Peppo "o comparone" e Giovanni "o camele"

Valutazione attuale: / 1
ScarsoOttimo 

 

"o comparone" e Giovanni "o camele"

Prof. Antonio Marano


comparonePeppo "o' comparone" (così chiamato perché era l'amico di tutti). Peppo aveva un solo nemico giurato, a cui aveva dichiarato guerra perenne: il lavoro. In vita sua non aveva mai lavorato. Aveva sempre vissuto di espedienti.

In gioventù, attirato dal mito americano, era emigrato negli Stati Uniti dove, si diceva, si riusciva a fare dollari a palate.

Pensava di fare fortuna con il minimo sforzo ma aveva dovuto subito ricredersi.

In "America" i dollari non si trovavano agli angoli delle strade ma bisognava guadagnarseli con il sudore della fronte! Figurarsi la delusione del "comparone" che al solo sentire la parola lavoro gli venivano i crampi allo stomaco. Così quando lo assunsero come manovale nelle ferrovie, anziché svolgere i compiti che gli erano stati affidati, s'era nascosto in un carro merci stazionante su di un binario morto e lì aveva dormito per tre giorni di fila, fino a che non l'avevano scoperto e licenziato in tronco. Era poi passato alle dipendenze di una signora anziana, benestante, come giardiniere e factotum. La sua prima incombenza, però, era quella di accudire un cane a cui la signora, vivendo sola e senza figli, era morbosamente affezionata.

Il cane era stato viziato dalla padrona a tal punto che si cibava solo di cioccolata.

Il "comparone" non riusciva a capacitarsi che il cane dovesse essere trattato con tanti riguardi mentre a lui venivano destinati gli avanzi dei pasti, molto frugali, che la signora consumava. Era, quindi, nato in lui un sentimento di odio molto profondo, verso quell'animale, sì da essere tentato di sopprimerlo in qualche modo. Era una profonda ingiustizia, pensava il "comparone", che nella spesa giornaliera, due dollari fossero destinati al cane ed uno solo per lune la signora.

L'occasione di vendicarsi per una simile ingiustizia gli fu data quando la signora dovette allontanarsi di casa per un viaggio di alcuni giorni. La sua prima preoccupazione, prima di partire, fu quella di raccomandare al "comparone" di trattare bene il cane e di non fargli mancare la razione quotidiana di cioccolata.

II "comparone" la rassicurò ma in cuor suo già gongolava per la vendetta che avrebbe consumato. Il giorno successivo tutto esultante, il "comparone" andò a comprare ogni sorta di ben di Dîo per sé mentre, all'ora del pranzo del cane, prese un pezzo di cioccolata ,vecchio di alcuni giorni e, con nell'altra mano un nodoso bastone, fece finta di darglielo. Come però questi si avvicinò per prenderlo, gli mollò una bastonata che lo fece scappar via guaendo di dolore. E così fece anche i giorni successivi. Con una mano mostrava la cioccolata e con l'altra mollava botte che non ti dico!. Quando la signora, dopo una settimana tornò a casa, trovò il povero cane molto dimagrito e malfermo sulle gambe. Allarmata, chiese spiegazioni al "comparone" che, con la più grande naturalezza di questo mondo, mentì dicendo:" Signo' io la cioccolata l'ho data tutti i giorni al cane ma lui non la vuole" e, a dimostrazione di quanto affermava, prese un pezzo di cioccolato, chiamò il cane e fece 1' atto di darglielo. L'animale, per i1 riflesso condizionato descritto così bene da Paulov, anziché avvicinarsi al "comparone" che gli offriva la cioccolata, si mise a guaire e scappò via.

Il cane di li a poco mori portandosi dietro anche l'anziana signora che non aveva retto al dolore per la sua perdita e il "comparone", convinto ormai che 1"America" non facesse per lui, se ne tornò in patria, nel suo paesello, da dove non si mosse più fino alla morte.

Amico inseparabile del "comparone" era Giovanni "o' camele" (il cammello). Giovanni era l'opposto del "comparone". Alto e dinoccolato il primo, basso e corpulento il secondo. Anche i caratteri erano diversi. Il "comparone" era permaloso e, a volte, collerico, ma bonaccione, credulone e generoso. Giovanni era furbo e poco affidabile, era sempre pronto ad approfittare delle situazioni favorevoli per trarne vantaggio personale. Allungava le mani su tutto ciò che vedeva per cui, quando nel circolo, da lui frequentato, spariva qualcosa, il primo ad essere sospettato era lui. Quando, nel periodo natalizio, si giocava a tombola, Giovanni si metteva sempre lontano dal tavolo a cui sedevano gli altri giocatori per tentare di barare al gioco. Quando faceva tombola diceva "fatta Giovannino" ma nessuno gli credeva senza prima di aver controllato attentamente la sua cartella vincente. Spesso si scopriva che non era vero e giù improperi e moccoli all'indirizzo del povero Giovanni che, senza scomporsi, con un sorriso disarmante, attribuiva alla mancanza di un occhio il motivo della sua presunta svista.

Giovanni e il "comparone" uscivano spesso insieme in cerca di lumache di cui quest'ultimo era ghiotto e che sapeva cucinare in modo squisito. Giovanni si limitava a tenere il cesto mentre il compagno faceva tutto il resto. Quando la raccolta era abbondante (il che avveniva spesso perché il "comparone" sapeva molto bene i luoghi dove trovarle) tutto il quartiere doveva assaggiare le lumache cucinate dal "comparone". Andava di casa in casa a portarle. Durante le calde notti d'estate, Giovanni e il "comparone" andavano per i campi a fornirsi di frutta e di tutto quello che trovavano sul loro passaggio. In una di queste escursioni il "comparone" cadde in un pozzo nascosto da arbusti e non protetto da parapetto.

Giovanni corse in paese a dare l'allarme. Riuscirono a salvarlo tirandolo su con una pertica II giorno dopo la notizia si sparse per tutto il paese e molti si giocarono i numeri a lotto. Ma guai a parlare dell'episodio in presenza del "comparone"! Si diventava suo nemico capitale!.

Al termine delle scorribande notturne, "o' camele" e "o'comparone" si sedevano, insieme con altri amici (Milio e' Patuccio, Peppo e' on Ciccio, Culuccio Ciampa, Ucciello "o' scarparo" detto anche il "professore") sui gradini della chiesa di Nostra Signora ed iniziava la gara delle scoregge; a chi le faceva più grosse! Io mi divertivo ad assistere alla scena affacciato al davanzale della mia abitazione situata a pochi metri dalla chiesa. Era un concerto assordante di rumori di diversa intensità. Ad ogni botto seguivano risate e commenti salaci; si andava avanti così fino alle tre di notte col disappunto di quanti del vicinato non riuscivano a dormire per il gran schiamazzo. Nessuno però protestava perché il quartiere era considerato come una grande famiglia e ci si sopportava l'un con l'altro.


Ultimo aggiornamento (Domenica 30 Gennaio 2011 08:52)