Indovinello "Popolare "
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Il portale

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portaleNell'inventario della chiesa madre di Montefalcione del l'anno 1687 sta scritto che " La porta serratora di detta chiesa è a due porte de legno benchè usate, sono lavorate con figure sopraposte de legno... sono alla porta destra le figure de Santi cioè significando et rappresentando tutte le cappelle che anticamente erano in essa de quali al presente ve ne sono parte et grancie annesse con detta chiesa quale porta sta in piano et è a prospettiva dell'altare maggiore ".

 

Aldo MELILLO riprende una tradizione, la rielabora fondendo la cultura popolare delle " radici " con elementi storici-classici, realizzando dopo

estenuante fatica un'opera pregevole di alto valore artistico.

La porta di bronzo è frutto di un travaglio interiore, di ripensamenti, di tutto ciò che caratterizza le vere produzioni.

Ricevuto l'incarico, Melillo si mette subito a lavoro ed ecco i primi schizzi in carboncino.

L'artista deve tener presente la funzionalità della porta e la suddivisione della parte inferiore a quattro ante. Il nostro ripartisce gli spazi, le forme, i rilievi, il tutto in un tema avvertito nel sangue: Il popolare, non inteso però come mero dato folclorico, ma come denuncia di un mondo che soffre, proteso verso la liberazione. La scene devono "parlare", la porta risulta così scevra dal decorativo, da motivi puramente ornamentali.

La cornice, per l'artista montefalcionese, non trova posto nella composizione perchè può circoscrivere e ridurre " l'immaginario " dell'osservatore.

Nella mente e nel cuore di Melillo si avvicendano i diversi avvenimenti storici, che hanno strutturato 1a cultura popolare cristiana locale, a cominciare dal terremoto del 6 giugno 1688, e quelli successivi, alla paura del 16 dicembre del 1631, quando l'eruzione del Vesuvio fece piovere a Montefalcione "cenere et la sera verso 23 ore cominciò a piovere rena negra che ne fè più di mezzo palmo " e alla peste del 1656, che ridusse i 1050 abitanti a 300, e la carestia del 1764, alle epidemie del colera del 1837, del 1854 e al " lupus spagnola " del 1918.

Questi sono fatti, che hanno segnato profondamente la coscienza del montefalcionese e lo hanno spinto verso un tipo di religiosità e un culto speciale.

Melillo fissa i temi, passa ai bozzetti nei quali articola linee, movenze, panneggi, disposti organicamente nello spazio.

Dal bozzetto nasce così il disegno a grandezza naturale, che viene trasposto sull'argilla.

Idee, intuizioni, sentimenti, immagini prendono gradualmente forma plastica nel modellato di argilla. E' questa la fase più alta, creativa dove avviene il passaggio dalla bidimensionalità dei bozzetti alla tridimensionalità della scultura.

Completato il rilievo si passa alla " formatura in gesso " per ottenere il nuovo modello.

Sulla materia dura in gesso è possibile dunque ricavare una diversa forma nella quale si può stampare la cera ed ottenere successivamente il procedimento di fusione in bronzo a cera persa .

La porta, così realizzata è di undici formelle, di cui due grandi di cm. 90 x 100, un fregio centrale di cm. 250 x 45 e otto formelle di cm. 40 x 60.

Nella parte inferiore due pergamene, il simbolo del Santo e lo stemma di Montefalcione.

L'anta sinistra della porta presenta una sequenza di temi di fede popolare. Non a caso in fondo sulla pergamena si legge: " Noi ti ameremo sempre ed assai ".

La verticale destra offre un'altra serie di immagini di devozione arricchite di liturgia, di rito.

Ultimo aggiornamento (Martedì 07 Dicembre 2010 08:14)