Entro in un ufficio

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Entro in un ufficio.

tratto dal "Il Pungolo settembre 1976 n. 9

Arturo Guarino

Due stanze. Una scrivania. Carte. Un calendario fermo con la data del 20 giugno. Un crocifiso: segno della cristianità. Su una parete una frase di Cavour. Non si perde tempo! Il tempo è m oneta! Mentre scrive parla.

E' un uomo che fa sempre due cose costemporaneamente. Crede in Dio. Prega. Anche per la D.C. Pensa sempre agli infedeli. Pazienza: « Dio lo vuole ». Pochi sono i crociati che combattono. Bisogna rassegnarsi. La fede è tutto. Siamo in Terra Santa: S. Ciriaco, S. Gerardo, S. Salverino, S. Giuieppe, S. Clemente, ed il più importante, San Nicola. Ouante grazie!

Dovrebbero andare scalzi. Portare i ceri. Invece: infedeli. O tempi o mores!

Hanno tentato persino di vendermi l'Unità.

A me. A me!! A me, ma io li polverizzo!

Ricordatevi che polvere siete e polvere ritornerete.

Chi ha più polvere sp ara. Lasciatemelo dire.

Dal Castello a S. Fele. Da C. Fele ai Lolli. Dai Lolli ai Percianti, dai Percianti a S. Marina.

Tutto ho provato! Benedizioni. Strette di mano. Un bacio. Un crocifisso. Un segno di croce

Sì, è il miracolo. Si vota D.C.

Ritorniamo all'uomo. Ha una sessantina d'anni. Non è scapolo.

Ha sposato la D.C.: una moglie che non tradisce. E' molto affezionato. Ama l'idea. Gli piacciono non le cicale che cantano d'estate e d'inverno dinanzi ai bar. Lui si paragona alla formica operosa. E' sereno.

Importante è seminare. «Dopo un raccolto ne viene un altro» dice.

Potrebbe diventar santo. Gli mancano le mani forate dalle stimmate.

Dicono che fu visto contemporaneamente a S. Fele e a Montefalcione centro.

Adesso ha il volto stanco. Troppe battaglie: quasi tutte vinte.

Sulle labbra: una piega amara, un sorriso.

Poca fiducia nei giovani. Crede in una frase saggia « per vincere il nemico bisogna attaccare il suo cuore » con timidezza si scosta, si tira indietro, ondeggia, si fa avanti. Parla. Sta dicendo la verità: è l'estasi.

S'avverte un profumo d'incenso, di cera che brucia.

Sembra il momento dell'elevazione.

Chiude la bottega.

Uno sguardo, un inchino. Ha i ritratti di Storti, Vanni e Lama. No; Lama no.

Attraversa la strada. Ha sbrigato tutto. Va dritto. Gli danno fastidio le bestemmie e sempre quelli che giocano a carte. Non sanno che fare.

Buttati lì. Fanno troppo chiasso: sbudorati.

Accende la sigaretta: Una MS. Mette gli occhiali scuri.

Dinanzi all'asilo china la testa. Prende la salita. Guarda in alto.

E a poco a poco scompare lon¬tano lontano lontano come una nuvola sul far della sera.

E' un dolce castellano, dei Guarini non è, indovina, indovina chi è?

Ultimo aggiornamento (Sabato 15 Gennaio 2011 11:28)