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LA RACCOLTA DELLE CASTAGNE

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LA RACCOLTA DELLE CASTAGNE

di Cav. Giuseppe Martignetti


castegne2Cosa ricorderanno i bambini di oggi quando avranno la mia età?

Ai miei tempi c'era povertà. Infanzia umile, cose umili legate alle origini di chi nasce contadino. Contadino, sinonimo di miseria.

Avevo sei anni. Ricordo la "selva", folta dei castagni secolari, giganti con le chiome cariche di cardi che in ottobre lasciavano cadere tante castagne.

Mio padre, prima che l'alba sorgesse, si avvicinava al mio lettino, mi scuoteva delicatamente dicendomi: - Alzati, vieni con me nella selva; se arriviamo tardi rubano le castagne-. Assonnato, mi vestivo in modo frettoloso, addosso una vecchia giacca poiché le mattine d'ottobre erano molto fresche, poi scendevo verso la stalla; l'asino era già pronto, montavamo sulla sua groppa e ci avviavamo nella penombra verso la selva, distante circa due chilometri.


Appena giorno si cominciava la raccolta delle castagne, il freddo indolenziva le dita delle mani tanto da renderle indolori alle fitte spine dei cardi. Durante il giorno si mangiava qualche cosa, a sera si rientrava a casa.Castagne1

Lavorare nella selva significava vedere qualche soldo. Essa apparteneva al latifondista il quale in settembre mandava un esperto per "far apprezzare", ovvero valutare la produzione di ogni singola pianta. Al contadine restavano le castagne più piccole che rivendeva. A casa, a sera tardi, alla luce di un lume a petrolio si faceva la scelta delle castagne raccolte durante il giorno e si ammucchiavano in cantina.

Ma questa rara fonte di misero guadagno ben presto venne meno: i castagneti colpiti da una grave malattia (il cancro) nel giro di due anni morirono tutti, furono abbattuti e bruciati, la selva rimase nuda. Alcuni, in paese, dovettero emigrare, altri rimasero ma un po' privati di quell'allegria che, paradossalmente, solo nella miseria era possibile ritrovare.

 

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