Posizione Geografica

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( tratto dalla monografia storica di montefalcione del Prof. G. Pagliuca - Viareggio 10 ott 1926)

 



Sulla strada ferrata Avellino - Rocchetta S. Antonio, all'undicesimo chilometro è la stazione di Montefalcione.

Discesi dal treno, levando lo sguardo alle colline che coronano la stazione, si vede a nord - ovest un vasto fabbricato bianco, tutto chiuso, e li accanto una chiesetta isolata.

Quel gran fabbricato che domina la vallata sottostante, con la torre quadrata sormontata dalle campanelle di un orologio, dal'impressione di un palazzaccio del medio evo, rifatto per ospitarvi il tardo erede di qualche famiglia feudale. Invece è l'antica chiesa dedicata a S.M. Assunta in cielo, restaurata ed arricchita di marmi ed ori per cura dei sacerdoti Antonio arciprete Pagliuca e Gaetano Ciarfera junior. L'ingente spesa fu sostenuta dal popolo tutto, con largo contributo dei montefalcionesi emigrati in America. Dalla stazione ferroviaria la strada rotabile, pianeggiante fino al bivio per Avellino, alquanto ripida e tortuosa nel resto, mena in vetta alla collina su cui è posta Montefalcione.

La graziosa cittadina è a 554 metri (560 nell'atlante stradale del Touring C. Italiano) sul livello del mare, 38° e 6 di latitudine boreale, fra 2°6 e 3°7 di longitudine orientale (meridiano di Roma).

Conta 4564 abitanti; confina approssimativamente, a Nord con Montemiletto, ad est con Chiusano, a Sud con Candida, ad ovest con Serra e Pratola.il suo panorama, limitato a sud - est dal Monte di Chiusano e dalla catena dei monti sinuosi Serpico - Serino, si spazia dalla parte opposta per l'ampia valle del fiume Sabato che

"limpido corre e a Benevento arriva,

"dove si mesce al torbido Calore,

"che di chiarezza e nome affatto il priva.,,

A principio della vallata lo sguardo si trova di fronte alla maestosa giogaia del Partenio nella quale troneggia il santuario di Montevergine, e si allegra la vista di numerose borgate che occhieggiano alle falde, tra il verde dei faggi e dei castagni.

Proseguendo verso nord, dove la giogaia del Partenio discende, l'occhio si posa in un orizzonte più vasto, intravede la valle che mena alle storiche forche Caudine, ammira la mole del Taburno, e sosta alla vetta isolata e severa su cui sorge Montefusco che, nell'epoca più burrascosa per la città di Avellino, dal 1589 al 1806, fu capoluogo della nostra provincia.

Un panorama ancora più vasto si domina a nord - est, se ascendiamo la collina di S. Marina che sovrasta il paese da tal punto.

Di là si abbraccia una regione con poco rilievo, popolata di molti paesi, fra cui, più lontani, Gesualdo Frigento, Ariano di Puglia.