Canto  "Popolare"

Lo nnammorato mio se chiama Peppo: è lo megghio iocatore co le carte.
S’è già ghiocato la sòla re le scarpe, appriesso se ioca puro la mogghiere.


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Il Terremoto

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terremotoLa prima formella in alto a sinistra descrive il terremoto, che determinò la scelta da parte degli abitanti a speciale patrono della comunità montefalcionese.

Nel rilievo si traduce un "vissuto" che si concretizza nella gestualità in un assembramento di corpi protesi nella ricerca della salvezza e che puntano lo sguardo verso il Santo.

Di fronte alla rappresentazione della minaccia mortale, la coesione della compagine sociale e la sua stabilità si rafforzano.

L'evento catastrofico diventa tappa di avvicinamento al Santo, pur nello scompiglio e nella confusione.

La paura del terremoto viene così esorcizata dall'alto, dal Santo, sovrastante uomini e cose, che squarcia le nuvole per dire agli esseri umani che non sono soli a vivere e lottare, ma che coloro i quali ci hanno preceduto, i Santi, sono indissolubilmente legati all'uomo.

Il terribile sconvolgimento tellurico rientra così come strumento nell'ambito di un vasto piano divino. In questa terra scossa dalle repliche sismiche il Santo protegge e conforta gli animi. Il momento della prova diviene per la comunità l'occasione per avviare un totale cambiamento di vita, come se il vero sommovimento debba essere quello spirituale venuto a scuotere il cuore dei Montefalcionesi.

Ultimo aggiornamento (Martedì 07 Dicembre 2010 08:11)