Indovinello "Popolare"
Ce stanno ciento frati, ca pisciano uno nculo a l’ato.
(I tetti)
TRADIZIONI
C'era una volta
ARTISTI LOCALI
Home Archivio Articoli

La politica ha bisogno dei giovani

Valutazione attuale: / 0
ScarsoOttimo 

<<La politica ha bisogno dei giovani>>

Mancino: al paese serve un patto generazionale

Ai sindaci: lavorate di più, è nel vostro interesse


ottopagine 30 ott 2011 di Cristian Masiello


NICOLA MANCINO1Nel suo libro dedicato alla vicenda unitaria dell'Italia, Nicola Mancino ha rimarcato il peso decisivo dei conflitti bellici mondiali nella definitiva consacrazione della comunità nazionale.

"Fatta l'Italia", gli italiani sono stati forgiati e temprati come popolo nella fucina della cultura e della solidarietà nazionale dallo slancio che h ha proiettati oltre la crisi e la guerra, nella speranza di un progresso collettivo, oggi si direbbe di massa.

Quella lotta comune dei popoli italici ha completato il Risorgimento nella Nazione.

Ieri a Prata, il cattolico-democratico Mancino ha concluso un dibattito sull'attuale momento critico delle istituzioni locali, chiedendo implicitamente alla politica di favorire una analoga reazione corale nel Paese, con un patto tra generazioni che salvi la tenuta democratica è ripristini condizioni di progresso sociale. La comunità di allora doveva essere composta nei territori, oggi nelle generazioni.


La politica deve aprire ai giovani, farne proprie le istanze, proponendo con loro soluzioni a problemi la cui complessità travalica i confini nazionali. Al tavolo, accanto al consigliere regionale del Pd beneventano Del Basso De Caro, al senatore salernitano del Pd Andria, al segretario regionale di Se] Scotto, di fronte ad una platea di amministratori di Prata, Avellino e Montefredane, ma anche di Lauro Pompei, Atripalda e Petruro, Mancino ha segnalato il pericolo di disgregazione del tessuto sociale in Italia e, soprattutto, di tenuta democratica, di fronte all'indignazione di intere generazioni che si vedono 'scaricate dallo Stato nei loro interessi primari, dal lavoro ai servizi, dalla famiglia al diritto di cittadinanza'. L'ex ministro dell'Interno ha indicato il rischio ormai manifesto di un conflitto sociale aperto, di cui la politica deve farsi carico sul piano della responsabilità, consapevole del crocevia storico in cui oggi si trova ad operare. Prima di entrare nel tema del convegno, provocato da una domanda rivoltagli dal moderatore (il giornalista Gianni Festa), Mancino ha taglia to corto sulla 'questione dei cattolici'. Se la politica è poco disposta all'ascolto, ha perso la capacità di analisi e, soprattutto, è in crisi di identità. I dirigenti politici (provenienti dalla prima Repubblica) con un retaggio alle spalle, dopo aver fatto una scelta di schieramento, oggi si ritrovano nel guado di un quadro politico stravolto. «Se ci fosse una destra, un centro e una sinistra sarebbe tutto più facile, ma oggi il punto è la crisi di fiducia in una politica non riconoscibile nella sua identità». La stabilità che l'attuale bipolarismo prometteva "rimane solo nelle rivendicazioni di Berlusconi». In realtà, «...se non si muove nulla, la stabilità decantata è solo paura del voto...». Per Mancino il calo della fiducia nella politica (e nello Stato) nasce dalla difficoltà dei partiti di affrontare e risolvere la crisi di un modello globale messo in discussione dallo sviluppo dei paesi emergenti, rispetto al quale l'Occidente non ha contromisure.

Se «nell'89 il muro di Berlino è crollato seppellendo V socialismo reale', dichiarando il marxismo inattuabile, non ha però segnato la vittoria del liberismo, alle corde anche negli Usai>. Di qui, il richiamo coerente al suo retaggio culturale, la dottrina sociale della Chiesa, «che ci aveva messo in guardia dalle suggestioni del marxismo, ma anche dalle lusinghe del liberismo..». Il nodo, per semplificare, non è il centro nostalgico della vecchia Dc, mala consapevolezza che occorre una nuova via tra i due sistemi rivali attraverso «un dibattito al massimo livello». ll 'modello nuovo' ridisegnerà il quadro politico tra destra e sinistra. Invitando a distinguere tra liberisti e liberali, Mancino segnala anche l'anomalia degli operai che votano a destra, sollecitando ordine nel pensiero e nell'azione della politica. «Non basta attendere la fine dei berlusconismo, occorre saper dare risposte». L'alternativa per Mancino non è pensiero unico, ma solidarietà tra identità diverse. «Il Pentapartito era composto da tante sensibilità, ma capaci di procedere nella medesima direzione...». Dialettica e sintesi, insomma. In questo contesto, a Mancino non fa paura confrontarsi con 1'antipolitica, ma teme le riforme `concepite in una sera', l'asfittica proposizione estemporanea di ricette prive di un respiro costituzionale: « Sulla riduzione dei parlamentari le proposte ci sono, agli atti del Senato ce n'è una mia», spiega. «Ma intendiamoci: non si possono toccare i Comuni con la loro storia ultramillenaria in un consiglio dei ministri improvvisato alle sei di sera, facendo quello che in Europa nessuno fa. Nessun atto unilaterale sulla Carta, serve un tavolo di tutte le forze politiche».

Il Tema.. Nel contesto attuale la rottamazione in atto non è della classe dirigente, ma della Carta, attraverso la cancellazione degli avamposti democratici, gli enti locali. Questa tendenza va contrastata da chi quei. presidi li guida. Mancino ha richiamato i sindaci a fare la propria parte, a , ritrovare l'etica della responsabilità che gli deriva dal mandato popolare. Ha chiesto loro di lavorare' per fare funzionare la macchina'. Se    il taglio di giunte e consigli non porterà risparmi ( visto che gli apparati territoriali restano), ridurrà la democrazia sui territori. Di qui, il dovere dei sindaci, agire con responsabilità utilizzando gli strumenti a disposizione per promuovere sviluppo. Esortandoli «nel loro stesso interesse a dedicare il proprio tempo alle comunità...», senza distrazioni e senza alibi, li ha ammoniti a mettere in subordine le ambizioni personali, rispetto alla necessità di promuovere «la qualità dell'amministrazione, oggi scadente, e la sua efficienza».

Il tema è quello del sostegno all'iniziativa economica con la sburocratizzazione, da tempo richiesta da Costruttori e Confindustria come il principale strumento di rilancio degli investimenti privati, della crescita e della ripresa occupazionale. Il presidente emerito del Senato ha chiesto percorsi accelerati per gli investimenti. «Ai sindaci alla fine del primo o già al secondo mandato, dico che c'è tutto l'interesse a spendere il proprio tempo per la comunità». Un rimprovero a tutto tondo, che non ha risparmiato il sistema delle partecipazioni locali

I sindaci, che in questi mesi lamentano a ragione la paralisi della spesa e la mancanza dell’alimento di ogni progetto o programma i fondi, non possono adagiarsi o, peggio, >> far proliferare le società di servizio, solo per per aggirare il patto di stabilità.

Quella di oggi, quindi è sempre più l'Italia della `Costituzione materiale' e meno della `Carta e dei diritti'. Per Mancino i partiti restano l'ultima speranza, ma solo se apriranno ai giovani.

 

This content has been locked. You can no longer post any comment.