilava così un coacervo di varie tipologie come la bolognese, la romana, la napoletana, la sanseverese. Molto dipendeva anche dall'abilità creativa del maestro sparatore· e nella sua fantasia nel "tracchiare", ossia collegare, spolettare,· le varie componenti.

Ancor oggi infatti rivive l'abitudine per ogni rione del paese di accendere la propria batteria.