Dominazione Etrusca

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( tratto dalla monografia storica di montefalcione del Prof. G. Pagliuca - Viareggio 10 ott 1926)

 



Parecchi secoli prima della domini nazione romana, verso il 1100 avanti l'era cristiana, fiorì in Italia il glorioso popolo degli Etruschi. All'ambizione delle terre e della conquista, esso univa una civiltà ed una cultura molto progredita, di cui gli avanzi di costruzioni, gli utensili, e specialmente i vasi decorati con mirabile eleganza, sono sicuro argomento.

Si sa che essi, all'apogeo della loro potenza, occuparono gran parte della Penisola, e tennero il dominio della Campania e di altre regioni meridionali, finchè i Greci sulle coste marittime, e i Sanniti nell'interno, ne li scacciarono.

Il territorio di Montefalcione conserva del dominio Etrusco non dubbi indizi.

Quasi 200 metri a nord della casa colonica del Signor Bartolomeo Baldassarre, ufficiale della R. Marina, precisamente nel terreno appartenente a Luigi Baldassarre fu Raffaele, il 1902 furono scoperte due tombe Etrusche.

Erano esse in terreno arenoso, distanti fra loro circa un metro, costruite con grandi mattoni rettangolari fatti ad incastro, che appena scavati erano friabilissimi, ma dopo, esposti all'aria, per alquanti minuti divennero di una meravigliosa durezza. Oltre i quattro ordini di mattoni che costituivano propriamente una tomba, sui lati della faccia superiore poggiavano altre due file di mattoni, formati ad angolo come una tettoia a due spioventi, coperti sullo spigolo con lunghi tegoli.

Dalla parte dei piedi, un mattone quadrato ed uno triangolare chiudevano la tomba e il vano superiore formato dai mattoni inclinati. Dalla testa, sul grande mattone che chiudeva la tomba altri due consecutivi: l'uno aderiva al vano triangolare, l'altro portava forse qualche indicazione per distinguere una tomba dall'altra. Così al sicuro delle infiltrazioni dell'acqua, i due scheletri rinvenuti nelle due tombe erano perfettamente conservati.

Lo scheletro più grande aveva il cranio molto sviluppato, con diametro austero - posteriore piuttosto corto, la volta cranica quasi piana e i denti incisivi obliqui in avanti; notevoli per straordinario sviluppo erano le articolazioni delle ginocchia.

Vi si trovò una moneta di rame di circa 5 centimetro di diametro e di mezzo centimetro di spessore, che però toccata si ridusse in polvere perché completamente ossidata. Era certamente l'obolo che i Pagani ponevano fra le labbra del defunto per pagare a Caronte il transito della palude Stigia.

Nell'altra tomba lo scheletro era più piccolo (probabilmente era di donna). Accanto ad esso fu trovato un vaso lacrimatoio, che dal Sig.Achille Martelli in Avellino, e poi anche a Roma, fu stimato come uno dei più bei vasi Etruschi.

Altre tombe consimili furono trovate sul colle S. Marina presso la cappella dello stesso nome. Queste però non erano così ben conservate come le due precedenti: gli scheletri erano polverizzati, e non si potette raccogliere altro che una lucerna e un vaso lacrimatoio.

Poco discosto, nello stesso sito, furono rinvenute parecchie anfore di diverse dimensioni. Una ne abbiamo osservata alta un metro, e con 0,75 di diametro; il diametro della base è 0,14; l'apertura è di 0,21 di diametro, e più di quattro centimetri di spessore. Non vi sono anse, e l'apertura non è rilevata, ma tagliata semplicemente nella parte superiore.

Ivi fu anche trovato,a circa tre metri di profondità, un disco di terra cotta, avente sette centimetri di spessore e metri 2,70 di circonferenza. Vicino ad esso si trovò un gran tegolo rettangolare che in mezzo aveva l'impronta di una mano gigantesca.

Non sappiamo a quale uso tale disco potette essere adibito; ma dall'insieme di ciò che abbiamo descritto possiamo desumere che siano oggetti di provenienza Etrusca.