Indovinello "Popolare"

‘O figghio re Pili Pilossa non tene nì carne, nì pili e nì ossa ma la mamma tene carne, penne e ossa.
(L’uovo)


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CADUTI PER LA PATRIA

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monumentoCADUTI PER LA PATRIA

 di Cav. Giuseppe Martignetti


La marmorea statua della Vittoria alata sta a vegliare per sempre su quei cippi di pietra granitica che portano inciso un elenco di nomi.

GUERRA 1915-18

S. T. PAGLIUCA Ettore  

Sold. D'AGOSTINO Generoso

A. U. TITOMANLIO Federico             

D'AMORE Giovanni

Serg. FORCELLATI  Giovanni            

D'AMORE Giovanni

PAGLIUCA Ezechiello       

DE CICCO Pasquale

C.M. MARTIGNETTI Raffaele             

DE BENEDICTIS Salvatore

PETRUZZIELLO Alfonso

DI PIETRO           Salvatore

 SORDILLO  Arturo                 

FORCELLATI Gaetano

SORDILLO   Giuseppe                          

FORCELLATI       Giovanni

C. S.  BARILE  Benedetto                 

GIOIA   Fiore

D'ALELIO  Alfredo                              

GIOIA   Pasqua

Cp. CIAMPA Beniamino       

IMBIMBO  Arturo

    CIAMPA Pasquale                            

    MARTIGNETTI   Angelo

    MAZZA Carmine                             

    MATIGNETTI  Felice

    PAGLIUCA    Angelo            

    MARTIGNETTI   Giovanni


    "              PAGLIUCA          Michele                               MARTIGNETTI   Nicola

    Sold. BALDASSARRE Emilio                         MAURIELLO       Modestino

                    BALDASSARRE Felice                     NOVIELLO           Ignazio

                    BALDASSARRE Geremia               "              PAGLIUCA          Angelo

    "              BALDASSARRE Mario     PAGLIUCA          Erminio

    "              CATALDO            Antonio                               PAGLIUCA          Francesco

    "              CATALDO            Francesco           "              PAGLIUCA          Giovanni

    "              CATALDO            Giuseppe                           PAGLIUCA          Giuseppe

    "              CAPONE              Giuseppe            "              PAGLIUCA          Nicola

    "              CIAMPA              Angelo                  "              PETRUZZIELLO Domenico

    "              CIAMPA              Carmine                              POLCARO            Felice

    "              CIAMPA              Giovanni                             POLZONE            Domenico


    GUERRA 1940-45

    C.M. MARTIGNETTI Raffaele     Sold. FASULO    Michelangelo

    Cp. RUBERTO    Ferdinando        " GRANDE           Antonio

    App. PAGLIUCA               Giuseppe            "              IOANNA              Felice

    Sold.BALDASSARRE        Felice    "              IOANNA              Gaetano

         " CIAMPA           Federico              "              IOANNA              Saverio

         " CIAMPA           Ignazio "              LEPORE                Gennaro

    " CUCCINIELLO Gennaro              " MARTIGNETTI Antonio

    "       D'ALELIO             Luigi       "              MELILLO              Alfredo

    "              D'AMORE            Massimino         "              MEOLA Gennaro

    "              D'AMORE            Raffaele              "              PAGLIUCA          Ferdinando

    "              DE CICCO            Giuseppe            "              PAGLIUCA          Luigi

    "              DELLA VITTORIA Sabino               "              PAGLIUCA          Raffaele

    "              DI PRIZIO            Giuseppe            "              PAGLIUCA          Vincenzo

    "              DI PRIZIO            Giuseppe            "              PETRILLO             Enrico

    "              SCHIAVONE       Gaetano              "              ANZALONE         Giuseppe


    Nomi di montefalcionesi, soldati che caddero combattendo durante le due guerre mondiali. Contadini, artigiani, qualche studente universitario. Eroi, perché s'immolarono per la Patria, che scrissero assieme a tanti altri la storia d'Italia.

    Ebbi modo di colloquiare con alcuni Cavalieri di Vittorio Veneto, facendomi raccontare qualche episodio vissuto-durante il loro trascorso da soldato.

    Zi' Aitano racconta.

    -Quella sera, verso l'imbrunire, nevicava maledettamente, i fiocchi si posavano dolcemente sulla bianca distesa che da mesi ci circondava. C'ero oltre un metro e mezzo di neve e noi, dalle retrovie dovevamo raggiungere i compagni della prima linea per dargli il cambio. Era ormai dal mattino che marciavamo in fila, arrampicandoci su per i tratturi delle montagne ove la neve a forza di essere calpestato si era trasformata in una lunga lastra di ghiaccio. Giungemmo in uno spiazzo, poco avanti le rocce formavano una gola nascosta da frasche di abeti, la sede di un inusuale Quartier Generale. Lì finalmente ci fermammo, ognuno cercava di scrollarsi di dosso la neve ormai ghiacciata, due o tre soldati distribuivano un mezzo gavettino di grappa ed un pacchetto di gallette; serviva per scaldarci un poco, non certo per lenire la fame che era veramente tanta.

    Nella penombra del crepuscolo intravidi una figura umana vestita con una tuta bianca che saltando sulla neve correva verso di me. Mi raggiunse e, abbracciandomi forte, esclamò: "Aità, tu puro si' arrivato qua!" ( Gaetano, tu pure sei arrivato qua).

    Nella voce di quel soldato vestito di bianco, con addosso una collana di bombe, una baionetta legata sul fianco, riconobbi Emilio, un mio vecchio compagno di giochi e di lavoro, ora anche d'armi. Mi tolse di mano il gavettino, raggiunse i commilitoni addetti alla distribuzione e, con fare da veterano, lo fece riempire di grappa. Poi ritornò da me e melo porse dicendomi di berla tutta perché faceva dimenticare i patimenti.

    Mi venne spontaneo chiedergli del perché andava vestito in quella maniera. Mi rispose che faceva parte degli "arditi", un gruppo di volontari che ogni notte tentavano di tagliare i reticolati nemici, un incarico altamente pericoloso ma che gli faceva vincere la monotonia della trincea.

    "Qui la vita da circa tre anni è sempre la stessa"- aggiunse -"e poi noi abbiamo diritto a doppia razione di grappa e gallette".

    Ci salutammo abbracciandoci come fratelli, Emilio si allontanò per la sua strada, noi riprendemmo la marcia".

    Molto modesto, zi' Milio' mi aveva raccontato tante cose della guerra ma mi aveva tenuto sempre nascosto di aver fatto parte degli "arditi", limitandosi a narrarmi dell'incontro sulle Alpi con Aitano-.

    In un'altra occasione, lo stessa zi' Aitano ebbe a raccontarmi:

    -Era d'estate, eravamo in trincea, in prima linea.

    Il nemico era di fronte a noi, a tre o quattrocento metri. Avevamo finito l'acqua nelle borracce, non si beveva dal giorno prima e qualche pezzettino di galletta che di tanto in tanto ci si metteva in bocca si fermava nella gola. Bisognava fare qualcosa e così mi offrii per andare a fare il pieno delle borracce; a circa cinquecento metri dietro le nostre spalle scorreva un ruscelletto proveniente dai ghiacciai che cominciavano a sciogliersi dalle cime delle montagne. Presi una ventina di borracce, le infilai al braccio e balzai fuori dalla trincea, sperando di non essere avvistato.

    Gli austriaci, lì di fronte, aprirono il fuoco, mi buttai a terra e, carponi, sfilai verso il ruscello mentre un nugolo di pallottole mi fischiavano intorno. Mi tenni riparato sfruttando gli anfratti del terreno e le buche scavate dalle granate, così potei raggiungere il ruscello, riempire le borracce e riprendere la via del ritorno. Ad una ventina di metri dalla trincea, fui avvistato dal nemico che cominciò a sparare. Fui costretto ad accovacciarmi dietro un grosso sasso, come mettevo fuori la testa, le pallottole mi fischiavano tutt'intorno.

    Raggiungere la trincea e quindi i miei compagni era impossibile, ma bisognava comunque fare qualcosa, loro avevano sete ed io dovevo aspettare la notte per poterli raggiungere. Pensai bene a lanciare, di tanto in tanto, verso di loro una borraccia piena d'acqua. qualcuna raggiunse la trincea e poterono dissetarsi. A sera, appena fu buio, potei finalmente ritornare, non visto, in trincea, al mio posto di combattimento.

    Quella per me fu la giornata più lunga della mia vita-.

    Zi' Fedele non era nato a Montefalcione, ma vi risiedeva da tantissimi anni. Era un grande invalido avendo riportato, durante la Grande Guerra, numerose ferite sia alle braccia che alle gambe. Una sera mi raccontò:

    -Dopo tre anni di trincea, quella mattina mi ritrovavo in prima linea e con noi c'era un giovanissimo sottotenente il quale ci riferì che era giunto l'ordine per un assalto alla baionetta. Per ragioni strategiche, la trincea che ci stava di fronte doveva essere assolutamente conquistata.

    Si cominciò a sparare da una parte e dall'altra ed al momento convenuto l'ufficiale e gran parte di noi, baionetta innestata, uscimmo dalla nostra trincea e ci lanciammo verso quella nemica. Solo in pochi riuscimmo a raggiungere l'obiettivo ove i soldati nemici, finite le munizioni, ci aspettavano per infilzarci con le loro baionette, più lunghe, in rapporto, delle nostre.

    Non so se ne uccisi, non so quanti ne uccisi.

    Continuavo ad infilzare a destra e a manca, quasi ad occhi chiusi. Nella trincea alla fine, tra i lamenti dei feriti e i rantoli dei morenti, in piedi eravamo rimasti ben pochi. Ho sempre viva nella mia mente la visione di quegli sguardi spenti, quegli occhi che fissavano il nulla.

    Eravamo avanzati di un centinaio di metri, ma era costato, da una parte e dall'altra, tante giovani vite umane.

    Sopravvissi per miracolo all'attacco, ma ho sempre provato rimorso per quei soldati che, forse, anch'io avevo ammazzato.

    Pochi mesi dopo, una granata mi ridusse in questo stato; non ricordo nulla dell'accaduto, poiché quando rinvenni mi ritrovai in un ospedale da campo in mezzo a tanti altri feriti, tra sofferenze e pianti. Chi era ferito in modo più lieve riusciva a bere quel poco di brodo caldo che veniva somministrato, io che avevo braccia e gambe fracassate dalle schegge della granata, per due giorni non riuscii a mangiare nulla, volevo soltanto morire. Una giovane suora s'accorse di me, mi costrinse a mangiare imboccandomi. La sua presenza e le sue cure mi restituirono di nuovo la voglia di vivere-.

    Non meno triste fu la sorte dei nostri militari nella guerra del 1940 - 1945, dove persero la vita una trentina di soldati montefalcionesi.

    Sul fronte africano molti furono fatti prigionieri dagli inglesi e mandati in campi di concentramento in Inghilterra o in Australia, rimanendovi anche per sette anni. Altri, invece, durante la lotta per la liberazione, fatti prigionieri dai tedeschi, furono deportati in Germania o in Polonia ove patirono la crudeltà dei campi nazisti. Altri ancora, mandati a combattere sul fronte russo, morirono di fame e di freddo o vennero considerati dispersi. Per quest'ultimi, le mamme attesero il loro ritorno per anni, invano.

    Coloro che rimasero in Italia ebbero da fare i conti con i bombardamenti aerei, la fame e la lotta partigiana.

     

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