Sleppe

Valutazione attuale: / 2
ScarsoOttimo 

Non penso, Antonio, che tu abbia smesso di suonare la chitarra né che la stia suonando in un altro mondo. L’aldilà è una scommessa;la vita terrena una verità.
Credo che tu continui a suonare la chitarra nel ricordo di tutti noi, più o meno tuoi coetanei. E’ questa memoria il tuo paradiso! Gli anni passati non hanno più data e limite temporale se, appunto, rivissuti nella nostra intimità, universo d’amore: ed io qui non cito anni, non verifico precisi mesi. I Vat 69 hanno segnato la storia della gioventù montefalcionese, quando il rock e la formazione di un gruppo musicale erano eventi, modernità. Tu, rivoluzionario con chitarra elettrica, gli occhiali da sprovveduto giovane di provincia, hai inconsapevolmente tracciato un solco, nel quale ragazzi a te coetanei e più piccoli di età si sono incamminati per un ingenuo viaggio di note e di libertà. La musica ad orecchio, i pantaloni a zampa d’elefante, l’ironia e l’allegria hanno suonato insieme a te in locali improvvisate discoteche o piazze immaginate.
Non voglio nemmeno ricordare i brani da te preferiti, i gruppi musicali amati, i chitarristi imitati: non ha senso. Li hai fatti tuoi nel momento in cui li hai accolti quali miti d’un pentagramma primaverile e riproposti a noi, entusiasti e nel contempo intimoriti, con una interpretazione tutta tua. Né m’interessa indagare se tu la chitarra la sapessi suonare: tu non la suonavi, la vivevi, la chitarra, la sentivi quale altro battito, la vedevi quale altra immagine, la respiravi quale altra aria. E questo ti fa ancora più bello ed onesto: la musica ha forza ed essenza se s’intreccia con quotidianità e diventa anima. Ci sei riuscito, Antonio, e te ne siamo grati.
Ora tutto è metamorfosi, anche tu. L’unica “musica” appartiene alle preghiere dei tuoi cari, ai sussurri dei cipressi, ai fruscii delle lucertole. Una “musica” attesa. Non penso che tu la possa ascoltare. Però, anche questa “musica” è tua, è di tutti gli uomini, che per legge fisica cedono il proprio corpo al nulla. Ebbene, Antonio, proprio in questa circostanza la vita s’incontra con la morte e vince rinnovandosi nella bellezza dei baci, delle carezze, delle parole, delle lacrime a te dovute da chi ti vorrà sempre bene. Da chi ti chiamerà ancora e ancora e ancora e mille volte ancora SFLEPPE.

Domenico Pisano

Ultimo aggiornamento (Mercoledì 08 Giugno 2016 10:09)