Canto  "Popolare"

Lo nnammorato mio se chiama Peppo: è lo megghio iocatore co le carte.
S’è già ghiocato la sòla re le scarpe, appriesso se ioca puro la mogghiere.


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'Nzerre

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'NZERRE

 

NzerreSe ne andava in giro per il paese nella sua carrozzella, le gambe minute intrecciate come rami di ulivo, le mani affusolate ed uno sguardo vivace di ragazzino. A vederlo sembrava la statua a mezzo busto di un santo guerriero, che dalle crociate era tornato in paese ferito ma fiero, il viso scavato e scarno, il profilo di nobile decaduto. Teneva infilati nelle mani, umili guanti, gli zoccoli, con i quali si sollevava da terra e avanzava, strusciando quasi sui ginocchi. Zoccoli, che diventavano una sua micidiale arma, quando minacciava chi voleva prenderlo in giro o il mondo intero e la sorte. In effetti, nessuna malvagità o violenza esprimevano i suoi gesti e gli sguardi: soltanto, forse, sofferta tenerezza.

Fissato allo schienale della carrozzella barcollava sulle pietre un ingegnoso cartellone pubblicitario, formato da un'asta di legno ed un rettangolo di compensato. Sopra c'erascritto il programma del pellegrinaggio a Pompei o a Montevergine. Se ne andava in giro per le strade e i vicoli, tuonando la voce per un cammino di fede. Così, organizzava giornate di preghiera e di svago, di acque sante e di panini con la parmigiana. Sacro e profano, messe e pic nic: i montefalcionesi accorrevano, riempivano il pullman. Per entrare in quest'ultimo, qualcuno lo prendeva in braccio, magico folletto, e lo poggiava sul sedile, davanti a tutti, guida turistica di sorprendente intraprendenza. Lo vedevi, quasi in trono, ad indicare la via per un'altra occasione di riscatto religioso e sociale.

Abile giocatore di scopa e tressette, era anche il custode della sezione monarchica in piazza. Ai discorsi politici in pubblico, inneggianti al re, all'ordine e alla gloria di un impero eccezionale, applaudiva e si commuoveva. Anche in questa circostanza, come nel pullman, era in prima fila, dignitoso nella sua carrozzella, ed ascoltava con massima attenzione. Chissà, se immaginava se stesso, forte e baldanzoso alla testa del popolo, Masaniello ritrovato, a guidare una rivolta, a scrivere la storia.

Nella sezione si giocava a carte, a bigliardino; si fumava; si parlava e si sparlava. I più vecchi, seduti sulla soglia, si addormentavano nelle prime ore del pomeriggio; erano attenti all'aria della Traviata o al musichiere della banda durante le serate delle festa di Sant'Antonio. Tra loro anch'egli portava il ritmo, battendo gli zoccoli sulle gambe, e sorrideva ai passanti per una felicità sommessa.

Si racconta che una volta alcuni giovani montefalcionesi lo portarono, in braccio o in spalla, passandoselo come se fosse un fagotto, alla palata per fargli fare il bagno. Finsero di annegarlo nelle sue acque. Ebbe paura, si tenne stretto ai sassi, ingoiò acqua, bestemmiò gli stessi santi e madonne dei suoi pellegrinaggi. Tornò in paese, aggrappato come un ragno sulle spalle dei giovanotti, che in fondo gli volevano bene e per loro era una mascotte, un portafortuna.Da allora, il suo rapporto con l'acqua fu pessimo.Un bambino mai divenuto adulto, un adulto rimasto bambino.

Un figlio venuto da lontano ed adottato da Montefalcione, che in lui si vedeva, nella sua sfortuna e nella sua caparbietà alla vita. Un uomo come tanti, che aveva per nome Agostino e che Montefalcione aveva battezzato 'Nzerre.

Domenico Pisano

Ultimo aggiornamento (Lunedi 14 Febbraio 2011 19:25)

 
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