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LA RIVOLTA DI MONTEFALCIONE

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LA RIVOLTA DI MONTEFALCIONE
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MONTEFALCIONE INSORGE

tratto da "La rivolta di Montefalcione"

di Eduardo Spagnuolo

Edizioni Nazione Napoletana, 1997


"Maledetto lo sissanta"

Maledetto lo sissanta,

c' ha lassata 'sta sementa

se 'ncrementa com'a menta

pe' da' martirio a la p overa gent a

Le parole di questa strofa, che si tramandano nella tradizione orale di Montem iletto, espri mono bene lo stato d'animo dei nostri popolani negli anni immediatamente successivi al 1860. Una grande tensione, infatti, si respirava ovunque, dinanzi alla prepotenza collaborazionista delle classi alte e dinanzi all'irruzione dei militari stranieri.

 

Nel circondario di Montefalcione, in particolare, c'era grande agitazione dopo i fatti cruenti del settembre 1860, quando i popolani di Montemiletto, Torre le Nocelle e Pietradefusi si erano sollevati rabbiosamente contro le famiglie liberali. Oltre mezzo migliaio furono gli incriminati, quasi quattrocento gli arresti. Molti sfuggirono alla cattura riparando nei boschi tra Montefalcione, Montemiletto, Lapio, Chiusano e Montaperto, dove, raggiunti progressivamente da altri fuoriusciti, iniziarono a radunarsi intorno ad accampamenti organizzati per lo più da ex soldati del disciolto esercito delle Due Sicilie. Anche le vicine montagne di Volturara, Sorbo e Salza erano ingombre di fuggiaschi.

Nella boscaglia, intorno alla bianca bandiera borbonica, si viveva in febbrile attesa di entrare in azione. Numerosi emissari e collaboratori nei diversi paesi della zona tenevano le fila dei collegamenti e dell'organizzazione. Da un luogo all'altro delle campagne e dei monti, nella fitta vegetazione dei luoghi, risuonava in lontananza l'eco dei corni usati per scambiare messaggi, segnalare pericoli, chiamare a raccolta. Spesso semplici fazzoletti bianchi, avvolti attorno a dei rami, servivano per comunicazioni a distanza.

Per contrastare il nemico, una catena di solidarietà e di collaborazione percorse le contrade del circondario, superando tradizionali isolamenti e rivalità municipali. Frenetici movimenti da un luogo all'altro collegavano ed alimentavano una voglia generale di rivolta che agitava l'anima profonda del nostro popolo, sempre diffidente ed ostile nei riguardi degli intrighi di palazzo e di setta dei "galantuomini" locali .

Se le grandi rivolte del 1860 si erano svolte con scarsa organizzazione e strategia, nel luglio 1861 si pianificò, invece, un vero programma di riconquista politica del territorio. Da quei boschi, infatti, grosse bande mossero dal 6 al 9 luglio in ogni direzione per sollevare paesi e dilatare la rivolta.

Basilio Pagliuca e Gaetano Baldassarre

Uno studente di Montefalcione di 25 anni, Basilio Generoso Pagliuca, ex militare dell'esercito delle Due Sicilie, si impose ben presto come capo dei rivoltosi.

Nato il 6 gennaio 1836 da D.Antonio e D.Pasqualina Limongiello, apparteneva ad una famiglia di proprietari, e il padre, per un certo periodo, aveva ricoperto la carica di sindaco. Basilio avrebbe quindi potuto allinearsi con l'interessata adesione degli altri possidenti meridionali al governo usurpatore, e così sfruttare la situazione per rafforzare la propria posizione sociale. Invece non solo rimase fedele al suo popolo, alla sua Patria e al suo re, ma risolse di lasciare i propri cari, che certamente fecero di tutto per trattenerlo, e darsi alla macchia. Preferì la vita rude ma libera dei boschi, per lanciarsi nell'avventura entusiasmante, ma pericolosissima, della resistenza armata, raggiungendo gli altri giovani fuoriusciti che da tempo avevano dato vita a bande militarmente organizzate .

Col Pagliuca collaborò strettamente Gaetano Maria Baldassarre, appartenente anch'egli ad una delle famiglie più invista di Montefalcione. Nato il 7 settembre 1818 da D. Bartolomeo (che per un certo tempo aveva ricoperto la carica di sindaco) e da D.Maria Rosa di Alelio, e sposato con D.Carlotta Amatelli ° , Baldassarre aveva svolto un ruolo importante nella rivolta di Montemiletto del settembre 1860. Il 30 ottobre di quello stesso anno era stato denunziato direttamente a Napoli dal sindaco di Montefalcione Carlo Contrada, il quale aveva chiesto che venisse incaricato dell'arresto il capitano della Guardia Nazionale di Candida, Michele Tagle. Tale era l'isolamento di questi fantocci d'autorità, da non avere forze sufficienti neppure per arrestare un individuo, così da essere costretti a lacrimare soccorsi non ad Avellino, ma a Napoli!

Attivissimo nel propagandare la fedeltà al governo borbonico, Baldassarre si muoveva continuamente nel circondario per preparare reazioni, tenere riunioni organizzative e incoraggiare alla resistenza. Più volte fece affiggere manifesti sulle mura dei paesi vicini e in ogni angolo di Montefalcione, finanche sotto il muso del sindaco. In essi si leggevano sprezzanti insulti a Garibaldi ed esaltazioni del clima generale di insurrezione. In questa azione politica era attivamente aiutato, tra gli altri, dalla sorella Nicolina, che similmente collaborava alla propaganda floborbonica. Tra gli agitatori pare vi fosse anche l'arciprete Gaetano Girone, anch'egli denunziato dal sindaco a... Napoli!

E da Napoli, il 1 ° novembre, si invitò il governatore di Avellino, Giuseppe Belli, ad arrestare Baldassarre. Lo stesso governatore lo aveva definito "il più accanito capo della reazio¬ne avvenuta in Montefalcione e degli eccidi di Montemiletto".

Per sfuggire alla cattura Baldassarre riparò a Capua e quindi a Gaeta, partecipando alla resistenza della fortezza. Ritornò poi a Montefalcione, presumibilmente alla fine del febbraio 1861, avvalendosi dei patti di capitolazione della roccaforte borbonica per sottrarsi alla persecuzione. In paese, muovendosi con estrema circospezione, si sforzò di offrire di sé un'immagine tranquilla. In realtà agì per fomentare ed organizzare la rivolta.

Se il Pagliuca fu la mente e il capo militare di tutto il piano, Baldassarre tenne dunque le fila del coordinamento politico. Altri capi militari furono Angelo Ciarla di Montemiletto, Vincenzo Petruzziello di Montefalcione, Pasquale Palladino di Lapio e Francesco de Francesco di Chiusano.



Ultimo aggiornamento (Sabato 05 Marzo 2011 17:13)

 
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