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Il federalismo non comprometta l’Unità

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<<Il federalismo non comprometta l’Unità>>

Ieri a Prata la lezione dell'ex vicepresidente del Csm: «Declino inarrestabile se ordinamento federale non rispetterà l'indivisibilità del paese». Ma Centrella dell’Ugl polemizza

Corriere dell’Irpinia 27-03-2011

federalismo italiaDal progetto della costruzione dell'Unità nazionale, nient'affatto concluso ai pericoli del federalismo, per ribadire l'indivisibilità del paese. Tanti gli spunti di riflessione offerti dal presidente Nicola Mancino nel corso dell'incontro tenutosi ieri presso la chiesa madre di Prata Principato Ultra, in occasione delle celebrazioni per il 150° anniversario della nascita del paese. Ad introdurre il dibattito il sindaco Gaetano Tenneriello e il professore Aldo Petrillo. «ll 17 marzo 1861 la proclamazione del Regno d'Italia rivendicata da Vittorio Emanuele ll - ha spiegato Mancino - non fu solo una conquista della monarchia sabauda e l'atto conclusivo dei moti risorgimentali che avevano percorso l'intera prima metà del secolo:

fu anche una tappa importante del radicamento di una coscienza nazionale in un Paese fino a quel momento diviso e in buona parte occupato da governanti stranieri. Tappa importante ma non certamente conclusiva, visto che la storia avrebbe dimostrato coree il processo di affermazione di una "nazionalità" e di una "cittadinanza" italiana non si era affatto concluso con quell'orgoglioso atto di imperio. La celebre espressione di Massimo D'Azeglio - 'Abbiamo fatto l'Italia, ora dobbiamo fare gli italiani' - non era solo l'ammissione dei limiti della riunificazione così come si era verificata, ma anche il tema di un progetto di lunga durata, la cui realizzazione prosegue ancora oggi, con alti e bassi, lungo i 150 anni della nostra storia unitaria. Anzi, le polemiche che hanno preceduto e accompagnato le celebrazioni del centocinquantenario ci inducono a ritenere che ci troviamo, in materia, in una fase di riflusso».

E ex vicepresidente del Csm ha sottolineato  il legame forte tra Risorgimento, Illuminismo italiano, esperienza della Repubblica napoletano e avventura napoleonica in Italia, ribadendo come la dialettica, quando non l'opposizione fra "paese reale" e "paese legale", abbia contraddistinto tutta la storia dell'Italia unita, «dando luogo anche a forme esasperate di contrapposizione, che tuttavia sono l'indice di una non raggiunta coesione nazionale. Un vero sentimento nazionale è maturato lentamente, ha faticato ad emergere nel corso della nostra storia unitaria, e certamente non era tale al momento dell'unificazione. Le istituzioni erano lontane dagli interessi popolari e lo restarono a lungo».

Quindi si è soffermato sul valore della Costituzione, centrale nella storia del paese «Il vero spartiacque storico, è stato, dopo il secondo conflitto mondiale e la Resistenza, il referendum popolare del 1946, che sanciva la fine della monarchia, compromessa col fascismo, e il passaggio alla Repubblica, cui 1 Assemblea costituente avrebbe poi dato una Carta Costituzionale fra le più avanzate d'Europa. Con la Costituzione, in qualche modo, si completava il ciclo dell'identificazione della Nazione con lo Stato, superando gli angusti limiti del nazionalísrrro, chiamando la Chiesa a contribuire ai destini del Paese. aprendo le frontiere all'Europa, impegnando le istituzioni al superamento dello storico divario Nord-Sud in termini di sussidiarietà, di solidarietà sociale, di intervento perequativo di straordinaria efficacia. 1 "Principi fondamentali" contenuti negli articoli 112 della Carta Costituzionale, che sono immodificabili, sono alla base di una nuova coscienza nazionale finalmente compiuta: sovranità popolare, garanzia dei diritti inviolabili dell'uomo, solidarietà, eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, pari dignità sociale, libertà religiosa, rifiuto della guerra, sono l'espressione di un'appartenenza ,.,.,'nazionale mai così compiutamente manifestata».

Poichè proprio i principi fondamentali della Costituzione, oltre a definire i contenuti della cittadinanza italiana, fanno da cerniera fra identità nazionale e apertura all'Europa. Inevitabile il riferimento al federalismo «L'unità e l'indivisibilità della Repubblica - ha proseguito - è richiamata, fra i principi fondamentali, all'articolo 5, e quindi non è in contrasto con le autonomie locali, che riconosce e promuove. E dunque l'Unità non deve essere compromessa neppure dai poteri e dalle competenze che sono e saranno in seguito attribuite alle regioni>. Per ribadire che « IL federalismo, così come viene attuato, deve essere visto come una sfida all'innovazione, un'esigenza di rinnovamento e di responsabilizzazione della classe dirigente, che non può più contare, per il rilancio delle nostre regioni, sulla continua dilatazione della spesa, ma deve puntare ad una migliore qualificazione e destinazione delle risorse, e promuovere progetti innovativi. O saremo capaci, tutti insieme, di essere cittadini di un medesimo Stato, con responsabilità e oneri equamente suddivisi, o il federalismo, nel nostro Mezzogiorno, penderà come una spada di Damocle sui nostri destini. Se l'ordinamento federale - ed è questa la ragione della necessità di procedere al completamento del nuovo assetto istituzionale - non terrà come puntó fermo l'unità della Nazione, il Paese attraverserà una fase di inarrestabile declino». Al termine dell'incontro è stata donata a Mancino un'opera realizzata dall'artista Altobello De Vito. Intanto, a margine del confronto, una nota polemica arriva dal segretario generale Ugl Giovanni Centrella, presente all'incontro: «Molto probabilmente il senatore Mancino -ha dichiarato Centrella - durante il suo intervento ha dimenticato di affrontare la tematica per la quale era stato invitato, soffermandosi, invece, sulla spinosa tematica del federalismo fiscale. In questo modo ha dimenticato il discorso del Presidente Napolitano alla cerimonia celebrativa del centocinquantesimo anniversario dell'Unita' d'Italia a Montecitorio il 17 marzo scorso».

Ultimo aggiornamento (Domenica 27 Marzo 2011 11:05)

 

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