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LETTERA C

A-B-C

C


CA:
Cong. Perché. No’ sputà ncielo ca nfaccia te vene. (Il male ricade su chi lo fa). – 2) Pron. Che. Saccio na cosa ca non t’a pozzo rice. Etim.: dal franc. “car” (perché).

CACÀ:
V. Defecare. Caco, cacài, cacato. – 2) Rifl. Manifestare vistosamente la propria contentezza. Quiro tutto se caca pe’ quatto sordi ca vincìo. – Loc.: Mangià razzia ‘e Dio e cacà riavoli (si dice di chi riceve bene e restituisce male). Fa’ cacà l’uva, l’acino e ‘o streppone (far pagare tutto in una volta). Non mangià pe’ non cacà (essere molto avari). Pe’ mangià fatiche e stienti, ma pe’ cacà non ce vo’ nienti. – Addò cachi tu non ce fà cacà a niscuno. – Si Cola cacava no’ moreva. (Si dice per esprimere una costatazione lapalissiana) – Chi va a cacà e non caca bene tre bote va e tre bote vene. (Quando non si fa una cosa secondo le regole, si finisce per doverla rifare più volte). – Co tre cose non s’adda ì re pressa: a murì, a paià e a cacà. – Chi mangia, alleggerisce e caca sta megghio re lo Papa. (“Mala digestio nulla felicitas”, recita un adagio della Scuola medica salernitana). – Cacà ncapo a uno. (Plagiarlo).

CACABBùZZIO:
Sost. Antico unguento che provocava una violenta diarrea; si dice che i contadini ne cospargessero la frutta per non farla rubare.

CACAGGHIÀ:
V. Balbettare. Cacagghiéo, cacagghiài, cacagghiàto.

CACAGGHIùSO:
Agg. Balbuziente. Affetto da un difetto di pronuncia.

CACALÉMMETE:
Agg. Credulone. – 2) Raro e antico: persona che faceva i suoi bisogni all’aria aperta e più precisamente nei campi sotto le balze (“limmiti”); di qui anche persona senza furbizia che mette in piazza le sue cose.

CACARèLLA:
Sost. Diarrea. Viato chi tene ‘a cacarella senza freve (Avere febbre e diarrea era considerato un segno funesto per la salute). Catarro, caruta e cacarella songo ‘a morte r’i vecchiarelli.

CACARIÀOLO:
Sost. ant. Biancospino.

CACARòNE (CACASOTTA):
Agg. e sost. Fifone, cacasotto.

CACàTA:
Sost. Fiasco, fallimento, impresa che approda a un esito ridicolo. Fa na’ cacata (Avere un improvviso e grave peggioramento di salute).

CACATùRO:
Sost. volg. Cesso, vaso, latrina. Ncopp’a sta terra sulo ‘o cacaturo è nencessario. (A volerlo, si può fare a meno di moltissime cose). Est.: Locale molto angusto e molto sporco.

CACàZZA:
Sost. Escremento di animali. Dim.: CACAZZELLA.

CACCA:
Sost. Euf. di merda (specie dei bambini). Loc.: Fa’ pappa, cacca e nonna (Si dice di chi conduce una vita praticamente vegetativa e pensa soltanto a soddisfare i suoi bisogni materiali).

CACCAVIELLO (f. CACCAVELLA):
Sost. Piccola pentola, vecchia e ammaccata.

CACCHE (QUACCHE):
Agg. Qualche. Ascì p’abbuscà cacche sòrdo.

CACCHECCòSA (CACCÒSA):
Pron. Qualcosa. Prov.: Ogni cosa fa caccòsa.

CàCCHIO:
Sost. Euf. di CAZZO (v.). È usato sia come esclamazione sia come rafforzativo nel contesto di un discorso. Ma che cacchio stai recenno?

CACCÌÀ:
V. Andare a caccia. Caccéo, caccìai, caccìato. Chi va a caccìà a pili o a penne niente s’abbusca e ‘o ssuo se venne (La caccia è un’attività rischiosa e aleatoria).

CACCIÀ:
V. Mandare via. Càccio, cacciài, cacciato. (Càccialo fore!). Loc.: Caccià ‘e ccarte (produrre dei documenti). Caccià ‘a scienzia (Mettere in evidenza delle qualità insospettate).

CACCIACòRNA:
Sost. Chiocciola, lumaca.

CACCIAFùMI:
Sost. Frazione montefalcionese.

CACCIAFùMO:
Sost. Comignolo, canna fumaria. S’è appicciato ‘o cacciafumo.

CACCIAMANìELLO:
Sost. Camicina per neonati.

CACCIòTTA:
Sost. Ragazza sfrontata e disinibita che sta sempre tra i maschi e alla quale piace amoreggiare.

CACCIUOTTIÀ:
V. Passare da un corteggiatore all’altro. Cacciottéo, cacciuttiai.

CACCIUOTTO:
Sost. Cucciolo, cane ancora piccolo. Dim.: CACCIUOTTIELLO. Etim. Dal latino càtulus, vezzeggiativo di cane.

CACCO:
Sost. Pentola di rame per fare la ricotta e il formaggio.

CACCòSA:
Pron. Qualcosa. Prov.: Ogni cosa fa caccòsa.

CACHìSSO:
Sost. Cachi. Questo frutto è detto anche Lòteno.

CAFÈ:
Sost. Caffè. È asciuto ‘o cafè (il caffè è pronto). Rà ‘a tazza ‘e cafè (dare il buongiorno con uno sgarbo o un rimprovero). – 2) Bar.

CAFITTìERA:
Sost. Caffettiera, utensile per fare il caffè in casa.

CAFITTìERE (f. CAFETTÈRA):
Sost. Persona molto ghiotta di caffè.

CAINÀTO:
Sost. Cognato. Fem. CAINàTA – CAINÀTIMO (mio cognato), CAINÀTEMA (mia cognata); CAINÀTITO (tuo cognato), CAINàTETA (tua cognata); CAINATIMI (i miei cognati), CAINATITI (i tuoi cognati); CAINàTEME (le mie cognate), CAINàTETE (le tue cognate). Prov.: A bona mmaritata nì socra e nì cainata. – Risse Mmacolata: ‘A cainata è ‘a scormatura r’ ‘a pignata! (Cioè quanto c’è di peggio).

CAIRANO:
Sost. Cairano, comune dell’Alta Irpinia. Etim.: dal nome lat. “Carius” con l’aggiunta del suffisso – Anus (Carianus).

CALABBRESèLLA:
Sost. Terziglio. Tressette che si gioca in tre.

CALABBRITTO:
Sost. Calabritto, centro irpino di origine medievale menzionato per la prima volta in un atto di donazione del 1020. Etim.: Dal fitonimo “Calabrix” (Spina selvatica diffusa nei terreni rocciosi di questo territorio).

CALAIàOZO:
Sost. Carrucola; attrezzo per attingere l’acqua del pozzo.

CALAMàRO:
Sost. Calamaio. Prov.: I pèo nimici re l’omo songo carta, penna e calamaro (rispecchia tutta la diffidenza dei nostri avi verso ogni forma di scrittura, da loro sentita come strumento di inganno e di sopraffazione).

CALANDRèLLA:
Sost. Evaporazione dell’umidità del terreno, per effetto del calore del sole, che produce un particolare effetto ottico: gli oggetti sembrano muoversi e tremolare nell’aria. Tené ‘e calandrelle nnanzi a l’uocchi (non vederci più dalla fame). Etim.: dallo spagnolo “calenturilla”, dim. di “calentura” (calore febbrile).

CALANDRìELLO:
Sost. Sempliciotto, individuo facile da raggirare. Ricorda il Calandrino del Decamerone.

CALÈNNE:
Sost. Calende. I primi giorni del mese. – ‘E calènne r’austo.

CALÉRE:
Sost. Piccolo scoiattolo che d’inverno cade in un lungo letargo. Di qui la loc. “Rorme com’a no calére” (dormire saporitamente).

CALITRI:
Sost. Calitri. Abitato sin dall’età Neolitica, questo centro deriva la sua denominazione dal fitonimo “galetra” (una varietà di graminacee).

CAMMARà (CAMMERà):
V. Mangiare di grasso. Càmmero, cammerai, cammerato. In passato, nel periodo di Quaresima era severamente proibito mangiare carne. Iuorno re càmmero (giorno in cui si può mangiare di tutto). ‘O Virnirì Santo non se po’ cammerà. (Il Venerdì santo è giorno di astinenza e di digiuno).

CAMMARIELLO: Sost. Recinto in cui viene rinchiuso il maiale ad ingrassare. – 2) Est. Locale angusto, sporco e disordinato. – Ssà cammera me pare ‘o cammariello r’ ‘o porco.

CÀMMERA:
Sost. Camera, stanza.

CÀMMESE:
Sost. Cornice, grembiule.

CAMMESèLLA:
Sost. Camicia femminile piuttosto succinta.

CAMMìSA:
Sost. Camicia. Loc.: Maro a chi porta ‘a cammisa re lo mpiso (guai a chi gode di una cattiva nomèa). – Se mette paura ca ‘o culo l’arrobba ‘a cammisa (si dice di persona avara e diffidente). – Quera cammisa ca non vo’ sta co’ tico pìgghiela e strazzala. (Non si può stare in Paradiso a dispetto dei Santi). – Chi non se contenta r’ ‘a cammisa ‘e lino, co quera re cànnapa s’adda contentà.

CAMMISìELLO:
Sost. Camicia per neonati.

CAMMISÒLA:
Sost. Panciotto di fustagno o di stoffa ruvida che s’indossa sopra la camicia, nel lavoro dei campi.

CàMPA:
Sost. Grosso bruco verdastro che róde la verdura.

CAMPÀ:
V. Vivere, tirare avanti. Campo, campai, campato. Loc.: Campà re roliapatri (vivere d’aria, di preghiere). – Che s’adda fa pe’ campà! – Prov.: Chi campa re speranza resperato more. – Chi teneva fuoco campào e chi teneva pane murìo. – Risse a vecchia: “Si passa marzo, campo n’at ’anno! (Passato marzo, l’inverno non fa più paura). – No patre campa ciento figghi ma ciento figghi non campeno a no patre. – Chi campa addiritto campa affritto, chi campa stortariello campa bonariello. (L’onestà è lodata da tutti però muore di fame, diceva Giovenale – Campa cavallo ca l’èreva cresce! – è megghio a murì sazzio c’ a campà riùno.

CAMPANàRO:
Sost. Campanile. – 2) Persona addetta a suonare le campane.

CAMPANIELLO:
Sost. Campanello, sonaglio. Loc.: Mette ‘o campaniello ncanna ‘a iatta (Fare qualcosa di controproducente. Infatti se il gatto ha un campanello appeso alla gola non riuscirà mai a prendere un topo).

CAMPATòRE:
Sost. e agg. Gaudente, viveur, play boy.

CAMPÉSE:
Sost. ant. Fattore. Sorvegliante dei braccianti. – 2) Padrone terriero. Prov.: ‘O Pataterno non è campése ca paia ogni sàpeto. (Dio non paga il sabato).
CAMPOSANTàRO: Sost. Custode di un camposanto. Becchino.

CAMPULIÀ:
V. Vivacchiare, arrangiarsi. Campoléo, campuliai, campuliato.

CAMPULìONE:
Sost. Persona sregolata, che vive alla giornata.

CANCARèNA:
Sost. Cancrena. Setticemia.

CANECUòTTO:
Sost. Individuo scottato da una brutta esperienza.

CANÉSTA (CANìSTO): Sost. Cesta, canestro fatto con rami di salice intrecciati. Si usava per portare il pranzo ai braccianti che lavoravano nei campi.

CANESTRàRO:
Sost. Chi costruisce e vende canestri.

CANGELLàTA:
Sost. Grata, inferriata.

CANGIÀ:
V. Cambiare. Càngio, cangiai, cangiàto. Cangià pinziero. - Cangià aria (partire, trasferirsi). – Cangià l’acqua a l’aulive (orinare). – So’ cangiate ‘e calenne! (Sono cambiate le cose). – T’ ‘o bbài a cangià a Banca r’ ‘o sapone (l’hai voluto e te lo tieni). – Cangià ‘a lana co ‘a seta – Cangià l’uocchi p’ ‘a cora. (Fare un pessimo affare). – Chi cangia paese cangia fortuna.

CANGIELLO: Sost. Cancello. – Cangiello re fierro, cangiello re lignàmo.

CàNGIO:
Sost. Baratto, scambio. Fa’ a cangio (barattare).

CANGIÒLA:
Sost. Stia, gabbia per volatili.

CANIÀ:
V. Litigare ferocemente con qualcuno. Canèo, caniài, caniàto. Etim.: da “cane”.

CANìERCIO:
Agg. Avaro, egoista. Persona che non dà niente a nessuno.


CANNA: Sost. ant. Gola. ‘O cielo r’ ‘a canna (il palato). – 2) Antica misura di lunghezza: Rieci canne re léone.

CANNàCCA:
Sost. Collana. Etim.: dall’arabo “hannaka” (monile).

CANNARòNE:
Sost. Gargarozzo. Prov.: Santo Cannarone è nato prima re Giesù Cristo. Etim.: accrescitivo di “canna”.

CANNARùTO:
Agg. e sost. Goloso, ghiottone.

CÀNNECO:
Sost. Pianta tessile, canapa. No sacco re cànneco.

CA NO, CA SÌ:
Locuzioni affermative. Certo che no, certo che sì.

CANNÉLA:
Sost. Candela, lume. Nì femmena nì tela a luce re cannela. – Mantené ‘a cannela (reggere il moccolo). Trovà fuoco muorto e cannela stutata (trovare una pessima accoglienza).

CANNELòRA:
Sost. Festa della Candelora (2 febbraio). Un tempo, da questo giorno si ricavavano le previsioni sull’andamento dell’inverno. Prov.: Cannelora state rinto e bierno fore. Rispunnio ‘a vecchia antica: - “Tanno è bierno fore, quanno ‘a fronna re fico è addeventata quant’a na perata re ove”. – Roppo ‘a Befania tutte ‘e feste vanno via: rice ‘a Cannelora: - Ce stongo io ancora! Responne San Biasi: - Ce stongo io ca traso. Allucca ‘a vecchia arraggiata: - “Ce stà ancora ‘a Nunziata!” (Per chi non ha voglia di lavorare le feste non finiscono mai).

CÀNNETA:
Sost. Candida, paese confinante con Montefalcione. Il patrono è San Filippo Neri. Le prime notizie storiche relative a questo comune risalgono al 1045. Verso il 1590 questo feudo venne acquistato dalla marchesa di Montefalcione Vittoria di Sangro, moglie di Antonio Poderico. I più importanti Signori di Candida furono i Filangieri e i Caracciolo. Nei pressi della strada che porta a Montefalcione sorge Villa D’Amore, antico casino di villeggiatura e di caccia. Etim.: probab. da “Candidus”, nome di persona.

CANNETèSE (Pl. CANNITìSI):
Candidese, abitante di Candida. Gli abitanti di questo paese (da alcuni chiamati anche CANNETARULI) venivano scherzosamente denominati “chiovarùli” da un’antica fabbrica di chiodi.

CANNìLLI:
Sost. Pezzetti cavi di canna che i contadini, quando mietevano, infilavano alle dita della mano sinistra per proteggersi da qualche colpo di falce.

CANNILLìERE:
Sost. Candeliere, candelabro. Sta’ sempe ncannilliere (stare sempre presente, in prima fila).

CANNILLìNO:
Sost. Piccolo confetto bianco, lungo e sottile dal profumo di cannella. Si faceva sciogliere in bocca.

CANNìLLO:
Sost. Getto d’acqua piccolo ma continuo. – 2) Rubinetto della botte dal quale si spilla il vino.

CANNòLA:
Sost. Lungo tubo di gomma per travasare liquidi, innaffiare piante e fiori.

CANNUOLO:
Sost. Cannolo. Rubinetto.

CANTRAÓNE:
Sost. Stagno. Grande fosso pieno d’acqua.

CANTUNIÀ:
V. Dissodare il terreno con la zappa. Cantonéo, cantuniai, cantuniato.

CANZIÀ:
V. Scansare, evitare, sottrarsi a un pericolo. Canzéo (me canzeo), canziai, canziato.

CANZìRRO:
Sost. Bardotto. – 2) Bambino irrequieto e vivace. Etim: dal latino cant(h)çrius (cavallo castrato).

CàNZO:
Sost. Occasione, opportunità. Etim.: dallo spagnolo “alcanzar” (raggiungere, ottenere).

CANZONA:
Sost. Canzone. Tiritera. – ‘A sai longa ‘a canzona! – Portà ‘n canzóna. (illudere, ingannare).

CAOCI (CAUCI):
Sost. Calce. Carrià ‘a cauci rint’ ‘a cardarella.

CAOLABBRùOCCOLO:
Sost. Varietà di cavolo.

CÀOLO:
Sost. Cavolo. Si na capo re cavolo. (Sei un buono a nulla).

CAOLOCIòRE:
Sost. Cavolfiore. Aggio chiantato ruocculi e so’ nasciuti caoliciuri. (Le cose non sono andate secondo le aspettative).

CAORARÀRO:
Sost. raro. Chi vende e ripara le caldaie.

CAORàRO:
Sost. Caldaia. Prov.: Caoraro vardato non bolle mai. - Risse ‘o caoraro: - “No’ me tuzzicà ca mmi tingi!” – A caoraro viecchio rògnola e pertósa. (A chi non serve più non si usano tanti riguardi).

CÀORO:
Sost. e agg. Caldo. Oi fa càoro (oggi fa caldo). Loc. avv.: A caoro a caoro (subito subito, senza perdere tempo). Prov.: ‘O caoro r’ ‘o lietto non coce i fasuli. – Esse caoro re rini (essere impaziente, non saper aspettare). Acquamé, acquaté: acqua caora pé cafè! (si dice di una bevanda pessima che si vuole far passare per caffè).

CAOZÀ:
V. Calzare, mettersi le scarpe. Rifl.: Me caozo, me calzai, caozato. Loc.: Quiro te caoza e te scaoza. (Fa di te quello che vuole).

CAOZARIèLLO:
Sost. Calza da uomo.

CAOZATùRO:
Sost. Attrezzo per facilitare la calzatura delle scarpe.

CAOZèTTA:
Sost. Calza, calzetta. Se fà tirà ‘a caozetta (si fa pregare).

CAOZETTòNE:
Accr. Di CAOZETTA; CAOZITTìNO dim di CAOZETTA. Calzettone. Calzino.

CAOZÓNE:
Sost. Calzone, pantalone. Loc.: Na femmena c’ ‘o caozone. (Decisa e dotata di senso pratico). – Cangià caozone (tradire il proprio marito). – Caozone a zompafuosso. (Pantaloni alla zuava). – ‘O caozone se more re fame e ‘a vesta s’abbusca ‘o ppane. (La donna ha più risorse dell’uomo…).

CAOZONèTTO: Sost. Pantalone corto. – 2) Mutande da uomo. Boxer.

CAPÀ:
V. Scegliere. – 2) Togliere corpi estranei: Capà l’aulive, capà li fasuli. Capo, capai. Capato.

CAPACCHIòNE:
Sost. Caparbio, testone.

CAPàCE:
Sost. e agg. Idoneo, adatto. Esse capace (essere in grado). – 2) Convinto, persuaso. Fatti capace. – Te si’ fatto capace? (ti sei convinto?).

CAPàIA:
Sost. Grosso paniere dal manico largo e arcuato fatto con ramoscelli di salice. Usato per la vendemmia o la raccolta delle olive.

CAPÉ:
V. Entrare, essere contenuto in uno spazio stretto. Nce capo, nce capietti. Nce so’ caputo. Int’a sto sacco nce càpeno cinco cucci. (Questo sacco può contenere cinque conigli).

CAPÈRA:
Sost. Era l’antica parrucchiera che si recava a pettinare a domicilio le donne benestanti, in occasione di particolari ricorrenze. – 2) Donna pettegola e intrigante. – Prov.: I renari r’ ‘a capèra so’ denari ca sanno re fele (perché guadagnati con un lavoro ingrato e spesso umiliante).

CAPETÀLE:
Sost. ant. Fune che legava la vacca alla mangiatoia.

CAPEZZÒNE:
Sost. Capoccione. Persona importante e influente.

CAPICUòLLO:
Sost. Salame fatto con carne di maiale lavata nell’aceto o nel vino e salata. Veniva poi insaccata in un budello e messa a stagionare. Capicuollo re nanzi, capicuollo re reto, capicuollo ntrafilato. Etim.: da “Capo” e “Collo” perché anticamente la carne utilizzata si trovava tra il capo e il collo del maiale.

CAPIFòRCA:
Sost. Biforcazione dei rami principali di un albero.

CAPIFUòCO:
Sost. Pietra di tufo che si metteva nel focolare, attorno alla quale si raccoglieva la brace.

CAPILLàRO:
Sost. Antico mestiere di chi comprava e vendeva capelli.

CAPILLìNI:
Sost. Capellini. Tipo di pasta lunga molto più sottile degli spaghetti. Conditi col sugo di alici, erano una volta il piatto tradizionale della Vigilia di Natale.

CAPìLLO:
Sost. Capello. – Prov.: Chi s’annammora re li capilli e de li rienti non s’annammora proprio re nienti. – ‘O spasso r’ ‘a zita so’ i capilli.

CAPIOTÀ:
V. Capovolgere. Capiòto, capiotài.
àto: Agg. Capovolto, rovesciato.

CAPISTàLLO: Sost. Premio, ricompensa. Pigghià ‘o capistallo (beccarsi un malanno come premio).

CAPITIèLLO:
Sost. Capezzolo (spec. delle mammelle delle mucche da latte).

CAPITUòSTO:
Sost. Testardo. Persona irragionevole.

CAPIZZIèRA:
Sost. Spalliera del letto. – Si’ no piruoccolo ‘e capizziera (Sei testardo e poco intelligente).

CAPO: Sost. Testa. Loc.: Male re capo (Cefalea) – Tené ‘a capo fresca (Non avere preoccupazioni). – Tené ‘a capo sulo pe’ sparte ‘e recchie. (Non avere cervello, essere cretino). – Caccià ‘a capo ra fore a ‘o sacco. – Capo r’agghio. – Capo re pezza (monaca). – Capo re cazzo (Stupido, testardo). – Te rongo ‘a capo ‘e zi Vicienzo (da caput sine censu, persona che non ha censo, nullatenente. Quindi, non ti do un bel niente). - Giramiento re capo (vertigine). – No’ me passa manco p’ ‘a capo! (Non ci penso neppure!). – Capo re ciuccio (testardo e poco intelligente). – Capo re chiuppo (testadura). – Prov.: Chi tene male capo adda tené buono père. – ‘A capo re sotto fa perde ‘a capo re coppa. (Il desiderio sessuale fa perdere il lume della ragione). – Quera capo ca non parla se chiama cocozza. – A Santa Teresa ‘a capo ‘e puorco appesa (Per il 15 ottobre s’iniziava ad ammazzare il maiale). – ‘A capo non adda patì. (Il freddo pungente nuoce alla testa). – Megghio capo spennata re capo atterrata (Lo dice, per consolarsi, chi ha perduto i capelli…).

CAPOCANàLE:
Sost. Fine di un lavoro che veniva festeggiato con un lauto pranzo e abbondanti libagioni.

CAPòCCHIA:
Sost. Glande. Fatto a capocchia (fatto alla Carlona).

CAPòNE:
Sost. Cappone. Paré no capone stonato. (Trovarsi in uno stato confusionale) – Paré no capone mmiezzo a ciento ialli. (Sentirsi in condizioni di inferiorità).– Portà i capuni a ‘o patrone. – Quiro ha portato i capuni a ‘o Pataterno. (Si dice di una persona a cui va sempre tutto bene).

CAPOPÉSOLE:
Sost. Persona altezzosa e superba.

CAPORàNNO:
Sost. Capodanno. Prov.: Chi fatica a Caporanno fatica tutto l’anno. Nei tempi andati i ragazzi andavano nel vicinato cantando: “ ‘E binuto Caporanno, rammi i cicci (v.) ha ditto mamma, e si non me li buò rà ca te puozzi strafocà!”

CAPOREMBRèLLO:
Sost. Individuo stravagante ma simpatico.

CAPOREMòRTE:
Sost. Testa di morto, teschio. Persona dal capo piccolo e ossuto. Loc.: Fa rint’ ‘a capo re morte (mangiare e bere a volontà). Prov.: Sìmo tutti caporemorte. – “Signò, no’ peo!” risse ‘a caporemorte.

CAPO RE PEZZA:
Sost. Suora, monaca.

CAPORÉTENA
: Sost. Capo di un gruppo. Guida.

CAPOSELE:
Sost. Comune irpino sito presso le sorgenti del fiume Sele (da cui il nome Caput Sylaris).

CAPOSTINTìNO:
Sost. Parte iniziale dell’intestino. Duodeno. Sì ‘o ssape ‘o capostintino te porta nfino nfino. (Si diceva ai bambini che si preoccupavano per qualcosa di nessuna importanza.

CAPÒTICO:
Agg. Testardo, ostinato.

CAPPIELLO:
Sost. Cappello. Coppola pe’ cappiello e casa a Sant’Aniello. [Prov. di origine napoletana. Sant’Aniello (Sant’Agnello) è una località nei pressi di Sorrento famosa per la sua aria salubre; pertanto, era preferibile risparmiare sul costo del cappello pur di andare ad abitare in quel posto. Il cappello era il copricapo dei signori, la coppola dei contadini].

CAPPÓCCIA:
Sost. Verza. Etim.: dal latino “cappa” per le foglie accartocciate.

CAPRIGLIA:
Sost. Capriglia, comune irpino menzionato già nel 956; feudo dei Caracciolo e dei Carafa. Deriva il suo nome dal lat. “Caprilia” (pascoli per capre).

CAPULITRÙMMOLO:
Sost. Capriola, ruzzolone. – 2) Persona stramba e umorale.

CAPUMìLLA:
Sost. Camomilla. No ricotto ‘e capumilla. (Un decotto di camomilla).

CAPURIòNE:
Sost. Capo del rione. Capopopolo.

CAPUZZàTA:
Sost. Capocciata.

CAPUZZIÀ (SCAPUZZIà):
V. Ciondolare la testa per il sonno o in senso di assenso (e di diniego). Capozzéo, capuzziai. Capuzziato.

CAPUZZIELLO:
Sost. e agg. Prepotente, arrogante. Etim.: dallo spagnolo “capezudo” (testardo).

CARAÉSEMA:
Sost. Quaresima. – Un tempo si metteva, davanti alle case, un pupazzo di donna con una grossa patata nella parte posteriore. In questo tubero venivano infilate sette penne di gallina (una per ogni domenica di questo periodo liturgico). Ogni sette giorni, si strappava una penna e da quest’usanza è nato il detto: Aìmo sceppato n’ata penna ra ‘o culo ‘e Caraesema. – Prov.: Chi se mangia ‘o puorco re Caraésema, a Pasqua se mangia sarache. – Addò te facisti Carnoale mo te fai puro Caraesema. – Etim.: da “Quadragesima” (dies): quaranta giorni da Carnevale a Pasqua.

CARBINIERI:
Sost. Carabiniere – Loc. Puzzà re merda ‘e carbinieri. (Essere un pessimo soggetto).

CARCàGNO:
Sost. Calcagno; tallone.

CARCÀRA:
Sost. Fornace. Piccola fabbrica di laterizi.

CARCARàRO:
Sost. Proprietario di una carcàra.

CARCARIÀ:
V. Bruciare, ardere. Carcaréo, carcariài, carcariato. – Quiro tene na freve ca carcaréa (ha una febbre da cavallo).

CARDARèLLA:
Sost. Secchio di ferro dei manovali per trasportare la malta. ì co ‘a cardarella ncuollo. (Svolgere lavori umili e faticosi).

CARDìLLO:
Sost. Erba selvatica commestibile. – 2) Cardellino.

CARDòGNA:
Sost. Cardo, cardone.

CARÉ:
V. Cadere. Caro, carretti, caruto. Caré ‘o caso ncoppa i maccaruni. (Si dice di qualcosa che viene a proposito, che cade a fagiolo). – Care ‘o traviciello e va ncapo a Giovanniello. (C’è sempre qualcuno destinato a fare da capo espiatorio). Prov.: Quanno carìo Melfi addeventaro tutti fravecaturi. (Molti si improvvisano esperti in un’attività diventata indispensabile e redditizia. Il proverbio allude al terremoto di Melfi in Basilicata). – Si’ caruto ra ‘o lietto? (Come mai ti sei alzato così presto?).

CARIFE:
Sost. Carife. Il nome di questo comune appare menzionato nella seconda metà dell’ XI sec. come feudo di un nipote di Roberto Il Guiscardo. Etimo incerto.

CARISTùSO:
Agg. Esoso. Commerciante che pratica prezzi alti.

CARITIèLLO:
Agg. Bello, caro.

CARITìZZO:
Agg. Frutto maturo che cade spontaneamente dall’albero.

CARLìNO (CARRìNO):
Sost. Antica moneta coniata da Carlo I d’Angiò. Prov.: Co ‘e scioscelle e cò i lupini se fanno li carlini. (Con i piccoli risparmi si costruiscono i grandi capitali).

CARNìCCHIO:
Sost. Pellicina. Parte di scarto attorno ad una bistecca.

CARNOàLE:
Sost. Carnevale. Prov.: A Carnoale se sape chi tene ‘a iallina rassa. – A Carnoale ‘o povero zappa e ‘o signore sciala. – Quanno ‘o patre fà Carnoale i figghi fanno Caraesema. (Spesso sono i figli a pagare le colpe dei padri). – “Carnoà pecché sì muorto? Pane e vino non te mancava, ‘a ‘nzalata steva a l’uorto …”. Etim.: da “carnem levare” (togliere l’uso della carne. Infatti, nei tempi andati, dopo il martedì grasso non si poteva mangiare carne fino a Pasqua).

CAROàNA (CAROVANA):
Sost. Cooperativa di trasporti con asini e muli sorta a Montefalcione nell’ultimo immediato dopoguerra.

CARòCCHIA:
Sost. Colpo secco inferto con le nocche delle dita. A carocchia a carocchia Pulicinella accirìo ‘a mogghiere. (A piccoli passi si realizzano le grandi imprese).

CARÒFENO:
Sost. Garofano. Carofeno ianco, carofeno russo.

CÀROLA:
Sost. femm. Tarlo del legno, carie.

CAROLà:
V. Tarmare, corrodere. Consumare.

CAROLàTO:
Agg. Tarmato. No comò tutto carolato.

CAROSÀ:
V. Rapare i capelli a zero. Caróso (me caroso), carosai (me carosài).

CAROSàTO:
Agg. Rapato. Persona che è appena stata dal barbiere.

CARPECATO:
Agg. Butterato, tarlato.

CARRàFA:
Sost. Caraffa. Recipiente per vino o acqua che si porta in tavola.

CARRAFIELLO:
Sost. Piccola caraffa. Accr. Carrafóne.
CARRàNI: Sost. Contrada di Montefalcione.

CARRàTO:
Sost. Botte adatta al trasporto. No carrato re vino. Etim.: da “carriato” (trasportato).

CARRATùRO:
Sost. Attrezzo per applicare i cerchi della botte.

CARRECÀ:
V. Caricare. Càrreco, carrecai, carrecàto.Carrecà ‘o ribbotto (caricare il fucile). – Etim.: “carricare” (lavorare col carro).

CARRÉSE:
Sost. Persona che lavorava col carro trasportando vino, olio, grano, pietre. Era l’equivalente dell’odierno camionista.

CARRIÀ:
V. Trasportare col carro. Carréo, carriai, carriato. ‘O ciuccio carréa vino e veve acqua.

CARRICAPèSOLE (CARRICAPèSE): Sost. Altalena.

CàRRICO:
Sost. Carico, soma: no carrico re fieno. Nel gioco della briscola, sono detti Carrichi l’asso (che vale 11 punti) e il tre (che vale 10 punti). Carrico re rieci, carrico re unnici. Agg. Pieno, colmo: N’àrolo carrico re pera.

CARROCCHIàNO:
Agg. e sost. Gretto, taccagno.

CARTADDENàRI:
Sost. Punto che, nel gioco della scopa, si assegna a chi totalizza più di cinque carte del palo di denari.

CARTALLUòNGO:
Sost. Nel gioco della scopa, punto attribuito a chi totalizza con le varie prese più di venti carte.

CARTàRO:
Sost. Giocatore che distribuisce le carte. Prov.: Carte pare bone pe’ lo cartaro.

CARTèLLA:
Sost. Medicina in polvere avvolta in un pezzetto di carta bianca. Una volta era preparata direttamente dal farmacista, chiamato SPIZZIALE.

CARTòCCIO:
Sost. Pacchetto. I fidanzati di una volta, nell’imminenza delle nozze, si recavano a casa dei parenti e degli amici per invitarli al matrimonio e portavano il “cartoccio” un piccolo vassoio di cartone bianco pieno di confetti e pasticcini, elegantemente confezionato.

CARUSIèLLO:
Sost. Salvadanaio. Prov.: P’ ‘o zappatore ogni figghio è no carusiello (uno strumento di lavoro e quindi una fonte di guadagno. Una volta i figli dei contadini venivano avviati al duro lavoro dei campi sin dalla più tenera età).

CARùSO:
Sost. Taglio di capelli maschile molto corto. I ragazzi che si facevano rapare i capelli a zero venivano derisi dai loro amici con la seguente filastrocca: “Caruso, caruso, nzippa ‘a capo int’ ‘o ‘ pirtuso po’ vene ‘o scarrafone e te ròseca ‘o melone.”

CARùTA:
Sost. Caduta. Prov.: Dio te n’avita ra na vascia caruta.

CASARBORE:
Sost. Casalbore. Comune irpino di origine sannita; nel medioevo fece parte della Contea di Ariano. Etim.: dal lat.: “casalis” (raggruppamento di case rurali) insieme al nome di persona Albolus.

CASCèTTA:
Sost. Cassetta. In chiesa, durante la Messa, passavano dei chierichetti che, facendo tintinnare le monetine in una cassettina (cascettella) di legno, sollecitavano offerte per i Santi e le anime del Purgatorio. Si pagava inoltre anche ‘a seggia (una tariffa di noleggio per la sedia occupata da ciascun fedele).

CàSCIA:
Sost. Cassa. Cassapanca. ‘A cascia re li panni (contenente il corredo della sposa e spesso gli indumenti di tutta la famiglia perché nelle case povere l’armadio, modernamente concepito, era quasi sconosciuto. Prov.: Pote cchiù n’apertura re cosce che n’apertura re cascia. (Ciò che si ottiene col sesso spesso non si ottiene nemmeno col denaro). – ‘O rialo ‘e Berta ‘a nepote: roppo trent’anni aprìo ‘a cascia e le rìo na noce. - 2) Bara, cassa da morto. Prov. ant.: ‘A vita accommenza co n’apertura ‘e cosce e finisce co na chiusura ‘e cascia. (La vita di ogni essere umano comincia con un atto sessuale e finisce con la chiusura di una bara). - Loc. scherz.: Parlàmo re cose allegre: “quanto costa na cascia re muorto ausata?”

CASCIòNE:
Sost. Grosso contenitore di legno in cui si conserva il grano trebbiato; nella parte inferiore è fornito di una porticina dalla quale escono i chicchi del frumento. Mediante una scaletta vi si poteva calare dentro anche una persona. Prov.: Tanno è grano quanno stà rint’ ‘o cascione.

CASCOLÀ:
V. Il cadere spontaneo di alcuni frutti dalla pianta. Càscolo, cascolài.

CASCOLàTO:
Agg. è detto di frutto caduto dall’albero perché venuto a maturazione. Piro cascolato.

CÀSETA:
Sost. Casa tua. A’ criatura tozzolào a càseta. (Il bambino bussò alla porta di casa tua).

CASICAVàLLO:
Sost. Caciocavallo, provolone. Loc.: ‘A facci r’ ‘o casicavallo! (Euf. per: ‘A facci r’ ‘o cazzo!). Prov.: Amici povirielli so’ casicavalli pirduti (i poveracci non hanno amici). – Pane e caso, ma non se riceno i fatti r’ ‘a casa. – ‘A vecchia senza rienti se sonna ‘o casicavallo muscio. Etim.: da “cacio+cavallo” perché le forme di questo formaggio, somiglianti a grosse pere, venivano appese, legate in coppia, a cavallo di una pertica, per farle stagionare. Da qui è nato il modo di dire: fa a fine r’ ‘o casicavallo (finire appeso, impiccato).

CASIèLLO:
Sost. Caccia notturna con lampade molto luminose per accecare gli uccelli che venivano poi uccisi a colpi di paletta. Jì a casiello.

CASìNO:
Sost. Abitazione di campagna dei nobili. – 2) Volg. Lupanare. – 3) Situazione ingarbugliata. Grande confusione.

CASO:
Sost. Formaggio, cacio. Caso scamosciato. Prov.: Pane co l’uocchi e caso senz’uocchi. (Il pane deve essere ben lievitato e il formaggio è migliore se ha la pasta compatta). – Caso re pecora e ricotta re crapa. (Il migliore formaggio è quello di pecora e la migliore ricotta è quella di capra). Loc.: Arroste ‘o caso nfacci ‘o fumo r’ ‘a cannela (fare le cose male e con scarsezza di mezzi). Etim.: dal lat. “caseum”.

CASOLÈRA:
Sost. Donna che va in giro per le case altrui perché non ha niente da fare o perché desidera diffondere e apprendere dei pettegolezzi.

CASSANO:
Sost. Cassano Irpino dal 1863. Etim.: dal nome latino “Cassius” col suffisso aggettivale – anus.

CASTIèLLO:
Sost. Castello. La zona più antica e più alta di Montefalcione (523 m) dove sono, ancora in discrete condizioni, alcuni resti di una rocca risalente ai primi anni del XII sec.

CASTEL BARONIA:
Sost. Castel Baronia, centro irpino di origine normanna sorto intorno all’ XI sec. Etim.: da Castello (fortezza sita nella parte alta dell’abitato) e Baronia. La località viene talvolta chiamata Castello della Baronia di Vico.

CASTELFRANCI:
Sost. Castelfranci, comune irpino di origine medievale il cui significato è Castello dei Franchi.

CASTELVETERE:
Sost. Dal 1862 Castelvetere di Calore e dal 1950 Castelvetere sul Calore, è un antico centro di origine romana. Appartenne al monastero di Montevergine. Etim.: Da “castello” e “vetus, veteris” (Castello Vecchio).

CASTIELLORùTTO:
Sost. Castelrotto. Toponimo montefalcionese.

CASULIÀ:
V. Frequentare le case degli altri. Casoléo, casuliài. – ì’ casulianno. - Mogghièreta va sempe casulianno.

CASURIàOLO:
Sost. Casa del diavolo. Inferno. Jì a casuriaolo. Sta a casuriàolo (stare all’inferno; abitare in un luogo quasi irraggiungibile).

CATAPÀSIMO:
Sost. Cataplasmo. Impacco caldo di erbe o semi cotti che veniva applicato su una parte del corpo a scopo terapeutico. – Est.: Persona noiosa e insopportabile.

CATARàTTA:
Sost. Botola di legno attraverso la quale, mediante una scaletta, si scendeva nella stalla oppure si saliva nel soffitto (taolàto).

CATàRDI:
Sost. Cataldi, frazione rurale di Montefalcione.

CATARINèLLA:
Sost. Parlantina volta ad ingannare qualcuno. Discorso capzioso, tiritera. Tormentone.

CATENàZZO:
Sost. Catenaccio, serratura.

CATèRBIA:
Sost. Caterva, grande quantità, moltitudine di cose o di persone.

CATIRÒZZOLA:
Sost. Carrucola del pozzo.

CATO:
Sost. Secchio metallico per attingere acqua dal pozzo e trasportarla nelle abitazioni dove, una volta, serviva per le abluzioni o per cucinare.

CATÓSA:
Sost. Nel gioco del pallone tiro potente e preciso.

CATRàMA:
Sost. Catrame. Bitume per asfaltare le strade.

CATUòZZO:
Sost. Persona stupida e ignorante. – 2) Pezzetto di pane strappato con le mani. – 3) Tutolo della spiga di mais.

CàUCI:
Sost. Calcio, pedata. A cauci nculo. – No cauci re ciuccio. Rà cauci a ‘o viento.

CAUCIÀ:
V. Scalciare (detto di asino o mulo). Prendere a calci. Caocéo, cauciài, cauciato.

CAUCIàTA:
Raffica di calci inferta a qualcuno.

CAUCIATàRO:
Sost. e agg. Persona ingrata e vendicativa. – 2) Asino riottoso che tira calci.

CAUCINàRO:
Sost. Impasto di calce e sabbia per costruzioni.

CAUCIRòGNOLA:
Sost. Calcinaccio. – So carute ‘e caucirognole ra coppa ‘o taolàto.

CAUSAIUOLO:
Agg. Cavilloso, causidico, pronto ad adire le vie giudiziarie.

CAUTÀ:
V. Cavare, svuotare. Caùto, cauti, cautato.

CAZZÈRA:
Sost. Patta dei pantaloni. Rachetta (v.).

CAZZIÀ:
V. Rimproverare aspramente. Cazzéo, cazziài, cazziato.

CAZZIàTA:
Sost. Ramanzina, cicchetto. Accr. CAZZIATÓNE.

CAZZINBOCCHIO:
Sost. Oggetto strano e inutile. – 2) Imbroglio.

CAZZO:
Sost. Pene. Il termine, anche se non appartiene al nostro dialetto, viene tuttavia qui incluso non soltanto per la grande diffusione nel parlare comune ma soprattutto per i numerosissimi proverbi e modi di dire a cui ha dato origine. – 2) Est. Persona inetta, stupida … Sì no cazzo chino r’acqua! (Sei un buono a nulla!). – Tené ‘a capo re cazzo! (Essere testardo e imprudente). – Tené ‘a facci ‘e cazzo! (Essere sfacciato, non avere pudore). Si’ co i cazzi! (Sei proprio un bel tipo). So’ cazzi ra cacà! (La situazione si fa critica). – Cacà ‘o cazzo (Infastidire). – Tené i cazzi pe’ capo (essere preoccupato). – Esse no cazzo re uaio. (Essere fastidioso e importuno).Il vocabolo è molto usato come rafforzativo in alcune domande (Addò cazzo vai? – Che cazzo rici?) ed è ancora più diffuso come intercalare.- Prov.: ‘O cazzo piscia ‘o lietto e ‘o culo abbusca. (Il colpevole viene assolto e l’innocente condannato). – ‘O cazzo non bole pinzieri. (Le preoccupazioni rendono impotenti). – Quanno ‘o cazzo perde i senzi va nculo puro a Sua Accellenza. (Quando si perde il controllo di sé stessi si diventa capaci di fare qualsiasi cosa). – Pulicinella pe’ fà rispietto ‘a mogghiere se tagghiào ‘o cazzo. (Si dice di chi, per far dispetto a qualcuno, arreca un grave danno a sé stesso). – Puro ‘o cazzo è piccirillo ma po’ se fà gruosso. (Bisogna giudicare a cose fatte). – Etim.: da “Oco” (il maschio dell’oca) con aggiunta del suffisso dispregiativo “-azzo” e con l’aferesi della vocale iniziale. Secondo altri, la parola deriverebbe dal greco Àkation” (albero maestro di una nave).

CAZZONCùLO:
Agg. e sost. Persona furba, cinica ed egoista. Cazzoncùlo non fà figghi. (Chi è furbo non paga le conseguenze delle sue azioni).

CCHIù (cHIù):
avv.: Più. Cchiù pochi sìmo e cchiù belli parìmo. (Poca brigata vita beata).

CèCA:
Sost. Ferita o cicatrice del cuoio capelluto. – Ssó creaturo tene ‘a capo tutte ceche.

CECÀ:
V. Accecare. Diventare ciechi. Cèco (me cèco), cecài (me cecài), cecàto. Loc.: Chi m’ha cecato! (chi me lo ha fatto fare!). – Tu me ciechi e io t’affoco (Ti rendo pan per focaccia). – Cecà e no’ beré (Gioco di bambini. Nascondino). – Cecà ncoppa i libri (rovinarsi la vista a furia di studiare). – “E n’avìmo uno!” risse quiro ca cecào n’uocchio ‘a mogghiere. (Abbiamo cominciato proprio bene!).

CECAGGHIòNE:
Sost. Guercio. Miope, che ci vede poco e male (Il termine è usato anche in senso figurato).

CECÀLA:
Sost. Cicala. Prov.: ‘A cecala canta, canta, ma po’ scatta! (Anche la vita più fortunata e felice finisce con la malattia e la morte).

CECATIèLLO:
Sost. Gnocchetto casereccio di farina, incavato con le dita. Cucinato con i fagioli (cecatièlli e fasuli) è un piatto tipico della cucina montefalcionese.

CECàTO:
Sost. e agg. Cieco. Accecato. Prov.: I sordi fanno vinì ‘a vista a i cecati. – ‘O cecato canta sulo pe’ turnisi (si dice di chi non fa niente senza un compenso adeguato).

CÉCCA:
Sost. ant. Volg. Vulva. Dim. CECCHETELLA.

CÉCENE:
Sost. Anfora di terracotta con una stretta imboccatura e uno o due manici ai lati. Quando zappavano, i contadini se la portavano dietro piena d’acqua o, più raramente, di vino e la mettevano all’ombra di un albero. Questo recipiente, dal quale si beveva a garganella, era di diversa grandezza, e conservava fresco il suo contenuto per parecchio tempo. Etim.: dal tardo latino “Cicinus”.

CéCERE (Pl. CìCIRI):
Sost. Ceci. Ciciri e làene (piatto antichissimo e tipico della tradizione locale). Loc.: So’ ciciri … si se còceno (le cose si conoscono alla prova). Prov.: ‘E femmene non se sanno tené tre ciciri mmocca (le donne sono incapaci di stare zitte, di mantenere un segreto. È uno dei tanti proverbi tipici di una società maschilista). – Mangià i ciciri co ‘a forchetta (fare una cosa che richiede molta pazienza…).

CèGGHIA:
Sost. Ciglia.

CELÉTECA:
Sost. Parlantina inarrestabile. Di chi tiene ‘a celeteca si dice che “non sputa mai ‘nterra”.

CELLÀRO:
Sost. Locale al piano terreno nel quale si conservano merci varie e attrezzi da lavoro. Cantina, dispensa.

CÉMMECE (PL. CìMMICI):
Sost. Cimice. – 2) Persona fastidiosa.

CÉNNERE:
Sost. Cenere. Poca pizza e chiena re cennere (si dice di una cosa scarsa e cattiva).

CéNTRA:
Sost. La cresta del gallo o del tacchino.

CENTRèLLA:
Sost. Chiodo corto con la testa larga che si applicava sotto le scarpe per ritardarne il consumo.

CERASSÓLE (A):
Loc. avv. A testa scoperta sotto il sole cocente.

CÉRCA:
Sost. Questua, colletta.

CERCHèNDOLE:
Sost. e agg. Persona che va in giro sempre chiedendo qualcosa. Accattone, mendicante.

CEREVÓNE:
Sost. Serpente fantastico con un corno sul capo. Secondo antiche leggende, appariva nel giorno dell’Ascensione.

CÈRNE:
V. Setacciare, crivellare. Cerno, cernietti. cirnuto. - Rifl. Camminare dimenando i fianchi: Viri quera come se cerne …

CERòGGENO:
Sost. Cero, candela. Stutà ‘o ceroggeno (spegnere il cero).

CèRZA:
Sost. Quercia (sia l’albero che il frutto, la ghianda). Tata sagghìo ncopp’a cerza. – ‘O puorco se mangia ‘e cerze. – Fuoco re cerza, vino re tre anni, femmena re vint’anni e l’omo campa filice pe’ cient’anni. Dim.: CERZULLO. Accr.: CERZONE: Iesci, iesci sole ncoppa lo cerzòne.

CESÌNE:
Sost. Toponimo montefalcionese.

CEVÀ:
V. Cibare, nutrire. Cévo, cévai, cevato. – Imboccare (detto degli uccelli che nutrono i loro piccoli ancora nel nido).

CCHIBBUò:
Espressione idiomatica: che cosa vuoi?

CHÈNGA:
Sost. Combriccola. Gruppo di persone poco raccomandabili. Banda, associazione equivoca. Etim.: dall’americano “gang”.

CHIACCHIARèSSA:
Agg. e sost. Donna che parla troppo. Masch. CHIACCHIARòNE (fanfarone, che non fa niente e sa solo parlare).

CHIACCHIRIà:
V. Chiacchierare. Chiacchiaréo, chiacchiriài, chicchiriato.

CHIACHIèLLO:
Sost. Uomo senza carattere e di scarsa dignità. Persona poco seria, frivola e inconcludente. Prov.: Quanno ‘a mogghiere è bona e ‘o marito è chiachiello, tiempo po’ passà ma sempre sponteno ‘e corna … (Date certe premesse, sono naturali e inevitabili determinate conseguenze).

CHIàIA:
Sost. Piaga, ferita. Ulcera. Prov. di origine napoletana: ‘A ciuccia ‘e Fechella tene novantanove chiaie e ‘a cora fraceta (detta di una persona che soffre di numerosi mali, oppure che ha solo difetti e neppure un pregio).

CHIAÌNE:
Sost. Frazione rurale di Montefalcione.

CHIANCHE:
Sost. Comune irpino confinante con la provincia di Benevento, feudo dei Caracciolo e dei Carafa.

CHIàNGA:
Sost. Macelleria, beccheria. Prov.: Rint’ ‘a chianga se troveno chiù crapetti ca crapuni. (La morte non guarda all’età). Etim.: lat. Planca (tavolone di legno o di marmo sul quale veniva tagliata la carne).

CHIANGHIÀ:
V. Macellare. Chianghéo, chianghiai, chianghiato. ‘A Montefaocione se chianghea ‘o vierniri.

CHIANGHIèRE (f. CHIANGHÈRA):
Beccaio, macellaio. Prov.: ‘O cane r’ ‘o chianchiere trova sempe n’uosso.

CHIANIèLLO:
Sost. Pantofola, ciabatta. – 2) Scarpa elegante da donna.

CHIàNO:
Agg. Piano, piatto. Lento. Chiano chiano (lentamente). Chiano chiano ‘o coce e senza pressa ‘o venne. (Si dice di chi senza dare nell’occhio riesce nei suoi intenti). – Chiano va ma fotte buono. (Sembra lento e incapace ma sa il fatto suo).

CHIANòZZA (CHIANUòZZO):
sost. Pialla. Loc.: San Giuseppe nce’ è passato co ‘a chianozza (si dice di una donna dal seno piatto).

CHIàNTA:
Sost. Pianta, arbusto. ‘A chianta r’ ‘o pere (la pianta del piede).

CHIANTÀ:
V. Piantare. Chianto, chiantai, chiantato.

CHIANTATùRO:
Attrezzo agricolo di legno per piantare semi o piantine. V. PIZZùCO.

CHIANTèLLA:
Sost. Suola interno delle scarpe. Negli zoccoli, la parte di legno su cui poggiano i piedi. – 2) Volg. Rapporto sessuale.

CHIANTÌMA:
Sost. Piantina da vivaio.

CHIàPPO:
Sost. Cappio. Nodo scorsoio. Co no chiappo ncanna (costretto, a forza). – Chiappo ‘e mpiso (avanzo di galera, lett.: cappio d’impiccato).

CHIàTTO:
Agg. Grasso, obeso. Prov.: ‘O purco chiatto s’appoia ncuollo a quiro sicco. (Spesso il ricco vive sfruttando chi è povero). Accr. CHIATTONE. Etim.: lat. Plattus.

CHIAVÀ:
V. Assestare, tirare: Mo te chiavo no pacchero nfacci. – Mo te chiavo na stampata ncuorpo. – 2) Inchiodare, fissare: Chiavatéllo ncapo. (mettitelo bene in testa). – 3) Possedere una donna. – Etim.: dal tardo latino “clavare” (inchiodare). – “E io senti’ chiavar l’uscio di sotto / all’orribile torre … (Dante, Inf. CXXXIII vv. 46-47).

CHIàVECA:
Sost. Fogna. – 2) Persona sporca e ripugnante. Si’ na chiaveca (sei un essere abbietto).

CHIAVèTTA:
Sost. Interruttore della luce, detto così perché una volta, per accendere e spegnere la lampadina, si girava come una chiave.

CHIàZZA:
Sost. Piazza. ‘A bella zita nchiazza s’ammarita. (Una ragazza bella si sposa senza nessuna difficoltà).

CHIAZZÀ:
V. Piazzare, sistemare. Chiazzo (me chiazzo), chiazzài (me chiazzai), chiazzato.

CHIAZZÈRA:
Sost. Donna che sta sempre fuori casa, che sosta in piazza ed è incline agli inciuci e ai pettegolezzi. è raro il maschile CHIAZZIERE.

CHIAZZùLLO:
Sost. Largo. Piccola piazza di rione o di periferia. – S’è arreotato ‘o chiazzullo.

CHIÉA:
Sost. Piega. Fà ‘a chiea a no caozone. S’hanna fa ciento chieie e uno tagghio. (Bisogna riflettere bene prima di prendere una decisione definitiva).

CHIEÀ:
V. Piegare. Chiéo, chieài.

Chieàto:
Agg. Piegato.
éCHIERE: Sost. Gheriglio, parte commestibile della noce. - Frutto secco completamente sguschiato e pulito dalle pellicole.

CHIèSIA:
Sost. Chiesa. Ì a chiesia (andare in chiesa spec. per assistere ai riti serali). – Prov.: Int’ ‘a chiesia ròssa se trova sempe na seggia. – Chi non s’ ‘a po’ pigghià co ‘a chiesia s’a pigghia c’ ‘o campanaro. (Si dice di chi è servile con i potenti e arrogante con i deboli). – Femmena re chiesia, riaolo re casa.

CHINGÀRO:
Sost. Chi fabbrica e vende chinghi.

CHìNGO:
Sost. Recipiente di creta a forma di tegame tondo, largo, basso e senza manico; in esso si cuoceva la focaccia (pizza) di grano turco tra la brace del focolare.

CHìNO (f. CHIéNA):
Agg. Colmo, pieno. Imbottito. Peparulo chino.

CHIOCCA:
Sost. Testa, cervello. Scaffatéllo rint’ ‘e chiocche! (mettitelo bene in testa).

CHIòCHIERO:
Sost. Semplicione, sciocco. Etim.: dallo spagn. “chocheàr” (rimbambirsi, stare in ozio).

CHIÓMPE:
V. Finire, ultimare. Chiompo, chiumpietti, chiumpùto.

CHIòNZO:
Sost. Stupido, tonto.

CHIÒPPETA:
Sost. Pioggia. Na bona chioppeta.

CHIòRMA:
Sost. Ciurma. Gruppo rumoroso di persone.

CHIòVE:
V. Imp. Piovere. Chiove, chiuvìo, chiuòppito (chiuvùto). Stà benenno a chiove. – Quanno chiove e non fà zango (cioè mai). – Chiove sempe rint’ ‘o tuo! (si dice a persona molto fortunata). – Chiove e ghiesce ‘o sole, puro ‘e vecchie fann’amore (succedono cose contro ogni logica). – Tanto tronào ca venne a chiove. – “Qua sotta non ce chiove!”. (Te la farò pagare). – Si chiove pe’ Santa Bibbiana (2 dic.) chiove quaranta iuorni e na sittimana. – Quanno chiove lassa chiovere: statti rinto e non te movere! – Chiove e ghiocca e maletiempo fà: a ‘e case ‘e l’ati è malamente stà. – Prima ha chiuoppito e po’ ha fatto ‘o lampo (le cose sono andate esattamente al contrario). – Quanno chiove re matina pìgghia ‘a zappa e cammina; quanno chiove a mieziuorno posa ‘a zappa e vatt’adduormi! (La pioggia mattutina è di breve durata, quella meridiana dura tutta la giornata).

CHIùMMO:
Sost. Piombo. Re sera ‘o portoallo è chiùmmo (è indigesto).

CHIUòVO:
Sost. Chiodo. Isso leva ‘o quatro e essa leva ‘o chiuovo (fanno a gara a chi sperpera di più). – Fà tacchi e chiuovi. (Usare e abusare di qualcosa). – Sì no chiuvo! – Tené no chiuovo ncapo.

CHIùPPO:
Sost. Pioppo. Fungi re chiuppo.

CHIùRE:
V. Chiudere. Chiùro, chiuriètti, chiuso. Chiuri ‘a luce (spegni la luce).

CIACCà:
V. Percuotere, colpire con un bastone o una pietra. Ciàcco, ciaccài, ciaccàto. Etim.: dal latino flaccâre”.

CIàCCIA:
Carne, cibo, vivanda. – La carne umana, specialmente se florida e abbondante, è detta CICCIA.

CIACìÀ:
V. Deliziarsi, sollazzarsi. Rifl. Me ciacéo, me cianciai, ciacìato. Part. pass. Ciaciato.

CIACIÓNE:
Sost. Pacioccone, bonaccione.- Persona Particolarmente simpatica perla sua bonomia

CIAFàGNA:
Sost. Colpo di sonno. – 2) Stramberia.

CIAMBòTTA:
Sost. Miscuglio, pastrocchio. – 2) Piatto a base di patate, peperoni e melanzane tagliati a tocchetti e cotti in salsa di pomodoro. Etim.: dal franc. “chabrot” (miscuglio).

CIAMBUTTIÀ:
V. Pasticciare, fare un miscuglio. Ciambottéo, ciambuttiai. Ciambuttiato.

CIàMPA:
Sost. Zampa, impronta di animale. Orma. Stà sott’ ‘a ciampa (non essere libero, dipendere da qualcuno).

CIAMPITIÀ:
V. Calpestare, schiacciare con i piedi. Ciampetéo, ciampitiai.

CIAMPITIATO:
Agg. Schiacciato, scalpitato.

CIANCIANIèLLO: Sost. Pendaglio ornamentale di poco valore.

CIàNGE:
V. Piangere. Ciàngio, ciangietti, ciangiuto. Prov.: Chi ciange fotte a chi rire. – A ciange no muorto so’ lacreme perze. – Chi tene ‘a mamma non ciange. – Chi non ciange figghi, ciange niputi. (A chi Dio non manda figli, il diavolo manda nipoti). – Chi te vo’ bene te fà ciange. (Perché ti dice la verità anche se è amara).

CIANGIATàRO:
Agg. e sost. Bambino che piange sempre.

CIANGIOLèNTE:
Agg. e sost.Piagnucoloso. Persona lamentosa. (spec. di un bambino).

CIANGISTèO:
Sost. Piagnisteo. Geremiade.

CIANGIùTA:
Sost. Pianto intenso e prolungato.

CIàNGOLO:
Sost. Muco che cola dal naso. Catarro.

CIANGOLòNE:
Sost. Persona sporca e trasandata.

CIANGULIÀ:
V. Sciupare, sporcare con la bocca o con il naso. Ciangoléo, cianguliai.

Cianguliato: Agg. Sporco di bava o di muco nasale.
ùSO: Sost. Moccioso. Sporco di muco nasale.

CIàNTO:
Sost. Pianto, lamento. Prov.: Non c’è muorto senza cianto, non c’è Viggilia senza Santo. Loc.: I cianti a l’aria!

CIAÓNE:
Sost. Gola, gargarozzo. Trachea. ‘O ciaòne r’ ‘o puorco. – 2) Persona con la pappagorgia.

CIàPPA:
Sost. Piccolo bottone metallico di chiusura a incastro. Fibbia. Etim.: Dallo spagn. Chapa (borchia).

CIAPPèTTA:
Sost. Punto di sutura di una ferita.
: Sost. raro e desueto. Cerfoglio
ÀOLO: Sost. Ciarlatano. Mago.

CIATÀ:
V. Fiatare, respirare. Ciato, ciatai, ciatàto.

CIÀTO:
Sost. Respiro, fiato. Alito.

CìCCI:
Sost. Chicchi bolliti di mais, grano, orzo. Un tempo a Montefalcione erano il piatto tradizionale di Capodanno: i bambini bussavano alle case del vicinato cantando la seguente filastrocca. “è binuto caporanno, rammi i cicci ha ditto mamma. E si non me li bbuò rà ca te puozzi scaorà”. Nell’Alta Irpinia, i cicci si consumavano invece nel giorno della Commemorazione dei Defunti. “Cicci cuotti pe’ l’anema re li Muorti, cicci scaorati pe’ l’anema re li malati”. 2) Fagioli sgranati e cotti prima che abbiano raggiunto la loro completa maturazione. – Cicci co ‘a purmarola.

CÌCCIOLA: Sost. Cicatrice rotonda sulle braccia di coloro che, molti anni fa, si sottoponevano alla vaccinazione antivaiolosa.

CICCIOVèTTOLA:
Sost. Civetta. Quando si sentiva cantare una civetta si diceva: “È buono addò canta e malamente addò tremente” (il luogo in cui cantava era di buon augurio ma era maledetta la persona o la casa verso cui guardava). Secondo un’altra superstizione, se una civetta si posava sul tetto di una casa a cantare, in breve tempo in quell’abitazione sarebbe morta una persona. – 2) Est. Iettatore, persona che porta iella.

CICOLàTA:
Sost. Cioccolata.

CICOLATÈRA:
Sost. Bricco. Pentolino per preparare decotti.

CIENTO:
Agg. num. Cento.

CIÈOZO:
Sost. Albero del gelso. Anche i frutti: cieozi ianchi e cieozi russi.

CIèRRO:
Sost. cerro, albero delle fagacee. Etim.: dal latino “cerrus”.

CÌFERO:
Sost. Persona selvaggia, con barba incolta e capelli arruffati. Etim.: da Lucifero.

CIFUNIéRA:
Sost. Mobile a cassetti per riporvi la biancheria, sormontato da un grande specchio. Etim.: dal fr. “chiffonnier”.

CIGGHIÀ:
V. Pungere (spec. d’insetti). Cigghio, cigghiai, cigghiato.
– 2) Germogliare, emettere delle gemme. ‘E patane so’ cigghiate. – 3) Avvertire una fitta, un dolore improvviso e pungente.

CìGGHIO:
Sost. Gemma, germoglio (cigghio re patana, re cipolla). - Puntura (no cigghio re vespa). – Fitta, dolore improvviso (no cigghio re panza).

CìGNA:
Sost. Cinghia. Cordicella per sistemare un carico sopra una bestia da soma.

CIGNÀ:
V. Colpire, prendere a colpi di cinghia. Cigno, cignai, cignato.

CIGNÀLE:
Sost. Cinghiale, detto anche PUORCOSPINO. - 2) Fune per fissare e legare la soma sulla groppa dell’asino.

CIGNÀTA:
Sost. Colpo di cinghia. Cinghiata.

CIMMICHIÀ:
V. Mangiare di controvoglia, senza appetito. Cimmichéo, cimmichiai, cimmichiato.

CIMMICHIARùLO:
Sost. e agg. Di scarso appetito, di gusti difficili.

CINCO:
Agg. num. Cinque.

CINCUCIENTO:
Agg. num. Cinquecento.

CINCUMILA:
Agg. num. Cinquemila.

CINIèRO:
Agg. Tenero, morbido. Facile da masticare. Etim.: dal latino “cinereus” (soffice e sottile come la cenere).

CIOFÈCA:
Sost. Brodaglia. Bevanda disgustosa: Ssó café è na ciofeca. – 2) Piccola banda musicale stonata e raccogliticcia che, alla mezzanotte della domenica precedente la Festa di Sant’Antonio in agosto, sfila per le strade del paese; a quest’armata Brancaleone si accodano passanti, bambini e curiosi intonando marce e canti popolari. Segna, in modo scanzonato e pittoresco, l’inizio dei festeggiamenti patronali. Etim.: dall’arabo “Ciofaq” (il peggio, lo scarto).

CIOMPÀ:
V. Perdere l’uso delle gambe, paralizzarsi. Ciompo, ciompai. Ciompato. Puozzi ciompà!

CIòNNA:
Sost. ant. volg. Vulva.

CIòNTO:
Sost. Vecchio barattolo di latta, recipiente ammaccato e di nessun valore. Prov.: I cionti so’ addeventati àmmole e l’ammole so’ addeventate cionti. (Si sono ribaltati i valori). Dim. CIONTARIELLO.

CIORE:
Sost. Fiore. Ogni bello ciore arreventa pagghia (ogni scarpa diventa scarpone).

CIORTA:
Sost. Sorte, fortuna. Destino. Loc.: ‘A ciorta ‘e zì zio: ìo piscià e se ne carìo … - Si tieni ciorta vottiti a mare ca jesci a galla c’o culo chino ‘e pisci. - ‘A ciorta e ‘a morte ognuno ‘e tene arreto ‘a porta. – “Ciorta e cauci nculo viato chi l’have” (chi è fortunato e gode delle opportune raccomandazioni arriva molto lontano).

CIPPÓNE:
Sost. Ceppo. Ciocco del focolare. Prov.: Natale co’ ‘o sole e Pasqua c’ ‘o cippone. – Viesti cippone ca pare barone. (Quando è ben vestito, anche un pezzente può sembrare un signore).

CIPRIèSSICO (NUCIPRIèSSICO):
Sost. Cipresso.

CIRÀSA:
Sost. Ciliegia. Cirasa maiateca (che matura di maggio).

CIRASèLLA:
Sost. Pomodoro piccolo e rotondo. – 2) Peperone piccante grande come una ciliegia.

CIRàSO:
Sost. Albero del ciliegio. Dim. CIRASIELLO. Sagghie ncopp’o cirasiello (montare in superbia, darsi delle arie).

CìRCHIO:
Sost. Cerchio. Prov.: Luna co lo circhio, acqua co lo sicchio. (La luna circondata da un alone luminoso è portatrice di piogge abbondanti).

CIRCHIòNE:
Sost. Grosso cerchio di ferro per rinforzare le doghe della botte.

CIRIFUòGGHIO:
Sost. Cerfoglio.

CIRIVIèLLO (pl. CEREVELLA):
Sost. Cervello. Loc.: Non tené ciriviello (essere stupidi). – ‘O cirivièllo è na sfoglia ‘e cipolla. (Non ci vuol niente a perdere la ragione).

CIRNìCCHIO:
Sost. Crivello. Specie di setaccio.

CIRNULIÀ:
V. Rifl. Incedere dimenandosi con i fianchi. Ancheggiare. Me cernulèo, me cirnuliài, cirnuliàto.

CIRVINARA: Sost. Cervinara, comune irpino di origine longobarda; la prima notizia storica risale all’837, anno in cui Sicardo principe di Benevento ricevette in feudo il “Castrum Cerbinaria”. Etim.: Secondo l’Alessio, dal lat. “cella vinâria”. (Cantina per il vino).

CISINALE:
Sost. Cesinali, comune della provincia di Avellino, antico casale di Atripalda da cui dipese amministrativamente fino al 1958. Fu feudo dei Capace e degli Orsini. Etim.: dal lat. “caesina” (terra dissodata).

CISTO:
Sost. Cesto.

CITRùLO:
Sost. Cetriolo. Prov.: L’amore e ‘o citrulo vanno paro: roce e ‘a ponta ma o culo è amaro. – ‘O citrulo va nculo a l’ortolano. – 2) Scemo, babbeo. Etim.: dal lat. volg. “citrolium”.

CìTTO:
Agg. Zitto, che non parla. Citto e muto! (Zitto e mosca!) – Fa’ citto citto rint’ ‘o mercato. - Inter. Statti citto!

CIUCCIàRO:
Sost. Asinaio. Persona che alleva, vendeva e noleggiava asini.

CIUCCìGNO: Agg. Asinino. – 2) Volg. Individuo sessualmente superdotato.

CIùCCIO: Sost. Asino. Prov.: ‘O ciuccio viecchio more rint’ ‘a stalla re chi è fessa (perché il furbo glielo vende). – Quanno ‘o ciuccio non vo’ veve assivoglia re siscà! (è inutile pregare chi non ha nessuna intenzione di ascoltarti). – Mitti i renari ncanna a ‘o ciuccio e tutti ‘o chiamano Ron Ciuccio. (Chi è ricco è sempre rispettato). – A lavà ‘a capo a ‘o ciuccio se perde l’acqua, ‘o tiempo e ‘o sapone. – Si aspietti ca ‘o ciuccio va ‘a ‘o mulino non mangi cchiù pane. – Attaccà ‘o ciuccio addò vo’ ‘o patrone. – A ‘o ricco nce more ‘a mogghiere e a ‘o poveromo nce more ‘o ciuccio. – Chi ciuccio se corca, ciuccio se sceta. (Chi è cretino non guarisce mai). – ‘O ciuccio mio tant’avantato s’è arriddutto a carrià prete. – Signò, m’ha’ criato ciuccio ma non me fà campà co n’ato ciuccio. - Non te fà ciuccio pe’ na razzata re fieno. (Non prostituirti per qualche misero favore). – ‘O ciuccio s’ ‘o porta e ‘o ciuccio s’ ‘o mangia. (è da incivili mangiare ciò che si reca in dono).

CIùMPO:
Sost. Paralitico. Infermo. È ghiuto ciumpo.

CIUòTTOLO: Agg. Pingue, grasso. – Loc. M’aggia fa ciuottolo ciuottolo. (Me ne devo vedere bene).

CO:
Prep. Con. – “Co mme l’hai? E crai spusi!” (Stai fresco se speri che io ti dia retta).

COCCELLÒRO:
Sost. Grosso bottone dorato, una volta molto ricercato dai ragazzi per giocare a formelle.

COCCETèLLA:
Sost. Orecchietta. Pasta cucinata con i broccoli oppure con ragù di carne e pecorino grattugiato. Coccetelle co ‘a ricotta. – Coccetelle co i ruoccoli.

CÓCCHIA:
Sost. Coppia. – Prov.: ‘E campane se senteno a cócchia (Bisogna sempre ascoltare le ragioni di entrambi i contendenti).

COCCHIàRA:
Sost. Cazzuola. Mestolo piatto per rimestare i cibi.

COCCHIàRO:
Sost. Cucchiaio. Dim.: COCCHIARINO.

COCCHIARòLA:
Sost. Coppia di gemelli. – Cungittina s’è abbuscata ‘a cocchiarola.

CÒCCHIOLA:
Sost. Guscio, rivestimento. Crosta.

CòCCIA:
Sost. Testa pelata. Fronte calva e spaziosa.

COCCO:
Sost. Uovo. Volé ‘o cocco monnàto e buono. (Volere la pappa bella e scodellata).

CòCE:
V. Cuocere. Còco (cocio), cucietti, cuciuto.

Cuotto:Agg. Cotto.Prov.: N’coppa ‘o cuotto acqua vulluta (si dice di un rimedio peggiore del male).

COCÒ:
Sost. Cacao. Cioccolato caldo.

COCòZZA:
Sost. Zucca. Loc.: Ra come se mostra ‘a Santa Cocozza quist’anno Pasqua non bene manco p’austo. (Così disse quel prete che metteva ogni giorno a partire dalle Ceneri, un soldino in una zucca vuota per calcolare i giorni mancanti per la Pasqua, senza avvedersi che di nascosto il sagrestano rubava le monete e quindi la zucca a scuoterla non sembrava mai piena). – 2) Testa, capo. Tené ‘a cocozza fràceta (essere poco intelligenti).

COÈTO:
Agg. Quieto, calmo. Statti coèto (stai fermo).

COFÉCCHIA:
Sost. Intrigo ai danni di qualcuno. Pettegolezzo.

COFECCHIèRA:
Sost. Donna intrigante e pettegola.

CÓGGHIA:
Sost. Scroto.

CÒGGHIE:
V. Cogliere. Cogghio, cugghietti, cugghiuto. Cogghie l’aolive. – 2) Colpire: Te pozza cogghie no tuono! (Ti possa venire un colpo!). – Te pozza cogghie na iastema! (Che tu possa essere colto da una maledizione).

COGGHIòNE:
Sost. Coglione, testicolo. – 2) Stupido, incapace.

COGGHIUNIÀ:
V. Beffare, deridere. Ingannare. Cogghionéo, cogghiuniai. Cogghiuniato.

COGNOMI: I cognomi tipici di Montefalcione sono, in ordine di diffusione, i seguenti: Pagliuca – Ciampa – D’Amore – Cataldo – Baldassarre – Martignetti – D’Alelio – D’Agostino – Polcaro – Musto – Petruzziello – Guarino – Chiuccariello – Forcellati – Capone – Ruberto – Iantosca – Straccia – Gensale – Noviello – Sarno – Palladino – Abbruzzese – Cocozza – Schiavone – Melillo – Serino – Tirone – Miglialo – Contino – Joanna – Cerchione – Mercadante – Accurso – Selvetella – De Palma – Buono – Sarro – Marcantonio – De Cicco – Zirpolo – Ciarfera – Vardaro – Contrada – Rapa – Pisano – Oliva – De Bernardo – Freda – Titomanlio – Troisi – Anzalone – Sabatino – Bruno – Vita – Sordillo – Picillo – Pepe – Petrillo – Parziale – Lo Maglio – Giannelli – De Vito – Casolo – Castaldo Ballarano – Cavallini Cerza. Alcuni di essi una volta importanti, sono ormai prossimi ad estinguersi (Ciarfera, Troisi, Titomanlio, Giannelli): altri sono stati importati da altri paesi (Freda, Petruzziello, Festa, Marano, Garofano, Grassi, Gubitosa, Colella, Sbrighi, Tarantino, Pericolo, Ripa, ecc.).

COLàTA:
Sost. Bucato. In passato la biancheria veniva bollita con cenere e sapone (lissìa), poi veniva “colata” e messa al sole ad asciugare. Loc.: Facesse na colata e ascesse ‘o sole! (Me ne andasse mai bene una!).

COLÉRO:
Sost. Colera, epidemia. – 2) Fetore insopportabile.

COLÒSTIA:
Sost. Il primo latte, molto denso, di mammifero che ha appena partorito.

COMMANNÀ:
V. Comandare. Commànno, commannai, commannato. Prov.: È megghio o commannà r’ ‘o fotte. (Su questa Terra la cosa più gratificante è il potere). – Chi commanna non sura. – ‘O commannà è arte leggia.

COMMàRE:
Sost. Comare, madrina. – 2) Amante, mantenuta.

COMMARèLLA:
Sost. Figlioccia. Masch. COMPARIELLO:

COMMERTAZZIòNE:
Sost. Vita sociale. Conversazione.

COMÒ:
Sost. Cassettiera. Mobile costituito da tiretti, coperto da una pietra bianca di marmo e sormontato da una specchiera nelle cui cornici venivano infilate vecchie fotografie di parenti defunti.

COMÓNE:
Sost. Zona periferica di Montefalcione, a sud-ovest del cimitero. Loc.: For’ ‘o Comóne (appena fuori del Comune, oltre la Chiesa di Nostra Signora detta Chiesia re vascio).
ìA: Sost. Gruppo organizzato di braccianti agricoli. Questi che sotto la guida di un “caporale”, si recavano a lavorare (a giornata) nei campi dei proprietari terrieri che chiedevano la loro opera. Il fenomeno delle “compagnie” è stato molto importante dal punto di vista sociale ed economico della Montefalcione del dopoguerra e di buona parte degli anni ’50. – 2) Est. Accozzaglia di scioperati e di oziosi: ‘A compagnia re Pettolanculo e compagni.

COMPAGNIA BELLA:
Espressione idiomatica: eccetera … - Parito, fràtito, niputito e compagnia bella.

COMPANàGGIO:
Sost. Companatico.

COMPàRE:
Sost. Padrino. Compare r’aniello (compare di nozze). – Compare ‘e San Giovanni (compare di battesimo). – 2) Ganzo. Amante.

COMPARÌ:
V. Fare bella figura. Comparisco, comparietti, comparuto. Sparagnà e comparì (far bella figura con poca fatica). – 2) Apparire. è comparuto Vicienzo a l’antrasatta.

CÓNCA: Sost. Recipiente di rame a forma di secchia in cui tanti anni fa, le donne trasportavano l’acqua.

CONFORMA CA:
Loc. avv. Non appena, basta che …

CONGERÀ:
V. Congedare. Rifl.: Ultimare il servizio militare. Me congéro, me congerài, congeràto.

CONGÈRO:
Sost. Congedo. Fine del servizio di leva.

CONGRÈA:
Sost. Congrega, congregazione. A Montefalcione è famosa la Congregazione della Buona Morte i cui aderenti, detti “Fratelli” accompagnano i defunti al cimitero sfilando per le strade con le loro cappe e recitando l’ufficio funebre. Ognuno di essi, riceveva nel giorno della Candelora un cero benedetto che veniva acceso in casi di disgrazie, di agonie. Sono dette CONGRÈE le due cappelle adiacenti alla Chiesa di Nostra Signora e al Santuario di Sant’Antonio (Congrèa re Vascio e Congrèa re coppa).

CÓNNOLA:
Sost. Culla. Nazzecà ‘a criatura rint’ ‘a connola. Dim. CONNOLELLA.

CòNTE:
Sost. Estensione di terreno agricolo in località Carrani, appartenente alla famiglia Capone.

CONTRADA: Comune irpino di origini medievali; deriva il suo nome dal tardo latino “regis contrata” (strada di luogo abitato).

CONTRÓRA:
Sost. Pomeriggio d’estate.

CòNZA:
Sost. Conza della Campania. è l’antica COMPSA, centro abitato dagli irpini, occupata da Annibale dal 216 a. C. dopo la battaglia di Canne. Viene citata da Titolivio, Velleio Patercolo, Plinio Il Vecchio, Giustino e Silio Italico. La sua etimologia è incerta.

CONZÀ:
V. Condire. Cónzo, conzai. Conzà i maccaruni. – 2) Eliminare filamenti, parti secche e dure da alcune verdure: Conzà li ruocculi. – Conzà i curnicielli. – 3) Preparare un defunto per la sepoltura rivestendolo con un abito scuro e sistemandolo supino sul letto con le mani in croce.
àto: Agg. Condito, apparecchiato.- Me pari no morto conzato.(Si dice a chi versa in uno stato di profonda depressione).

CONZÈREVA: Sost. Concentrato di pomodoro che, messo in larghi e bassi piatti, molto grandi, veniva esposto al sole perché si asciugasse. Le massaie, di tanto in tanto, uscivano a rimestarlo con un lungo cucchiaio di legno.

COPèLLA:
Sost. Larga secchia di legno in cui mangiava il maiale. Trogolo. ‘O puorco, roppo mangiato, tira cauci ‘a copella. (Si dice di chi è ingrato).

COPERTELLA:
Sost. Coperta per letto ad una piazza.

COPERTUòLO (CUPIRTìNO):
Sost. Coperta leggera. Copriletto.

COPETÀRO:
Sost. Persona che fabbrica e vende il copeto (v.). Durante le feste paesane i copetari (provenienti da Dentecane, Salza Irpina, Ospedaletto) allestiscono ai lati delle strade le loro caratteristiche bancarelle su cui vengono esposte, oltre alle stecche di copeto, antrite, nucilline amiricane, castagne nfornate, fico seccate, viscuttini, ecc.

COPÈTO:
Sost. Torrone. Poca carta e assai copeto. (poca apparenza e molta sostanza). Etim.: dall’ar. “qubbaita”.

COPÓNE:
Sost. Alveare. – 2) Tronco d’albero aperto e vuoto internamente nel quale nidificavano gli uccelli e si rifugiavano vari animaletti.

COPPA COPPA:
Loc. avv. Superficialmente, di sfuggita.
èNTO: Sost. Sopravvento. Pigghià ‘o coppabbiènto (Assumere un atteggiamento di superiorità).

CòPPOLA:
Sost. Berretto di stoffa. Loc.: ì a Napuli pe’ na coppola. (Affrontare notevoli disagi per ottenere qualcosa di poco conto). – S’è fatta mette ‘a coppola ncapo (si fa comandare dalla moglie). – Accr.: COPPOLÒNE. Dim.: COPPULINO.

COPPOLèLLA:
Sost. Cappellino di lana per neonati. Si se mettesse ‘a venne coppolelle, ‘e criature nascessero senza capo (detto di persona terribilmente sfortunata).

CÓRA:
Sost. Coda. Prov.: ‘A cora è brutta a scortecà. – Chi pisci vo’ mangià ‘a cora s’adda nfonne (A nessuno piovono le lasagne in bocca). Loc.: Cora re vorpe (Vitigno irpino da cui si ricava un vino bianco pregiato). - Tené ‘a cora re pagghia. Tené l’anni sott’ ‘a cora. (Non dimostrare gli anni che si hanno). – Nce mitti ‘o sale ncopp’ ‘a cora! (Si dice di qualcosa che ormai è definitivamente perduta).

CORCÀ:
V. Rifl. Coricarsi. Me córco, me corcai. Prov.: Chi se corca co ‘e criature se aza cacato – Chi s’addorme co li cani se sceta cò li pulici – Chi ato non po’ fà se corca co ‘a mogghiere. Inter. Vatti còrca! (Vai a dormire, vai a quel paese).
àto: Agg. Sdraiato, coricato.

CòRE: Sost. Cuore. Quanno ‘o grasso è ghiuto a ‘o core ‘o se tagghia ‘o se more. – Pane e cipolla e core contento. – Chi tene buono core va a finì c’ ‘o culo ra fore (Chi è troppo buono riceve sempre calci). – Loc.: A core a core (in intimità). – Me si’ scaruto ra ‘o core (mi hai molto deluso).

CORÈRA:
Sost. ant. Querela, denuncia.

CÒRLA:
Sost. Collera, rabbia. Amarezza. Chi se pigghia corla piscia ncoppa ‘a scopa. (Si dice per prendere in giro i bambini permalosi)– ‘A corla è petrosa: scenne ncuorpo e fà pertosa. (La collera è spesso pericolosa).
CORLARùSO: Agg. e sost. Permaloso, facile ad offendersi.

CORONNèTTA (COLONNèTTA):
Sost. Comodino.

CORPORèNTE:
Agg. Robusto, corpulento.

CORPOSCùRO:
Sost. Botto; bomba senza colori (nei fuochi d’artificio) ma molto rumorosa.

CORRÉA:
Sost. Correggia. Cintura di cuoio per sostenere i calzoni. Un tempo, spesso l’educazione dei bambini veniva impartita a “curriate” (colpi di correggia). Ra coppa ‘a ‘o cuorio esce ‘a corréa.

CORRENTONE:
Agg. e sost. Persona sempre pronta a farsi avanti, che accorre dovunque c’è da ottenere qualcosa.

CÒRZO:
Sost. Grosso cane da guardia. Etim.: cane della Corsica.

CÓSE:
V. Cucire. Cóso, cusiètti, cusùto.

COSETòRE:
Sost. Sarto.

CÓTECA:
Sost. Cotenna del maiale. Vivanda povera, si mangia cotta int’ ‘o pignatiello, co ‘a menesta asciatizza e ‘a pizza re rarigno. è molto apprezzata arrotolata, ripiena di formaggio grattugiato, uova, aglio e menta. Infine si cuoce nel sugo come una braciola e condisce fusilli o rigatoni.

COTECòNE: Sost. Persona rozza, gretta e taccagna.

COTÈZZE:
Sost. Distesa di terreno incolto. Terra a cotezze.

CÒTTO:
Sost. Cappotto, soprabito pesante. Etim.: dall’americano “Coat”.

COTTÓNE:
Sost. Cotone. – Loc.: Passà ‘o cottone (dare una strigliata).

COVERNÀ:
V. Dare da mangiare agli animali domestici. Covernà i cucci, covernà ‘e bacche. – 2) Curare, allevare: I male covernati ‘e coverna Dio. (I poveri sono protetti da Dio). Coverno, covernai. Covernato.

COZZECÓNE: Agg. Avaro, gretto, taccagno.

COZZèTTO:
Sost. Nuca. Parte posteriore del collo tra le spalle e l’attaccatura dei capelli. Loc.: ‘A legge r’ ‘o cozzetto (usanza tra ragazzi di infliggere sonori schiaffoni sulla nuca di chi è appena stato dal barbiere). – Tené ‘a morte ncopp ‘o cozzetto (Svolgere un lavoro molto pericoloso). – Tené quatto reta ‘e lardo ncopp’ ‘o cozzetto (essere molto obesi).

CòZZOLA:
Sost. Crosta che si forma sulla pelle in seguito a un taglio oppure per mancanza di igiene. – 2) Buccia, corteccia: Na còzzola re caso.

CRàCCHIA:
Sost. Costola di maiale cotta nel sugo oppure fritta con patate e peperoni sott’aceto. Dim.: Cracchietella.

CRàI:
Avv. Domani. Loc.: “Cosimo riuna crai… E meno male ca’ non è oi!” (Si dice di chi si appiglia a ogni pretesto pur di non fare qualcosa di poco piacevole). – Fa’ a crai a crai, com’ ‘a cornacchia (Rimandare di giorno in giorno). Etim.: dal lat. “cras”.

CRAIARòTTO:
Avv. Tra otto giorni, a partire da domani.

CRAIASSèRA:
Avv. Domani sera.

CRAMMATìNO:
Avv. Domani mattina.

CRàPA:
Sost. Capra. Prov.: Chi tene ‘a crapa tene puro ‘e corna (ogni cosa presenta qualche indesiderato effetto collaterale). – Femmene, ciucci e crape teneno ‘a stessa capo. – A crapa senza rienti, frasche toste. - Quera crapa ca non è sazzia a bintun’ora, riaolo scàttela! – Volé ‘o vosco chino e ‘a crapa sazzia (Volere due cose incompatibili tra di loro.). – Dim.: CRAPETTA, CRAPETTO.

CRAPÀRO:
Sost. Persona che alleva e vende capre.

CRENZÀ:
V. Presumere, essere convinti. Rifl.: Me crènzo (raro), me crenzài, crenzàto.

CREPÀ:
V. Crepare, schiattare. Prov.: A veré e a no’ tocca so’ cose ra crepà. – Chi vo’ male a sta casa adda crepà prima ca’ trase. – È megghio c’ ‘a panza crepa c’ ‘a rrobba sópra. (è meglio schiattare che fare andare a male il cibo).

CRÉRE:
V. Credere. Crero, cririetti, criruto. Prov.: Uocchio ca no’ bere core ca non crere. – Addò manco te criri nasce na fava. (L’occasione propizia si presenta quando uno meno se l’aspetta-“Tu te criri ca leggo e io non leggo”. “Tu te criri ca mme me ne fotte e ‘a mme non me ne fotte).

CRERènza:
Sost. Credito. Accattà a crerenza. Prov.: ‘A crerenza è morta: è stat’accisa ra’ li male paiaturi (frase scherzosa che si legge in qualche negozio per significare che non si fa credito).
èNZA: Sost. Crescita. Fase lunare dal novilunio (luna nuova) al plenilunio (luna piena).

CRESEMA:
Sost. Cresima.

CRESEMà:
V. Cresimare. Crésemo, cresemài, cresemato. Cresemà a quacchiruno (dare uno schiaffo a qualcuno).

CRéSTA:
Sost. Setola di animale (spec. del maiale).

CRIÀ:
V. Creare. Crèo, criài, criàto.

CRIàNZA: Sost. Creanza, educazione. Prov.: ‘A crianza è bona tririci misi a l’anno. – Chi non tene crianza è patrone r’ ‘o munno. (Chi non ha scrupoli ottiene quello che vuole). – ‘A morte non tene crianza. (la morte non rispetta niente e nessuno).

CRIATòRE:
Sost. Creatore. Dio. Mannà a ‘o Criatore (uccidere). –Jì’ a ‘o Criatore (morire).

CRIATùRA (CRIATùRO):
Sost. Bambino. Prov.:– è morta ‘a criatura e non simo cchiù compari. (Le amicizie finiscono quando finisce l’interesse).– Criature ‘e latto mo bone e mo sfatte.

CRICCO:
Agg. Rigido, duro. Arzillo. – Diritto sulle gambe, impettito.

CRISCI SANTO:
Escl. Formula augurale rivolta specialmente ai bambini.

CRISCIMùNNOLO:
Sost. Tumefazione inguinale.

CRìSCITO:
Sost. Lievito costituito da un pezzo di pasta fermentata.

CRISTALLIèRA:
Sost. Ampia credenza con le ante di vetro nella quale venivano esposti bicchieri, vassoi, ninnoli vari.

CRISTARIèLLO:
Sost. Gheppio. – 2) Persona dalla vista molto acuta. Etim. Dal fr. crecerelle (specie di falco).

CRISTIANO:
Sost. Essere umano (contrapposto all’animale). – 2) Persona educata e civile (S’è fatto cristiano).Esse no buono cristiano (essere una brava persona).

CRISTùSO:
Agg. Peloso, ricoperto di setole. Puorco cristuso.

CROCCHè:
Sost. Supplì, panzarotto di patate.

CROCE:
Sost. Località montefalcionese dove, nel mese di maggio, si celebra una festa in onore della Santa Croce di Cristo. – 2) Pesante sacrificio: me so’ abbrazzata sta croce.

CROCèTTA:
Sost. Immaginetta sacra di metallo che si portava al collo.

CROGNALITO:
Sost. Località di Montefalcione.

CROMATìNA:
Sost. Lucido per le scarpe. Te fazzo nioro com ‘a cromatina!

CRORÉLE:
Agg. Crudele, spietato.

CRÒSCA:
Sost. Cosca. Associazione per delinquere. Gruppo malfamato.

CRUCIVìA:
Sost. Crocicchio. Secondo antiche superstizioni, se ci si trovava a passare per un crocicchio bisognava farsi tre volte il segno della croce per non essere colpiti dalle fatture, lasciate lì dalle janare (v.) che le avevano tolte ad altre persone. Si diceva anche che in questi posti, allo scoccare della mezzanotte, apparivano le anime dei morti ammazzati.

CRURO:
Agg. Crudo. A cruro a cruro (bruscamente, senza cerimonie). – 2) Crudele. Tené ‘o core cruro (essere senza pietà).

CRUSCÉ:
Sost. Lavoro femminile fatto con l’uncinetto.

CUCCÉSSE:
Sost. Località montefalcionese.

CUCCIàRDA:
Sost. Cappellaccia. Allodola. Etim.: dallo spagnolo “cogujada”.

CùCCIO:
Sost. Coniglio. Cuccio chino (Spec. grastronomica di Montefalcione. Coniglio spellato, farcito con uova, pane, formaggio, salame e cotto nel sugo).

CUCCIRÌNOLO:
Sost. Cavia. Porcellino d’India.

CUCùZZO:
Sost. Zucchino. Dim.: CUCUZZIELLO.

CUFFIÀ:
V. Deridere, beffare. Cofféo, coffiài. Coffiato. Prov.: Chi cufféa resta cuffiato. (Chi gabba rimane gabbato).Prov.: Chi cuffèa i piccirilli fa’ ‘a morte re li rilli. Etim.: Secondo il De Falco, dal greco “kufon” (gogna pubblica per i condannati).

CULACCHIàTA:
Sost. Botta, colpo dato col sedere.

CULO:
Sost. Pur non essendo un termine dialettale, è diffusissimo nella parlata montefalcionese e dà luogo a innumerevoli modi di dire. Locc. A culo a biento; a culo appozóne; c’ ‘o culo a la fossa (prossimo a morire). – Tené ‘o culo rutto; tené ‘o culo scionnato (essere molto fortunati). Prov.: Quanno ‘o culo caca ‘o mierico crepa. – Quanno ‘a vocca s’ ‘o pigghia e ‘o culo t’ ‘o renne futtitenne r’ ‘e miricine e re chi ‘e venne. – Quanno ‘o culo se fà pesante ce ne iamo tutti santi santi (ricorda il prov. toscano: Quando non si può più, si torna al buon Gesù). – Sole re marzo e culo re creatura non se po’ stà mai sicuri. - ‘O prim’anno a core a core, pe’ tre anni a culo a culo e pe’ trent’anni a cauci nculo (si dice della vita matrimoniale). – Si tinissi ‘o culo come tieni ‘a vocca, facissi pérete e non te n’addonassi (riferito a chi parla a vanvera e dice solo sciocchezze). – Contro ‘a ‘o culo non ce stà scienza ca vale (meglio essere fortunati che sapienti). – È megghio a portà no quintale ncapo ca n’onza nculo! – Loc.: Tené ‘o culo r’o malassettato (non stare mai fermi). – ‘O culo pe cielo e ‘a facci pe terra (le cose vanno al rovescio). – Fa ‘o culo a cappiello re préote. - Quiri culi ca mo preati stanno, vene ‘o juorno ca cacà non ponno (La felicità e la fortuna non durano in eterno).

CULUCCIO:
Nome proprio dim. di Nicola.

CUMMIGGHIÀ:
V. Coprire. Cummigghio, cummigghiai.

Cummigghiato: Agg. Coperto.

CUMMULITÀ: Sost. Comodità, agio. Prov.: Chi tene ‘a cummulità e non se ne serve, non trova confessore ca l’assorve.

CUMPIATÌ:
V. Compatire, avere compassione. Compiatisco, compiatietti, compiatuto. - Viecchi e criature s’hanna compiatì.

CUMPRIMENTO:
Sost. Regalo, dono. – 2) Elogio. Adulazione.

CUNFIRENZA:
Sost. Confidenza, formalità. Prov.: ‘A cunfirenza è patrona r’a malacrianza. (Troppa familiarità genera mancanza di rispetto).

CUNTIÀ:
V. Raccontare, narrare una favola. Contéo, cuntiài, cuntiato.

CUNTIATA:
Sost. Chiacchierata. Discussione.

CUNTO:
Sost. Racconto. “Rimmi no cunto ca co l’aco sia punto, co l’aco zoccolara non puozzi mai cacà” (vecchia filastrocca). – 2) Fatto, vicenda. ‘O cunto ‘e zì Francisco.

CUNTRUOCCHIO:
Sost. Scongiuro contro il malocchio.

CUNZÌMA:
Sost. Condimento, grasso alimentare. Prov.: Quanno ‘a cunzima è poca se ne va p’ ‘a tiella. (Quando un guadagno è molto scarso non basta neppure a coprire le spese). – 2) Concime, fertilizzante.

CUNZIMÀ:
Concimare. Cunzìmo, cunzimai, cunzimato. Cunzimà ‘e purmarole.

CUNZO:
Sost. Condimento.

CUÒCCHIOLO:
Sost. Guscio (spec. di frutto secco). “Si me rài no cuocchiolo re bettone, te rico addò stà tata”. (Si dice di chi è disposto a tradire con eccessiva facilità).

CUòCCIO:
Sost. Testardaggine. Tené ‘o cuoccio tuosto! (Avere la testa dura).

CUòFENO:
Sost. Cofano, scrigno. – 2) Grande quantità, un sacco di roba. Cuofano sagghie e Cuofano scenne (È una storia che si ripete sempre).

CUòLLO:
Sost. Collo. Imprecazione: Te puozzi rompe ‘a noce r’ ‘o cuollo! (Che ti possa rompere l’osso del collo).

CUòNGIO CUòNGIO:
Loc. avv. Piano piano.

CUòNZOLO:
Sost. Pranzo che si recava alla famiglia di una persona appena defunta perché in questa casa non si poteva accendere il fuoco ed era proibito cucinare fino a quando non si celebrava il “settimo” (v.). Chi portava il cuonzolo (il conforto del cibo) doveva mangiare insieme alla famiglia del morto facendo attenzione a lasciare sul posto tutto quello che avanzava. Infatti riportare indietro anche una sola briciola di cibo era considerato di pessimo augurio.

CUòPPO:
Sost. Foglio di carta arrotolato a forma di cono, riempito di olive, lupini, caldarroste. Dim.: CUPPITIELLO: Gelato ncoppa ‘o cuppitiello (gelato sul cono). Scioglilingua: A cuoppocupo poco pepe cape.

CUÒRIO:
Sost. Cuoio. – Tené ‘a facci re cuorio (Avere la faccia tosta).

CUòRIVO:
Sost. Corvo. Loc. ant.: Fà la sciutar’ ‘o cuorio. (Non ritornare più come il corvo che Noè mandò fuori dall’arca.

CUORNO:
Sost. Corno. Tené na facci re cuorno (essere sfrontati e senza essere alcuna vergogna).

CUòTOLO CUòTOLO (SCUòTOLO SCUòTOLO):
Loc. avv. Mogio, mogio.

CUOSTO:
Sost. Parte dura della verdura.

CUòZZO:
Sost. Parte non tagliente di una scure o di un coltello. ‘O cuozzo re l’accetta. - 2) Cantuccio di pane.

CUPA:
Sost. Strada stretta tra muri e alte siepi. ‘A cupa ‘e Sant’Antonio.

CUPIERCHIO:
Sost. Coperchio. – ‘O Ssuoperchio rompe ‘o cupierchio. (Il troppo storpia).

CUPO:
Sost. Alveare. - Agg. Profondo: Piatto cupo.

CUPPINàTA:
Sost. Contenuto di un cuppino (v.). “Giacchì, vuò cchiù fasuli?” “N’ata cuppinata!”.

CUPPìNO:
Sost. Mestolo da brodo o da minestra. – No cuppino re pasta e patane.

CURÀ:
V. Conservare sott’aceto (spec. peperoni e olive). Curo, curài.

CURàTO:
Agg. Conservato sott’aceto. Peparuli curati e baccalà ‘nzalata (piatto tipico della cucina montefalcionese).

CURILONGA:
Sost. Cutrettola, uccello dei passeracei.

CURNICIèLLO:
Sost. Fagiolino. Curnicielli e patane. – 2) Cornetto rosso considerato un oggetto apotropaico. Amuleto, portafortuna.

CURNùTO:
Agg. Animale provvisto di corna. Sost. e agg.: Uomo tradito dalla moglie. Becco. Prov.: ‘O curnuto è l’urdimo a sapé i cazzi sui. (Nessuno può avere la certezza di non essere mai stato tradito). – Curnuto e mazziato (si dice di chi ha avuto il danno e la beffa).

CURRÌO:
Sost. Rabbia, risentimento. Indignazione.

CURRIOLA:
Sost. Erba selvatica.

CURRITùRO:
Sost. Corridoio.

CURRIùLO:
Sost. Laccio, striscia di cuoio per legare le scarpe.

CURRIùSO:
Agg. Curioso.

CURTIèLLO:
Sost. Coltello. ‘A carne è tosta e ‘o curtiello non tagghia! (Va tutto male!). Loc.: Camminà ncopp’ ‘a no tagghio re curtiello (fare rigide economie). – Mette no curtiello ncanna (costringere con la forza).

CURTO:
Agg. Corto, breve. Persona di bassa statura. Curto e male cavato. – Curto ‘e comprendonio. Loc. avv. A curto a curto (in breve. Senza perdere tempo).

CUSTìGNO:
Sost. Crivello, detto anche CIRNICCHIO.

CUTULIÀ:
V. Scuotere una pianta per farne cadere i frutti maturi. Cotoléo, cutuliai, cutuliato.

CUTULIàTA:
Sost. Scrollata. Malattia improvvisa e debilitante.

CUTULIZZO:
Sost. Brivido di freddo.

CUZZITIèLLO:
Sost. Cantuccio di pane ancora caldo.






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