La Palata

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La Palata

 

La Palata,· il mare di Montefalcione. Seducente. Peccaminosa. Avventurosa. Lontana,· in un fitto castagneto, attraverso campi di felci, cespugli spinosi, sentieri di funghi e serpi. Per tracciato, l'ansia di giovani semplici e vivaci, una conca poco profonda. Piccola quanto un pugno; grande quanto la frenesia di emozioni adolescenziali. Alimentata da un ruscelletto, dal desiderio di libertà e vita. Erano gli anni trenta dello scorso secolo.· In tanti a fare il bagno. Insieme, stretti gli uni agli altri. Nudi. Una complicità ideale. Una solidarietà inusuale. Più in là i contadini lavoravano la terra: qualcuno bestemmiava, qualche altro cantava. Le contadine alzavano lo sguardo dalla terra, sbirciavano i bagnanti quasi del tutto nascosti dal fitto fogliame, riabbassavano veloci lo sguardo facendosi il segno della croce. La Palata, acqua battesimale, acqua velenosa.

Si scendeva in mare con timore, con allegria. Per trampolino un nodoso tronco di quercia. Tuffi maldestri. La testa a cozzare contro il fondo.· Lungo la spiaggia tutti distesi a prendere il sole, anch'egli ribelle e scaltro nel bucare la ragnatela di foglie, il perbenismo imperante. Chi si addormentava, chi si passava la cicca di sigaretta, chi masticava un filo d'erba, chi fissava il vuoto. Ognuno sognava. Corpi fragili, corpi obesi; pensieri irrequieti, pensieri leggeri. Soldi, belle donne, l'automobile, la casa grande e pulita, il cinema, l'America. Iniziazione. Un magico rito. Ogni volta un miracolo atteso. Un'altra vita viveva sull'erba bagnata, sotto un nuovo cielo. La Palata, madre ed amante. Irpino Gange.

Negli anni 60/70 il ruscelletto divenne pressoché secco. L'acqua nella conca stagnava. Torbida. Zanzare, girini. Cartacce. legno, latta, gomma, plastica, ferro. Aborti del consumismo. Eppure, si continuò ad andare. Non si udivano più le bestemmie e i canti dei contadini. Le loro donne avevano lasciato la terra per pulire scale condominiali e stanze anonime. La terra incolta e sola. Si faceva a turno per tuffarsi. Prima i più grandi per età: noi, più piccoli, a guardarli ansiosi. E s'imparava a fare il morto sull'acqua, a stare in apnea, a catturare i girini. Si facevano gare di velocità a stile libero, nuotando poco con le braccia e correndo molto con i piedi sul fondo. Un'incredibile esperienza umana. Divina. Vietata alle ragazze. A loro, la sera, si raccontavano di imprese eroiche, di incontri leggendari, di bisce mostruose, lì alla Palata. E di un'acqua prodigiosa, buona anche per i reumatismi e per scacciare il malocchio.· ·

Poi, vennero gli anni '80 e le spiagge di moda. Gli ombrelloni, il mese a mare in un appartamento a fitto, il pedalò, l'abbronzatura. Alla Palata non andò più nessuno. Crebbero alti e minacciosi cespugli ed erbacce, quasi a proteggere un mondo tradito, un'utopia rinnegata. Poco distante fu costruita una strada a dir poco eccezionale, che doveva collegare Montefalcione con il cielo e con la zona industriale di Pianodardine per permettere al paese un elevato sviluppo socio-economico, per offrire alla comunità tutta il vanto di· un'opera al passo coi tempi. Furono abbattuti alberi, boschi, miti, storia. Una lingua d'asfalto attraversava fredda ed arrogante sentieri nascosti, svelava segreti antichi. La Palata, una conca di detriti. La strada ancora oggi conosce punti franosi, bordi abbandonati: qualche gregge ad attraversarla e qualcuno che fa jogging. Inizia, dopo moltissimi anni, ad avere una sua funzionalità. Ma, ne valeva la pena? Potevano la natura e la tradizione essere rispettate? Una voragine di miliardi di lire, una cicatrice nel verde, una bava di frane.

Alla Palata, di notte, gnomi e cavalli alati, briganti e lupi mannari, fantasmi e streghe. Una volta, mi ricordo, mi avventurai con due tre coraggiosi coetanei adolescenziali. Era quasi sera. A metà strada tornammo indietro, impauriti. Il giorno dopo e gli altri successivi ritornammo. Una droga, una necessità. Il fremito della gioventù. Volevamo crescere così, innocenti, liberi e veri. Senza sciupare il futuro. C'é chi l'ha fatto per noi.

Alla Palata, la notte, una ninfa veniva sotto la luce della luna, si fermava sulla riva ed attendeva l'arrivo segreto di Giove per pochi eterni attimi d'amore. Non so se tutto ciò sia vero. Non importa.

Alla Palata molti di noi hanno sognato e ai sogni non si chiede un tempo, una spiegazione, una verità!

La Palata é stato il sogno più grande. Ora Montefalcione non sogna più!

Domenico Pisano·········· ·