Indovinello "Popolare "
Ce stà na cosa ca pare na pezzottola re caso: va ncopp’a l’acqua e non s’abbagna, va ncopp’ ‘o fuoco e non s’abbrucia va ncopp’ ‘e spine e non se ponge.
(La luna)
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PERSONAGGI DI MONTEFALCIONE - MARIO BALDASSARRE

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mario baldassarre

mario baldassarre1PREFAZIONE

 

Questa raccolta di poesie e di prose intitolata “Come chi suona ad orecchio…” di Mario Baldassarre, poeta dell’Appennino campano, che ritrova il clima ideale nella montagna modenese dell’Alto Frignano, è intensa e suggestiva in ogni sua parte.










Il testo si dona al lettore con umiltà, già infatti il titolo è molto eloquente. Mario non scade mai nel mero tecnicismo metrico forzato, ma si affida al sentimento e al dolce ritmo scorrente della parola “scavata” nel cuore.

Tutto alimenta la scrittura, dai silenzi, dall’altezza alla rocciosità della montagna, dai sentieri impervi alle pietre, dalla cultura popolare dei luoghi, a quella contadina, all’universo degli affetti familiari, alla sofferta lontananza dalla propria terra. Ma Mario ne sa riscoprire un’altra, un’altra terra, come quella dell’Alto Frignano modenese: quella di Polinago e Palagano. Qui mi viene in mente Cesare Pavese, poeta della collina, che a tal proposito così sentiva la sua terra: «Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti.»

La poesia di Mario è attraversata da una tristezza che si stempera in malinconia e ritrova conforto e dialogo nella circostante natura modenese. Infatti è affascinato, il Nostro, dalla lingua, ascolta le parole della gente, il dialetto locale e sapientemente lo trascrive prima nell’anima, poi sulla carta.

La preoccupazione è sempre quella di essere immediato, spontaneo, fedele ad un’antica sapienza.

Mario teme l’artefatto.

Il “Come chi suona ad orecchio…” non deve far pensare ad una scrittura riduttiva o di basso tono, ma vuole sottolineare l’alta valenza musicale non disgiunta da un contenuto profondo, autentico, vissuto.

Il suonare ad orecchio presuppone abilità, che nasce da disposizione naturale, dall’ascolto e dall’esercizio.

È una visione questa dell’arte intimamente riposta nelle pieghe dell’anima.

La natura qui non è solo percepita nella sua materialità, ma è vissuta tutta francescanamente, purtroppo ferita e colpita dalla funesta mano dell’uomo. Dinanzi al Pioppo caduto il cuore di Mario si commuove. L’albero perde la dimensione terrestre per acquistarne un’altra: tutta sacra e ad un tempo magica, dinanzi all’indifferenza del passante, capace solo di apprezzare il freddo e solitario spazio. Nessuno coglie il vuoto, l’inaridimento.

Nel testo fra le prose spunta la figura solenne del nonno Francesco, che si aggira fra i filari delle viti, custode di antica sapienza contadina, che si traduce nella meravigliosa sintesi del proverbio consegnato alle future generazioni.

Dal testo emerge così una dimensione culturale, spirituale, mistica. Talvolta la poesia diventa preghiera e quest’ultima kierkegaardianamente, per il Nostro, non consiste nel dire, nell’invocare, quanto nel saper ascoltare e fare spazio e silenzio nell’animo per accogliere la voce divina. Pregare non è così meccanicamente pronunciare parole. Il suonare ad orecchio in quest’ottica diventa “apertura”, preghiera.

 

Prof. Fausto Baldassarre

Filosofo storico

Ultimo aggiornamento (Sabato 09 Aprile 2016 17:31)

 

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