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LETTERA P

O-P-Q

P


PACCA:
Sost. Fetta, spicchio di frutta. Pacche re mela (si mettevano a essiccare al sole e si conservavano per l’inverno). – 2) Natica, gluteo: Pacca re culo. – Loc.: Sta’ co ‘e pacche rint’a l’acqua (Stare male, versare in pessime condizioni economiche).

PÀCCHERO:
Sost. Schiaffo, ceffone. Loc.: Stà sott’ ‘o pàcchero. (Essere sottomessi a qualcuno). – Pigghià a pacchiri (schiaffeggiare).

PACCHIRIÀ:
V. Schiaffeggiare. Paccaréo, pacchiriai, pacchiriato.

PACCHIRIATA:
Sost. Schiaffeggiata.

PACCìA:
Sost. Pazzia, follia.

PACCIÀ:
V. Dare segni di pazzia. Comportarsi in modo strano. Paccéo, pacciai.

PàCCIO:
Sost. agg. Pazzo. Tu sì paccio! (Ma che dici? Non è possibile!). – È asciuto paccio ‘o patrone. (Si dice di persona austera e parsimoniosa che si dà improvvisamente alla pazza gioia).

PACCIUòTICO:
Agg. e sost. Pazzoide, strambo, umorale.

PACIENZIA:
Sost. Pazienza. Loc.: Aggi pacienzia (Abbi pazienza). – Ce vo’ pacienzia pe’ mangià ‘e scarcioffole.

PACIENZIUSO:
Agg. Persona dotata di pazienza e di spirito di sopportazione.

PàGGHIA:
Sost. Paglia. – Prov.: Quanno maggio va ortolano assai pagghia e poco rano. – Mannaggia ‘a pagghia addò ruormi! (Imprecazione rivolta ad una persona ignorante e poco intelligente).

PAGGHIàRO:
Sost. Pagliaio. Capanna di paglia piuttosto grande adibita a riparo dalla pioggia e a deposito per gli attrezzi agricoli e per il foraggio per gli animali della stalla. – Prov.: Chi sereve a li signuri int’a no pagghiaro more (è da ingenui aspettarsi gratitudine o riconoscenza dai superiori).

PAGGHIòNECA:
Sost. Averla, uccello dei passeriformi.
PAGO DEL VALLO DI LAURO: Sost. Comune irpino detto soltanto Pago fino al R. D. del 9/11/1862; le prime notizie del sito risalgono alla dominazione angioina. Etim.: dal latino pagus (villaggio, borgo).

PAIÀ:
V. Pagare. Pàio, paiai, paiato. Prov.: Chi paia pe’ primo, paia roe vote. – Chi paia prima è male servuto. – Chi rompe paia e chi scascia acconza. – Chi mangia a Natale e paia a Pasqua fà no buono Natale ma na male Pasqua.

PAIATORE:
Sost. Pagatore. Buono paiatore, male paiatore. - Masto paiatore (Detto di chi paga sempre, anche per gli altri).

PALàTA:
Sost. Stagno. Distesa d’acqua dove, in passato, i ragazzi di Montefalcione imparavano a nuotare; era un’ampia insenatura (ora prosciugata e abbandonata) del Vallone Grande, confinante col Comune di Candida. Al plur. PALATE sono le botte, le percosse.

PALETTÒ:
Sost. Soprabito, pastrano. Etim.: dal franc. “Paletot”.

PALIÀ:
V. Bastonare, picchiare. Paléo, paliai, paliato.

PALIàTA:
Sost. Bastonatura, detta anche MAZZIATA. Accr. PALIATONE.

PALIO:
Sost. Drappo, bandiera. Loc.: Pigghià ‘o palio! (Conseguire un successo inutile e faticoso).

PALLA:
Sost. Fandonia, balla, esagerazione. PALLA ‘E PEZZA: Giocattolo costituito da una piccola palla di stoffa, ripiena di segatura e sostenuta da una fettuccia elastica. – Pl.: PALLE, pietre lisce e piatte che, nei giochi di una volta, sostituivano le bocce.

PALLONàRO:
Sost. Spaccone, millantatore, contafrottole. Detto anche PALLISTA.

PALUMMO (f. PALOMMA):
Sost. Colombo, piccione.

PÀMPENA:
Sost. Foglia piuttosto grande, spec. del fico e della vite.

PANàRO:
Sost. Paniere, contenitore di vimini, provvisto di un ampio manico a forma di arco. – Loc.: Rompe l’ova int’ ‘o panaro (Rovinare i disegni di qualcuno). – Perde Fulippo e ‘o panaro (Perdere tutto). – Chi vo’ ca l’amicizia se mantene adda fà ca no panaro va e n’ato vene. (Le amicizie vanno opportunamente coltivate). – Volé Cicco e ‘o panaro (Volere tutto). – Dim.: PANARIELLO. Aspettà ca scenne ‘o panariello ra cielo.

PANE:
Sost. Panasciutto o Panassoluto (Senza companatico). – Panecuotto (Pancotto). Pane raffermo tagliato a pezzetti e cotto nel “pignatiello” con olio, agli e prezzemolo. Era una volta la pappa dei bambini). – Panejunno (Fatto con farina di granoturco, nel dopoguerra è stato il pane dei poveri: veniva cotto nel forno a legna su foglie di castagno). – Pane re casa (Fatto in casa, non comprato). – Pane siritizzo (Pane raffermo). – Pane rattato (Pane grattugiato). – Pane paunisco (Al tempo della vendemmia, col primo mosto, si faceva una polenta molto densa che, una volta raffreddata, veniva tagliata in pezzi romboidali. Insieme ai valini costituiva la colazione dei bambini poveri che vivevano nelle campagne).

PANELLA:
Sost. Grossa forma di pane rotonda. Prov.: Mazze e panelle fanno i figghi belli, panelle senza mazze fanno i figghi pacci. (Con i figli bisognare usare il bastone e la carota).Dim.: PANELLUCCIA.

PANNARùSSO:
Sost. Antica sottogonna di lana rossa. è voce ormai quasi dimenticata.

PANNAZZàRO:
Sost. Venditore ambulante di biancheria e capi d’abbigliamento di modesta qualità. – Est.: Imbonitore, ciarlatano. - Esse no pazzaro (Essere dotati di scarsa professionalità).

PANNI:
Sost. Corredo portato in dote dalla sposa, conservato in una cassapanca “cascia re li panni”. – Biancheria, indumenti in genere. – Loc.: Ascì ra fore a li panni (restare stupefatti e increduli). – I panni spuorchi se làveno nfamiglia.

PANNICÒCOLA:
Sost. Fiore del sambuco simile a un ombrello, di colore giallo; con lo stesso nome è ricordato il frutto di colore nero-rossastro usato un tempo come surrogato dell’inchiostro.

PANNICUòCOLO:
Sost. Località immaginaria. ì a Pannicuocolo. – ‘O bbai a pigghià a Pannicuocolo. (Si dice di cosa perduta o inesistente).

PANTÀSECA:
Sost. Respiro affannoso. Fiatone, asma.

PANTICHIÀ:
V. Ansimare, respirare con affanno. Pantechéo, pantichiai, pantichiato.

PANZA:
Sost. Pancia. Ventre. – ‘A panza è na pellecchia: cchiù nce mitti e cchiù se stennecchia. – Fà ghiuorno e se penza a la panza, fà notte e se penza a la panza. (Nella vita purtroppo si da eccessiva importanza ai beni materiali). – Panza appuntuta prepara ‘o fuso; panza chiatta, prepara ‘a zappa (Era credenza diffusa secondo cui un ventre appuntito era indizio di un nascituro di sesso femminile e un ventre grosso e rotondo di un nascituro di sesso maschile).

PANZòNE (PANZùTO):
Sost. Persona dal ventre prominente.

PAPA GIRONIMO:
Famoso gioco dei ragazzi montefalcionesi, ora completamente dimenticato. Colui il quale, in seguito a un sorteggio, diventava Papa Gironimo, doveva uscire dalla sua “casa” (un pezzo di strada delimitato da una linea tracciata col gesso) camminando su un sola gamba al grido di “Esce Papa Gironimo co’ tutti i Figghisdei!”. E, sempre appoggiandosi su un solo piede, doveva catturare un altro giocatore per cedergli il suo scomodo ruolo; però se poggiava, per un solo istante, l’altro piede a terra, tutti i partecipanti al gioco lo prendevano a schiaffi e lo deridevano in cento modi …

PAPAGNO:
Sost. Papavero. Rosolaccio – 2) Schiaffo dato con la mano aperta, detto anche CINCOFRULLI.

PAPARIÀ:
V. Galleggiare come una papera. Paparéo, papariai, papariato.

PAPIELLO:
Sost. Lungo discorso letto da un foglio stampato a grossi caratteri. Etim.: dallo spagnolo “papel” (carta, documento).

PAPòCCHIA: Sost. Fandonia, sciocchezza. Etim.: dal latino “pappare”.

PAPPAIALLO:
Sost. Pappagallo. – Est. Persona che ripete meccanicamente quello che sente o che gli dicono. – 2) Recipiente nel quale orinano gli uomini ammalati che non sono in grado di alzarsi dal letto.

PàPPOLO:
Sost. Piccolo insetto. Me pari no pàppolo addurmuto. Risse ‘o pappolo nfacci ‘a noce: “Rammi tiempo ca te spertoso!” (Col tempo e con la perseveranza si ottengono risultati che sembravano impossibili).

PAPPULIÀ:
V. Mangiucchiare con gusto e appetito. Pappoléo, pappuliai, pappuliato. – 2) Rubacchiare, approfittare di una situazione favorevole.

PARAVìSO:
Sost. Paradiso. – Prov.: Chi ‘a femmena crere, paraviso non bere. – R’amore e paraviso ognuno ne volesse no poco. – Loc.: I sfuttuti puro mparaviso vanno! (Bisogna sopportare con rassegnazione e superiorità le beffe e le derisioni del prossimo).

PARÉ:
V. Sembrare. Pare, parìo, parùto. – Loc.: Me pare cient’anni! (Non vedo l’ora). – Pareno ‘o riavolo e l’acqua santa (Si dice di due persone in perenne conflitto tra di loro). – Pare ca ‘o culo l’arrobba ‘a cammisa (Si dice di persona che ha paura e non si fida di nessuno). – Paré l’aseno mmiezzo a i suoni (Sentirsi confuso e spaesato). – Paré n’auciello re malaùrio.

PARIENTI:
Sost.: Macchie, arrossamenti o bruciature delle gambe causati da un lungo e ravvicinato accostamento alla fiamma del camino. – Prov.: I parienti so’ quiri ca tieni vicino a e cosce.

PARMéSSOLA:
Sost. Pala di legno dal lungo manico per infornare e sfornare il pane. – Est.: Mano o piede molto grandi.

PARMO:
Sost. Unità di misura di lunghezza corrispondente a circa 20-25 cm. – Lunghezza segnata dall’apertura della mano dal pollice al mignolo. – Prov.: ‘A no parmo r’a ‘o culo mio po’ fotte chi vole. (Ognuno può fare ciò che vuole purché non danneggi i miei interessi).

PARO:
Agg. e sost.: Pari. Uguale. - Nummero paro – Quiro non è paro tuo (Non appartiene al tuo stesso rango sociale). – Mittiti co li pari tui. – 2) Paio, coppia. – No paro re caozette.

PARPÉTOLA:
Sost. Palpebra.

PARRELLA:
Sost. Cinciallegra.

PARULISI:
Parolise, comune irpino un tempo appartenente al feudo di San Barbato, odierna frazione di Manocalzati. è menzionato in una bolla papale col nome di Parulisio. Fu dominio dei Filangieri ed entrò a far parte, insieme a Manocalzati a S. Potito, della baronia di Candida. Etim.: di origine incerta.

PARZONàLE:
Sost. Chi lavora un terreno non suo e divide i prodotti col proprietario del fondo. – ‘O patrone è addeventato parzonale e ‘o parzonale è addeventato patrone (Si sono invertiti i ruoli) – Quanno ‘o patrone va ncampagna a ‘o parzonale nce vene ‘a freve (Per paura che possa scoprire qualche sua mancanza).

PASCÓNE:
Sost. Terreno ricoperto di piantine di fave per renderlo più fertile.

PASSIÀ:
V. Passeggiare. Passéo, passiai, passiato. – Passéa, passé… (Gira al largo! Non mi seccare!).

PASSIàTA:
Sost. Passeggiata. ‘A passiata r’ ‘o rraù (La passeggiata del mattino della domenica).

PASSI LLÀ:
Inter. Espressione usata per scacciare un cane. Letteralmente significherebbe: vattene più in là.

PASTETTA:
Sost. Biscotto a forma di piccolo animale che s’inzuppava nel latte. – 2) Imbroglio, bega.

PASTIERE:
Sost. Dolce casereccio a base di maccheroni lessati e amalgamati con uova, ricotta, latte, zucchero, scorza d’arancia e messi in forno. È il dolce tradizionale del Carnevale e si mangiava caldo, la sera, dopo le funzioni dei “predicatori”.

PASTòCCHIA:
Sost. Intruglio, pietanza mal cucinata.

PASTÓRA:
Sost. Legaccio messo alle zampe delle galline per non farle allontanare troppo dal pollaio.

PASTORE:
Sost. Statuetta di gesso colorato raffigurante un personaggio del presepe: la Madonna, San Giuseppe, i pastori (da cui il nome). Un tempo i bambini poveri, non avendo i soldi per comprarsi queste statuette le modellavano con la creta ottenendo risultati spesso grotteschi e patetici.

PATÀNA:
Sost. Patata. Patane scaorate, patane nturtiera. – Scavà ‘e patane, chiantà ‘e patane. - Pasta e patane, manco a li cani! (Evidentemente questo piatto non era molto apprezzato).

PATANÀRO:
Sost. Persona ghiotta di patate. – Venditore di patate.

PATANIELLO:
Sost. Patata piccola e tonda che si dà ai maiali. – Tu te mangiassi puro i patanielli p’ ‘o puorco! (Si dice a chi è di bocca buona e non rifiuta mai niente).

PATATèRNO:
Sost. Il Padre Eterno, Dio. – Prov.: ‘O Pataterno manna ‘e tozze a chi non tene rienti. (Le occasioni migliori spesso capitano a chi non sa approfittarne). – ‘O Pataterno vére e provére. - ‘O Pataterno è longariello ma non è scordariello. (Dio non paga il sabato). – ‘O Pataterno è giusto giurice.

PATERNOPOLI:
Comune irpino citato in un atto notarile dell’817, fu sotto la giurisdizione dell’abbazia di Montevergine. Fino al 1863 era detto PATERNO (PATIERNO). Etim.: dall’agg. latino “paternus” e da “polis” (città).

PATRE:
Sost. Padre, genitore. – 2) Monaco.

PÀTRIMO, PÀRITO:
Mio padre, tuo padre. – “Pasquà, è muorto pàrito!” “E sti cazzi a mme ‘e cunti?” (è detto per sottolineare la totale indifferenza verso un determinato problema).

PATRUNISCO:
Agg. Detto di asino, mulo o cavallo che si fa cavalcare solamente dal padrone.

PATTIÀ:
V. Pattuire, patteggiare. Pattéo, pattiai, pattiato.

PAZZÌA:
Sost. Scherzo, gioco. ‘A pazzìa esce a fieto (Detto di scherzo che finisce male). - Iocà pe’ pazzìa (Giocare senza posta, senza soldi). – ‘A pazzìa re li cani finisce a cazzi nculo (Ogni bel gioco dura poco; e se più dura, diventa seccatura).

PAZZIÀ:
V. Scherzare, giocare. Pazzéo, pazziai, pazziato. Pazzià co na palla re pezza. – Rirìmo e pazziamo e ‘a tabbacchera non ‘a tuccàmo (Non tocchiamo certi argomenti…).

PAZZIARIELLO:
Sost. Giocattolo. – 2) Persona senza carattere. Uomo di paglia.

PAZZIARùLO:
Agg. e sost. Persona allegra alla quale piace scherzare.

PECCHÉ:
Cong. Perché. – Quiro vo sapé ‘o ppecché e ‘o ppeccóme (vuol sapere tutto nei più piccoli particolari).

PELÉA:
Sost. Pretesto, cavillo, cosa di poco conto. - ì trovanno peleé.

PELLECCHIA:
Sost. Pelle grinzosa, molle e cascante propria delle persone anziane. Dim. PELLECCHIELLA.

PENNE:
V. Pendere. Pènno, pinnietti, pinnuto.L’acqua va addò penne.

PÈNNECE:
Sost. Grappolo, pigna d’uva. Si legava con lo spago e si appendeva per l’inverno. – 2) Int. Regalìa, mancia. Dono che in passato i contadini facevano spesso ai loro padroni.

PENNENZA:
Sost. Pendenza, declivio. – Tené na brutta pendenza (Avere una pessima inclinazione).

PÉNTA:
Sost. Lentiggine, efelide.

PENTÒSCA:
Sost. Grossa zolla di terra, detta anche PINTUOSCO.

PÈNZECA:
Avv. Forse, può darsi.

PÈO:
Avv. Peggio. A ‘o pèo non ce stà mai fina. – Tre punti pèo! (Peggio ancora!). - Scigghi e scigghi e ‘o pèo te pigghi. (Più si riflette e più si rischia di sbagliare).

PEPÀINA (PEPACELLA, PEPACCHIA, PEPAROLA):
Sost. Specie di peperone largo e tondo che si mette a curare nell’aceto. Si consuma soprattutto d’inverno specialmente stufato con patate e carne di maiale a tocchetti (CARNE, PATANE E PEPAROLE).

PEPARùLO:
Sost. Peperone. Peparùlo forte (peperone piccante detto anche PIPICIELLO o RIAVULILLO). – Peparùlo chino (imbottito con pane, uova, acciughe, ecc.). Peparlo curato (conservato sotto aceto). – 2) Fig. Sciocco, persona poco perspicace.

PEPE:
Sost. Stupido, ingenuo.

PÉPOLA:
Sost. volg. Vulva. – Dim. PEPELLA.

PEPOLARÌA:
Sost. Sciocchezza, stupidaggine.

PEPOLòNE:
Sost. Stupidone, credulone. Individuo cresciuto più fisicamente che intellettualmente. – “Pepolone pe’ la casa va la mamma e se lo vasa…”.

PERAGNA:
Sost. Base, sostegno di una statua. Pedana.

PERALE:
Sost. Parte del calzino che va dalle dita del piede al calcagno.

PERAMENTA:
Sost. Fondamenta di un edificio.

PERàTA:
Sost. Orma, impronta del piede. Pedata. Loc.: ì facenno ‘e perate scaoze (Andare dietro qualcuno per implorare un particolare favore).

PERCIÀ:
V. Infiltrarsi dell’acqua nel terreno, nelle scarpe, negli indumenti. Permeare. – 2) Forare, fare un buco. Pèrcio, perciài, perciato.

PERCIANTI:
Sost. Frazione di Montefalcione.

PERCÒCA:
Sost. Qualità di pesca che molti usano mangiare affettata nel vino. Percoca ‘mbriacata.

PÈRE:
Sost. Piede. Loc.: Sta’ a pere ‘e piro (Stare ancora agli inizi). – Sta’ a i pieri ‘e Pilato (Trovarsi in una situazione molto critica). – Sta’ co dui pieri int’a na scarpa (Trovarsi in una situazione imbarazzante). – Chi mette ‘o pere ncopp’a ogni preta non arriva mai (Chi si perde nei dettagli non raggiunge mai lo scopo). - Chi tene male capo adda tené bono pere. – No pere ‘e nzalata (Un cespo di lattuga). – Pere ‘e rasera – Pere ‘e vacìle – Pere ‘e puorco. (Attrezzo del ciabattino).

PERECÓNE:
Sost. Radice. Parte interrata di una pianta.

PEREIANCO:
Agg. e sost. Falso, ipocrita. Persona ambigua e poco affidabile.

PERETÀRO:
Sost. Persona adusa a scorreggiare. – Si dice anche di chi è incapace di mantenere qualsiasi segreto e va spifferando ai quattro venti notizie vere o presunte.

PEROCCHIE (Pl. PIRUCCHI):
Sost. Pidocchio. Prov.: Quanno ‘o perocchie care int’a farina se penza r’esse ‘o mulinaro. – Quanno ‘o perocchie sagghie ngrolia perde ‘a scienza e ‘a memoria (Si dice di chi, dopo aver fatto fortuna, non si ricorda più degli amici).

PÈRTECA:
Sost. Pertica. – A Santa Croce na perteca pe’ noce.

PERTECàRA:
Sost. Antico aratro di legno.

PERTECÒNE:
Sost. Persona magra e molto alta.

PESCE:
Sost. volg. Pene. Prov.: Notte longa pesce luongo; notte corta pesce curto. – 2) Pesce: ‘O pesce fete r’ ‘a capo (Il cattivo esempio viene dall’alto). – ‘O mare caccia pisci muorti (Vengono a galla cose inaspettate). – Ascì a pisci nfaccia (Venire ai ferri corti). – Chi va pe’ cierti mari cierti pisci pigghia. – ‘O pesce ruosso se mangia ‘o pesce piccolo. – ‘A iatta se sonna piscitielli fritti.

PESCIAIUOLO:
Sost. Pescivendolo.

PÈSCIOLA:
Sost. Trappola per uccelli, costituita da una tavola inclinata sul terreno e sostenuta da un piolo al quale era legata una cordicella. Quando gli uccelli, attratti dalle briciole di pane, si posavano sotto la tavola, la corda veniva tirata bruscamente e le bestiole restavano schiacciate.

PESCONATA:
Sost. Sassata. Ferita causata dal lancio di un sasso.

PESCÓNE:
Sost. Grossa pietra. Sasso. – Trovà na serpe sott’ ‘a no pescone.

PESCRÀI:
Avv. Dopodomani. – Etim.: dal latino “post cras”.

PÉSOLE:
Agg. Alto. Allucca, ca ‘o palazzo è pesole! (Per fare ascoltare le proprie ragioni spesso bisogna alzare la voce e puntare i piedi). Avv. In alto.

PETAZZO:
Sost. Pezzetto. Brandello di carta o di stoffa.

PETRULLI:
Sost. Contrada di Montefalcione.

PETTACCHIUTA:
Agg. e sost. Donna dal seno vistoso e prorompente.

PETTENàLE:
Sost. Monte di Venere. Pube femminile. – Sperocchià ‘o pettenale a luce re cannela (Svolgere un’operazione delicata nel momento meno opportuno o favorevole).

PèTTENE:
Sost. Pettine.

PETTENESSA:
Sost. Grosso pettine portato dalle donne nei capelli; era detto anche FERMATUPPO.

PÉTTOLA:
Sost. Lembo di camicia che fuoriesce dai pantaloni. Loc.: Sta’ sott’ ‘a pettola (Essere sottoposti). – ‘A compagnia re Pettolanculo e compagni (L’armata Brancaleone). – Campà sott’a pettola r’ ‘a mogghiere (Essere succube della moglie).

PETTRAMENTE (PE’ TRAMENTE):
Loc. avv. Nel frattempo.
PEZZA: Sost. Stoffa. Toppa. Loc.: Mette ‘a pezza a colore (trovare un rimedio appropriato). – è megghio na bella pezza ca no brutto pirtuso. – 2) Dollaro, banconota. Se fotte ‘a pezza e chi ‘a cura! –.

PEZZàRO:
Sost. Persona che girava per le case raccogliendo stracci e comprando vecchi vestiti, dando spesso in cambio piatti e utensili vari. – 2) Individuo vestito di stracci e ricoperto di toppe.

PèZZE: Località rurale di Montefalcione.

PEZZELLA:
Sost. Focaccia cotta nel forno insieme al pane.

PEZZòTTOLA:
Sost. Forma di cacio bassa e rotonda.

PIATTàRO:
Sost. Venditore ambulante di piatti e stoviglie.

PICA:
Sost. Gazza – Wellerismo: Risse ‘a pica: - Che mal’arte è la fatica! – Risse ‘a turdéa: - Chi non fatica s’arrecréa! Rispunnio lo ruazzo: - Chi non fatica se mangia sto’ cazzo! – Loc.: Esse carne re pica (Si dice di persona dalla quale non ci si deve aspettare niente di buono. Infatti la carne della gazza è dura e poco costosa). – 2) Tosse secca e insistente.

PICÀOZO:
Sost. Maschio della gazza.

PICCìÀ:
V. Fare capricci. Piccéo, piccìài. Prov.: Chi piccéa vence (Spesso chi fa i capricci ottiene quello che vuole).

PìCCIO:
Sost. Capriccio di bambino. Pigghià no pìccio.

PICCIONÈRA:
Sost. Schiamazzo di bambini. Gruppo di persone vivaci e molto chiassose.

PICCIRILLO:
Sost. Bambino. Agg. Piccolo. Femm: PECCERELLA. Prov.: Puro ‘o cazzo è piccirillo e po’ se fà gruosso! (Non bisogna farsi ingannare dalle prime impressioni).

PICCIùSO:
Agg. Capriccioso, stizzoso. – Loc. iron.: ‘O criaturo stammatina stà picciuso!

PICO:
Sost. Piccone. – Faticà co no pico mmano (Svolgere un lavoro particolarmente pesante).

PICUOZZO:
Sost. Monaco che non ha preso i voti. Inserviente di un convento.

PIECORO:
Sost. Maschio della pecora. Ariete. Montone, agnello adulto. – Loc.: Tené ‘a sciorta r’ ‘o piecoro ca nasce curnuto e more scannato.

PIELLO:
Sost. Pelle. – Te pozzeno fa’ ‘o piello (Ti possano ammazzare!).

PIERNO:
Sost. Perno, chiodo. – 2) Assillo, pensiero fisso. S’è mittuto no pierno ncapo!

PIèSCIOLO:
Sost. Tronco di legno usato come sgabello.

PIETRO BAIALARDO:
Sost. Leggendaria figura di mago che possedeva un libro col quale evocava i diavoli. A questo mitico personaggio sono ispirati, in tutta l’Irpinia, numerosi racconti.

PIETTO:
Sost. Petto, seno. – Loc.: Non è pietto r’ ‘o tuo (Non è una cosa alla tua portata). – Stà mpietto a te (è intestato a te).

PIEZZO:
Sost. Pezzo. Piezzo re fessa (Pezzo di cretino). – No piezzo r’omo (Un uomo alto e robusto).

PIGGHIÀ:
V. Prendere. Pigghio, pigghiai, pigghiato. – Loc.: Pigghia’ asso pe’ fiura (Prendere una svista). – Pigghia’ pizza pe’ tòrteno (Prendere un abbaglio). – Pigghia’ na sputazza pe’ moneta r’argiento (Prendere lucciole per lanterne). – Pigghia’ ‘o stipo pe’ Masto Rafaèle (Prendere fischi per fiaschi). – Pigghia’ pe’ culo (Buggerare, bidonare). – Pigghia’ ‘a urdìca co ‘e mmano e ‘a nzalata co ‘a pezza (Fare le cose alla rovescia). – ‘O bbai ‘a pigghia’ a Zunguli! (Si dice di cosa ormai perduta oppure che non è possibile acquistare). – A ‘o nome re Santa Cecca, si pigghia pigghia, si secca secca (O la va o la spacca). – Prov.: Pigghiati ‘o buono quanno l’hai ca ‘o malamente non te manca mai (Carpe diem…). – Pigghia’ a spezzaporche (Rimproverare aspramente. Trattare qualcuno senza troppi riguardi).

PIGGHIANCÙLO:
Sost. Individuo furbo e poco affidabile.

PIGNA:
Sost. Penzolo d’uva costituito da più grappoli.

PIGNARELLA:
Sost. Dolce a forma di una grossa ciambella, cosparso di naspro e minulilli. Si consuma durante le festività di Pasqua. Ne esiste anche una versione rustica di pasta di pane sulla quale vengono messe delle uova intere col guscio; viene cotta nel forno a legno e si mangia durante la Settimana Santa.

PIGNATA:
Sost. Pignatta. Pentola di terracotta per cuocere legumi o verdure (menesta a la pignata). – Loc.: Fa’ ascì ‘o grasso ra fore ‘a pignata (Fare spreco). – I fatti r’ ‘a pignata ‘e ssape ‘a cocchiara. – Chi tene speranza ‘a pignata ‘e l’ati si non ha mangiato, mai mangia! (Non bisogna aspettarsi niente dagli altri).

PIGNATàRO:
Sost. Chi fabbrica e vende pignatte.

PIGNATO:
Sost. Piccola pignatta in cui si cuoceva la cotica, il pezzente e l’osso del maiale per condire “a menesta co ‘a pizza”. – Dim.: PIGNATIELLO.

PIGNO:
Sost. Albero del pino. È detta così anche la pigna (il frutto). Trovati a portà pigni! (Le cose potevano andare molto peggio).

PILA:
Sost. Catasta di legno o di rami secchi.

PILIùSO:
Agg. Schizzinoso, cavilloso. Pignolo.

PILO:
Sost. Pelo. – Loc.: ì trovanno ‘o pilo rint’a l’uovo (Essere eccessivamente pignoli). – Ogni pilo no trave! (Si dice di chi tende a esagerare ogni piccola difficoltà). – Tutti i pili add’ ‘o piluso! (Certe cose vanno a chi ne ha già troppe). – A pilo a pilo addeventào zella. - Contà i pili nculo (Fare i conti in tasca a qualcuno).

PILULÌ:
Sost. Basco, berretto rotondo di stoffa. Anche PIRULINO.

PILùSO:
Sost. Formaggio che si estrae dal siero e si consuma ancora caldo, stretto in un pugno. – Agg. Dotato di peli.

PINNIELLO:
Sost. Pennello. Est.: Vanitoso, zerbinotto.

PINNULIÀ:
V. Penzolare. Pennoléo, pinnuliai, pinnuliato. – Tanta vote quero ca pennolea non care.

PÌNOLO:
Sost. Pillola, compressa. – Non te sai gnotte no pinolo (Non sei capace nemmeno di fare le cose più semplici).

PINTIÀTO:
Agg. Che ha le lentiggini. Screziato.

PIÒNECA:
Sost. Sfortuna persistente. Penuria. Miseria nera.
PIPITIÀ: V. Mormorare, fiatare. Pigolare. Pipitéo, pipitiai, pipitiato. Si dice anche PIPITÀ.

PÌPOLO:
Sost. Cretino, stupido. – Volg.: Pene.

PIPPA:
Sost. – Fa’ acqua a la pippa. (Non cavare un ragno dal buco).

PIPPIÀ:
V. Fumare la pipa. Pippéo, pipiai, pippiato. – 2) Si dice del ragù che cuoce a fuoco molto lento.

PIRCUÒCO:
Sost. Albero del pesco. – 2) Persona poco intelligente, ingenua e credulone.

PIRÌ:
V. Ammuffire, andare a male. Pirisco, piroetti, pirùto.

PIRICìNO:
Sost. Gambo, peduncolo che sostiene il frutto al ramo dell’albero. Filo di sostegno del frutto al ramo dell’albero.

PIRIPACCHIO:
Sost. raro. Trottola. Asso pigliatutto (Gioco con le carte napoletane). – Tu hè ì a ghiocà ‘o piripacchio! (Si dice a chi è stupido e incapace).

PÌRITO:
Sost. Peto. Prov.: S’adda fa’ ‘o pirito pe’ quant’è gruosso ‘o culo (Bisogna fare il passo secondo la gamba). – Pl. PÌRITI, PÈRETE.: ‘E pérete re Munzignore so’ tutte limoncelle fresche. – ‘O pirito r’ ‘o patrone non fete. (Chi è potente non ha mai difetti). – Non fa’ perete a chi tene ‘o culo (Non fare del male a chi te lo può ricambiare con gli interessi). – Loc.: A botta ‘e perete e pernacchie (A furia di spinte e di raccomandazioni).

PIRMUNÌA:
Sost. Polmonite.

PIRO:
Sost. Albero del pero. Un contadino possedeva un albero di pero e, poiché non portava frutti, decise di donarlo alla Chiesa del paese. Il parroco ne utilizzò il legno per far scolpire la statua di un Santo. Quando il contadino si trovò davanti al suo vecchio albero esclamò: - Te conosco piro! Ieri chianta e non facivi pera … mò sì santo e vulissi fa miraculi? – Prov.: Quanno ‘o piro s’ammatura care senza turcituro (Quando un frutto è maturo cade da sé). – Spesso viene detto piro anche il frutto: piro spadone, piro mastantuono, piro spino, piro Sant’Anna, piro San Giovanni…

PIRòCCOLA:
Sost. Mazza di legno simile a un grosso martello dal lungo manico. Si usava per spaccare la legna colpendo con violenza un cuneo di ferro (zeppa) inserito in una fessura del tronco.
PIROCCOLATA: Sost. Colpo di piroccola.

PIRTùSO:
Sost. Pertugio, buco. Prov.: ‘Ntiempo re tempesta ogni pirtuso è porto (In caso di necessità non si può andare tanto per il sottile). – Tutto se fà pe’ dui pirtusi (dal significato osceno…). – A piscià sempe rint’ ‘o stesso pirtuso nce fete (Lo dicono i mariti per giustificare qualche scappatella).

PIRUCCHIUSO:
Sost. Pidocchioso, pezzente, gretto.

PIRULì:
Sost. Basco, berretto rotondo di lana. Dim. PIRULINO.

PIRùOCCOLO:
Sost. Pomello. – Piruoccolo ‘e capizziera (stupido, babbeo).

PIRùTO:
Agg. Ammuffito, stantìo, andato a male.

PISÀ:
V. Pigiare. Piso, pisai, pisato. – Na vota si pisava l’uva co i pieri.

PISATùRO:
Sost. Pestello. – 2) Persona noiosa e pedante.

PISCHÈRA:
Sost. Stagno. Grossa vasca di acqua piovana.

PISCIASOTTA:
Agg. e sost. Codardo, fifone.

PISCIATùRO:
Sost. Orinale. Vaso da notte.

PISCÌNA:
Sost. Orina. In tempi, fortunatamente assai lontani, l’orina umana era spesso usata come disinfettante sulle escoriazioni e sulle piccole ferite.
ìSCIOLO: Sost. Ghiacciolo dei tetti.

PISCITIELLO: Sost. Pene (spec. Dei bambini). – T’è piaciuto ‘o piscitiello? ‘E mo tieniti ‘o criaturiello.

PISIELLO:
Sost. Pisello. Pisielli co l’ova. (Piatto tipico delle nostre zone usato spesso anche come contorno).

PISIMÓRE:
Sost. raro. Pesantezza di stomaco.

PITATùRO:
Sost Roncola. Prov.: ‘A vita è fatta a manico re pitaturo: oi nculo a te e rimani puro … - È detto così perché serve per potare gli alberi (v. SCARROZZÀ).

PITRUZZIELLI:
Toponimo montefalcionese.

PITTà:
V. Imbiancare le pareti di una stanza. Pitto, pittai, pittato. Loc. Puozzi pittà ‘o sole!

PITTÓRE:
Sost. Imbianchino.

PITTIMA:
Sost. Persona assillante, oppressiva e fastidiosa. Loc.: Sì na’ pittima vinizziana! (A Venezia si chiamava pìttima una persona, pagata da un creditore, che ricordava ogni giorno al debitore la somma dovuta).

PITÙOSO:
Sost. Individuo rozzo, grezzo e meschino. – 2) Puzzola.

PIZZA:
Sost. Focaccia. Pizza c’ ‘o grano (pastiera) – Pizza c’ ‘o sango (Dolce a base di sangue di maiale, cacao, zucchero, scorza d’arancia. Esiste anche nella versione con spaghetti cotti e amalgamati in quest’impasto, ed è detto anche sanguinaccio). – Pizza co’ l’ereva (Ripiena di verdure cotte, si mangia il Venerdì Santo). – Pizza jonna (con farina di granoturco e cotta int’o chingo) – Pizza roce (Torta dolce in genere) – Pizza co’ ‘a purmaròla (Focaccia con pomodori a fette, olio, aglio e origano; viene cotta nel forno a legna insieme al pane).

PIZZACHIENA:
Sost. Tipica specialità di Pasqua consistente in una focaccia imbottita di formaggio, prosciutto, uova e cotta infine nel forno. – ‘A pizzachiena se mangia quanno se sciogghieno ‘e campane.

PIZZICATA:
Sost. Beccata, sfottò. Si pigghia ‘a pizzicata (Vuole sfottere).

PIZZIPÀPERA:
Sost. Anfora di terra cotta smaltata, panciuta e provvista di uno o più beccucci da cui si versava o si beveva il vino.

PIZZO:
Sost. Punta. Luogo. Statti a ‘o pizzo tuo! (Invito a restare al proprio posto, a non prendersi certe confidenze).

PIZZOLÀ:
V. Beccare (dei polli). – 2) Pizzicare, dare un pizzicotto. Pìzzolo, pizzolai, pizzolato.

PÌZZOLO: Sost. Pizzicotto. Prov.: Pizzoli e vasi non fanno pertosa. – 2) Becco della gallina: Tené ‘o pizzolo buono e ‘e scelle rotte (Avere grandi desideri e poche possibilità).

PIZZùCO:
Sost. Pezzo di legno lungo e appuntito, aguzzo per fare dei buchi nel terreno in cui piantare ortaggi e legumi. Era detto anche CHIANTATùRO.

PIZZùTO:
Agg. Appuntito, aguzzo. – Musso pizzuto (Si dice di donna presuntuosa e superba).

POLECÀRA:
Sost. ant. e raro Ultima falange del dito pollice.

PòLECE:
Sost. Pulce. Prov.: Puro i pulici teneno ‘a tosse! (Si dice di persone insignificanti o impotenti che accampano grandi pretese o che si atteggiano a ciò che non potranno mai essere). – No polece cecào n’uocchio ‘a n’elefante (Sono le piccole cose a causare i danni peggiori).

PÒLLERA:
Sost. Farfalla.

POLLÉTRA:
Sost. Puledra, giumenta. Masch. PULLITRO.

POMPA:
Sost. Attrezzo che i contadini si mettevano sulle spalle per “pompare” le viti.

POMPÀ:
V. Irrorare le viti di zolfo con la pompa. Pompo, pompai, pompato.

PONESSA: Sost. Piccolo chiodo. Puntina.

PÓNGE:
V. Pungere. Pongo (póngio), pungietti, pungiuto.

PÓNTA:
Sost. Vertice, sommità. Punta: na ponta r’aco (una piccolissima quantità).

PONTE PARMIERI:
Sost. Bivio tra Montefalcione e Candida.

PÒRCA:
Sost. Striscia di terreno tra due solchi. Polca.

PORCARI:
Sost. Rione periferico di Montefalcione.

PORCàRO:
Sost. Allevatore, guardiano di porci. Prov.: Chi se uarda i puorci sui non è chiamato porcaro (Chi cura i suoi interessi non ha niente di cui vergognarsi).

PORCèLLA:
Sost. Femmina del maiale. Giovane scrofa. – 2) Volg. Ragazza di facili costumi.

PORMÓNE (PERMONE):
Sost. Polmone. Loc.: ‘A carne è scesa e ‘o pormone è sagghiuto!

PORPETTA:
Sost. Polpetta. Accr. POLPETTONE. Dim.: PURPITTINA.

PORTANÒVE:
Sost. e agg. Spione, delatore.

PORTANTÈRA:
Sost. Donna che riporta notizie e semina discordia.

PORTAZZICCHìNO:
Sost. Portamonete. Anticamente le monete metalliche erano dette zicchini (zecchini).

PORTELLA:
Sost. Piccolo uscio che chiudeva la metà inferiore dell’ingresso di un’abitazione per impedire l’accesso agli animali. Prov.: P’ ‘a ‘occa non c’è gabella e p’ ‘o culo non c’è portella (Non si può fare a meno né di mangiare né di evacuare).

PORTOALLàRO:
Sost. Venditore di agrumi. Prov.: “Scarta e non cangià!” risse ‘o portoallaro.

PORTOALLO:
Sost. Arancia. Loc.: Fa’ strunzi e portoalli int’o stesso piatto (Fare d’ogni erba un fascio). – “Mo simo tutti portoalli!” risse ‘o strunzo quanno se virìo pe’ coppa a l’acqua. – ‘O portoallo ‘a matina è oro, a mieziuorno è argiento, ‘a sera è chiummo. – Etim.: dal Portogallo, paese in cui esisteva un importante commercio di questo frutto.

PÒSA:
Sost. Deposito (‘A posa r’ ‘o café). – Feccia (‘A posa r’ ‘o vino, ‘a posa re l’acito).

PÒSEMA:
Sost. Amido per mantenere rigidi i colli e i polsini delle camicie.

POSTÈCCA:
Sost. Messaggio, notizia.

POTÉ:
V. Potere. Pòzzo, putietti, pututo.

POTÉA:
Sost. Bottega, negozio. ‘O poteàro quero ca tene quero te venne (Ognuno può dare solo quello che ha).

POTTANA:
Sost. Puttana. Loc.: ‘A fine r’ ‘a pottana: co ‘a mazza affianco e ‘a corona mmano. – Pottane e cavalli ‘e carrozza fanno bona giuvintù e mala vecchiaia. – Sulo ‘a pottana no’ dice mai no.

PÓVERE:
Sost. Polvere. Loc.: Fa’ póvere (Girare a vuoto, non concludere niente). – Tené ‘a póvere ncoppa ‘e recchie (Essere omosessuali). – Chi tene póvere spara. – Levà ‘a póvere (Spolverare).

PRATA:
Prata di Principato Ultra. Il luogo presenta abitazioni e sepolcreti dell’età preromana. La Basilica dell’Annunziata è famosa per le vicine catacombe scavate nel tufo. Nel 1418 fu donata a Sergianni Caracciolo da Giovanna II d’Angiò.

PRATOLA:
Sost. Pratola Serra. Comune confinante con Montefalcione; fino al secolo XV è stato un Casale del Castello di Serra. Diventò comune autonomo nel 1811. Etim.: dal latino “Pratula” (Campi fioriti, piccoli prati).

PREÀ:
V. Pregare. Prèo, preai. Rifl.: Rallegrarsi. Me prèo (gioisco). – Non te fà preà (non farti pregare). – Chi vo’ a Dio ca s’ ‘o prèa! – Prèa a Dio ca te fai Santo!

PREàTO:
Agg. Allegro, gioioso.

PREIEZZA:
Sost. Contentezza, allegria. Etim.: dal catalano “prehar”.

PRÈNA:
Agg. Incinta, gravida. “E va bene!” risse ronna Lena quanno virìo ‘a figghia, ‘a mamma e ‘a sore prena. – Mogghierema na vota è prena, na vota allatta … se po’ sapé quanno ‘a vatto? - ‘A femmena prena sente sempe friddo.

PRÈOLA:
Sost. Pergola.

PREOLATO: Sost. Pergolato.

PREOLÓNE:
Sost. Provolone. – 2) Stupido, tonto.

PRèOTE:
Sost. Prete. Prov.: Chi tene ‘o preote a casa tene sempe ‘o puorco acciso. – Risse ‘o preote: «Faciti quero ca rico io, non faciti quero ca fazzo io!» (Si dice a proposito di chi predica bene e razzola male). – Prieoti, muonici e cani sempe co na mazza mmano. Loc.: Non ce canta preote (Non c’è pericolo di poter morire. Si dice a chi è troppo preoccupato per un piccolo disturbo). – Non te vogghio cchiù beré manco nculo a ‘o preote (Non voglio più vederti, nemmeno morto. La bara, nei funerali, viene immediatamente dietro il sacerdote). – Sbaglia puro lo preote ncoppa ‘a l’ardáro (Tutti possono sbagliare).

PRÈRECA:
Sost. Predica, sermone. Prov.: Non ce stà prereca senza Austino (In ogni predica viene citato Sant’Agostino). – Est.: Ramanzina, paternale.

PRERECÀ:
V. Predicare. Prèreco, prerecai, prerecato. Prov.: Chi prereca a ‘o deserto nce perde ‘o sermone (è inutile parlare con chi non ti può capire).

PRERECATORE:
Sost. Predicatore. Prete “missionario” del periodo di Carnevale. – Loc.: Prerecató, si prierichi pe’ me, te ne può scenne! (Quello che dici non mi tocca minimamente).

PRESEBBIO:
Sost. Presepe.

PRèSSA:
Sost. Andare di fretta, premura. Ì re pressa (andare di fretta) – «Va’ chiano, ca vao re pressa!» risse Munzignore a ‘o cucchiere. – Cchiù vai re pressa e cchiù assettiti e statti (Spesso la fretta è cattiva consigliera).

PRÈTA:
Sost. Pietra. – Preta c’arrucula non aza muro. – Ogni preta aza muro (Ogni acqua leva la sete).

PRETACUPA:
Sost. Toponimo montefalcionese.

PRETAREFUSI (PRèTA):
Pietradefusi. Comune irpino risalente al secolo XII; nel 1347 fu concesso al monastero di Montevergine il cui abate ne fece dono nel 1394 al nipote Roberto de Tocco. Etim.: da petra (pietra) e “dellifusi” (nome di un casato).

PRETASTURNINA: Pietrastornina, comune irpino menzionato per la prima volta nel 774 quando fu donato alla Chiesa di Santa Sofia in Benevento dal principe longobardo Arechi II. Etim.: da “petra” (roccia) e “sturninus” (storno, stornello).

PRETÀTA: Sost. Sassata.

PRETÈCCOLA:
Sost. Sassolino. Piccola pietra. – S’è levata ‘a pretèccola a rint’ ‘a scarpa (si è vendicato).

PRETURO:
Petruro Irpino. Di questa località si hanno scarse notizie fino all’epoca angioina. Etim.: dal latino “praetorium” (palazzo del pretore).

PRIATòRIO:
Sost. Purgatorio. ‘A cascettella r’ ‘o Priatorio.

PRICCHIO:
Agg. Tirchio, avaro.

PRIESTO:
Avv. Presto. – Priesto patre ca passano ‘e crape! (Si dice quando si ha intenzione di perseverare nelle proprie colpe. Questa locuzione si riferisce alla confessione del lupo che sollecitava il prete a fare presto a dargli l’assoluzione perché stava passando un gregge di capre).

PRIMARÓLA:
Agg. e sost. Donna o vacca che partorisce per la prima volta.

PRIMEMÓ (PRIM’ ‘E MO’):
Loc. avv. Prima di adesso, subito, immediatamente.

PRIMÈRA:
Sost. Punto del gioco delle carte napoletane costituito dai quattro sette di ciascun palo (seme). Loc.: Scarto fruscio e vene primera (Vado di male in peggio, per evitare un guaio incappo in uno peggiore. La primera, infatti vale più del fruscio, costituita da quattro carte dello stesso palo). È detta anche SETTANTA.

PRISUTTO (Pl. PRESOTTA):
Sost. Prosciutto. Provole e presotta è sempe ‘o cchiù fessa ca nce và pe’ sotta.

PRITUSINO:
Sost. Prezzemolo. Loc.: Caré ‘a copp’a père ‘e pritusino (Essere delicati, cagionevoli di salute). - Pritusino ogni menesta (Si dice di persona che è sempre presente. Presenzialista). Etim.: dal greco “petrosélinon” (sedano che nasce tra le pietre).

PROCCHIÀ:
V. Germogliare, nascere. Prócchio, procchiai, procchiato. Loc.: Non procchio ra sotta (Purtroppo, non torno a nascere).

PROCCHIÀCCA:
Sost. volg. Vulva.

PROFìCO:
Antica fontana ancora esistente. Toponimo montefalcionese.

PRÓRE:
V. Porgere, offrire. Próro, pruriètti, prurùto. Chi te vo’ bene ‘a mano te prore. (Chi ti vuol bene davvero te lo dimostra con i fatti).

PRÒSO:
Sost. ant. e raro. Sedere vistoso.
PRUBBIETÀ: Sost. Proprietà, patrimonio. – Tengo tutto qua: menne, culo e prubbietà (Ricorda l’altro proverbio campano: risse a marruca: “Tutto quero ca tengo o pporto ncuollo”).

PRUCISSIONE (PRUGGISSIONE):
Sost. Processione. Prov.: ‘A cera se cunzuma e ‘a prucissione non cammina. – ‘A prucissione ‘a ro esce llà trase (Ogni cosa segue il suo corso logico e naturale). - Loc.: ì mprucissione (Andare in giro vestito a festa).

PRUITÀ:
V. Prudere. Rifl. Me pruita, me pruitào, pruitato. Prov.: ‘A ‘o viecchio le pruita ‘o cupierchio (Si dice di persona anziana che ha ancora velleità amorose). – Loc.: Pruità ‘a capo (Essere tentati di fare una sciocchezza). – Pruità ‘e mmano (Avere voglia di picchiare qualcuno).

PUCA:
Sost. Filamento rigido e sottile che esce dalle spighe delle graminacee. – Resta del grano. – M’è ghiuta na puca ncanna.

PUGNETTA:
Sost. Masturbazione maschile. Dallo spagnolo “puòeta”.

PÙINO:
Sost. Pugno, cazzotto.

PULICìNO:
Sost. Pulcino. ‘O pulicino pizzola nculo a ‘o pulliere (Si dice di chi vuol competere con chi è più esperto e capace di lui).

PUNZILLO:
Sost. Piccolo foruncolo. Punto nero.

PUORCO:
Sost. Porco, maiale. Loc.: Vole’ ‘o puorco e i sei rocàti. – A ‘o peggio puorco ‘o megghio iazzo (I mediocri ottengono sempre il meglio). – “S’è fatto notte e ‘o puorco no’ bene: tè Cicco tè, tè Cicco tè…!” – Prov.: ‘O puorco pulito non se ngrassa mai (Chi è onesto e scrupoloso non diventa mai ricco). – Risse ‘o puorco nfacci a ‘o ove: «Compà, mantienimuci puliti!» (Si dice di chi rinfaccia a qualcun altro i suoi stessi difetti). - ‘O ove chiama cornuto ‘o ciuccio! (Da quale pulpito viene la predica!). – Chi tene no puorco sulo ‘o cresce chiatto, chi tene no figghio sulo ‘o cresce fessa. – ‘O puorco chiatto s’appoia ncuollo a quiro sicco. – Puro Sant’Antuono s’annammorào r’ ‘o puorco (Sant’Antonio Abate è raffigurato in compagnia di un maiale. Il detto si riferisce a certe inspiegabili simpatie verso persone mediocri da parte di uomini intelligenti e di valore). – Chi se cresce ‘o puorco se onge ‘o musso. – Crisci figghi e crisci puorci (Si dice per sottolineare l’ingratitudine dei figli). – A Sant’Antuono ogni puorco è buono (Il 17 gennaio, festa di Sant’Antonio Abate, sarebbe la data ideale per ammazzare il maiale). – A Santa Teresa ‘a capo ‘e puorco appesa (A metà ottobre, si può già iniziare a macellare i maiali). – ‘O puorco pe’ fa’ re bene campa n’anno (Chi fa del bene molto spesso riceve del male). Dim. Purciello, PURCILLUZZO.

PUPA:
Sost. Bambola di stoffa.

PUPAZZO:
Sost. Burattino, fantoccio. – 2) Persona senza dignità. Pagliaccio.

PURMARòLA:
Sost. Pomodoro. Loc.: Stà c’ ‘o culo rint’ ‘e purmarole (Versare in pessime condizioni, essere rovinati). – Purmarole marzanisi (Pomodori di San Marzano).

PÙRPITO:
Sost. Pulpito. Loc.: Ra quale purpito vène ssa prereca!

PURPO:
Sost. Polpo. ‘O purpo se coce co l’acqua soa. (Bisogna imparare a proprie spese).

PUSTIÀ:
V. Seguire, controllare una persona. Posteo, pustiai, pustiato.

PUSTIERE: Sost Postino, portalettere.

PUZO:
Sost. Polso. Attantà ‘o puzo (Tastare il polso).

PUZZÀRO:
Sost. Persona che scava e pulisce i pozzi.

PUZZO:
Sost. Pozzo. Loc.: È no puzzo senza funno (Si dice di chi non è mai sazio, oppure di cosa che non si riempie mai). – Fa’ veré ‘a luna rint’ ‘o puzzo (illudere). – Dim.: PUZZILLO. PUZZILLO o PUZZILLI è anche una località montefalcionese.


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