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Un degno Nipote di Lucrezia

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( tratto dalla monografia storica di montefalcione del Prof. G. Pagliuca - Viareggio 10 ott 1926)

 

La famiglia Puderico si stabilì definitivamente in Napoli,vivendo con parsimonia per le mutate condizioni finanziarie. Però il nome e le virtù degli avi erano di sprone agli eredi per risorgere a gagliardia di novella vita.

Un nipote di Lucrezia, a nome Luigi Puderico,nato il 1618 da D. Giavanbattista e D/i Vittoria Severino fa una gloria, non solo della sua famiglia, ma dell'intero Regno di Napoli.

I suoi genitori volevano farne un avvocato. ma egli, di temperamento grave e malinconico, portato più ad agire che a parlare, ancora imberbe abbandonò le Pandette e cinse la spada, per seguire la sorte delle armi di Filippo IV, imperatore di Spagna e d'Austria.

Alla scuola di Consalvo di Cordova e del Marchese Spinola il Puderico apprese l'arte della guerra. In dodici anni, sui campi di battaglia, guadagnò ad uno ad uno i gradi militari, fino ad essere Capitano generale, Cavaliere dell'ordine di Calatrava, Consigliere di guerra, Vicerè di Galizia.

Ritiratosi poi in una sua villa in Napoli, a Capodimonte, trascorreva i giorni in opere di beneficenza, quando scoppiò spaventosa nel Regno di Napoli la peste del 1656.

Il fiero soldato si tramutò in angelo di carità.

Delle ricchezze acquistate, del suo stipendio di 300 ducati mensili, del suo coraggio ed attività fece completa dedizione per sollevare i poveri e gli afflitti.

Per tanta magnanimità di sentire, Luigi Puderico si ebbe nuova e più bella aureola di gloria, e la riconoscenza e il plauso della cittadinanza commossa.

Un poeta del tempo volle scrivere per lui un'ode.

E' celebre il seicento per la decadenza della poesia italiana, e perciò indulgiamo alla buona intenzione dell'autore.

Nella "Storia delle nobili famiglie napoletane,, del Campanile,da cui abbiamo tolte le notizie riguardanti Luigi Puderico è riportata l'ode. Ne citiamo il principio:

"Le contate fatiche, il tuo buon nome

la nostra patria ad eternar non prende:

"Tanto ingrata si rende

quanto fur grate ai Curzi suoi le Rome.

"Tu con animo altero,

come fai, di virtù le vie spinose

calca; in più lieti eventi

le glorie amiche a te sien care spose. Ecc.