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FAREWELL, MY FRIENDS

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FAREWELL, MY FRIENDSdi Alfonso Noviello

Non si lavora per Montefalcione adoperando gli attacchi personali, ancora più miserevole è la “politica” che si affida ad attacchi con volantini anonimi.

Testardamente continuo a credere che si fa politica confrontandosi sulle idee e sulle proposte. Per questo ho aspettato prima di rispondere ai chiarimenti politici pubblicati sul sito Montefalcioneonline da Attilio De Bernardo candidato sindaco della lista “Cambiamo Montefalcione”.

Ho aspettato sperando che ci fossero altre voci che potessero rispondere a quella richiesta rivolta a chi vive in paese “aiutatemi a capire”!

 Avrei potuto scegliere il silenzio. Anni fa come altri miei coetanei ci eravamo in qualche modo "giurati" che non ci saremmo più interessati di politica a Montefalcione, che bisognava mettere la "terra a maggese". Mi pare normale, però, che nel momento in cui una persona della mia generazione torna alla ribalta e vi torna nel modo che sta facendo ci coinvolga e susciti diversi tipi di reazione. Reazioni legate al nostro carattere. Non sarei intellettualmente onesto se non dicessi quello che penso e allora, devo dire caro Attilio le tue argomentazioni non mi hanno convinto.

Continuo a credere che il rinnovamento non si possa giocare solo su una persona. Sono certo che tu creda davvero che questa lista possa essere un segno di un cambiamento (e io non ho elementi per affermare il contrario, perchè non conosco bene le persone che la compongono).

Ma i punti deboli sono politici. Vogliamo parlare del PD montefalcionese? Un partito che ha velleità egemoniche e di riconquista del potere ma per ben due volte non è stato capace di presentare una propria lista, non l’ha fatto nel 2011, non l’ha fatto ora nel 2016. Un partito che per mesi discute al proprio interno, e poi gli iscritti, una parte dei gruppi dirigenti locali sono puntualmente scavalcati da altre decisioni. Qual è il rapporto democratico? Chi decide? Vale la pena stare con un partito del genere?

Ma ahimè perchè non parlare della debolezza della sinistra montefalcionese in generale. C’è  stato un grande silenzio e una grande assenza nella vita del paese negli ultimi anni.

La coesione delle persone intorno alle liste di sinistra è andata via via sparendo. Non si tratta solo delle persone che tu ci ricordi (Antonio Musto, Antono d’Agostino, Erminio Pagliuca o Antonio Marano) si tratta delle decine di persone che hanno sostenute le liste di sinistra negli anni Ottanta (gli anni del dopo terremoto) degli anni Novanta e del 2000. Purtroppo si è fatto  terra bruciata intorno a quelle persone, che avevano lavorato senza interessi personali a sinistra. Non alimentando la coesione a sinistra, si è contribuito ad ammazzare la voglia di partecipazione.

Mi sarebbe piaciuto che Montefalcione fosse un paese sufficientemente libero dai vecchi retaggi, dai vecchi ricatti da veder crescere una nuova generazione di persone autonome, indipendenti e critiche.

Sarebbe bello se accadesse. Se potesse cominciare, si dovrebbe essere molto coraggiosi e si dovrebbe rompere con tutti gli schemi politici a cui i montefalcionesi sono stati abituati, prima da Mancino (e da tutti i sindaci democristiani) ed ora dal deputato di Sinistra Civica Angelo D’Agostino.

Ma oggi, come in passato, è difficile schierarsi contro i potenti. Non vivo a Montefalcione e qualcuno potrebbe accusarmi dicendo “facile fare il grillo parlante, quando non si è in paese, quando non si rischia di subire le conseguenze delle proprie idee o delle proprie opinoni!”

 Accade anche al Nord che qualcuno tenti di intimidire. È capitato in un paese della provincia di Brescia, quando il candidato sindaco del centro-destra a una mia collega bibliotecaria che stava per sottoscrivere la lista del candidato di centro-sinistra, l’avversario le avesse detto “chi te lo fa fare, attenzione perchè io potrei diventare il tuo nuovo sindaco”.

Allora mi auguro che ci sia qualcuno a Montefalcione che abbia il coraggio di “suonare il fischietto” come fa il poliziotto che vede accadere qualcosa di pericoloso o di illegale. Il “whistleblowing” è un termine che si usa per indicare le rivelazioni su comportamenti illeciti delle istituzioni. Ne ha scritto Derrik de Kerckhove, sociologo belga. E oggi ne abbiamo bisogno, in Italia e nel piccolo a Montefalcione serve qualcuno che aiuti a pensare “out of box”, fuori dagli schemi per costruire un nuovo senso comune, in cui si condivide ciò che è giusto e si critica senza paura ciò che è sbagliato.

 Il modo migliore per comprendere una fase storica è, a mio avviso, quello di ampliare l'orizzonte. In altre parole, per comprendere il presente è interessante osservare il passato.  Il passato dell’Irpinia è stato fortemente segnato dalla ricostruzione del dopo-terremoto, che ha visto crescere nuove e inaspettate fortune economiche. Per nulla paragonabile alla ricostruzione virtuosa del Friuli.

La nostra storia recente, in Campania, è legata alla crescita delle forme mafiose e camorristiche. Un recentissimo articolo pubblicato su il Mattino di Napoli di Isaia Sales è esemplare. Sales dice “Il PCI lottava contro le cosche, il Pd è a-mafioso” Il Pd dice Isaia Sales è “a-mafioso perché non è schierato sul fronte della lotta alla mafia come lo fu il PCI che pagò per questo prezzi altissimi”. Negli anni Ottanta i suoi esponenti subirono attentati. Dagli anni Novanta in poi sono maturate alcune incertezze. Dagli anni 2000 abbiamo iniziato a vedere inchieste, scioglimenti di amministrazioni per infiltrazioni mafiose. Negli stessi luoghi dove prima si caratterizzava per l’impegno antimafia. E non sono casi sporadici conclude Isaia Sales “In Campania l’impegno di un tempo è diventato ormai connivenza”.

Come ebbe a scrivere Antonio Gramsci “la storia insegna, ma ha cattivi scolari”. Oggi, invece, abbiamo bisogno di nuovi “bravi” scolari e a loro auguro in bocca al lupo e “farewell, my friends”.

Alfonso Noviello

 



Ultimo aggiornamento (Sabato 04 Giugno 2016 08:18)

 

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