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RICORDO DI CARMINE OLIVA

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RICORDO DI CARMINE OLIVA   

Carmine, addio.

Vorrei dirti delle parole e dartele quale pegno del mio ricordo. Ma non servono le parole ( se mai sono servite!), inadatte a descrivere il silenzio stupito della tua morte. Della tua morte, lei inconsapevole ed incolpevole parola antica.

Non c’è pianto per placare bufere improvvise né abbondante malinconia per colmare un vuoto. Non c’è tempo né spazio, amico mio, che possano contenere una vita e di essa disegnare una linea, un’ombra, un volo osato. C’è solo smarrimento, inesorabile smarrimento, ad accompagnarci, simile a quell’allegria furibonda dei nostri giorni lontani; un’allegria di giovani distratti, di cuori pulsanti, di sogni prepotenti.

E quale commiato è più triste di quello che ora tra noi scambiamo con una stretta di mano senza una promessa, senza un patto? Quale commiato se non c’è mai bastato né concesso un incontro dal fato: un incontro ininterrotto, libero da frenetiche pretese ed ostinate verità.

Amico mio, ci accorgiamo ora, tu su di una riva, io sull’altra, di essere stati insieme e vicini, ora, ora che siamo così distanti. Non abbiamo capito quanto fresco fosse il sorso d’acqua bevuto con le mani a conca; quanto cielo vivesse su di noi, piegati da inutili pesi e luridi affanni. Non tiriamo le somme, sì è vero, non diamo colpe né assoluzioni tanto la morte non andrà via. La morte che è l’unica sulla soglia ad attendere paziente, una madre il figlio partito, una donna l’amore negato. La morte non si pente mai di quello che fa né prova scrupoli o rimorsi. La morte non ha debiti da saldare né interessi usurai da riscuotere. Non ha giudizio né pregiudizio la morte né un luogo né un’età. Forse non esiste affatto e proprio per questo feroce è la sua presenza/assenza, feroce e leggera come la follia.

A te, ora, il nulla; a me continuerà il tutto ad annullarmi.

Tra noi se mai potesse ancora essere una inaspettata corrispondenza, incredibile occasione di vita nuova, se mai una voce, zattera coperta da alghe verdastre, dovesse riportare orizzonti e terra per tentare un’altra rotta...sappiamo bene che non è possibile incollare i cocci...é andata così, amico mio, è andata così, forse non c’è una fine alla storia, forse c’era e non l’abbiamo saputa scrivere, oramai privi di fantasia e di fede.

Ci siamo sentiti, e non sapevamo che erano gli ultimi nostri battiti, ci siamo sentiti per telefono nei giorni scorsi e tu chiudevi “Un abbraccio”. Una solidarietà, questa, sacra e necessaria; una richiesta di aiuto dignitosa ed umana. Una tua ultima testimonianza. Un abbraccio possente, un abbraccio impalpabile. Non conosco i tuoi ultimi attimi, cosa hai pensato; chissà se ti sarai sentito solo ed impotente o pronto e forte; se la paura t’avrà offuscato o un dio t’avrà cullato. Non so né sarà mai dato saperlo. Ma, avrei voluto abbracciarti proprio in questi tuoi ultimi attimi senza dirti una parola, senza darti una parola quale pegno del mio affetto. Abbracciarti soltanto, Carmine, in silenzio per un addio.

Mimmo   

 

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