Canto  "Popolare"

Lo nnammorato mio se chiama Peppo: è lo megghio iocatore co le carte.
S’è già ghiocato la sòla re le scarpe, appriesso se ioca puro la mogghiere.


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Felice Ruggiero : Relazione programmatica circolo PD Emilio Ruggiero di Montefalcione

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pd

LA PROPOSTA PROGRAMMATICA

 Attraversiamo un periodo storico molto difficile, aggravato da una sempre più insidiosa crisi economica che mina gli equilibri politici, economico-finanziari e sociali dell'intero Pianeta.

 Il nostro Paese è in affanno ulteriore, per la sempre maggiore perdita di credibilità al cospetto della Comunità Internazionale, che giudica le nostre inefficaci scelte politiche (e non solo di carattere economico e finanziario), ma anche il comportamento inadeguato dei nostri rappresentanti politici.

E la credibilità di un Sistema Paese si costruisce sulla base della validità dei provvedimenti adottati e della serietà e affidabilità dei Soggetti che operano sia nella sfera pubblica che privata.

Il trambusto sollevato dall'andamento dei nostri titoli di Stato rappresenta semplicemente il riflesso di tale difficoltà, che gli italiani stanno, sempre più, percependo.

Capita spesso che, come dice un antico adagio statunitense, quando muoversi diventa difficile, è il difficile che comincia a muoversi.

Infatti, assistiamo non di rado, con sorpresa e soddisfazione, al verificarsi, nel nostro Paese, di fenomeni che richiamano una rinnovata moralità e una maggiore civica responsabilità.

In giro vi è una evidente e accresciuta consapevolezza della dimensione giuridica e della valenza etica del diritto di cittadinanza, che trova le forme più espressive nella generalizzata condanna verso l'inadempienza e l'inconsistenza di una classe politica amorfa, partorita da un mostro elettorale liberticida e poco incline alla volontà popolare (e i segnali più eloquenti ci giungono dalle amministrative 2011 e dalla consultazione referendaria del giugno scorso).

Si avverte, soprattutto navigando in rete, oltre un maggior senso civico, una diffusa voglia di partecipare alle decisioni che condizionano la vita di tutti.

Questo, a mio avviso, perché ci si è accorti che delegare alla politica tout court (senza controllo e senza riscontro) ha generato un eccesso di potere e un abuso di fiducia che sono sfociati in degenerazioni anche sul piano giuridico e istituzionale, oltre che etico e morale.

La Storia, costellata di lotte e conquiste sociali, dei partiti politici democratici (di ogni paese al mondo) facilmente può essere inficiata da tali storture; soprattutto, se ci si lascia andare a derive populistiche e demagogiche.

Da un quadro del genere emerge, ancora di più, l'esigenza di fare politica.

La politica, sul piano generale, deve imprimere forza sulle riforme che occorrono alle Istituzioni del nostro Paese, per renderlo più giusto, più equo, più efficiente, più pulito, più sicuro, più libero, piu' tollerante, piu' umano, più solidale e, mi verrebbe semplicemente da dire, più democratico.

E per fare ciò, occorre il concorso di tutti!

La partecipazione diffusa alla vita pubblica è la garanzia migliore per ottenere i risultati di cui, noi tutti, abbiamo bisogno.

La partecipazione in generale, e quella rivolta alla vita politica e dei partiti in particolare, costituisce un valore aggiunto per una comunità; soprattutto, per una piccola comunità, come quella montefalcionese.

  


Essa può essere definita come la linea d'ombra descritta nel libro di Joseph Conrad e nella canzone di Lorenzo Jovanotti, ossia quella decisione essenziale e imprescindibile che, ognuno di noi, ad un certo punto della nostra vita, deve inesorabilmente assumere, perchè sopraggiunge il tempo della responsabilità, che sovrasta la leggerezza di tanti viaggi intrapresi, in cui era il vento (piuttosto che noi stessi!) a stabilire la direzione.

 

Allora mi chiedo: “Perchè impegnarsi per il Partito Democratico?”.

 

Ognuno decide di militare in un partito politico, o solo di sostenerlo, per motivi diversi.

 

Tralasciando motivi strettamente connessi a calcoli di convenienza e di opportunità, purtroppo ancora in voga, che pure hanno caratterizzato la scelta di militanza in questo o quel partito, spesso tale scelta avviene per questioni di familiarità, cioè per trasmissione da madre/padre a figlio, ovvero da nonni/zii a nipote.

 

E questo si verifica in almeno due modi differenti: o lo si accetta asetticamente, cioè senza emozione e con poca convinzione (ma per spirito di obbedienza o di acquiescenza); oppure, ci si avvicina alle idee di un partito per averle apprese dai discorsi in famiglia e per esserne rimasti convinti (magari anche attraverso momenti di approfondimento).

 

In altri casi, l'adesione a un partito politico è influenzata non tanto da fattori familiari (soprattutto quando in famiglia non si coltivano idee politiche), quanto da fattori meramente ambientali (la scuola, il luogo di lavoro, la comunità in cui si vive).

 

Ma ci si avvicina alle idee di un partito anche in virtù della conoscenza degli ideali e della filosofia ispiratrice che ad esso sottendono, delle proposte concrete di cui si fa portavoce, delle donne e degli uomini che ne sono i protagonisti.

 

Nel mio caso, posso dire che, certamente la familiarità ha avuto il suo peso, visto che i miei nonni erano, l'uno antifascita e democristiano (fondatore della prima sezione che si costituì nell'immediato dopoguerra qui a Montefalcione) e, l'altro, primo segretario cittadino del partito comunista italiano a Chiusano S. D. (e lui veniva da Castel Vetere Sul Calore ed era visto, a quei tempi, come un rivoluzionario; anche se, simpatizzava per le idee di Giorgio Amendola, quindi era un “migliorista”, cioè democratico e riformista).

 

Ma posso anche, senza dubbio, dire di essermi avvicinato alla vita politica attiva (al di là di fatti personali) per motivi di assoluto convincimento, perchè ritenevo e, oggi ancor più, ritengo che il Partito Democratico rappresenti l'unica forza politica in grado di cambiare le Istituzioni del nostro Paese, in grado di rendere il nostro sistema economico e sociale più equo, perché più propenso a difendere le fasce sociali più deboli.

 

Ero, e sono ancor più convinto che il PD sia l'unico partito fortemente orientato allo sviluppo vero e di lungo corso: quello che scaturisce da investimenti produttivi, che non generano solo crescita, ma ricchezza, sul piano culturale e non solo materiale, che creano lavoro, ma anche benessere.

 

Ero, e sono ancor più convinto che il nostro Partito sia l'unico Soggetto Politico in grado di cambiare la nostra democrazia, demonizzando privilegi e rendite, ma tutelando i diritti fondamentali e la libertà di intrapresa dei cittadini.

 

In sintesi, ritengo che il Partito Democratico costituisca, nello scenario politico italiano, il miglior veicolo attraverso il quale poter diffondere un modo nuovo di far politica e diverso da quello praticato finora; anche nella nostra provincia.

 

A riprova di ciò alcune considerazioni.

 

Da un lato, lo spirito che ha animato la Sua nascita, quello di non dividere, ma di unire storie e culture diverse, ricche di valori e testimanianze, di un proprio vissuto democratico e liberale. Attraverso la ricerca e la valorizzazione dei tratti comuni di partiti diversi e grazie al comune sentimento e alla comune sensibilità verso le Istituzioni e verso la gloriosa Storia del nostro Paese.  

 

Dall'altro lato, le Primarie (unico partito europeo a praticarle!), che rappresentano una straordinaria occasione di partecipazione dei cittadini alle decisioni del nostro partito; ma anche, un inconfutabile ed efficace slancio di rinnovamento e di modernità che il PD ha saputo imprimere al nostro sistema politico.

Rinunciando all'esercizio della propria sovranità: dando, quindi, prova di disponibilità verso i cittadini e di determinazione verso una dichiarata volontà di cambiamento.  

 

Queste illuminanti scelte hanno, fortemente, condizionato il quadro politico nazionale, propiziando la nascita di nuovi movimenti politici (PDL e SEL), e, soprattutto, rilevando la centralità del ruolo del cittadino, quale causa ed effetto dell'attività politica di un partito.

 

Ma, se è vero che tutto questo ci pone in una posizione di assoluto vantaggio, rispetto a tutti gli altri partiti italiani; è, altrettanto vero, che il PD ha ancora tanta strada da fare, lungo quel percosso di rinnovamento che ha individuato e, coraggiosamente, come detto, avviato.

 

E l'efficacia dell'azione di ogni singolo circolo può essere determinante nel raggiungimento di questo obiettivo.

 

Sui temi che caratterizzano la identità del nostro movimento politico, il circolo deve essere capace di proporre e organizzare occasioni di studio, magari un corso di Formazione Politica.

 

E siamo così al MODELLO (idee e modus operandi), che intendo proporre, a coloro che vogliono rendersi protagonisti di un nuovo modo di interpretare e di praticare la politica.

 

Il mio scopo, spero da voi tutti condiviso, è quello di affermare un modo nuovo di partecipazione alla vita pubblica, attraverso un impegno che va in due direzioni ed è alla ricerca di un unico obiettivo: l'INTERESSE GENERALE.

 

Per centrare tale obiettivo dobbiamo, a mio avviso, preoccuparci allo stesso modo di due priorità: la necessità di approfondire la nostra conoscenza (anche dei non iscritti) dei problemi che interessano la collettività e l'impegno di risolverli, indicandone le soluzioni e praticandone, laddove possibile, le scelte.

 

Per fare ciò, abbiamo bisogno di una diffusa partecipazione e di una efficace, anche se leggera, organizzazione interna.

 

Quindi, occorre promuovere l'iscrizione al nostro partito, attraverso attività rivolte all'esterno, e occorre darsi regole interne.

In tal modo, si qualifica la nostra presenza in questa sede e si conferisce ad essa una nuova e accreditata considerazione.

 

Volendo dare un taglio più pragmatico alle mie parole, cercherò di entrare nel dettaglio delle cose, così da renderle più chiare e intelligibili.

Penso, come accennato, che gli iscritti al circolo debbano costituire un'associazione, che non persegua alcuno scopo di lucro e consenta al circolo stesso di promuovere iniziative a favore della comunità, in convenzione e/o accordo con altre associazioni ovvero con enti pubblici e privati.

 

Una di queste iniziative potrebbe riguardare il distaccamento, presso i nostri locali, di una sezione territoriale di un ente di assistenza e quella di istituire un punto di informazione (spin off) di un servizio di pubblica utilità.

 

Questi e altri servizi, che vanno individuati e organizzati, garantirebbero al nostro circolo tre punti di forza:

 

         la possibilità di offrire servizi essenziali ai cittadini;

 

         la possibilità di creare rapporti di frequentazione continua e costruttiva con loro;

 

         e la possibilità di accreditarci presso l'elettorato.

 

L'associazione, di cui sopra ho fatto cenno, deve partecipare a bandi europei di ricerca, per la promozione di progetti che riguarderanno il miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini, anche della nostra comunità.

 

Per tale motivo, tale associazione deve essere una emanazione del circolo e deve essere a questo strettamente legata, al punto che Presidente deve esserne il segretario (o un suo delegato), i soci fondatori debbono essere scelti tra gli iscritti al circolo e i membri del consiglio di amministrazione essere, come pure accennato, di diritto, membri del direttivo del circolo stesso.

 

La breve esperienza maturata nel partito e, in generale, ogni attività svolta in gruppo, mi hanno insegnato che, oltre alla buona educazione, al rispetto e alla tolleranza verso le opinioni di tutti (che Voltaire definiva l'appannaggio della umanità), servono poche, ma inderogabili, regole di convivenza.

 

Bisogna pensare a un regolamento, che disciplini la presenza di ognuno di noi all'interno della nostra organizzazione. Ad esempio, che renda più fruttuosi e meno confusi i nostri incontri e i nostri contributi all'interno di questi.

 

Inoltre, è necessario responsabilizzare tutti coloro che hanno voglia e sentono, come me, l'esigenza di impegnarsi.

 

Bisogna, quindi, a seconda delle proprie attitudini e delle singole richieste, assegnare ad ognuno un ruolo, con specifici compiti, rispetto ai quali sentirsi riferimento per tutti gli iscritti.

In pratica, ho in mente, come proposto, di delegare funzioni e prerogative specifiche a tutti quelli che se la sentono di mettersi in gioco e, con generosità, decidono di dedicare parte del proprio tempo al circolo (e quindi agli altri!).

 

Nel novero delle esigenze, quella che rilevo essenziale è il coinvolgimento dei più giovani, attraverso la istituzione, così come prevede lo Statuto del PD, del Gruppo Giovani Democratici (di età compresa tra i 14 e i 29 anni).

Tale gruppo, che potrà contare sul sostegno del circolo nella pienezza della sua composizione, avrà il compito di promuovere iniziative tematiche a favore dei giovani.

Il Gruppo Giovani Democratici individuerà al suo interno, e in assoluta autonomia, un coordinatore e i membri del coordinamento.

 

E propongo, che la figura del coordinatore, assieme a qualche altro iscritto indicato dal Gruppo Giovani Democratici, faccia parte del direttivo del circolo, quindi abbia specifiche deleghe legate alle politiche giovanili.

Non mi sono affatto meravigliato di una osservazione di buon senso, che è venuta dall'incontro che ho tenuto con i Giovani. Alcuni di loro hanno proposto di non aderire, immediatamente, al PD, ma, di far scaturire, tale eventuale adesione, da un processo di approfondimento che il circolo, come precisato, avrà il compito di attivare.

 

Una prioritaria iniziativa, che ha registrato il consenso unanime tra gli iscritti e che dobbiamo essere in grado di attuare, e in questo il Gruppo dei Giovani Democratici può dare un contributo prezioso, è l'organizzazione della Festa dei Democratici.

 

Ritengo, anzi, che dovremo impegnarci per istituire la Festa dei Democratici; ossia, renderla un appuntamento fisso, a cui dedicarci all'insegna dell'allegria, del divertimento e dell'approfondimento tematico.

 

Un'altra iniziativa, che vorrei proporre al circolo del PD, che avrebbe anche un valore simbolico importante, è quella di creare, presso la nostra sede, una biblioteca tematica (per esempio, sulla cultura e il territorio irpino o anche su temi legati alla politica) a vantaggio degli iscritti e dell'intera comunità, affidandoci alle donazioni di testi, anche in disuso.

 

Sono fermamente convinto che, un partito politico, per avere successo nel territorio in cui opera, debba diventare, per quelle comunità, un CENTRO DI INTERESSI, un punto di riferimento culturale e sociale.

 

E, L'ARDUA E AMBIZIOSA MISSIONE CHE DEVE GUIDARE IL NOSTRO CIRCOLO, E' APPUNTO QUESTA!

 

Se ci riusciamo, avremo contribuito a rinnovare la politica e creato un modello nuovo, basato sull'impegno costruttivo; piuttosto, che sulla fredda, e spesso sterile, partecipazione.

 

Come raccomandava Samuel Taylor Coleridge: bisogna sospendere l'incredulità.

 

E, tale esigenza, si presenta a noi in modo ancora più impellente, se ci rapportiamo a fatti inerenti la vita della nostra comunità locale.

 

Non può restare fuori dalle nostre considerazioni la mancata autorizzazione a svolgere, nei giorni prefissati, la più importante manifestazione culturale che, da oltre dieci anni, si teneva nel centro storico del nostro piccolo comune.

 

L'azione amministrativa può essere considerata protesa all'avanzamento civile e sociale di una comunità se, e solo se, essa è capace di tutelare fino all'ultimo dei suoi cittadini, se non dimentica nessuno e garantisce pari opportunità a tutti: senza distinzione, tra coloro che sono considerati amici e coloro che non godono di tale privilegio!

 

In tal senso è orientato l'impegno di noi democratici!

 

Non esiste potere la cui influenza – per dirla con John Stuard Mill - non diventi dannosa quando regni incontrollato.

 

Come ho detto in un'altra circostanza, mi sento di essere, anche per motivi genetici, dalla parte di coloro che considerano le istituzioni un luogo di tutti e, le persone ad esse preposte, funzionali all'esclusivo interesse generale.

 

Per questo ho scelto di militare nel Partito Democratico.

E, l'interesse generale, è un valore fondante di una democrazia, che va tutelato e tenuto al riparo da ogni tentativo pretestuoso e deviante, che spesso si presenta sotto forme e nomi diversi: il lodo Alfano, il lodo Mondadori, magari anche il nucleare e il ponte sullo Stretto, fino ad arrivare all'attuale legge elettorale.

Come circolo del PD, ci siamo dati l'ambizioso compito di contribuire a cambiare le cose.

 

Ma per pelare la gatta bisogna prima acchiapparla, e questo rende il compito ancora più difficile.

Per tale motivo, il richiamo a valori inderogabili, può costituire l'unica bussola per orientarsi bene e indirizzarsi meglio verso la meta prefissata.

Bisogna, pertanto, pretendere, prima da noi stessi, e poi, dagli altri partiti impegnati nella stessa navigazione, il rispetto dei valori comuni; ma anche: lealtà e coerenza.

Tutto ciò, tradotto in scelte politiche, ci conduce a una semplice e chiara conclusione.

Noi siamo un partito di centrosinistra (mi piace definirlo utilizzando un solo termine), e abbiamo il compito, noi più degli altri, di creare, in questo Paese, un Progetto Politico omogeneo e alternativo.

Ma, per essere credibili, dobbiamo pretendere il rispetto di quei valori.

E, costruire un'alleanza con chi ci sta solo per vincere, non paga.

Perché, se si vince, poi bisogna governare e bisogna, quindi, ritrovare proprio quei valori dai quali si è rifuggiti, per garantire ai cittadini un'azione di governo, stabile ed efficace.

Ma non paga anche, e per me soprattutto, perché governare non significa solo realizzare un programma elettorale, ma far emergere, dall'azione di governo, il modello di società a cui si vuole aspirare.

Credo sia legittimo (ma non condivisibile) tentare, nel nostro Paese, di affermare una terza via, diversa dal centro-destra e dal centrosinistra.

Ma, la cosa che non torna, è l'uso distorto, che di questo proposito si fa, per allearsi oggi con questo e domani con l'altro, pur di garantirsi l'esercizio del potere.

Una persona a me cara, mi ripeteva sempre, che il valore della politica emerge, con maggiore evidenza, quando questa è sganciata dalla pratica di governo.

Oggi, a distanza di pochi anni, capisco in pieno il significato di quelle parole.

Sono sicuro, comunque, che l'Italia ce la farà a superare questo delicatissimo momento; ma, sono altrettanto sicuro, che non mancherà il fondamentale apporto di noi democratici!

Grazie!

 

 

 

 





Ultimo aggiornamento (Domenica 11 Settembre 2011 17:02)

 

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