Indovinello "Popolare"

È tunno e non è munno, è verde e non è ereva, è russo e non è fuoco, tene acqua e non è mare.
(Il cocomero)


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Devozione e santità

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Devozione e santità

 

" (...) Il continuato sparo dei mortaletti, il suono a festa dei sacri bronzi, le grida di allegrezza· accompagnavano il santo in tutto il cammino per la strada nuova (... ) è indicibile quel che avvenne in allora per lo sparo sempre continuato dei moschetti e batterie, e come l' aria ne rimbombava quando si ripeteva quello dei mortaletti schierati in grande quantità in quella pianura. Lo dicono i campagnoli ed i popoli dei convicini paesi, ove il fremito delle bocche da fuoco si fece ancora sentire, la gioia popolare era al suo colmo (... ) ".

Ancora oggi i "fuochi" o "giochi pirotecnici" rappresentano in particolare per alcune comunità del centro sud il momento conclusivo delle feste patronali. Testimonianze tramandate raccontano che anche in passato era costume esplodere colpi di archibugio al passaggio della processione del santo patrono. Questo· costituiva per le comunità locali un momento speciale di preghiera e di gioia, nonché un'occasione per rinnovarsi spiritualmente e per rinsaldare i legami con le origini.· Se ci si sofferma a riflettere la stessa accensione del fuoco ne è liturgia. Essa riconduce a una forma di devozione che passa per l'umano tentativo di onorare il santo patrono, attraverso la manipolazione sapiente della polvere.

Il fine ultimo quello di squarciare le tenebre e illudersi così di vincere il male.

Ogni "sparata" mantiene così la sua storia, legata in massima parte alla profonda religiosità che affonda le sue radici nella notte dei tempi.

Col tempo i fuochisti sono diventati gli esperti artigiani depositari di una tradizione millenaria, interpreti emblematici di una cultura nella quale si colgono gli echi della sapienza antica secolare.

Anche le cronache tramandateci ci forniscono informazioni in merito:

" illuminazioni per tutto il paese e i fuochi artificiosi. "tutto il paese ripieno di forestieri venuti per ammirare la sontuosa festa e ascoltare la bella musica. Alle funzioni della chiesa si unirono quelle esteriori, le illuminazioni per tutto il paese, e quelle principalmente nella pubblica piazza, che la notte sembrava come mi ricordo, il chiaror del mezzogiorno. Le serenate di musica, li fuochi artificiosi, ed il rimbombo dei tamburi erano cose che a tutti sembrava essere il paese in quei giorni del triduo l'alma città di Roma ove si solennizza il Santo Giubileo. Nella festa oltre la banda musicale si faceva la pubblica illuminazione con lampade ad olio e veniva pagato il fochista per batteria e fuoco artificiale