Indovinello "Popolare"
Chi ‘o fà, ‘o fà p’o venne; chi l’accatta non l’ausa; chi l’ausa non ‘o vere.
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ATRIPALDA

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ATRIPALDA


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            Atripalda, Palazzo della dogana                                                        Chiesa di Santa Maria del Carmelo

 

ab. 11174- dai 260 ai 556m s/l/m- confina con Avellino- PT 0825-CAP 83042- Sup.com 8,53 Kmq


Comune campano, in provincia di Avellino, con più di undicimila abitanti. Sorge sul sito dell'antica Abellinum, sulle rive del fiume Sabato, nel centro della valle, sulla via Appia.

Il territorio comunale confina con quello di Avellino.

atripalda

Contrade:

OOOOOOOOOOOOOOOOOO

 
 

Storia

Nel territorio di Atripalda esiste un'area archeologica denominata "Civita", dove insisteva l'insediamento hirpino, sulla riva sinistra del fiume Sabato, un tempo assai più ricco d'acqua (dal XIX secolo le sue acque alimentano l'acquedotto napoletano). Anzi, l'insediamento hirpino venne preceduto da uno preistorico. Successivamente, in epoca romana, Abellinum divenne "Municipium". Disputato è il rapporto Abellinum-Avellino, che abbiamo cercato di chiarire in altra parte del sito, dove abbiamo ricordato che la caduta dell'Impero Romano d'Occidente (476) e le invasioni barbariche, causarono il graduale e definitivo abbandono dell'insediamento romano, precisamente durante le lotte tra Longobardi, Bizantini e Goti. Gli abitanti di Abellinum si stabilirono, tra l'altro, a tre chilometri di distanza, nel luogo dell'odierna Avellino, sulla Collina "La Terra", che ha, perciò, mantenuto la denominazione, non l'ubicazione dell'antica Abellinum. Ai piedi di Abellinum, sempre più spopolato, fuori dalle mura perimetrali, sulla riva destra del Sabato, si andò formando, all'inizio dell'XI secolo, un nuovo insediamento abitativo lungo l'asse S. Ippolisto-S. Maria-Archi. Il nucleo aggregante di genti ed attività fu il cimitero paleocristiano, denominato "Specus Martyrum", anche se lo sviluppo avvenne tra la collina del castello ed il mulino degli Archi. Ma l'elemento propulsivo, che accellerò la nascita di Atripalda come nuovo borgo, deve ascriversi alla venuta di Truppoaldo, un longobardo dei conti di Avellino, a cui si ricollega il nome "Tripaldum". Egli, ereditata la parte orientale della contea, sulla riva destra del Sabato, si stabilì nel Castello, ubicato in posizione strategica, che fece ristrutturare e rafforzare. Lo sviluppo di Atripalda fu celere e considerevole tra l'XI ed il XIV secolo, favorito oltre che dalla presenza del feudatario, anche dal contemporaneo intrecciarsi di altri fattori favorevoli, quali l'ascendente religioso esercitato dalla Collegiata di S. Ippolisto, la felice posizione geografica idonea a stimolare i traffici mercantili, la presenza delle acque del fiume Sabato e della Salzola, nonchè di un folto bosco che fornivano l'energia necessaria ai mulini ed altre attività industriali della zona (ferriere). Nel Medioevo il feudo di Atripalda comprendeva, quali suoi casali, anche Aiello del Sabato, Tavernola S. Felice (ora frazione di Aiello) e Cesinali. Suoi signori furono Ruggero de Lauro, che unificò nuovamente il feudo, eccessivamente parcellizzato a seguito delle continue suddivisioni tra i discendenti di Truppoaldo, i Capece, Bernardo Scillato (1285), i Montfort (1293), gli Orsini i Boccapianula, i Marzano. Atripalda rappresentò la scintilla che fece espoldere la guerra tra Angioini ed Aragonesi, il 19 giugno del 1501, che viede prevalere gli spagnoli, che attribuirono il feudo alla regina Giovanna, nipote di Ferdinando il Cattolico. L'animosità commerciale di Atripalda trae le sue radici, nei primi decenni del XVI secolo, dalla venuta di un nucleo di ebrei spagnoli, commercianti e finanzieri, convertiti forzatamente al cattolicesimo per evitare l'espulsione dal regno decretata dal vicerè Toledo nel 1541. Assai rilevante per la storia di Atripalda fu l'anno 1564, in cui il genovese Giacomo Pallavicino Basadonna cedette Atripalda in cambio dei possedimenti milanesi dei Caracciolo, che così iniziarono una lunga signoria sul paese irpino, col titolo di duchi, fino all'abozione dei diritti feudali (2 agosto 1806). I Caracciolo risolsero anche l'antica diatriba religiosa tra Atripalda ed Avellino: essendo venuto meno l'ostacolo rappresentato dalla soggezione delle due cittadine a Signori diversi, essendo stato anche Avellino acquisito dai Caracciolo nel 1581, i feudatari si adoperarono affinchè Atripalda si affrancasse da Avellino ed avesse una sua autonomia religiosa. La qual cosa si realizzò nel 1585. Oltre all'importanza della commercializzazione e della sfarinatura del grano a partire dalla metà del XVI secolo, Atripalda si giovò dello sviluppo dell'industria del ferro (tra il XVI ed il XVIII secolo), e soprattutto, della lana, che diede lavoro, fino alla fine del XVIII secolo, alla maggioranza della popolazione attiva. Fino alla fine del XVIII secolo Atripalda era cinto da mura che consentivano l'accesso tramite cinque porte: Porta di Susa alli Fossi, Porta del Seggio, Porta di Capo la Torre, Porta di S. Maria delle Grazie e Porta della Piazza. Altri eventi di rilievo da ricordare relativi alla storia di Atripalda sono la rivolta antispagnola ed antifeudale del 1647-48, la grave peste del 1656 e la tremenda alluvione del 1715, il progressivo recupero agricolo (nocciole, viti, colture irrigue) di terre paludose e coperte da vegetazione, che si ebbe tra la fine del XVIII e l'inizio del XIX secolo. In tale ultimo periodo, ricordiamo la partecipazione di parte degli atripaldesi alla rivolta antifrancese (1799), la restaurazione borbonica (1815), i moti del 1820-21, il periodo più tranquillo sotto Ferdinando II(1830). Rilevante impatto per la crescita di Atripalda ebbe la costruzione della strada ferrata e, soprattutto, l'ubicazione della stazione di Avellino (inaugurazione 1/4/1879), quasi al confine con Atripalda, finendo per servire più la seconda che la prima. Il secolo XIX vide il venir meno di una delle ragioni che avevano determinato la localizzazione di tanti opifici industriali ad Atripalda: la necessità di ricorrere all'energia idraulica a causa dell'affermazione delle nuove fonti di energia. Il terremoto del 1980 inferse un grave colpo al patrimonio urbanistico di Atripalda, anche se già in gran parte degradato. Andò completamente distrutto il quartiere medioevale detto "Capo La Torre". Atripalda diede i natali a Francesco Rapolla, professore dell'Università di Napoli all'inizio del XVIII secolo ed insigne giureconsulto, autore di diverse opere importanti, a Giacinto Ruggiero, autore dell'apologia delle dottrine e delle opere di S. Tommaso d'Aquino, a Francesco Angioini, letterato, autore di diverse commedie, a Filippo Belli (1666-1719), illustre letterato, a Giambattista Belli e Marcantonio Ruggeri, valenti giureconsulti e regi consiglieri, a Carlo Belli, cultore di studi giuridici, nato nella prima metà del XVII secolo.

 

ATRIPALDA da VISITARE

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Castello TruppualdoI ruderi del castello medioevale di epoca tardo longobarda, intorno all'anno 1000, si ergono in cima alla collina che domina il vecchio centro urbano, lungo la Strada Provinciale che conduce a Serino. Ringraziamo Roberto Angiuoli, dottore in Architettura, per averci autorizzato a pubblicare l'immagine (© Roberto Angiuoli) che mostra alcune delle poche pietre residue. Infatti, della struttura, che presentava delle mura, residua una torre centrale, presumibile residenza del feudatario e nucleo centrale del sistema difensivo. Le mura sono formate da blocchi di tufo, alternati a frammenti di laterizi e materiali di riporto, provenienti da un edificio preesistente, ritenuto (Francesco Barra) il tempio di Diana della vicina Abellinum, su cui venne edificata la chiesa di S. Pietro. Truppoaldo Racco apparteneva alla famiglia degli Adelferii, i conti longobardi di Avellino. Egli ereditò la parte orientale della contea, sulla destra del fiume Sabato. Si stabilì nel castello, che fece ristrutturare e rafforzare, a ragione della sua posizione strategica, che venne sfruttata adeguatamente nei secoli XI-XIV. Tuttavia, la scomoda posizione, la limitatezza delle dimensioni e l'evoluzione delle strategie militari, ne segnarono il declassamento a mero punto di osservazione, anche in considerazione del fatto che i nuovi feudatari dal 1564, i Caracciolo, avevano una vasta corte che non poteva essere ospitata in ambienti così ristretti. Il che determinò la costruzione di un apposito ed imponente palazzo, detto appunto palazzo Caracciolo. Per raggiungere i ruderi del castello occorre imboccare una stradina non lontano dalla chiesa di S. Maria delle Grazie, in prossimità del palazzo Caracciolo.

Collegiata S. Ippolisto

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                   Si tratta di un notevole edificio religioso, elevato a collegiata nel 1598, il cui aspetto attuale si deve ad un profondo restauro effettuato nel 1852. Danneggiato dal terremoto del 1980, ha subito un ulteriore restauro. La chiesa è preceduta da un'ampia scalinata. La facciata presenta tre portali. All'interno insistono tre navate, con tufi e stucchi posti durante il restauro ottocentesco, che ricoprono delle colonne romaniche in pietra viva, rivelate da recenti sondaggi. Bello l'altare in stile barocco, alle cui spalle si ammira il "Martirio di San Ippolisto", dipinto da Nicola Volpe (1852). Di rilievo il "Martirio del levita Romolo", un affresco risalente al XIII secolo. E' possibile ammirare gli affreschi di Michele Ricciardi (1728) in pessimo stato di conservazione.

Sino al 1585, su di una lapide murata sull'arco della porta, si leggeva:

“HIC IACENT NONNULLA CORPORA SANCTORUM, QUORUM NO-
MINA INTUS DESCRIBUNTUR, QUAE MATRONAE
ABELLINENSES,
PIE TATE COACTAE, SEPELIERUNT”.

La cripta della chiesa fa parte dell'originario "Specus Martyrum", catacomba (coemeterium) paleocristiana, su cui si edificò l'impianto. La cripta presenta volte schiacciate e colonnine tortili in stile romanico.


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                   Nella catacomba, all'interno della cappella del tesoro, vennero seppellite, chiuse in urne di bronzo dorate e busti, nel IV secolo, le reliquie di diciannove martiri cristiani vittime delle persecuzione sotto l'imperatore Diocleziano (304-312 D.C.). In due cappelle distinte, si trovano i sepolcri di S. Ippolisto, nonchè di S. Sabino e il suo diacono S. Romolo

Convento di S. Maria purità

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                     L'immagine sulla sinistra mostra la facciata del convento di S. Maria della purità, recentemente restaurata. L'edificio religioso venne realizzato nel XVIII secolo per accogliere le iniziative benefiche iniziate dalla nobile Delia Laurenzano, che nel 1660 aveva destinato il suo palazzo a tale scopo. All'interno si può ammirare un bel chiostro con portico, in cui si tengono dei concerti di musica classica. Nella chiesa si conserva la tela raffigurante la Madonna della Purità, attribuita al pittore De Maio. Attaccata al convento, c'è la chiesa di S.Anna o delle monache, con la facciata giallina, mostrata nella seconda immagine

Altre chiese

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                                                 La prima immagine sulla sinistra si riferisce alla chiesa del Carmine, risalente al XVIII secolo. L'edificio religioso venne realizzato, come tanti altri edifici dell'area, su ruderi di edifici romani. Carino e ben tenuto è il giardinetto accanto alla chiesa, di cui vi forniamo un particolare nella galleria di immagini. La seconda immagine sulla destra si riferisce alla chiesa di S. Maria Maddalena, recentemente restaurata, che si trova all'ingresso del paese, subito dopo il filare formato da maestosi platani che accolgono il visitatore (anch'essi mostrati nella galleria di immagini).

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                                         Le due immagini successive si riferiscono alla chiesa di S. Pasquale, che si erge sulla collinetta che sovrasta la piazza centrale Umberto I. E' un'imponente costruzione di colore arancio carico. Bello è il portale in pietra, di cui offriamo il particolare nell'immagine sulla destra, su cui è incisa la data del 1617. La lapide che si nota sopra il portale, riporta la seguente scritta in latino: " D.O.M. DIVO JOANNI BAPTISTAE D.N.S.C. PRAECURSORI DICATUM A.D. MDXCIII"


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                                         Nel centro storico di Atripalda spicca la chiesa chiesa di S. Maria delle Grazie, corredata da una grande torre campanaria, mostrata nell'immagine sulla destra. Nonostante l'imponenza e la bellezza dell'edificio religioso, nessuna citazione è fatta nei vari documenti su Atripalda che abbiamo consultato.


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                                          Le due immagini successive pongono a confronto il nuovo con l'antico. La foto sulla sinistra si riferisce alla chiesa della confraternita della SS Annunziata, che era una delle più antiche di Atripalda, in cui si conservavano reperti importanti di età romana ed alcune opere d'arte, tra cui un quadro dell'Annunciazione, di scuola fiamminga. Quella sulla sinistra mostra i ruderi della basilica paleocristiana, nei cui pressi, ci è stato detto, sorgeva la casa di S. Sabino, il Patrono di Atripalda.

Delle altre chiese non vi mostriamo le immagini.

La chiesa di S. Giovanni, costruita su rovine di edifici romani, ha annesso un convento, in cui sono conservati dei dipinti del Sarnelli, del De Mita e del Matteis, una tela che ritrae il Bambin Gesù con la Madonna ed un crocifisso del XVIII secolo.

Della chiesa del SS. Rosario (o di S. Maria), semidistrutta dal terremoto del 1980, residuano soltanto le mura perimetrali. Essa conteneva l'edicola funeraria rinascimentale di Lucrezia Caracciolo, defunta nel 1573.

Dogana

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L'antica dogana dei Grani, o semplicemente palazzo della dogana, domina la piazza centrale Umberto I di Atripalda. Un restauro ne ha esaltato la bellezza. Verso la seconda metà del XVI secolo, la realizzazione della nuova Regia strada delle Puglie favorì lo sviluppo commerciale di Atripalda (e di Avellino), visto che il grano diretto dalla Puglia a Napoli, doveva necessariamente transitare per le dogane dei due centri irpini. I Caracciolo, feudatari dei due comuni, imposero nuovi diritti sul grano, riuscendo ad aggiungere alla "scopatura", il grano caduto a terra durante la pesatura, la "giummella", all'incirca la quantità di grano che rimane in due mani unite. Inoltre, i Caracciolo, che favorirono la dogana di Avellino, dove riuscivano ad ottenere introiti migliori, traevano ulteriori guadagni dalla sfarinatura del grano effettuata in mulini ad acqua di Atripalda, la maggior parte di loro proprietà.


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                   Le due immagini successive, riportano i particolari che ci hanno colpito della facciata. L'immagine sulla sinistra si riferisce all'orologio, sormontato da due campanelle metalliche, mentre l'immagine sulla destra si ritrae lo stemma della cittadina irpina. L'attuale destinazione della dogana è quella di sede del Museo-Contenitore archeologico (orario: 9-13 e 16-20, ingresso gratuito, tel. 0825-626586 begin_of_the_skype_highlighting            0825-626586      end_of_the_skype_highlighting). Vi si organizzano diverse attività culturali, concerti di musica classica e mostre. All'interno, abbiamo trovato due dipinti molto belli: il primo raffigura la crocifissione di Nostro Signore Gesù Cristo, il secondo una scena centrale costellata da tante altre piccole scenette. Assai notevole è il portale in pietra adagiato dietro il portale d'ingresso della dogana, all'interno del palazzo, che vi consigliamo vivamente di vedere. Non vi possiamo mostrare le fotografie inerenti ai dipinti ed al portale in quanto un gentile dipendente ci ha invitato a non scattare fotografie, vigendo un divieto in tal senso nei musei.

 Edifici signorili

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L'immagine sulla sinistra si riferisce al palazzo castello-Caracciolo, in stile tardo-rinascimentale, che si trova nell'area del nucleo originario di Atripalda. Venne realizzato nella seconda metà del XVI secolo, quando i Caracciolo divennero feudatari di Atripalda, poichè il ristretto castello di Truppoaldo non era in grado di accogliere la loro numerosa corte. L'originaria struttura cinquecentesca è a due piani e presenta al piano superiore delle balconate. Ad essa venne aggiunta una seconda porzione e poi una terza, in modo da collegare le prime due. L'impianto, fatto restaurare nel 1787 dal principe Giovanni Caracciolo, venne saccheggiato nel 1799, venduto nel 1806 e dichiarato monumento nazionale il 30 aprile del 1912. Le condizioni dell'edificio sono letteralmente disastrose, essendo la struttura invasa dai rovi e, probabilmente, pericolante. Ci è stato detto che l'amministrazione comunale vorrebbe comprare l'edificio per destinarlo a pinacoteca o nuova sede del Comune. Il prezzo di acquisto si aggirerebbe sui 430000 euro. L'acquisto è reso problematico dal fatto che vi sarebbero ben 48 eredi e per giunta molti sarebbero non residenti.


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                     La seconda immagine sulla sinistra mostra il palazzo Romano, ubicato a stretto ridosso della piazza centrale, praticamente alle spalle del monumento dei caduti ed a lato della dogana, in posizione nascosta, ma preceduto da una piazzetta. Lo stato di conservazione della struttura non è dei migliori, anche se le condizioni ci sono sembrate di gran lunga migliori del palazzo-castello Caracciolo, tant'è vero che l'edificio ci è sembrato abitato. L'immagine sulla destra si riferisce al palazzo di Rito, che è ubicato nel centro storico di Atripalda

Fiere e Feste

 

Specialità locali

Ultimo aggiornamento (Domenica 20 maggio 2012 17:51)