LA CONFRATERNITA DELLA BUONA MORTE

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LA CONFRATERNITA DELLA BUONA MORTE

Nel I volume delle Visite Pastorali (1692‑1720) esistente nell'archivio della chiesa Maria SS.ma Assunta di Montefalcione si nota che la confraternita del Monte dei Morti fu eretta sotto gli auspici di S. Antonio, della Vergine Immacolata e del SS.mo Corpo di Cristo, dall'arcivescovo di Benevento Orsini l'11 maggio 1695 e riconosciuta civilmente con regio assenso da Ferdinando IV di Borbone nel 1793. Per il suffragio dei defunti sorse questa Pia Unione e si disse col linguaggio del tempo Pio Monte (unione, sodalizio dotato di beni) dei Morti.

Di questa unione fa fede il «Libro dei conti dell'annue entrate e rendite dei Pio Monte de' Morti eretto dentro la chiesa arcipretale di Maria SS.ma Assunta della suddetta terra di Montefalcione esistente nell'archivio della medesima chiesa».

Dalla lettura delle spese possiamo ricavare il ruolo, la funzione che anche Questa confraternita aveva nell'ambito della comunità. Particolarmente sentito era il culto dei defunti. Tra le  spese si segnalano quelle per messe nell'anniversario dei morti, nell'ultimo lunedì di Carnevale, altre messe cantate in ogni primo lunedì del mese. Questa struttura associativa provvede in modo particolare, come si evince dal suddetto libro, per il maritaggio delle donne poverissime.

Il 5 maggio 1723, infatti, è registrato il denaro speso per il maritaggio a Barbara Ciampo.

Il 3 maggio 1724 quello dato a Rosa del Vasto; Successivamente altro denaro è distribuito ad altre bisognose. Nell’esito del 1 gennaio 1736 è registrato del denaro pagato per l'associazione dei defunto Giuseppe Punzone. Ma ciò che emerge da questi conti è lo spirito di soccorso e di assistenza

che si è andato strutturando all'interno del mondo confraternale: non manca mai la <<limosina>> a  diversi poveri, esteri con ordine dei superiori. A volte si precisa che la <<limosina>> è segreta. Inoltre un aspetto che va sottolineato è la trasparenza del bilancio e la conduzione dell’istituzione. Anche le spese minime sono riportate: <<quelle per il sagrista, per compera di una libra di cera consumata nella festività della Beata Vergine dei sette dolori, quelle per la settimana santa>>. Una cospicua somma di denaro è impiegata per «l'appaltatore del tetto della chiesa». Nello stesso esito risulta pagato «il sindico Carlo Pagliuca in tre volte per la fabrica della chiesa».

Non manca il denaro investito nel settore dell'istruzione: il 7 giugno 1741 il Reverendo D. Giovanni Sorda viene remunerato perché «mastro di scola; così anche lo stesso <<maestro di scuola publica>>.

Sempre nell'esito del 7 giugno 1741 è registrato il denaro «all'armigero della corte per alcune carcerazoni fatte ad alcuni debitori».

Questa annotazione ritrae lo sfondo di una realtà afflitta da una profonda e vasta crisi economica che esploderà di lì a pochi anni nella terribile carestia‑epidemia del 1764.

Il 1 gennaio 1741 è pagata la rata in «adempimento del decreto di S. Visita, del fu Em. Cardinale Cenci a conchiusione de cittadini fatta in pubblico parlamento convocato dall'unità».

Nell’esito del suddetto anno è <<pagato il pittore per aver accomodato il quadro della cappella, e l’economo per sei giornate pagate per assistere alla fornace di calce di Paolo Pepe>>.

Un altro documento importante per la confraternita del Monte dei Morti sono le «Regole della congregazione laicale del Monte dei Morti eretta sotto gli auspici di S. Antonio, dell'Immacolata Vergine e del SS.mo Corpo di Cristo>.

L'ultima pubblicazione delle suddette regole, ad opera del Priore Giuseppe Pagliuca nel 1873, testimonia la continuità di una istituzione, di una mentalità, di una devozione.

Si vedono anche quanti contenuti della devozione verso i defunti trapasseranno in un'altra confraternita, seppur diversa come impianto e impostazione, come quella del Preziosissimo Sangue di cui si è parlato nel capitolo II.

La confraternita del Monte dei Morti assumerà anche la denominazione di «Venerabile confraternita della Buona Morte». Nel 1849 si inaugura il cimitero comunale, e questa costruzione è un fatto importante perché consente a tutti i cittadini una dignitosa sepoltura ed elimina la preoccupazione di reperire spazi per i defunti. Con la costruzione del cimitero, la comunità accentua l'atteggiamento religioso che bisogna manifestare nei riguardi dei defunti. Ciò spiega anche l'assunzione della nuova denominazione che si aggiunge al tradizionale «Monte dei Morti». I confratelli stabiliscono così di chiamare la loro associazione religiosa anche col titolo di «Buona Morte> dove il concetto di «Buona» sta ad indicare una diversa concezione della morte e aiuta ad affrontare questo evento. La confraternita offre la riconciliazione con Dio, l'assistenza, solidarietà nel momento estremo della vita del fratello col rito, coll'accompagnamento al cimitero, colla preghiera. In questo modo la morte non è vista tragicamente ma come «Buona», nel senso di riunificare la creatura al Creatore. In un documento privato della famiglia Capone di Montefalcione, si legge «l'ammissione e associazione onoraria dell'illustrissima famiglia del signor D. Antonio Cavalier Capone alla congrega sotto il titolo del Monte dei Morti di Montefalcione». L'ammissione e associazione della suddetta famiglia detentrice di notevoli beni terrieri, conosciuta per gli antenati illustri e per i legami col mondo ecclesiastico, conferisce prestigio all'associazione menzionata. Inoltre dobbiamo segnalare che dal documento in questione si evince che la locale confraternita dei Monte dei Morti «trovasi affiliata all'arciconfraternita di Maria SS.ma dell'orazione e Morte esistente in Roma». 

Da una lettera datata 3 luglio 1857 del decurione facente funzione di sindaco del comune dì Montefalcione inviata al signor intendente del Principato Ultra, si ricava che il Monte dei Morti «comprende in sé le confraternite del SS.mo Corpo di Cristo, dell'Immacolata Concezione e di S. Antonio da Padova, denominandosi pure col titolo della Buona Morte meramente per antica costumanza».

Presso il medesimo archivio esiste anche un'altra lettera del 5 ottobre 1884 scritta dal sindaco di Montefalcione Ferdinando Titomanlio al signor prefetto della provincia di Avellino nella quale si attesta l'esistenza della confraternita sotto il titolo del Monte dei Morti, eretto sotto gli auspici di S. Antonio, dell'Immacolata Concezione e del SS.mo Corpo di Cristo. La stessa vive coll'elemiosina dei confratelli mancando totalmente di beni propri, e quindi di qualsiasi rendita. Il suo scopo consiste nell'accompagnare i cadaveri dei confratelli morti al sepolcro con l'associazione del clero, e nel far celebrare in suffragio dei medesimi delle messe e degli anniversari nel dì della morte e in altre epoche stabilite».

Iscriversi a questa confraternita, significava dunque assicurarsi un solenne funerale, le preghiere di suffragio e si può ritenere che questi privilegi erano tra i motivi di sviluppo della stessa confraternita. La venerabile confraternita della Buona Morte nel 1826 fece venire a «proprie spese in Montefalcione il Corpo di San Feliciano Martire e nel 1874 acquistò un'espressiva statua di legno».

A proposito di questa statua c'è tutta una storia che iniziò appunto il 14 settembre del 1826. «La confraternita del Monte dei Morti o della Buona Morte di Montefalcione desiderando possedere e venerare il Corpo di un Santo Martire ne faceva richiesta all'Em. cardinale di Benevento, il quale accogliendo ben volentieri la domanda, ne dava incarico al Signor D. Camillo Celli a Roma. Infatti questi se ne occupò ed ottenne le reliquie di un Santo, sul cui loculo era scritto: Felicianu,s in Pace, la sola notizia che si è potuta avere intorno alla sua vita e martirio. Da Roma il sacro corpo di ­San Feliciano fu trasportato alle foci del Tevere, e da li per mare venne portato a Napoli e depositato nella casa di un certo Signore a nome D, Carlo de Rogatis, sita sopra Sant'Efremo. Intanto i capi della confraternita si erano recati a Napoli per rilevare il sacro deposito, e lo fecero trasportare in un monastero di Nola, e dopo avere espletato presso l'intendenza di Avellino le pratiche d'uso, lo fecero proseguire per Montefalcione, dove giunse la sera del 26 novembre dell'anno suddetto, atteso da una moltitudine di gente. Formatosi il devoto corteo l'urna del Santo venne processionalmente portata alla chiesa dei soppressi Padri Verginiani e collocata al di sopra dell'altare maggiore dove rimase esposta alla venerazione dei fedeli sino all'anno 1861, avendola poi i padri dottrinali (che in quell'epoca abitavano l'attiguo convento) trasferita nella cappella a destra dell'altare maggiore, ove attualmente si trova. Si narra che il 16 maggio 1827 S. Feliciano venne festeggiato con grande pompa e solennità. Alla festa prese parte anche 1'Em. cardinale di Benevento, che alla presenza di numerosi fedeli accorsi anche da paesi vicini, fece aprire (forse per verificarne i suggelli) l'urna che conteneva i sacri avanzi del santo martire. Ci fu poi un solenne pontificale, dopo il quale tra l'emozione di tutti la sacra urna fu portata in

processione per le vie del paese. Durante l’ottavo della festa si celebrava con solennità e si chiudeva con una processione. Si racconta che in quella occasione si macellarono circa 20 bovi e 300 agnelli e si cucinò lungo le vie del paese. Poi in un secondo momento le processioni del Santo non. si fecero più con l'urna, ma con una reliquia ornata di drappi di seta. Senonché nel 1874 la confraternita fece acquisto di una espressiva statua di legno, e l'antica reliquia fu collocata in mezzo alla cintura di detta statua che però cominciò a tarlarsi. Cosi la confraternita nel 1956 riceve una statua identica alla prima che tutt'ora si usa nelle processioni annuali tutto a spese della stessa confraternita».

«Il Santo viene festeggiato l'ultima domenica di maggio. Nell'anno 1926 poiché si decise da parte della confraternita e della cittadinanza di celebrare il centenario S1 organizzò la festa per la terza domenica dl maggio e precisamente il 23. Il paese fu addobbato con archi a gas, fu invitata la migliore banda (quella di Montemiletto), ci furono fuochi pirotecnici, venne un ottimo predicatore per il novenario solenne: Monsignor D. Cesare Carbone dotto oratore ed arciprete di Lapio. Ma il tempo quel giorno fu pessimo, piovve a dirotto. Appena smise, il popolo a tutti i costi volle che si facesse la processione, l’urna del Santo fu portata a spalla da quattro sacerdoti più giovani; giunti verso la chiesa arcipretale la pioggia aumentò e si riparò tutti nella suddetta chiesa. Dopo non molto il tempo si ristabilì, la processione poté proseguire. Al ritorno, però,in piazza Tiglio cominciò a piovere di nuovo e si dovette accellerare il passo; tornata in Chiesa, l'urna fu collocata al suo posto, su di un bel trono preparato in occasione della festa. Verso tardi uscì un pò di tempo e la banda musicale uscì per la piazza per eseguire qualche pezzo, aveva appena cominciato quando si senti suonare a distesa la campana della chiesa e delle voci tra la folla esclamare: S. Feliciano ha fatto il miracolo! S. Feliciano ha fatto il miracolo! La gente lasciò la piazza e corse verso la chiesa zeppa di gente, col pericolo di rimanere pestati; bambine, giovanette e devote,rimaste in chiesa a pregare dinanzi al S. Martire gridavano ed affermavano di aver visto il Sangue liquefatto nell'ampollina che giace nell'urna».

Attualmente a causa del sisma del 1980 che ha reso inagibile la Chiesa della Villa del Seminario, sia l'urna col corpo di S. Feliciano, sia la statua di legno si trovano nella Venerabile Confraternita della Buona Morte.

Ma torniamo alla rivalità delle due confraternite: Preziosissimo Sangue e Monte dei Morti, accennata nei capitoli precedenti. Tutte queste animosità secolari, che rispecchiano le divisioni della comunità dal punto di vista sociale, religioso, economico sono le stratificazioni su cui si alimenterà la lite fra questi due sodalizi agli inizi dei novecento.

Montefalcione 2 agosto 1909; il priore della confraternita laicale del Monte dei Morti G. Antonio Ciampa scrive alla Curia Arcivescovile le seguenti parole: <<.I1 sottoscritto superiore e legale, rappresentante la confraternita del Monte dei Morti eretta canonicamente in Montefalcione dal Cardinale Orsini Arcivescovo di Benevento con Bolla di erezione 11 maggio 1695 e munita di regio assenso in febbraio 1793, in virtù del mandato ricevuto dalla prelodata confraternita con apposita deliberazione presa nella sua riunione plenaria del 1° agosto corrente 1909, fa istanza che sia, iuris ordine servato, iniziato formale giudizio contro 1'arciconfraternita del Preziosissimo Sangue per il seguente fatto: la confraternita del Monte dei Morti dall'epoca antichissima della sua fondazione 1695, esercitò il suo diritto nelle sacre funzioni, d'intervenire per compiere tutte quelle opere di pietà che sono dalla sua regola indicate pigliando sempre il posto di precedenza sulle altre congreghe posteriormente erette. Ora nonostante questo pacifico possesso, la congrega del Preziosissimo, Sangue eretta nel gennaio del 1883 più volte cercò di prendere la precedenza sulla confraternita del Monte dei Morti. Di questi abusi la confraternita suddetta sparse reclami innanzi ai superiori ecclesiastici, ma nonostante le varie disposizioni emanate dall'autorità ecclesiastica per reprimere questi abusi, l’arciconfraternita del Preziosissimo Sangue continuò a mostrarsi ostile fino al punto di provocare scissure e scandali nel popolo. Affinchè non si abbiano a ripetere questi fatti che turbano il pacifico possesso dei diritti altrui, il sottoscritto a nome della confraternita del Monte dei Morti, fa istanza presso codesto tribunale e domanda:

Che si istituisca formale e solenne giudizio tra la confraternita del Monte dei Morti e il Sodalizio del Preziosissimo Sangue iuris ordine servato.

Che venga dichiarato spettare la precedenza nelle sacre funzioni alla confraternita del Monte dei Morti per le ragioni giuridiche che l'assistono.

Che il sodalizio del Preziosissimo Sangue venga condannato alle spese del presente giudizio ed al compenso dovuto all’avvocato.

Salvo ogni altro diritto, ragione ed azione con l'espressa riserva e salvezza di poter aggiungere, variare e meglio sviluppare le precedenti deduzioni».

Riportiamo anche l'invito al R.mo Parroco Barba di Napoli per la difesa della causa presso la R.ma Curia di Benevento contro 1'arciconfraternita del Preziosissimo Sangue: «Ill.mo e R.mo Signore D. Francesco Barba, Dottore in Diritto e maestro dell'Almo Collegio de' Teologi di Napoli, non potendo presentarci personalmente nella causa vertente presso la curia Arcivescovile di Benevento tra la nostra confraternita del Monte dei Morti e il Sodalizio del Preziosissimo Sangue, la preghiamo di rappresentarci ­legalmente, concedendovi all'uopo le più ampie facoltà per la difesa dei nostri diritti, ed avendo per rato e fermo tutto ciò che andrete a praticare presso la sullodata Curia nell'interesse della nostra confraternita».

Nello stesso foglio è riportata l'accettazione di questo

invito: «Io qui sottoscritto Dott. Francesco Parroco Barba dichiaro di

accettare il mandato conferitomi dalla confraternita del Monte dei Morti di Montefalcione in data 20 agosto ultimo, per la difesa della causa che andrà a svolgersi presso la Curia arcivescovile di Benevento contro 1'arciconfraternita del Preziosissimo Sangue dello stesso comune di Montefalcione».

Alla pagina 12 del medesimo documento è riportata la procura: «Molto R.mo Canonico Errico Barone nell'istituto Convitto Pietro de Caro, Piazza Piano di Corte Benevento. I sottoscritti amministratori della confraternita del Monte dei Morti di Montefalcione nominano e costituiscono il Reverendo Canonico Errico Barone, quale procuratore legale del molto R.mo Parroco Francesco Barba di Napoli, nella causa vertente presso la R.ma Curia arcivescovile di Benevento tra la confraternita del Monte dei Morti e il sodalizio del Preziosissimo Sangue. A tal uopo concedono al lodato Canonico Errico Barone tutte le facoltà occorrenti per il regolare processo di detta causa, ritenendo fin d'ora per rato e fermo il suo operato».

Il giorno 11 agosto 1913 inizia la causa. Nella Curia arcivescovile di Benevento alla presenza delle autorità competenti sfilano i testimoni con le rispettive deposizioni:

1) Il sacerdote Filippo Polcari evidenzia in modo particolare che il «pubblico ha sempre disapprovato la condotta della

ultimo, per la difesa della causa che andrà a svolgersi presso la Curia arcivescovile di Benevento contro 1'arciconfraternita del Preziosissimo Sangue dello stesso comune di Montefalcione» (20).

Alla pagina 12 del medesimo documento è riportata la procura: «Molto R.mo Canonico Errico Barone nell'istituto Convitto Pietro de Caro, Piazza Piano di Corte Benevento. I sottoscritti amministratori della confraternita del Monte dei Morti di Montefalcione nominano e costituiscono il Reverendo Canonico Errico Barone, quale procuratore legale del molto R.mo Parroco Francesco Barba di Napoli, nella causa vertente presso la ‑R‑ma Curia arcivescovile di Benevento tra la. confraternita del Monte dei Morti e il sodalizio del Preziosissimo Sangue. A tal uopo concedono al lodato Canonico Errico Barone tutte le facoltà occorrenti per il regolare processo di detta causa, ritenendo fin d'ora per rato e fermo il suo operato» (21).

Il giorno 11 agosto 1913 inizia la causa. Nella Curia arcivescovile di Benevento alla presenza delle autorità competenti sfilano i testimoni con le rispettive deposizioni:

1) Il sacerdote Filippo Polcari evidenzia in modo particolare che il «pubblico ha sempre disapprovato la condotta della


confraternita del Preziosissimo Sangue quando ha tentato di disturbare la precedenza all'altra confraternita».

Il Reverendo Antonio Pagliuca sacerdote dichiara: <Mi consta che nel 1896 in seguito a lagnanze fatte dal priore della Buona Morte per la questione della precedenza domandata dall'altra confraternita il cardinale Di Rende diede disposizioni in favore della confraternita della Buona Morte e dopo di ciò si ebbe un pò di pace fino al 1898. Il clero ricettizio ha sempre manifestato la convinzione che la precedenza dovesse conservarsi al Monte dei Morti».

<Il cardinale dell'Olio con lettera del 1898 dispose che la precedenza si conservasse dalla congrega della Buona Morte, per la priorità di fondazione».

Poi seguono altre testimonianze: quella di Polcari Pasquale, possidente, e del sacerdote Giovanni Battista Reppucci. Questi fanno notare che le <<persone superiori ai partiti, cioè quelle che non parteggiano né per l’una né per l’altra congrega, hanno sempre disapprovato il contegno e le pretenzioni del Preziosissimo Sangue>>.

Altre testimonianze a favore della confraternita della Buona Morte sono le disposizioní del possidente Modestino Baldassarre e di Polcari Giuseppantonio. Il 12 agosto 1913 il testimone Giuseppe Pagliuca, tra le altre affermazioni dichiara: «So che il cardinale Di Rende, convinto del diritto di precedenza della congrega della Buona Morte, minacciò di chiudere la chiesa dell'altra congrega se avesse persestito nelle sue pretenzioni».

Nello stesso giorno il signor Pagliuca Achille riferisce che << quasi tutti del paese hanno sempre disapprovato le violenze e le pretese della congrega del Preziosissimo Sangue (...). So che il vicario foraneo Titomanlio odiava la congrega della Buona Morte, perché non lo aveva accettato come padre spirituale e per rappresaglia fondò la congrega del Preziosissimo Sangue facendola poi con arti irregolari elevare ad arciconfraternita».

Ercole Repucci, assessore municipale, nella sua testimonianza rende noto «gli intrighi del Preziosissimo Sangue».pretenzioni del Preziosissimo Sangue».

Altre testimonianze a favore della confraternita della Buona Morte sono le dìsposizioní del possidente Modestino Baldassarre e di Polcari Giuseppantonio. Il 12 agosto 1913 il testimone Giuseppe Pagliuca, tra le altre affermazioni dichiara: «So che il cardinale Di Rende, convinto del diritto di precedenza della congrega della Buona Morte, minacciò di chiudere la chiesa dell'altra congrega se avesse persestito nelle sue pretenzioni».

Nello stesso giorno il signor Pagliuca Achille riferisce che << quasi tutti del paese hanno sempre disapprovato le violenze e le pretese della congrega del Preziosissimo Sangue (...). So che il vicario foraneo Titomanlio odiava la congrega della Buona Morte, perché non lo aveva accettato come padre spirituale e per rappresaglia fondò la congrega del Preziosissimo Sangue facendola poi con arti irregolari elevare ad arciconfraternita».

Ercole Repucci, assessore municipale, nella sua testimonianza rende noto «gli intrighi del Preziosissimo Sangue».

Il 13 agosto 1913 il testimone Carlo D'Alelio ricorda che: «una volta, cioè due anni orsono, in occasione della

agosto ultimo, per la difesa della causa che andrà a svolgersi presso la Curia arcivescovile di Benevento contro 1'arciconfraternita del Preziosissimo Sangue dello stesso comune di Montefalcione» (20).

Alla pagina 12 del medesimo documento è riportata la procura: «Molto R.mo Canonico Errico Barone nell'istituto Convitto Pietro de Caro, Piazza Piano di Corte Benevento. I sottoscritti amministratori della confraternita del Monte dei Morti di Montefalcione nominano e costituiscono il Reverendo Canonico Errico Barone, quale procuratore legale del molto R.mo Parroco Francesco Barba di Napoli, nella causa vertente presso la ‑R‑ma Curia arcivescovile di Benevento tra la. confraternita del Monte dei Morti e il sodalizio del Preziosissimo Sangue. A tal uopo concedono al lodato Canonico Errico Barone tutte le facoltà occorrenti per il regolare processo di detta causa, ritenendo fin d'ora per rato e fermo il suo operato» (21).

Il giorno 11 agosto 1913 inizia la causa. Nella Curia arcivescovile di Benevento alla presenza delle autorità competenti sfilano i testimoni con le rispettive deposizioni:

1) Il sacerdote Filippo Polcari evidenzia in modo particolare che il «pubblico ha sempre disapprovato la condotta della

confraternita del Preziosissimo Sangue quando ha tentato di disturbare la precedenza all'altra confraternita» (22).

Il Reverendo Antonio Pagliuca sacerdote dichiara: <Mi consta che nel 1896 in seguito a lagnanze fatte dal priore della Buona Morte per la questione della precedenza domandata dall'altra confraternita il cardinale Di Rende diede dìsposizioni in favore della confraternita della Buona Morte e dopo di ciò si ebbe un pò di pace fino al 1898. Il clero ricettizio ha sempre manifestato la convinzione che la precedenza dovesse conservarsi al Monte dei Morti» (23).

<Il cardinale dell'Olio con lettera del 1898 dispose che la r_)recedenza si conservasse dalla congrega della Buona Morte, per la priorità di fondazione» (24).

inoltre va sottolineato che entrambe le deposizioni, sia quella di Polcari che di P,gliuca rilevano che il vicario foraneo Titomanlio «abbia agito per vie non regolari per carpire il privilegio di cui trattasi» (25).

Poi seguono altre testimonianze: quella di Polcari Pasquale, possidente, e del sacerdote Giovanni Battista Reppucci. Questi ‑fanno notare che le «persone superiori ai partiti, cioè quelle che non parteggiano né per l'una né per l'altra congrega, hanno sempre disapprovato il contegno e le

pretenzioni del Preziosissimo Sangue» (26).

Altre testimonianze a favore della confraternita della Buona Morte sono le dìsposizioní del possidente Modestino Baldassarre e di Polcari Giuseppantonio. Il 12 agosto 1913 il testimone Giuseppe Pagliuca, tra le altre affermazioni dichiara: «So che il cardinale Di Rende, convinto del diritto di precedenza della congrega della Buona Morte, minacciò di chiudere la chiesa dell'altra congrega se avesse persestito nelle sue pretenzioni» (2?).

?Vello stesso giorno il signor Pagliuca Achille riferisce che < quasi tutti del paese hanno sempre disapprovato le violenze e le pretese della congrega del Preziosissimo Sangue (...;. So che il vicario foraneo Titomanlio odiava la congrega della Buona Morte, perché non lo aveva accettato come padre spirituale e per rappresaglia fondò la congrega del Preziosissimo Sangue facendola poi con arti irregolari elevare ad arciconfraternita» (28).

Ercole Repucci, assessore municipale, nella sua testimonianza rende noto «gli intrighi del Preziosissimo Sangue» l29).

Il 13 agosto 191_3 il testimone Carlo D'Alelio ricorda che: «una volta, cioè due anni orsono, in occasione della festa di S. Antonio, la congrega del Preziosissimo Sangue tentò con la violenza di prendere il primo posto, ma avendo la congrega della Buona Morte fatto ricorso al maresciallo dei ­carabinieri, questi costrinse i fratelli del Preziosissimo Sangue a ritirarsi».

Pagliuca Federico denuncia «la prepotenza della congrega del Preziosissimo Sangue». I1 signor Angelo Ciarfera afferma: «non ho mai visto il documento in parola riportante le priorità del Preziosissimo Sangue sulla Buona Morte, né so che altri lo abbiano visto. Se esisto io, dubito della sua autenticità e se fosse autentico ritengo che sia stato ottenuto per vie irregolari».

Il 16 agosto 1°13 Arcangelo Sordillo dichiara che il

«il pubblico per amore di pace ha sempre desiderato e desidera che si compongono bonariamente le questioni tra le due congreghe. La curia poi non ha mai approvato tali dissidi­ (...) il clero vecchio si è mostrato sempre indifferente, ma vedeva con dispiacere tali discordie tra le due congreghe».

Martignetti Gaetano, possidente spiega l'origine dei contrasti e nel popolo vede «quelli che approvano e quelli che disapprovano la condotta delle due congreghe»; sempre per il medesimo «il clero vecchio era favorevole alla congrega della Buona Morte».

Titomanlio Giovanni di anni 74, farmacista, fratello dei vicario foraneo Titomanilo racconta che 1l fratello «andò personalmente a Roma e per mezzo di persona sua amica ottenne il Breve in parola. Ricordo pure che al ritorno mi disse che il detto privilegio gli costava molto lavoro e denaro; che la somma pagata risulta dallo stesso Breve».

Inoltre il suddetto Titomanlio nota che «il popolo è diviso secondo le aderenze alle due confraternite, quindi vi sono quelli che approvano e quelli che disapprovano, sospetto che la Buona Morte abbia avuto particolari aderenze in Curia e per questo si sono avute disposizioni di prudenza esortando la congrega del Preziosissimo Sangue ad astenersi dall'intervenire alle processioni, finché non si esaurisce il presente «giudizio» (...). Del clero antico, chi dava ragione all'una e chi all'altra congrega».

Il 19 agosto 1913, Raffaele Luongo affermava che; «Fra le due confraternite ci fu un periodo di calma per convenzione, esse si scambiavano la precedenza nelle feste, in qualche funerale. Ricordo che il Cardinale dell'olio trovandosi sopra luogo, usò tutti i mezzi per conciliare gli animi proponendo anche la convenzione di cui ho accennato sopra, cioè scambiarsi la precedenza».

Anche Barile Federico evidenzia che «il Cardinale dell'Olio veniva spesso a Montefalcione e aveva ottenuto un accordo bonario tra le due congreghe».

Questa sequenza di frammenti di deposizione del «giudizio» in questione ci restituisce il quadro dell'ambiente, il peso, il ruolo del mondo confraternale. Dalle testimonianze emergono chiaramente i conflitti fra gruppi, fra clero, fra blocchi d'interessi contrapposti. Dietro la tematica del riconoscimento del titolo, dello scontro per la precedenza si nascondono pezzi di medioevo, analfabetismo, residui di formalismi spagnoleschi, complessi di inferiorità uniti a impulsi di rivalsa, ma soprattutto i limiti di una chiesa che perpetua modelli conservatori, senza rinnovare e incidere profondamente sulla comunità. D'altra. parte non possiamo non scorgere nel fenomeno confraternale accanto ai difetti, i pregi di una struttura che colma le carenze e i vuoti istituzionali.

Come abbiamo potuto osservare le processioni sono state spesso occasioni di sonori litigi fra queste due confraternite; prima della causa la confraternita del Monte dei Morti si asteneva da tutte quelle processioni ove potesse prendere parte anche il sodalizio del Preziosissimo Sangue.

Di questo ci informa il «Registro delle deliberazioni della confraternita della Buona Morte» dal 13 giugno 1909 al 20 aprile 1969 e precisamente il verbale del 24 giugno 1909 ff. 3‑4: <<E la congrega tenendosi ferma nel proprio decoro, unitamente per amor della pace e per scongiurare tutte le possibili e funeste conseguenze, ha deliberato ad unanimità di voti:

1) Che a qualunque costo ed in qualsiasi circostanza di pubbliche o private processioni, dovrà fin d'ora evitarsi l'incontro dei due sodalizi. In conseguenza di che tutti quei confratelli e consorelle che fino a questo momento si trovassero ascritti anche a quello del Preziosissimo Sangue, e per esse le rispettive loro famiglie all'epoca di loro morte non avranno altra pretesa o diritto se non l’ accompagnamento del R.mo Clero e della sola confraternita del monte dei Morti, la quale resterà facoltata fin da oggi di negare non solo il feretro e l'accompagnamento del cadavere al cimitero, ma anche qualunque benefizio spirituale sempre e quanto per detti confratelli o consorelle si affacciasse la pretenzione di accompagnamento dell'altro sodalizio dei Preziosissimo Sangue, al quale col presente deliberato formalmente ed irrevocabilmente si rinunzia. Parimenti i confratelli destinati al detto accompagnamento, dovranno rifiutarsi a vestire il sacco, sempre che il priore pro tempore e chi per lui si permettesse di contravvenire a quanto col     presente si è stabilito, ritenendosi fin da ora come nullo e di niuno effetto un tale capriccio ed abusivo operato.

2) Che quei confratelli o consorelle del Preziosissimo Sangue   che posteriorrente si ascrissero alla confraternita del Monte dei Morti all'epoca del loro decesso, invece dell'accompagnamento di questa, oltre  ai consueti e comuni vantaggi spirituali, avranno diritto alla celebrazione messe piane o ad un funerale che sarà celebrato dal R.mo Clero o al rimborso della, somma che pagarono in tempo di loro ascrizione a questo sodalizio. E ciò secondo le disposizioni dei medesimi aggregati o delle loro rispettive famiglie».

Leggendo il verbale del 20 novembre 1910 avente per oggetto la riconferma del Priore, e degli assistenti  l'anno 1911 si coglierà nel linguaggio, il comportamento e l'animo di questa associazione: «L'anno millenovecentodieci, il giorno venti novembre in Montefalcione si è riunita la Venerabile confraternita laicale del Monte de’Morti nella chiesa propria ove suole convenire nei dì festivi e nelle persone dei Signori: Ciampa Giuseppantonio del fu Emanuele, Priore; Pagliuca Giuseppe fu Pasquale  l’assistente; Guaríno Pasquale fu Ciriaco, 2 assistente nonché nel N. 81 confratelli godenti e coll'assistenza del padre spirituale della stessa: Sac. D. Giovanni Baldassarre di Pasquale, a ciò espressamente delegato.

Il Sullodato priore Signor Ciampa ha ricordato ai convenuti che l'oggetto sul quale il sodalizio è stato invitato a deliberare fin da domenica scorsa è il seguente: Nomina della banca, ossia del priore, del primo assistente e del secondo assistente pel prossimo anno 1911. Tutti i congregati però, levatisi in piedi, hanno ad una voce protestato di essere assolutamente contrari a qualunque nuova proposta, essendo in tutto e per tutto contenti degli attuali amministratori cui hanno vivamente pregato a voler rimanere in carica almeno fino a quando non si sarà espletato il giudizio canonico contro la rivale confraternita del Preziosissimo Sangue. A norma delle vigenti regole perciò compiutasi la segreta votazione per la riconferma o meno degli attuali amministratori, se n'è ottenuto il seguente risultato:

Votanti    N. 81 – voti favorevoli N. 76 ‑ contrari N. 5. In seguito a

che, pel venturo anno 1911 sono rimasti confermati nella qualità di:

a) priore ‑ Ciampa Giuseppantonio fu Emanuele.

b) primo assistente ‑ Pagliuca Giuseppe fu Pasquale.

c) secondo assistente ‑ Guarino Pasquale fu Ciriaco.

Del che si è redatto il presente processo verbale che, previa lettura ed approvazione viene accettato e sottoscritto».

Tale documento contiene anche l'approvazione della Curia Arcivescovile di Benevento il dì. 22 dicembre 1910.

Da tutta questa documentazione, abbiamo potuto notare la solidarietà dei confratelli e una certa capacità decisionale. La stessa capacità decisionale emerge nell'altra riunione del 5, agosto 1917 avente per oggetto l'espulsione del confratello e 1 assistente signor. D'Alelio Giuseppe dal sodalizio del Monte dei Morti: <Ruocco Giuseppe fu Vito, espone che il giovane Pietro D'Alelio, figlio del suddetto 1 assistente D'Alelio Giuseppe, nella notte del 21 giugno 1917 trafugava la di lui figlia Assunta Ruocco e con ferma promessa di renderla subito sua legittima sposa, riusciva a deturparne e violarne l'onore, gettando così nel fango del disonore anche la di lei famiglia. Il D'Alelio padre però, non solo si è dimostrato oltremodo negativo alla doverosa riparazione di Siffatto delitto, si è reso altresì responsabile dinanzi alla giustizia di una altro più vile gravame, avendo cioè dichiarato ed asserito a persona confidente che la giovane Assunta Ruocco, rapita con violenza era stata da altri già sedotta e disonorata. Si decide all'unanimità perciò che il suddetto D'Alelio Giovanni venga assolutamente espulso dal sodalizio in quanto ritenuto indegno d'appartenervi mentre nella qualità di 1 assistente avrebbe dovuto mostrarsi lo specchio degli altri confratelli».

Questo confratello espulso secondo  il  sodalizio  compromette l'onorabilità e il decoro.

Il  verbale del 5 dicembre 1920 riporta la riabilitazione del fratello suddetto Giuseppe D'Alelio per ­aver provveduto al «matrimonio riparatore>.

Interessante può essere l'esame del verbale che reca la data del 30 novembre 1919 avente per oggetto l'onorario al R.mo Clero nelle processioni esequiali per i defunti ascritti al sodalizio del Monte dei Morti:

«L'anno miilenovecentodiciannove, il giorno trenta novembre in Montefalcione, riunitasi la venerabile confraternita laicale dei Monte dei Morti nella chiesa propria ove suole convenire nei dì festivi pe l'esercizio delle sue funzioni, il Priore Signor Repucci Ercole ha dato comunicazione agl'intervenuti del deliberato 24 settembre esibitogli a nome di questo R.mo Clero il quale pretende che l'onorario in oggetto venga aumentato da lire 1,25 in lire 2 per ciascun sacerdote alla stregua delle private famiglie nelle esequie dei loro deceduti.

La confraternita però osserva anzitutto che il paragone non è affatto a proposito, poiché, se per le famiglie private è aumentato il costo di coltivazione agricola e industriale, è oltremodo aumentato anche il prezzo dei rispettivi prodotti, mentre per i sodalizi spirituali è aumentato unicamente l'esito delle Sante messe per gli ascritti, della cera occorrente nelle funzioni, della pulizia degli arredi ecc., rimanendo del tutto invariato l'introito siccome nei tempi passati.

Perciò la succitata confraternita, nell'intento di scongiurare dei possibili scandali, ha deliberato all'unanimità di uniformarsi alla proposta del consiglio di amministrazione, coll'aumentare cioè l'onorario a ciascun sacerdote che dalla casa del defunto ne accompagna il feretro alla chiesa del sodalizio, in ragione di lire 1,50, a cominciare dal prossimo venturo mese di gennaio 1920, restando annullate le antiche consuetudini, nella piena fiducia che siffatta contribuzione venga gentilmente accettata dal sullodato R.mo Clero. Del che si è redatto analogo verbale che previa lettura, viene riconfermato e sottoscritto dal priore e dal 2° assistente».

Nel suddetto scritto notiamo come accanto alla questione dell'onorario, di riflesso si pone lo sfondo dell'economia del paese con la vasta crisi che l'attraversa. Sfogliando il medesimo registro ci preme fermarci al foglio N. 40 riportante il verbale del 2 maggio 1936:

«L'anno millenovecentotrentasei il giorno due maggio in Montefalcione, il priore della congrega della Buona Morte ha riunito il consiglio e dichiara quanto segue:

La maggior parte dei confratelli addetti al turno per l'accompagnamento funebre e processioni, malgrado richiami ed ammonizioni non si fanno vivi, né si curano d'intervenire, dando loco a critiche che presto o tardi farebbero perdere il prestigio della congrega. Prega quindi il consiglio a dare provvedimenti disciplinari, accogliendo unanime le lagnanze che il priore e il consiglio delibera. Tutti i confratelli di turno che senza una giustificazione non intervengono all'accompagnamento dovranno pagare lire l'una di multa e se per tre volte consecutive non si presenteranno saranno senz'altro depennati dal registro. Qualora pure non volessero insistendo pagare detta multa, il cassiere a fine d'anno non accetterà l'annualità se prima non viene pagata la detta multa. Sono soltanto esclusi coloro i quali che hanno oltrepassato il settantesimo anno di età».

Questo verbale evidenzia come la crisi del mondo confraternale viene da lontano e non può essere legata al Concilio. Anche nella delibera della riunione tenuta il 9 maggio 1936 avente per oggetto il richiamo dei confratelli morosi si evidenziano elementi di decadenza:

<<Il priore della congrega della Buona Morte deplora, anzi biasima il procedere di molti confratelli, che abusando della bontà del cassiere poco curano di versare il loro avere, e ciò per parecchi anni.

Quindi così continuando presto o tardi si porterebbe alla liquidazione del sodalizio poiché coll'obolo annuale si deve far fronte a tanti impegni e spese che si sostengono. Si invita perciò il consiglio a prendere in seria considerazione la faccenda e dare seri provvedimenti. Il Consiglio accogliendo quanto il priore ha esposto unanime delibera. Tutti i confratelli morosi che mediante avviso fra un mese non pagheranno il loro avere, non saranno più considerati come fratelli e per conseguenza radiati dal Registro. Per facilitare poi e dare più adito al pagamento, il consiglio annulla pel momento la soprattassa che ogni moroso avrebbe dovuto pagare giusta precedente deliberazione».

Del 7 marzo 1937 è l'altro richiamo ai congregati morosi: <Il priore della congrega della Buona Morte visto che la maggior parte dei congregati morosi che mediante avvisi non se son fatti vivi a versare il loro dare, dando ben 7 mesi di respiro pel pagamento, mentre dovevano farlo in un mese, giusta precedente deliberazione approvata dall'autorità superiore, si cerca nella dura necessità di provvedere e riunisce il consiglio per decidere. Il consiglio trovando giusta proposta del priore e continuando ad essere longamine concede a detti morosi pel pagamento tutto il corrente mese di marzo 1937, trascorso detto mese il quale nessuno può opponere più pretenzioni di sorte e quindi inesorabilmente resterà cancellato dall'albo dei congregati. Oltre la permanente morosità si segnala anche l'inadempienza del dovere dei confratelli di turno alle processioni funebri».

Verbale del 22 marzo 1942: <Il priore della confraternita della Buona Morte Pagliuca Eduardo ha ricordato ai consiglieri che l'oggetto sul quale il sodalizio é stato invitato a riunirsi è il seguente:

la maggior parte dei confratelli addetti al turno trimestrale per l'accompagnamento funebre, nel decesso dei congregati, malgrado richiami ed ammonizioni, mediante avvisi personali non se ne curano proprio affatto d'intervenirvi, dando loco a critiche tanto criminose che presto o tardi che cosi camminando farebbero perdere tutto il prestigio della confraternita. Mentre considerando il beneficio che col loro intervento potrebbero regare alla salute dell'anima sia morale che spirituale, dovrebbero piuttosto fare a gara per prestare tale pia opera, col quale ogni congregato ha giurato di farlo, mentre tutt'altro si fanno vincere dalla loro superbia ed ambizione. Il priore prega quindi il Consiglio a dare seri provvedimenti disciplinari, il Consiglio unanime delibera. Tutti i confratelli di turno che senza un giustificato motivo non intervengono all'accompagnamento all'ultima dimora dei congregati, che per i loro tre mesi di turno, con tre assenze consecutive saranno senz'altro depennati dal Registro dei congregati. Sono però soltanto esclusi tutti coloro i quali hanno compiuto il 70° anno di età>.

Il decadimento di questo sodalizio appare sempre più evidente anche nei successivi verbali; la stessa morte diventa un fatto privato, perde quel carattere sociale. In data 11_settembre 1949 la confraternita laicale del Monte dei Morti si riunisce per trattare il problema delle nuove nicchie al cimitero: «Essendo che nell'ossovario al cimitero non ci sono più posti per mettere le cassette del congreqati è, necessario cominciare i lavori nella cappella. facendo una stigliera con cassette a gimento lavorato dal gementista di Avellino. il. priore per dare maggiore soddisfazione a tutti. confratelli e consorelle che non erano presenti al consiglio si è fatto predicare da sopra all'altare nella chiesa di nostra Signora del Sacro Cuore, dall'arciprete Don Camillo Iorio. Si è fatto presente anche quando verranno a costare».

Come possiamo constatare il discorso economico dell'annualità si innesta con quello delle cerimonie funebri. Verbale del 18 gennaio 1953: «Riunitasi in assemblea generale la confraternita della Buona Morte nella chiesa parrocchiale di Nostra Signora del Sacro Cuore ove suole convenire nei dì festivi per l'esercizio delle sue funzioni nelle persone dei signori: Martignetti Luigi fu Giuseppe priore, Pagliuca Crescenzo fu Raffaele 1° assistente, D'Amore Raffaele fu Raffaele 2° assistente ed alla presenza del Rev.do Sac. Camillo Ionio padre spirituale pro tempore, nonché il numero maggiore dei confratelli convenuti in occasione.

Il sullodato priore, ha fatto presente ai convenuti, la nomina della nuova banca per l'esercizio dell'anno 1953 il quale tutti i confratelli ad unanimità hanno insistito che rimanessero gli stessi vecchi amministratori anche per questo nuovo anno 1953. Ha ricordato poi ai convenuti che essendo il cambiamento dei tempi, l'annualità da 20 lire passa a 25 lire, quasi il costo della candela candelora che si dà ad ogni congregato, come anche la congrega nobile alle esequie da lire 100, passa a 150, però avranno il vantaggio, dello Scanno e tumulo gratuiti in caso di esequie e settimo, come anche l'urna da lire 50 passa a 100. Il padre spirituale ha preso poi la parola per ricordare ai convenuti che non era giusto far pagare agli associati morti una tariffa tanto elevata cioè 4.000 per le donne e 5.000 per gli uomini, che si fosse alleviato un pò tal peso, mentre i confratelli hanno insistito che rimanesse tale tariffa stabilita giusta deliberazione del 4 marzo 1951. Lo stesso Priore ha ricordato ancora se si potessero costruire 68 cassette in legno uguali a quelle di cemento nell'ossario, ma lo spesato oltrepassava le centomila lire e dovendosi accomodare anche l'armagio tettoio dell'ossario, anche i convenuti hanno accettato che si sia fatto l'uno e l'altro. Non si accetterà alcuna professione finché l'aspirante non abbia fatto almeno un mese di noviziato, si devono imparare tutte le regole, sia materiali che spirituali. Tutti i congregati morosi pagheranno tutto l'arretrato da qualsiasi epoca come la tariffa di quest'anno 1953. Le candele candelora vengono distribuite mediante pagamento annualità solo per l'anno corrente, i morosi sono pregati di non pretendere le candele dell'arretrato cioè degli anni scorsi».

E' da notare un certo formalismo un senso, di burocraticità, uno, svuotamento dei valori, una perdita del vissuto religioso è il filo rosso che lega tutta la sequenza delle riunioni della congrega. Il comportamento, la manifestazione religiosa non possiede più quella pregnanza di significati.

Si assiste ad uno scadere nella routine nel ritualismo, nell'amministrazione delle piccole cose. Importante al riguardo è l'insistenza sulla problematica delle vesti. Riunione del 20 febbraio 1955: <Il priore ha portato a conoscenza ai convenuti che i mozzetti nobili dorati talmente ridotti che non si potevano più adoperare, ed avendo fatto fare un preventivo da un artefice di Napoli, un certo Cratola avendo parlato un prezzo quasi nelle vicinanze alle 150 mila lire, cosi si è deciso di provare ad altre case e quindi l’ex cassiere assieme al 1° assistente si sono recati personalmente a Napoli, e dopo aver passati diversi artefici si sono combinati dalla ditta Francesco Campobasso per il riporto di 20 mozzette di doppia taglia celeste, riportando tutte loro vecchie canottiglie e galloni vecchi compreso pure il pannetto della Croce rettangolare con bilanzino di metallo nichelato, per la somma di centotrentamila senza alcun anticipo, solo pagamento alla consegna».

Il verbale del 13 novembre 1955 ha per oggetto la nuova Statua di S. Feliciano: < Il prelodato priore ha portato a conoscenza ai signori consiglieri convenuti il seguente: siccome la statua del S. Martire S. Feliciano a causa di malumori di tarla da pochi anni in qua si aveva diffusa di molteplici fori quasi da per tutto e quindi anche avendola dovuta rifazionare si consumano diversi biglietti da mille e la statua aveva sempre il marcio nel suo interno. Quindi avendo scritto alla ditta Santifaller di Ortisei per una nuova statua identica alla vecchia il costo era di 110 mila lire, dico centodiecimilalire oltre l'imballo e trasporto della vecchia e nuova statua. I consiglieri convenuti convinti di ciò che aveva sopra espletato il Priore ad unanimità hanno approvato».

A volte il decadimento di queste strutture associative diventa in alcuni fratelli piena e amara consapevolezza. Lasciamo alla lettura del verbale del 1 gennaio 1957 (avente per oggetto: invio nuova legge) la spiegazione di questa nuova «forma mentis» del sodalizio «datosi il retrocedere del dovere verso la confraternita e che la regola richiede, che non si eseguisce nessun ordine viene stabilito a come segue:

1) non si fittano più veste di accompagnamento a coloro che non sono congregati regolarmente;

2) tutti coloro che dopo il loro decesso e la famiglia vuole congregarlo alla confratenita, debbono pagare una somma di lire 15.000, quindicimila, e la detta confraternita si oblica che con quella moneta paga 20 fratelli a lire 200 ognuno durante l'accompagnamento funebre, ed ogni diritto di legge che la confraternita prescrive;

3) tutti i confratelli già congregati e durante la loro vita non hanno mai preso parte alla confraternita, e che al loro decesso vogliono essere accompagnati durante i funerali pagheranno una multa piconiaria di lire 30.000;

4) si porta a conoscenza che tutti i confratelli di  turno sappiano che

ad ogni funerale risponderanno all'appello, e colui che non è presente è

punito con l'amenta di lire 200, duecento, salvo qualche giustificazione

di un motivo accertato, rifiutando la multa viene cancellato;

5) tutti i confratelli vengano a conoscenza che al loro decesso e vogliono usufruire di essere accompagnati con congrega nobile, cioè veste bianche durante il percorso del paese pagano la somma di lire 200, duecento, a facoltà della banca;

6) tutti i confratelli cha da anni che sono arretrati e si presentano personalmente pagheranno doppia annualità e si metteranno al loro dovere:

7) tutti i confratelli che non si presentano che sono già congregati, e durante la loro vita, e non si presentano prima del loro decesso personalmente, saranno puniti all'articolo 3 della detta deliberazione».

Da queste verbalizzazioni si evince che la regola e il dovere non esistono più, tutto è impostato e ruota intorno al discorso ossessivo e ripetitivo del denaro. Sotto questo profilo è utile esaminare anche la riunione del 18 gennaio 1958 avente per oggetto l'aumento dell'annualità. E' il priore Martignetti Abramo ad avere la parola: «Essendo cambiati i tempi il cento per cento e l'esito della confraternita non corrisponde all'infinito si è costretti di aumentare l'annualità da lire 25, venticinque, a lire 50, cinquanta vari confratelli volevano che fosse cambiata usanza a riguardo del l’accompagnamento del feretro che volevo che si andava,.prenderlo a domicilio, convenuti all’unanimità son stati contrari a tale proposta e per cui_ è rimasta la stessa usanza»

Nel verbale del 22 gennaio 1961 avente per oggetto la nomina della Nuova Banca, si nota un certo sbandamento: <<Dopo aver fatto la revisione della vecchia banca della confraternita della Buona Morte, allo scadere dall'anno 1960 sono state fatte due assemblee generali di tutti confratelli, non è stato possibile di formare una nuova banca per venti giorni e lasciato solo il Cassiere Iantosca Almerlno, visto che la confraternita era soggetto alla chiusura perché lui non aveva a chi dare i conti di quello che aveva ingassa. e fatta la sua. decisione di avvisare il consiglio direttivo per mezzo lettera postale, e così il giorno ventidue gennaio 1961 riunendosi il consiglio nella chiesa di Nostra Signora del Sacro Cuore alla presenza del parroco Don Camillo Iorio con .l'accordo di tutti hanno deciso di formare la banca nuova facendo Martignetti Gaetano fu Giuseppe priore, Pagliuca Domenico fu Raffaele 1° assistente, Ciampa Giovanni fu Gennaro 2° assistente. E tutte regole prescritte lasciandole come stavano prima della scrizione, non è necessario che nel presente atto sia nominato articolo per articolo perché sta tutto reggistrato nelle paggine della vecchia amministrazione. Si aggiunge solo che Iantosca Pierina di Almerino a sua desponibilità prende l’incarico di mantenere la chiesa della congrega in ordine, dare le vesti e metterle a posto dopo i funerali e di più lo scanno sia nei morti e anche nei settimi e di portare le vesti nella chiesa Madre in tutte le feste che occorrono per le processioni e affino dell'anno 1961 deve avere lire 8.000 per il suo lavoro fatto e si aggiunge angora che si fittano le vesti a quei che non sono congregati>.

Nel verbale del 27 gennaio 1963 tra le altre cose si discute anche «dell'aumento dell'avvisatore la somma di lire 750 per ogni aviso dovuto e confermando anche per le pregissiuni dei Santi>.

Oggi però la figura dell'avvisatore è scomparsa. Solo nell'ultimo verbale a disposizione non appare il discorso Delle annualità e dei rispettivi aumenti. Per l'interesse che può suscitare e per verificare anche i mutamenti di mentalità, è senz'altro utile riportare il provvedimento riguardante la sostituzione delle vesti: «il 20 aprile 1968 i fratelli sono riuniti nella chiesa del Sacro Cuore di Maria per decidere su alcune riforme da affrontare a detta confraternita. In questa assemblea il priore Martignetti Luigi, alla presenza del Rev. Don Camillo Iorio ha proposto di sostituire la divisa ora esistente, ossia le vesti con delle fasce. La proposta è stata fatta non senza riflessione e di fatti è stata accolta e accettata da tutta l'assemblea qui riunita. Per tanto si delibera che per motivi igienici e pratici le vesti vengono sostituite dalle fasce da indossare in modo trasversale e alla fine delle quali si trova un fiocco. L'assemblea approva tale riforma dalla quale viene tratto questo verbale e viene sottoscritto».

Ci sono poi altri 5 registri da noi trovati e di cui si dà descrizione:

N. 2 registri generali delle consorelle appartenenti alla congrega della Buona Morte detti anche <Registri delle annualità delle consorelle ascritte alla congrega laicale. col titolo del Monte dei Morti e della Buona Morte eretta sotto gli auspici del SS.mo Sacramento, dell'Immacolata Concezione e di S. Antonio di Padova». Il primo registro è costituito all'inizio dall'indice riportante le lettere iniziali cognomi delle consorelle. Prosegue poi per ogni foglio uno schema riportante in numero d'ordine cognome e nome delle consorelle, paternità, patria, data dell'ammissione alla professione; accanto ad ogni nome ci sono le eventuali osservazioni (o annotazioni varie): quando è morta, per quale motivo è stata. aggregata (se per sole indulgenze o altro), e se è stata aggregata dopo la morte; quanto aveva pagato (se aveva pagato); se era una religiosa (a quale  ordine apparteneva e con che nome). Il primo registro va dal 1846 al 1957. L'altro va dal 1957 ai_.nostri giorni. Il secondo registro è redatto su una. rubrica.

Poi abbiamo N. 2 registri annualità dei confratelli appartenenti alla congrega della Buona Morte «registro generale contenente i cognomi e nomi di confratelli appartenenti alla congregazione laicale col titolo del Monte dei Morti o della Buona Morte eretta sotto gli auspici del SS.mo Corpo di Cristo, dell'Immacolata Concezione e di S.Antonio da Padova in Montefalcione». Il primo registro è costituito dall'indice riportante le lettere iniziali dei cognomi dei confratelli. Sui fogli successivi segue lo stesso schema del primo registro delle consorelle con numero d'ordine, cognome e nome dei confratelli, paternità, patria, data dell'ammissione al noviziato e alla professione (la data dell'ammissione al noviziato non è riportata in quelli delle consorelle) e poi ci sono le annotazioni varie; il primo va dal 1846 al 1957, il secondo invece va dal _1957 al 1985.

Anche qui abbiamo che il secondo registro è redatto su una rubrica. C'è poi il «registro contenente le matricole delle nuove nicchie ove risiedono le ossa dei congregati, del 1939». E' redatto su un materiale abbastanza curioso: una pagella dell'anno scolastico 1927-28 appartenente all’alunna Cataldo Aurora di Pasquale (promossa alla II classe) la cui insegnante è Baldassarre Assunta.


Ultimo aggiornamento (Venerdì 21 Gennaio 2011 19:01)