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Montefalcione e l’Irpinia, Montefalcione e la Banda.

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Montefalcione e l’Irpinia, Montefalcione e la Banda.

da il "La Domenica del Corriere"

foto (2)Montefalcione e Sturno le due indiscusse capitali irpine di una civiltà musicale popolare che altrove, nel nostro Paese, provvidenzialmente rinasce nella passione dei giovanissimi e delle famiglie che li spronano a studiare gli strumenti a fiato. La vanità senza serio. fondamento di molte famiglie considera purtroppo, dalle nostre parti, una "diminutio" ogni scelta che non si indirizzi verso il pianoforte o, al massimo, la chitarra.

A Montefalcione l'esperienza della Banda terminò, di fatto, con l'ultimo alfiere di una civiltà musicale antica, il maestro Pellegrino Melillo , per anni impegnato alla direzione, tra delusioni ed entusiasmi, forte della sua condizione di montefalcionese doc e di strumentista tecnicamente agguerrito con un magnifico passato di trombone "cantabile" nei grandi complessi del sud Italia.

Il professor Melillo lasciò prematuramente questa terra. Con lui venne meno la forza propositiva e realizzatrice di chi crede nella possibilità di ritrovare i fasti di un passato illustre. E dire che, citando il professore Domenico Pisano, fine scrittore, " la Banda era la vita per Montefalcione,

quella che se ne stava al sole scalza e giocava con i goccíoloní e le formelle sotto i muri a le portelle. Nessuno più attende la banda. E questa non verrà più per il paese, non verrà sotto le nostre finestre "La banda  a Montefalcione una storia antica: compie quest'anno cento anni, probabilmente tra la generale indifferenza,( la stessa che non ha ancora consentito la presentazione dello splendido e documentassimo volume dì Fausto Baldassarre sui Fuochi d'artificio). Una delibera del 1863 stabiliva un congruo contributo per il complesso cittadino a condizione che, nelle giornate libere da impegni, la stessa si esibisse nella piazza del paese: Quanta civiltà in questi amministratori che operavano per assicurarsi per contratto la gratificazione di qualche ora di musica! Seguirono decenni di intensa attività concertistica che registravano i progressi musicali di artigiani e contadini che si sottoponevano allo studio del solfeggio e della tecnica degli strumenti a fiato. Un miracolo di sensibilità e di orgoglio cittadino alla base del successo del complesso. Dopo la Grande Guerra, come riporta il prezioso studioso della nostra storia bandistica, Aniello Basile, a Montefalcione esistevano oltre cento strumentisti, una situazione idilliaca per un paese che contava non più di tremila abitanti. E a Montefalcione si formarono tre complessi bandistici. La seconda guerra mondiale segnò una lunga pausa nell'attività bandistica cittadina. Nei 1947, quando l'Italia si incamminava verso la rinascita, la Banda risorse. Fu affidata al maestro Barile , l'anno successivo al Maestro Amerìgo Piccione e , poi , al maestro Tufilli, che lasciava lo stesso incarico nel complesso della vicinissima Montemiletto. Dal 1955 al 1960 i maestri Vagnozzi e Rosìello portarono la Banda di Montefalcione ad un livello altissimo : era, ormai, considerata tra i migliori complessi del mezzogiorno d'Italia. Dal 1961 al 1967 i1,Complesso non fu attivo risentendo della generale crisi di un'attività artistica che doveva cedere il passo alle orchestríne di musica leggera che offrivano un prodotto musicale troppo spesso frutto di approssimazione e , comunque, non di rado, caratterizzato da frettolosi e scadenti arrangiamenti. Ma la batteria, i bassi elettrici; le scadentissime tecniche di amplificazione e le prime gracchianti tastiere trovavano il gradimento dì molti ....

Nonostante tutto , nel 1968 il Complesso risorse sotto la guida di Pino Rosiello richiamato a Montefalcione e, successivamente, in seguito alla sua prematura scomparsa, sotto la direzione di un notissimo autore di marce sinfoniche, il maestro casertano Giuseppe Mascolo. Nel 1970, giunse a Monte falcione un grande direttore, compositore' preparato e concertatore accuratissimo ed esperto, il maestro Vincenzo Alise, figlio della musicalissima Marigliano.

Sotto la sua guida l'antica banda rifiorì tanto da aggiudicarsi il primo premio al grande Raduno Bandistico Nazionale di Ferrandinà.  Alise fu strumentista raffinatissimo e ricercato dalle grandi bande del sud e seppe coltivare lo studio della Composizione ai livelli più alti tanto da conseguire il Diploma di Composizione e quello di strumentazione per Banda a San Pietro a Maiella.

Continuò gli studi col celebre maestro fiorentino Cicionesi e produsse splendide composizione per ogni tipo di organico. Ad Alise successe il maestro pugliese Raffaele Miglietta, diplomato al Conservatorio di Roma, direttore di importantissimi complessi e raffinato compositore. Seguì un periodo di silenzio fino a quando , nel 1981, i destini del Complesso finirono in ottime mani, quelle del maestro Melillo, gentiluomo della musica che tenne la Banda con la sensibilità di un figlio di Montefalcione e con l'autorevolezza figlia di una robusta preparazione musicale. Dall'età di quattordici anni fece parte della Banda del suo paese Studiò il trombone con un grande maestro, Attilio Del Giudice, primo trombone del San Carlo e docente al Conservatorio di Napoli. Sotto la guida del celebre maestro Lacerenzà, con la Banda di Pratolà Serra, fece la sua prima, incoraggiante esperienza di solista che doveva esplicarsi, oltre che ,a Montefalcione, negli prestigiosi organici di Squinzano, Corato, Lanciano, Conversano, Acquaviva delle Fonti. Ovunque osannato, ovunque ricercato dai direttori e dagli amministratori dei complessi del nostro meridione. Molto bella e significativa la tqstimonianza di Aniello Basile. " Il maestro Centofanti, sotto la cui direzione il maestro Melillo ha suonato per vari anni, scrive il compianto ricercatore calitrano, spesso gli diceva che forse non si°rendeva conto esattamente del suo effettivo valore di strumentista, tanta era la bravura con la quale suonava. Ma Pellegrino Melillo, dotato di una sconcertante modestia, senza dar mai segni di orgoglio, si lirnitava a rispondere che egli si comportava con la massima spontaneità perché sentiva intimamente la parte: Cosi, senza-volerlo, continua Basile, emergeva il vero, autentico Melillo: non l'esecutore freddo, distaccato, mestierante, ma l'interprete profondamente calato nel personaggio,l' Artista che vive appieno il proprio ruolo". Cosa aggiungere a questo ritratto che felicemente individua i tratti di una personalità artistica di singolare forza. E per vivere " appieno il proprio ruolo", Melillo non smise mai di approfondire gli studi del proprio strumento ( si diplomò in Conservatorio) e quelli di Strumentazione per Banda. Alla morte del grande maestro D ‘Alise il prestigioso complesso di Ceglie Messapico si trovò disorientato di fronte al problema di una non facile sostituzione. Fu scelto Melilio e confermato per l'anno successivo. La "presenza" sul podio era di quelle che creava rispetto e attenzione: dirigeva a memoria e godeva del certosino lavoro di concertazione che resta. come tutti sanno, aldilà del momento della esibizione, il segreto del successo di ogni orchestra.. Nel centenario della Banda sarebbe bello rendere omaggio a questo cittadino benemerito che ( se mi è consentito parlare in prima persona) ho conosciuto attraverso il fratello , artista di robusto spessore, scultore raffinato al quale si debbono , tra tanto altro, le magnifiche porte bronzee della chiesa Madre di Atripalda. Dalle lacrime di Aldo Melillo, immancabili ed autentiche quando parla del fratello musicista, ho compreso non soltanto la consistenza della statura musicale che ho potuto verificare attraverso testimonianze autorevoli, ma i tratti umani di una personalità musicale arricchita dal valore aggiunto. Di una bella fisionomia umana.

Ultimo aggiornamento (Domenica 20 Gennaio 2013 10:51)

 

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