Indovinello "Popolare"

Non ‘o chiami e quiro vene, non ‘o vatti e quiro allucca, non l’acciri e quiro more.
(Il peto)


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1861 L’unità d’Italia - Nino Bixio

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Indice
1861 L’unità d’Italia
1861 nasce l'italia
Vittorio Emanuele II
2011 il 150° anniversario
1861 i pittori del Risorgimento
Sospetto di colonizzazione
Eccidio di Pontelandolfo e Casalduni.
Nino Bixio
Il grande assente
Il Risorgimento popolare come giustificazione ideologica
Tutte le pagine

 


Nino Bixio

La spedizione dei Mille fu la grande occasione: trasformare il Risorgimento da un movimento d'élite a un grande movimento popolare ; occasione in vero persa da quei giovani che pure con entusiasmo "avevano lasciato i loro studi, i loro agi... per venire in questa lontana isola…a ritrovarvi i ricordi del passato greco e romano... ma niente comprendevano, né cercavano di capire, della realtà di questi, come subito li chiamarono "arabi."
In effetti Garibaldi aveva promesso, dopo aver assunto la guida dell'isola per ordine di Vittorio Emanuele II, di abolire le tasse che gravavano sull'isola quali la tassa sul macinato[27] e del dazio d'entrata sui cereali, l'abolizione degli affitti e dei canoni per le terre demaniali e di voler procedere ad una riforma del latifondo. Queste promesse non attirarono, almeno inizialmente, un numero consistente di siciliani, ma il primo scontro, la battaglia di Calatafimi, ebbe comunque esito positivo per i Mille contro le più numerose e meglio addestrate truppe borboniche.
Da questo momento inizia la guerra separata dei contadini ancora condotta in nome di Garibaldi e della libertà. Invadono i demani comunali, i feudi deibaroni latifondisti, bruciano gli archivi dove sono custoditi i titoli del loro servaggio. Ma "I movimenti di insurrezione dei contadini contro i baroni furono spietatamente schiacciati e fu creata la Guardia Nazionale anticontadina; è tipica la spedizione repressiva di Nino Bixio, il braccio destro del Generale, nella regione del catanese dove le insurrezioni furono più violente" (A. Gramsci, "Il Risorgimento", Torino 1966).Eppure i piemontesi sono venuti per portare ai loro fratelli siciliani "libertà e scuole" dice il giovane garibaldino G.C. Abba al frate Carmelo. Ma ribatte il frate questo forse andrà bene ai piemontesi perché "la libertà non è pane, e la scuola nemmeno". I "picciotti" vorrebbero,dice padre Carmelo, "Una guerra non contro i Borboni, ma degli oppressi contro gli oppressori, grandi e piccoli, che non sono solo a Corte, ma in ogni città, in ogni villa... allora verrei [con voi]. Se io fossi Garibaldi, non mi troverei a quest'ora quasi ancora con voi soli." (G.C. Abba, "Da Quarto al Volturno. Notarelle di uno dei Mille", Bologna 1952.)

 



Ultimo aggiornamento (Sabato 05 Marzo 2011 17:13)

 
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Con insulti a Garibaldi (D.Gaetano Baldassarre e la sorella Nicolina di villaggio in villaggio) (Alfredo Zazo)   <<Il 30 Ottobre 1860,il sindaco di Montefalcione;Carlo Contrada,manifestava in Napoli,al governo del profittatore,le sue preoccupazioni,per crescenti sovversioni>> dovute ad un pertinace reazionario di quel comune:<<Servendomi del potere di polizia di cui cotesto....
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