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DAVVERO MONTEFALCIONE È SULLA STRADA DEL CAMBIAMENTO?

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riceviamo e pubblichiamo

 

DAVVERO MONTEFALCIONE È SULLA STRADA DEL CAMBIAMENTO?

di Andrea Sensale


L'analisi di Simona Russo sul risultato delle elezioni è condivisibile in larga parte, e proprio per questo è necessario un altro punto di vista che porti a conclusioni diverse.

Venendo subito al nocciolo della questione, appare quantomeno azzardato definire Montefalcione un paese in cui si registra una tendenza al cambiamento, e lo è ancora di più se si osservano i risultati dell'ultima tornata elettorale e i fatti che li hanno generati.

Il primo fatto che balza agli occhi è il coinvolgimento molto marginale dei due potentati locali. Gli sfidanti delle comunali del 2011, infatti, nonostante l'importanza dei rispettivi ruoli politici, si sono volontariamente defilati, e questo ha influenzato il dato sull'affluenza forse più di tutto il resto.

La cronaca è storia nota, alle comunali del 2011 si ebbe un'affluenza del 58,01%, la campagna elettorale non si è fermata dopo le elezioni e tra critiche, dispetti e scaramucce il dato dell'affluenza è esploso nel 2013 al 78,68% per le politiche, tornando poi ad un mesto 41,28% per le europee. L'affluenza sembra essere quindi un palloncino, gonfiato dal clima "bellico" della primavera 2013 e afflosciato dalla tregua attuale, più che dalla disaffezione verso i partiti o dal disinteresse per l'Europa.

È un paese che sta cambiando quello in cui i topi ballano solo quando il gatto non c'è? È un paese che sta cambiando quello che si sveglia solo quando la campagna elettorale diventa una guerra tra bande?

Veniamo ora ai partiti: è utile analizzare subito la vittoria del PD. Per mezzo del suo segretario voglioso di riscatto, il PD ha condotto una campagna elettorale silente, mantenendo i voti ottenuti al Senato nel 2013. Forti di questo consenso, rumoroso nella percentuale (34,51%), e sulla scia dell'affermazione di Renzi, si può festeggiare.

Il paese che sta cambiando ha quindi dimenticato l'assenza del simbolo del partito più forte alle comunali, il malcelato appoggio a D'Agostino (in contrasto con le scelte di coalizione a livello nazionale!), la scomparsa dal dibattito pubblico locale, la corrente interna nata durante le primarie nel tesserificio di via Kennedy e ignorato le proposte di alcuni dei militanti PD di nuova e vecchia data.

Ancora, come si classifica il dato della lista Tsipras? Dopo anni di tabula rasa, i rappresentanti della lista Tsipras hanno messo in campo non una ma ben tre iniziative nel giro di pochi mesi, una in difesa della Costituzione, sulla scia di quella nazionale del 12 ottobre scorso, una per il giorno della Liberazione e una a chiusura della campagna elettorale (le ultime due finalmente in piazza). Ebbene il paese che tende al cambiamento ha risposto chiuso e passivo, non riconoscendo l'impegno e la passione di chi è intervenuto.

Il M5S è senza dubbio l'unico avversario del PD, ma i dati rivelano delle sfumature che a prima vista potrebbero sfuggire. Innanzitutto, il numero di voti è essenzialmente lo stesso ottenuto alla Camera lo scorso anno, mentre rispetto al Senato (dove gli under 25 non votano) si sono persi 54 voti. Considerando, ripeto, che al Senato gli under 25 non votano, molti degli elettori del Movimento hanno già votato altre volte, e, a meno che votare il Movimento non rappresenti un condono tombale sul proprio passato, probabilmente nel sistema c'erano o ci sono dentro fino al collo. La cosa non può sfuggire in un paese in cui, purtroppo o per fortuna, tutti conoscono miserie e nobiltà di tutti, e rappresenta una sorta di invito a "guardarsi le spalle" per chi si avvicina al M5S perché ci crede.

A ulteriore conferma di questa tesi c'è il fatto che il M5 S a Montefalcione non si è "guadagnalo" in nessun modo i voti che ha ottenuto. Non si è impugnata nessuna delle battaglie sul territorio (traversine di contrada Stazione, discarica Carrani), non si sono registrate adesioni alle iniziative del 2011 per il referendum sull'acqua pubblica o agli incontri sociali di TerritoRealMente, in cui si è discusso di alcuni dei temi più cari al Movimento, come l'ambiente, l'associazionismo o i mass media.

Attenzione, quindi, a parlare di cambiamento, e attenzione ad illudersi di poter cambiare le cose da soli. La storia, anche nel piccolo di un paese di 3500 anime, parla chiaro: non si viaggia verso nessuna strada del cambiamento, ed esporsi convintamente solo in periodo di elezioni suona molto vecchio, anche a Montefalcione.

 

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