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CHIESA MADRE DI MONTEFALCIONE RESTAURO CONSERVATIVO E PITTORICO DELLE DECORAZIONI

 

(Prof. Aldo Melillo)

Per leggere e capire il monumento come si presenta oggi è necessario conoscerne gli eventi che hanno concorso a modificarlo.

La chiesa e di origine tardo romanica con pianta a croce commissa e nel corso dei secoli ha subito numerosi interventi di ampliamento e rafforzamento, in modo empirico. a seconda dello stato di necessità: dalla posa in opera di scarpate all'aggiunta delle cappelle laterali, delle sacrestie, del presbiterio e dell'abside.

_FotoChiesa Madre vista dall'alto-1Questi corpi aggiunti con funzione di contrafforti hanno fatto sì che i terremoti succeduti nei secoli hanno provocato solo dissesti all'edificio il quale non c andato rasai distrutto.

L'intervento di consolidamento che ridisegna la chiesa e suscita meraviglia per rigore stilistico c quello attuato nell'ottocento quando, purtroppo, i nostri avi turano costretti ancora a " rinforzare " coprendo le ariose colonne monolitiche di pietra della navata centrale ed i piloni a croce della crociera, di cui sono stati lasciati a vista alcuni reperti di pietra in blocchi squadrati. Su entrambi, colonne e piloni, si impostavano archi a tutto sesto sempre orditi con lo stesso materiale lapideo.

Tale intervento avvenne in un periodo intermedio fra il momento neoclassico e quello romantico, di gusto purista, prima che nel meridione d'Italia giungesse l'interesse per le forme del medioevo: un interesse per l'architettura romanica e gotica che si poteva cogliere presso alcuni architetti fin dagli inizi del secolo.

Gli architetti puristi parlavano, invece, un linguaggio che aveva la pretesa di essere tanto pii i perfetto, quanto più era simile a quello che era stato proprio dei loro predecessori dei " buoni secoli ", del Quattrocento e Cinquecento.

Neocinquecentesca, quindi, fu l'operazione di restauro in senso " purista " giacché detto stile studia metodicamente le manifestazioni artistiche del XV e XVI secolo.decorative del transetto

Ebbero, infine, la loro influenza per la caratterizzazione di gusto meridionale e napoletano dell'intero impianto architettonico e decorativo, le opere degli architetti che operarono a Napoli, tra i quali Pompeo Schiattarelli e soprattutto Giovanni Genovese, che, tra l'altro, decorò di marmi policromi lo scalone del Palazzo Reale.

La trasformazione, da chiesa medievale a chiesa neocinquecentesca, già riscontrabile nelle cappelle aggiunte e nel portale in pietra della facciata di ordine toscano, è pressoché perfetta.

Nella navata centrale, su pilastri quadrati con basamento e capitello toscano che sorreggono archi a tutto sesto, sono addossate eleganti paraste scanalate con capitelli corinzi a base attica, sulle quali corre una imponente trabeazione per tutto l'impianto centrale compreso il transetto, il presbiterio e l'abside. E' molto interessante la trasformazione dell'arco trionfale e degli archi della crociera originariamente a tutto sesto. Questa per effetto della aggiunta apportata ai piloni e del punto fisso della chiave dell'arco esistente, nonché per la necessità di ridurre la monta per la diminuita luce o corda, fu risolta necessariamente ed egregiamente con l'arco ellittico impostato direttamente sulla trabeazione, sorretta dai piloni riquadrati da cornici con pannellature finemente decorate.

Maestoso, infine, si presenta il trono sull'altare maggiore dove primeggiano, quattro colonne addossate, di ordine composito.

Sempre nel nucleo centrale oggi si ammirano le preziose tarsie del pulpito, della balaustra del presbiterio e dell'altare maggiore di gusto romantico, realizzate subito dopo l'intervento avanti descritto.

A questa operazione di ordine architettonico strutturale seguì la decorazione sia plastica che pittorica, realizzata in due periodi.

Nell'ottocento la chiesa fu arricchita di stucchi con cornici, cartigli, riquadri con ornati, festoni, testine alate e con

molte dorature sia a bolo che a mordente, sempre di gusto meridionale e napoletano fu inoltre. completata con una decorazione pittorica che forse doveva essere poco MST_0108adeguata o perlomeno non al livello del contesto architbasamento del pilastro a croceettonico e plastico. La conferma di ciò è avvenuta dall'esame di alcuni reperti venuti alla luce nel recente restauro.

Nel 1930, pari in seguito ad annerimento delle pareti e del soffitto causato da un incendio la chiesa ebbe l'attuale decorazione pittorica eseguita da maestri napoletani i quali, pur· rimanendo nell'ambito degli intendimenti stilistici precedenti, seppero dare tiri alto esempio di arte della decorazione, pregevole per tecnica, scelta di motivi ornamentali, ma soprattutto per il raggiungimento di assonanze cromatiche di rara selezione.

Tale decorazione, sia nei soffitti che nelle pareti, prima dei lavori di restauro, si presentava seriamente compromessa. Le infiltrazioni d'acqua, i dissesti, i necessari interventi di ristrut-turazione, il ripristino e consolidamento degli stucchi ed i vari impianti posti in opera sotto traccia, con conseguenti tagli a sezione irregolare delle pareti, avevano causato guasti tali da rendere quasi impensabile un recupero ed un ripristino di tutti i motivi. Ma tale decorazione doveva essere conservata e ripristinata, non cancellata come è accaduto in molte chiese irpine.

Tali erano le aspirazioni dei montefalcionesi e tale era la ferma volontà di Mons, Vincenzo DE VIZIA. Rigorosa, quindi, la conservazione dell'opera perché, oltre ad essere di notevole livello estetico, essa era la testimonianza di un preciso momento storico artistico conseguente alla trasformazione della chiesa e manifestava, la intelligente committenza degli avi montefalcionesi, vanto e stupore di un sia pur piccolo paese.

Vista la competenza e la capacità delle maestranze attraverso opere già realizzate con l'accordo di tutte le componenti preposte, si giunse alla determinazione di riportare la chiesa nella sua intierezza originale.

Dopo attenta analisi dei dipinti nelle zone rimaste integre, sia di quelli ad olio che di quelli a tempera; accertata l'identità dei materiali usati nell'ultimo intervento e la reperibilità degli stessi; consapevoli della possibilità di ripetizione dei processi usati all'epoca e delle tecniche, si sono ottenuti risultati sicuri sia nel restauro che nel ripristino di tutti i motivi decorativi della chiesa.

Ripristinati e consolidati gli stucchi, risarcite le lesioni e pareggiate le superfici, si è proceduto con il pulimento ed il fissaggio delle pitture. Non poche difficoltà hanno presentato quelle dipinte a tempera a causa del polverizzamento del colore, della imprimitura e della perdita di tenacia sopravvenuta alla colla che li legava, mentre in alcune zone la stessa sostanza più forte aveva provocato molte sollevature. Delicata ed impegnativa è risultata l'operazione di pulimento delle dorature soprattutto quelle eseguite a bolo nell'intradosso degli archi della crociera, nella volta del presbiterio e nel catino absidale.

presentazione al tempioPer il ripristino pittorico, come già accennato, sono stati usati i processi ed i materiali dell'epoca, comprese le imprimiture ed il disegno trasportato con spulveri, seguendo tutti i passaggi originali per l'ottenimento dei rilievi e dei chiaro scuri.

Si lascia, infine, immaginare la difficoltà della ricerca dei toni dei colori originali (la chiesa ne contiene a centinaia) sia nelle zone dipinte a tempera, che in quelle ad olio nelle stupende policromie del finto marmo.

Si auspica un appropriato restauro conservativo e pittorico, non previsto in questa fase , delle tele· del soffitto delle navate· laterale e di tutte le altre, circa trenta, con scene figurate· che ll'epoca, erano considerate parte integrante di tutto l'impianto decorativo della chiesa .

Si tratta di composizioni figurative intese, appunto, come pittura decorativa e non come pittura fine a se stessa come la si intende oggi, per cui è importante tenere presente questo aspetto ai fini di una valutazione critica delle singole opere.

Nella navata centrale si vedono nel soffitto la grande tela della Assunta e nell'attico, cioè sopra la trabeazione, scene del nuovo e vecchio testamento.particolare colonna romanica

Nell'attico del transetto si ammirano scene eucaristiche nel braccio sinistro e storie di S. Antonio· in quello destro.· "estasi di S. Antonio" nella volta presbiteriale e " Cristo Pantocratore con Angeli" nel catino absidale. Sono tutti dipinti a tempera su tela del Prof. Raffaele Iodice, pittore e capo scuola della prestigiosa scuola di decorazione napoletana, risalenti al 1930.

Al 1902 appartengono i sei dipinti a tempera su tela dei Pinnacchi delle Arcate della crociera. Si tratta di grandi figure di ispirazione classica, imponenti nelle loro movenze.

Due delle seiparticolare della decorazione plastica sono figure allegoriche, le altre quattro rappresentano gli evangelisti.

Sono opere del pittore V. Ceccarini, autore anche delle due grandi tele ad olio della cappella di S. Antonio,· bravissimo pittore· che operava nella zona alla fine dell'800, ma di lui si sa poco e nessuna ricerca storica e stata mai condotta.

Anche si· tratta di pittura decorativa, le opere dei due artisti hanno grande valore non solo dal punto di vista teologico per la chiarezza immediata del racconto, ma sotto il profilo della resa pittorica: rapida e fresca nella trattazione delle figure, originali nella interpretazione degli episodi rappresentati e ben articolate nelle composizioni.

Purtroppo per la realizzazione di questi dipinti furono usati, forse per ragioni economiche, prodotti a basso costo: telette leggere prive di preparazione, fissate a telai in legno molto precari, pigmenti di colori in polvere sciolti in colla di coniglio molto diluita ( colletta) e senza patina protettiva finale.

La conseguenza è che, dopo oltre 70 anni, i dipinti si presentano cariche di sporcizia· e mal ridotti,· sia per l'invecchiamento dei già precari materiali usati sia per i maltrattamenti subiti durante i lavori post- terremoto, per cui hanno urgente bisogno di un intervento conservativo.

Necessita la sostituzione dei telai, il reinteraggio delle tele dipinte, la politura ed il fissaggio delle tinte, nonché la patina protettiva finale.

Senza un lavoro di questo tipo tele patrimonio, ammirato dai forestieri e orgoglio dei Montefalcionesi,· rischia di andare perduto.

 

 

 


Ultimo aggiornamento (Domenica 05 Dicembre 2010 08:08)