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IL CASTELLO DI MONTEFALCIONE DAL 1113 AL 1119

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IL CASTELLO DI MONTEFALCIONE DAL 1113  AL 1119

DI Eduardo Spagnuolo

Luglio 2013

 

Largo CastelloPremessa

Nell'archivio dell'abbazia benedettina di Cava dei Tirreni si conserva una pergamena, datata agosto 1113, che apre degli spiragli sulle origini di Montefalcione e sulla realtà del luogo nei primi decenni del dodicesimo secolo.

Senza questo documento si potrebbe parlare della storia medievale di questo paese solo a partire da elementi molto deboli e un po' più concretamente solo dalla fine di quel secolo. Ci sembra dunque opportuno soffermarci sul contenuto di questa pergamena e divulgarne la conoscenza.

Le poche notizie che riportiamo rivestono un'importanza significativa, non solo per la storia del luogo, ma come utile termine di riferimento per chi volesse procedere ad un inquadramento generale della realtà irpina nei primi decenni della dominazione normanna. Come sempre gli appunti che seguono sono suscettibili di correzioni e di integrazioni.


 

Montefalcione nel 1113


La pergamena dell'agosto 1113, che ratifica una donazione realizzata dal signore del luogo a favore dell'abbazia di Cava, assicura che in quel tempo a Montefalcione erano pienamente definiti un castello, un abitato e una cinta muraria '. Signore del luogo era un certo Silvano, che tenne il castello almeno fino al mese di maggio del 1117.

Siccome una struttura castellare, un centro abitato e una cinta muraria non si costituiscono dall'oggi al domani, possiamo facilmente dedurre che la fondazione della cittadella risalga ad epoche più antiche. Appare certo dunque che Montefalcione sia di origine longobarda.

Il luogo però non si chiamava col termine che conosciamo oggi, ma dal documento in esame, e da altri, di poco successivi, ricaviamo che il nome era quello di Monte Felsone 2, o Felzone 3. Quale sia l'origine di questo nome è ignoto. Si sono fatte delle ipotesi, ma a nostro avviso del tutto fantasiose, e in ogni caso completamente prive di riscontri oggettivi.

Nell'agosto del 1113 il castello di Monte Felsone era controllato dunque da un signore di origine normanna ("Ego Silvano filius quondam Torgisi normanni" 4). Ciò significa che all'interno del castello vi era una guarnigione di cavalieri, pure di origina normanna, che indossavano e portavano le tipiche armature del tempo. La presenza di una guarnigione militare di questo tipo ci assicura che nell'abitato vi doveva essere un settore della popolazione, che si dedicasse alle esigenze dei signori e soprattutto dei militi. Più volte si è fatto notare come la perfetta efficienza dei cavalieri del tempo richiedesse un continuo lavoro di manutenzione delle armature, in particolare delle cotte metalliche che ne rivestivano il corpo, e la cura particolarmente attenta dei cavalli, strumenti fondamentali nei conflitti bellici del tempo.

Chi conosce per grandi linee la realtà quotidiana di quel tempo non avrà difficoltà ad immaginare alcuni aspetti della vita, che si doveva svolgere all'interno delle mura. Certamente molte delle case presenti all'interno delle mura erano costruite in legno, tipologia molto diffusa nelle cittadelle del tempo. Non pochi animali domestici dovevano vagare liberi per l'abitato. Certamente, all'interno delle mura, come altrove, vi erano dei terreni coltivati ad orto ed altri destinati alla costruzione di abitazioni. È probabile che delle torri di avvistamento fossero dislocate lungo le mura di cinta. Purtroppo non sappiamo nulla delle chiese presenti in quel tempo all'interno delle mura, sebbene l'ipotesi che la chiesa madre fosse dedicata a Santa Maria Assunta appare molto probabile.

Silvano era signore pure del castello di San Giorgio 5, presso Mercato Sanseverino, dove sappiamo che aveva le sue proprietà più estese. Tutto lascia pensare che alternasse la sua presenza tra il castello di San Giorgio e quello di Monte Felsone, con preferenza al primo.

Era sposato con una certa Desmida 6 e due dei suoi figli si chiamavano Alessandro, primogenito, e Pagano. Osserviamo infine che era analfabeta, dal momento che aveva sottoscritto l'atto del 1113 con un segno di croce'.


La famiglia di Silvano di Monte Felsone


Sulla famiglia di Silvano, una delle più importanti dell'aristocrazia militare normanna del tempo, conosciamo molte cose.

Il signore di Monte Felsone era figlio di Torgisio, un cavaliere normanno sceso nel Sud d'Italia nei primi decenni dell'undicesimo secolo e proveniente dalla Normandia, regione del nord della Francia. I Normanni appartenevano alla celebre etnia, genericamente detta dei Vichinghi, popolazione semibarbara, proveniente dalla Scandinavia g. Quelli stanziati nel nord della Francia vennero chiamati "Uomini del Nord", Northmen, normanni, appunto. Formidabile popolo di guerrieri, nel corso dell'undicesimo secolo avrebbero intrapreso con successo la rapida conquista dell'Inghilterra e del Sud d'Italia.

Il padre di Silvano era dunque della stirpe dei cosiddetti vichinghi. Silvano, invece, era nato certamente in Italia, molto probabilmente nel castello di Sanseverino, ovvero dell'attuale Mercato Sanseverino 9. Il padre infatti sarebbe divenuto il capostipite della celebre famiglia, che avrebbe preso il nome da questo castello, e che è una delle più importanti della storia del Sud d'Italia. Purtroppo non conosciamo il nome della madre di Silvano.

Uno dei fratelli di Torgisio fu Angerio, a sua volta capostipite della grande famiglia dei Filangieri '°. Pare che i due cavalieri discendessero dalla famiglia dei duchi di Normandia, ovvero dal celebre Rollone, artefice dell'insediamento vichingo nel nord della Francia. Nel Sud d'Italia combatterono al fianco di Roberto il Guiscardo, condottiero formidabile e artefice dei trionfi normanni nel nostro territorio.


I suoi parenti sul territorio irpino


Silvano, signore "de castello Monte Felsone" 1', era fratello di Ruggero, conte di Sanseverino, di Roberto, conte di Lucera, di Torgisio il giovane, signore di Montemiletto, e di Deletta.

Era zio dunque di Giacomo, signore di Castelvetere, di Alamo, signore di Taurasi, e di Ruggero `2, signore di Monticchio dei Lombardi, castello che ora non esiste più, e che si trovava tra Rocca San Felice e Guardia Lombardi. Dei tre il più noto è senz'altro Ruggero, che successivamente avrebbe donato a San Guglielmo il terreno sul quale sarebbe stata costruita l'abbazia del Goleto, edificio che in quel tempo rientrava nelle pertinenze di Monticchio.

Devozione verso l'abbazia di Cava

Sia la famiglia di Silvano, che la famiglia collaterale, discendente da Angerio, furono animate da una devozione particolarissima verso l'abbazia di Cava dei Tirreni, legame che si manifestò attraverso donazioni di ogni sorta.

Il caso più clamoroso fu costituito da Ruggero, primogenito di Torgisio, fratello maggiore e signore di Silvano, che, pur essendo a capo di una grande contea, ereditata dal padre, comprendente molti castelli, da vedovo rinunziò a tutto il suo potere per farsi monaco nel monastero di Cava `3.

Osserviamo ancora che molti dei componenti della parentela vennero sepolti nel cimitero dell'abbazia, tradizione che sarebbe continuata per decenni. È possibile che anche Silvano di Monte Felsone sia stato sepolto nell'abbazia, considerata la particolare generosità che aveva dimostrato in vita verso i benedettini di Cava.

Grazie dunque alla generosità dei cavalieri, di origine normanna, che provenivano da queste ed altre famiglie, e che giunsero in Irpinia per prendere possesso di numerosi castelli, i benedettini di Cava potettero acquisire un'ingente patrimonio immobiliare nel nostro territorio. Stiamo parlando dei primi decenni del dodicesimo secolo, anche se la penetrazione dei monaci cavensi in Irpinia era già iniziata nella seconda metà del secolo precedente. A partire dal terzo, quarto decennio del dodicesimo secolo, il fenomeno si sarebbe ridimensionato, per la nascita e l'affermarsi dei monasteri di Montevergine e del Goleto.

La penetrazione cavense nel territorio irpino si è rilevata del tutto provvidenziale, ai fini della ricostruzione storica delle vicende di quell'epoca. È solo grazie al gran numero di donazioni e di atti registrati a favore di Cava se oggi possiamo disporre di notizie significative sui castelli di Monte Felsone, di Montaperto, di Montemiletto, di Taurasi e di altri luoghi.

Come detto anche Silvano e il figlio Pagano furono grandi benefattori dell'abbazia. Già nel novembre del 1081, poco dopo la morte del padre, Silvano aveva donato alcune sue proprietà all'abbazia 14.

Nell'atto di donazione dell'agosto 1113 il signore di Monte Felsone donò all'abbazia di Cava alcune sue proprietà "in loco Apusmonte, qui nominatur Curtem Castaldi" '5, località situata nel territorio di Roccapiemonte, nei pressi del castello di San Giorgio. Nel documento in esame leggiamo:

Ego Silvano [...] pro amore omnipotentis Dei qui servilem carnem sumere a[c] crucis subire patibulum et mori non dedignatu est, quatenus nos ab eterna morte liveraret, necnon pro salutem animarum suprascripta genitorem et genetricis et suprascripta seniore meo [Rogerio] et coniuge mea Desmida, et pro salute filiorum meorum et pro redemtione anime mee, offero in monasterium Sancte et individue Trinitatis [...] integre suprascripte pecie de terris 16.

Nonostante la signoria di Silvano, non sembra che l'abbazia di Cava abbia acquisito in quegli anni dei possedimenti nelle pertinenze di Monte Felsone

.

Il castello di Monte Felsone fino al 1119


Purtroppo nella pergamena dell'agosto 1113 non è precisato se il documento sia stato redatto nel castello di Monte Felsone o altrove. Dunque non conosciamo se il notaio Giovanni, che ratificò l'atto, e gli altri testimoni. Alessandro, Enrico, Roffredo e Pietro ", fossero residenti nell'abitato di Monte Felsone.

L'unico nominativo certo di un residente è quello di un certo Giovanni, che negli anni che nel 1113 doveva essere piuttosto giovane, dal momento che sarebbe morto entro il maggio del 1156 18. Sappiamo che questo Giovanni di Monte Felsone, molto probabilmente possidente, ebbe un figlio, pure di nome Giovanni, che avrebbe acquisito delle proprietà nelle pertinenze del castello di "Merculiano" 19.

Nel maggio del 1115 2° e nel maggio del 1117 2' Silvano donò all'abbazia di Cava la chiesa di San Martino e altri terreni del territorio di Roccapiemonte. L'atto del 1117 fu redatto nel castello di Monte Felsone, alla presenza del figlio Alessandro, di un certo Enrico, di Giovanni, chierico e notaio, residente a Monte Felsone, di Giovanni, figlio di Aligisi, giudice e del viceconte Pietro 22. È molto probabile che anche Enrico e il giudice fossero residenti nel castello. Osserviamo che anche nel documento del 1113 è segnalato un Giovanni "notarius" e un Enrico tra i testimoni. Puo, sorgere il sospetto pertanto che anche il primo documento sia stato redatto nel castello di Monte Felsone.

In quegli anni dovette esserci una certa calma in tutto il territorio a ridosso del castello di Silvano. Nell'agosto del 1115 quasi tutti i feudatari normanni avevano sottoscritto al concilio di Troia, con un giuramento pubblico, "una tregua di Dio", che doveva essere mantenuta per tre anni. Sembra che nel territorio in esame la tregua avesse sortito degli effetti, dal momento che non sono segnalati scontri di rilievo. Non è un caso che, dopo la scadenza della tregua, la violenza, a lungo repressa, si sarebbe scatenata con particolare virulenza.

Verso la fine del 1118 o al massimo agli inizi dell'anno successivo i vicini castelli di Montemiletto e di Montaperto furono investiti e incendiati dalla cavalleria di Rainulfo, conte di Avellino e di altri luoghi, quale rappresaglia nei riguardi delle mire espansionistiche di Giordano, conte di Ariano 23. Questo fatto lascerebbe pensare che Torgisio di Montemiletto avesse stipulato una solida alleanza con Giordano.

Non sappiamo se dal castello di Monte Felsone fosse partita una schiera di cavalieri per rafforzare le difese del castello di Montemiletto. Appare più probabile che la guarnigione di Silvano (o del suo successore) fosse rimasta al suo posto, per timore di ritorsioni. Non sembra del resto che il conflitto avesse coinvolto il castello di Monte Felsone 24. Tutto ascerebbe pensare che il signore del luogo si fosse tenuto saggiamente in disparte.

Silvano morì in una data compresa tra il mese di maggio 1117 e il luglio del 1126 25.


1             Diplomata Tabularii Cavensis, Arca XIX, 82, trascrizione a cura di S. Leone, Badia di

                Cava 1966, p. 103.

2 lbidem.

3             Ivi, Arca XX, 72, Badia di Cava 1966, p. 93. "Il toponimo Felzone, con una leggera

variante in Fulzone o Falzone, rimane costante fino alla prima metà del sec. XVI; poi si

volgarizza in Falcione" (Codice Diplomatico Yerginiano, a cura di P. M. Tropeano, vol

IV, Montevergine 1980, p. 176, nota 1).

4 Diplomata, Arca XIX, 82, p. 103.

5 Ivi, Arca XXII, 18, p. 28.

6 Ivi, Arca XIX, 84, p. 103.

7 Ivi, p. 104.

8 Il nome Torgisio è di origine scandinava e significa "Ostaggio di Thor".

9             Il padre nel 1061, in virtù del suo valore militare, era stato investito da Roberto il Guiscardo, della contea di Rota, odierna Mercato Sanseverino. Considerando che Silvano nel 1117 era ancora vivo, è molto probabile che sia nato dopo il 1061 e dunque nel castello di Sanseverino.

10 Che significa figli di Angerio.

11 Diplomata cit., Arca XIX, 82, p. 103.

12 Questi tre infatti erano figli del signore di Montemiletto (si veda E. SPAGNUOLO, Il feudo di Castelvetere dalle origini al 1370, Grottaminarda 2012, pp. 19-27; ID., Il castello di Montefusco dal 1114 al 1137, Grottaminarda 2013, pp. 31, 43 sg.).

13 "Roger de S. Severino douloureusementfrappé par la mort d'un des ses fils, prit l'habit monastique à la Trinité de Cava et mourut peu après" (LEON-ROBERT MENAGER, Inventaire des familles normandes et franques emigées en Italie meridionale et en Sicile (Me -Me siècles), in AA. Vv, Roberto il Guiscardo e il suo tempo, Bari 1975, p. 313).

14 Diplomata cit., Arca Magna, B, 19, Badia di Cava 1963, p. 25.

15 Ivi, Arca XIX, 84, p. 103.

16 Ibidem.

17 Ivi, p. 104.

18 Codice cit, vol. IV, p. 176.

19 Ivi, pp. 176-9.

20 Diplomata cit., Arca Magna, E, 41, Badia di Cava 1964, p. 59.

21 Ivi, Arca XX, 72, p. 93 sg.

22 Ibidem.

23 Su quest'episodio, e, più generalmente, sul conflitto accennato si veda E. SPAGNUOLO, op. cit., pp. 29-53.

24 FALcoNE BENEVENTANO scrive che nel mese di maggio o giugno del 1120 il conte Giordano si sarebbe recato nel castello, "quod Montisfalconis dicitur", per predisporre le contromisure al contemporaneo attacco subito dal castello di Tufo da parte dei suoi rivali (Cronica di Falcone Beneventano, in GIUSEPPE DEL RE, Cronisti e scrittori sincroni napoletani, vol. I, Napoli 1845, p. 180). Molti storici, e sulla loro scia lo scrivente, hanno ritenuto di dover identificare tale località con Montefalcione, ma la questione è molto dubbia, perché il termine "Montisfalconis" non ha alcuna attinenza col termine di Monte Felsone. L'identificazione viene negata, con motivazioni diverse, da PLACIDO MARIA TROPEANO (si veda Codice cit., vol. IV, p. 176, nota 1). Rimane però la grave difficoltà di identificare in maniera alternativa il luogo a cui si riferisce il termine Montefalcone. In ogni caso colgo l'occasione per manifestare delle riserve maggiori, rispetto a quelle che ho manifestato in passato, intorno all'ipotesi di identificare i due luoghi (si veda E. SPAGNUOLO., op. cit., p. 40). Certo è che se fosse dimostrata l'identificazione sarebbe comprovata la connivenza tra Silvano e il conte di Ariano.

25 Diplomata cit., Arca XXII, 18, p. 28.

Ultimo aggiornamento (Mercoledì 21 Agosto 2013 08:19)

 

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