Indovinello "Popolare"

‘O figghio re Pili Pilossa non tene nì carne, nì pili e nì ossa ma la mamma tene carne, penne e ossa.
(L’uovo)


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Dominazione Romana

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( tratto dalla monografia storica di montefalcione del Prof. G. Pagliuca - Viareggio 10 ott 1926)

 



Della dominazione romana restano fra noi parecchi documenti. Abbiamo fatto notare che le prime borgate erano a nord - est del colle S. Marina. Molti ruderi venuti alla luce in contrada S. Felicita, altri rinvenuti a Rogliano lo attestano chiaramente.

In contrada S. Felicita,leggesi questa iscrizione sepolcrale riportata dal Mommsen:

GATTIAE SILVANAE

FEMINA CASTISSIMAE

CUCIUS ANXIETATI IMPAREREM ME

SEMPER CREDIDI CUM QUA

EODEM LABORE ANN - XXXII - XXDX

VIXI NEC ENIM POSSUM. POSSUM

PRO MEO DOLORE TANTAS EI

GRATIAS REFERRE QUANTAS

CUM VIVERET EGI QUAE NIHIL

HABUIT CARIUS QUAM SUUM

CONIUGEM ET LIBEROS QUAE

CUM VIVERET UT SIGUIT FATEM

MII. VEL EX FILIUS NOSTRIS

ATTIGISSET NON ALIAS QUAM

NIHIL DEEST

In detta contrada era un'abazia, istituita molto prima di quella abazia il cui palazzo trovasi semi abbandonato presso la chiesa parrocchiale del castello. Nell'inventario parrocchiale di quest'ultima, compilato nel 1421 è fatta menzione dell'abazia di S. Felicita, detta antechissima.

In un fondo di Modestino Baldassarre, tra la contrada Rogliano e quella detta S. Pietro, era alcuni anni fa un gran mucchio di macerie che vennero tolte dal fondo mediante l'opera di oltre una cinquantina di donne. Tra le macerie furono trovati dei pezzi di travertino lavorati, e un batacchio di campana.

Poco discosto era un largo pezzo di pietra lavorata, grezzo da una parte, liscio dall'altra e alquanto incavato, come avviene per il continuo passarvi di persone.

Indubbiamente le macerie, i travertini, il batacchio erano di un campanile diruto, e la larga pietra dovette far parte dell'ingresso di una chiesa. Ivi forse era la chiesa dedicata a S. Giorgio, che nel suddetto inventario del 1421 viene descritta "diruta, antechissima, un miglio e mezzo dall'abitato, verso settentrione.,,

In quei pressi, a qualche metro di profondità, sono delle fondamenta di antiche costruzioni. Esse si estendono per oltre cento metri verso il nord, e quasi altrettanto verso l'est e l'ovest.

Certo era uno dei villaggi sparsi qua e là nel territorio, con la sua chiesa e il suo campanile.

In contrada S. Fele, discosta circa un chilometro da S. Felicita furono rinvenute il 1902 molte monete romane, in gran parte dell'imperatore Costantino.

Abbiamo nel capitolo precedente accennato alla via Appia, essa fu detta la regina delle vie romane: era tutta lastricata in pietre a poligoni irregolari (una specie delle basolate delle nostre città). Da Roma andava a Benevento, attraversava l'Irpinia passando per Eclano, Frigento, Aquilonia, Ponte S. Venere, entrava nelle Puglie e giungeva a Brindisi.

Una via secondaria, detta Domizia o Napoletana, univa Napoli alla via Appia, passando per Nola, Forino, Atripalda, toccando Montefalcione alla contrada S. Marco. Poi attraversava il fiume Calore presso Luogosano (in dialetto Lo Cossano) ove esiste ancora il ponte romano, di un arco solo e abbastanza ben conservato, e si innestava presso Eclano alla via Appia.

In contrada S. Marco, a volte la zappa del contadino rimbalza incontrando muri e pavimenti durissimi che sembrano di cemento, o mette fuori della terra pezzi di scheletri.

Nel 1912 vi fu rinvenuta una tomba romana del III° secolo.

Sul davanti una pietra scolpita a basso rilievo, larga circa, m. 1,30 alta m. 0,60 recava in mezzo un medaglione con l'immagine del defunto, e ai lati due putti che reclinavano il capo su fiaccole rovesciate. Il resto della tomba, formato di grossi mattoni, conteneva uno scheletro, una moneta dell'imperatore Giordano e un vaso lacrimatoio.

Ivi era anche una chiesa antichissima, frequentata dai mercanti che si recavano nelle Puglie; sui ruderi di tal chiesa l'agricoltore Vincenzo Noviello fece costruire la propria abitazione. Vi erano anche delle taverne (taberna era detta dai Romani la locanda - osteria dove sostavano durante i lunghi viaggi); e molti ricordano che un sessant'anni fa alcuni brevi colonne di pietra, giacenti a S. Marco abbandonate per terra, già parte della tettoia d'una taverna, furono di là trasportate nel giardino del Comm. Capone.

Si vuole che per S. Marco sia passato il volto della Madonna di Montevergine, che dicesi dipinto da S. Luca. Esso, rapito ad Antiochia da soldati di Baldovino II, fu portato nelle Puglie, e di qui a Montevergine dalla regina Caterina di Valois (leggi Valuà) erede di Baldovino. Il resto del quadro fu dipinto da Montano d?Arezzo, in campo di gigli d'oro, che erano lo stemma della casa di Francia.

I Romani chiamavano pertico coloniale il territorio di una regione espropriata ai vinti (detto perciò ager publicus populi romani), che veniva distribuito ai coloni, cioè soldati - contadini, mandativi da Roma. Dalle lapidi romane si rileva che nell'Irpinia oltre ai Liguri Apuani v'era la colonia avellinese reclutata nella tribù Galeria, la colonia beneventana dalla tribù Menenia e Falerna, la colonia di Eclano dalla tribù Cornelia, la colonia di Conza dalla tribù Galeria come l'Avellinese.

L'agro di Montefalcione, secondo alcuni, fece parte della pertica coloniale di Eclano.

Però il Bellabona e il Mommesen asserirono che la pertica coloniale di Avellino si estendeva fino a Lipigium (Lapio). L'agro di Montefalcione si trova intermedio fra Lapio ed Avellino; forse appartenne alla pertica di questa città.

Altri, argomentando dall'esistenza di alcune lapidi in Montemiletto, che dicono tale paese essere appartenuto alla pertica coloniale di Benevento, potrebbe sostenere che l'agro di Montefalcione era unito alla colonia beneventana.

Non è da meravigliarsene; poiché anche attualmente Montefalcione è soggetto alla diocesi di Benevento, mentre fa parte della provincia di Avellino.