Cerca

Vai ai contenuti

LETTERA A

A-B-C

A


A:
prep. A - Aggia ì a berè ‘a scola re figghimo. – Simo juti a Salierno.

‘A:
Art. ‘A uagliotta (la ragazza); ‘a sopàla (la siepe)

ABBABBIÀ:
V. Abbindolare, ingannare. Abbàbbio, abbabbiai.

ABBABBIàTO: Agg. Abbindolato, circuito.


ABBACCÀ:
V. Accordarsi con qualcuno ai danni di un terzo. Scendere a vantaggioso compromesso. M’abbacco, m’abbaccai.

ABBACCàTO:
Agg. Che si è fatto corrompere, che si è messo d’accordo.

ABBACCHIàTO:
Agg. Avvilito, depresso, giù di morale.

ABBAFÀ:
Sentirsi mancare il respiro. Soffocare per il caldo. Abbàfo (o m’abbafo), abbafai (o m’abbafai) – Rint’a sta camera s’abbafa. - Etim.: dal sost. afa.

ABBAFàTO:
Agg. Senza fiato. Accaldato.

ABBAGNÀ:
V. Bagnare, inumidire. Abbagno, abbagnai. Loc.: Abbagnà ‘o viscuotto (Avere un rapporto sessuale). – Prov: è ‘a prim’acqua quera c’abbagna (Gli inizi sono determinanti).

ABBAGNàTO:
Agg. Bagnato, inzuppato. - Sposa abbagnata sposa furtunata – Si non è zuppa è pane abbagnato (è la stessa cosa).

ABBALÌ:
V. Avvilirsi, deprimersi. M’abbalisco, m’abbalietti.


ABBALLÀ:
V. Ballare, danzare. Abballo, abballai, abballato. Si narra che, in tempi ormai lontani, un calzolaio montefalcionese di nome Giuseppe, uscì di casa in piena notte per soddisfare un bisogno fisiologico (allora nelle case povere non esisteva nessun servizio igienico). All’improvviso, fu circondato da sei “janare” (v) che lo costrinsero a ballare: “abballa, abballa Masto Giuseppo, ierimo sei e mo’ simo sette …!” Il poveraccio, morto di paura, ripeteva tra sé: “Si stanotte me iesce mparo, fore non ghiesco cchiù a cacà!”. – Prov.: Tutti sanno abballà quanno ‘a sciorta sona (tutti sono bravi quando ogni cosa va per il verso giusto). – Quanno ‘a femmena ‘o culo l’abballa si non è pottana ‘ó riavolo falla (certi comportamenti sono rivelatori della personalità di un individuo) – Quanno non ce stà ‘a iatta i surici abballano (quando non c’è chi controlla ognuno fa il proprio comodo).

ABBALLARìNOLA:
Sost. Ballerina, danzatrice.

ABBALLATA (ABBALLO):
Sost. Ballo, danza. Loc.: L’abballo ‘e l’urzo (Si dice di andatura goffa e impacciata). Un vecchio canto popolare recitava: “Ue’, mo’ nce avìma fà na risa … nce avìma fà n’abballo senza la cammisa…”.

ABBALùTO:
Agg. Avvilito, scoraggiato, depresso.

ABBAMPÀ:
V. Avvampare, prendere fuoco. Abbampo, abbampai – 2) Arrossire per la vergogna. - Abbampa pe’ lo scuorno.

ABBAMPàTO:
Agg. Avvampato, acceso.

ABBARÀ:
V. Badare, fare attenzione, accudire. “Abbara ‘a ‘o criaturo!” (Fai attenzione al bambino). – “Abbara a ‘o fuosso!” (Fai attenzione al fosso). – “Non nce abbarà” (Non farci caso …). Abbaro, abbarai, abbarato. – Prov.: Chi abbara a ‘o ssuo non fà rammaggio a nisciuno.

ABBARAZZIONE:
Sost. Attenzione, cura, concentrazione. Fanci abbarazzione (Fai attenzione).

ABBARRÀ:
V. Chiudersi in casa sprangando porte e finestre con lunghe mazze scorrevoli di ferro o di legno dette VARRE (spranghe). Abbarro (o m’abbarro), abbarrai (o m’abbarrai). Si dice anche VARRIÀ.

ABBARRàTO:
Agg. Sprangato, chiuso.

ABBASÀ:
V. Rifl. Basarsi. Fare affidamento su qualcosa o su qualcuno. M’abbaso, m’abbasai.

ABBASàTO: Agg. Persona seria, equilibrata e responsabile. – Ngiulino è no cristiano abbasato.

ABBASCIO:
Avv. Giù, in basso. Loc.: ì abbascio e ncoppa (Andare su e giù). Ì pe’ l’acqua n’abbascio (Andare in rovina).

ABBASTA:
Inter. Basta. Abbasta ‘e chiacchiere!

ABBASTÀ:
V. Bastare, essere sufficiente. Abbasto, abbastai, abbastato. Bastare, essere sufficiente. Loc.: Nce abbasta e nce sopra (Basta e avanza) – Abbasta ca … (Basta che … purché …) – Abbasta ca t’adduormi (purchè ti addormenti)… Abbasta ca me paieno (purché mi paghino).

ABBAZZìA:
Sost. Toponimo montefalcionese.

ABBELENÀ:
V. Abbeleno, abbelenai. Avvelenare. “abbelenà ‘o caso pe’ li surici” (Avvelenare il formaggio per i topi) – 2) Rifl.: Amareggiarsi, innervosirsi.

ABBELENàTO:
Agg. Avvelenato, amareggiato.

ABBENTÀ:
V. Fermarsi, riposare. Trovare pace. Abbento, abbentai, abbentato. Prov.: Chi co ‘a fatica non abbenta co ‘a fame non s’apparenta. (Chi è buon lavoratore non muore mai di fame). Etim.: dal lat. “Adventare” (arrivare in porto, approdare).

ABBESOGNÀ:
V. Avere bisogno. Abbesogna (m’abbesogna). – Abbesognào (m’abbesognào), abbesognato.Che t’abbesogna? (che cosa ti serve?).

ABBEVERATùRO:
Sost. Abbeveratoio. Grossa vasca di pietra in cui si fanno bere gli animali da pascolo.

ABBEZZà:
V. Avvezzare, abituare. Abbézzo, abbezzài – Prov.: Abbezzà e sbezzà so’ dui malanni (Abituarsi e disabituarsi sono due cose molte difficili).

ABBIÀ:
V. Avviare, dare inizio, mettere in movimento. Abbìo (o m’abbìo), abbiai (o m’abbiai), abbiato. - Quanno s’abbìa a scognà? (Quando si comincia a trebbiare?). Abbiàmmo buono! (Cominciamo bene!)

ABBIàTA:
Sost. Avvio, inizio. Loc.: Pigghià na mal’abbiata (Prendere una brutta piega). – 2) Rincorsa.

ABBIàTO:
Agg. Iniziato, cominciato.

ABBICINÀ:
V. Avvicinare, accostare. Abbicìno (m’abbicìno), abbicinài (m’abbicinài), abbacinato. Abbicinà ‘o piatto (accostare a sé il piatto). – M’abbicino a la boffetta (mi avvicino al tavolo).

ABBIENTO:
Sost. Tregua, riposo. Usato già da Cielo d’Alcamo (sec. XIII): “per te non aio abento notte e dia”. Non truovi abbiento! (Non ti fermi mai!). Etim.: dal lat. “Adventus” (Arrivo, riposo).

ABBISTÀ:
V. Avvistare, riconoscere qualcuno da lontano. Abbisto, abbistai, abbistato. Etim.: dal catalano “Avistar” (Vedere in lontananza).

ABBITÀ:
V. Avvitare, chiudere ermeticamente un recipiente o una bottiglia. Abbìto, abbitài, abbitato – Abbita buono ‘o boccaccio! – Abitare, risiedere .

ABBITIELLO:
Sost. Pezzetto di stoffa con un’immagine sacra che si metteva al collo, sostenuto da un nastrino, in segno di devozione. Scapolare. Prov.: “L’abbitiello è piccolo ma è chino ‘e revozzione (Si dice di persona di piccola statura ma molto smaliziata e che sa il fatto suo).

àBBITO:
Sost. Vestito per uomo composto di giacca e pantaloni della stessa tinta. Nell’immediato dopoguerra e per buona parte degli anni Cinquanta i Montefalcionesi poveri (In pratica quasi la totalità della popolazione) si recavano a piedi ad Atripalda dove ogni giovedì si teneva (e si tiene tuttora) un famoso mercato. Qui, compravano, per pochi soldi, “l’abbito ncopp ‘a pèrteca” che doveva durate per molti anni. Quando i pantaloni si consumavano o si rompevano sulle natiche o sulle ginocchia “se mettevano ‘e pezze” e quando anche queste toppe si erano consumate se ne mettevano altre (“pezze ncopp ‘a pezze). In quegli anni di miseria, erano molti quelli che “ghieveno co ‘e pezze nculo”. Prov.: àbbito non fà moneco e ghierica non fà preote (le apparenze ingannano).

ABBIVÌ:
V. Rinvenire, riprendersi da uno svenimento. Abbivìsco, abbivietti.

ABBIVùTO:
Agg. Rinvenuto, risuscitato.

ABBIZZIÀ:
V. Viziare. Abbìzzio (o m’abbìzzio), abbìzziai (o m’abbìzziai), abbìziato. - Te stai abbizzianno (Stai prendendo delle cattive abitudini).

ABBIZZIATO:
Agg. Viziato, coccolato. Abituato bene.

ABBOFANÌ:
V. Rifl. Diventare gonfi. M’abbofanisco, m’abbofanietti.

ABBOFANùTO:
Agg. Gonfio, dilatato, idropico.

ABBOLÀ:
V. Volare via. Abbòlo, abbonai, abbolato. A pòllera abbolào coppa i sciuri (La farfalla volò sui fiori).

ABBONATA (A L’)
: Loc. avv. Essere semplici, umili e bonari. Totonno è no cristiano a l’abbonata (Antonio è una persona affabile e cordiale).

ABBOTTÀ:
V. Gonfiare, riempire. Abbotto (m’abbotto), abbottai (m’abbottai). – 2) Offendersi, risentirsi, mantenere un atteggiamento permaloso. Etim.: da “Botta” (rospo).

ABBOTTATO:
Agg. Gonfio, pieno. – 2) Imbronciato, offeso.

ABBRACHÌ:
V. Diventare rauchi, perdere la voce. Abbrachisco (o m’abbrachisco), abbrachietti (m’abbrachietti), abbracuto.

ABBRACùTO:
Agg. Afono, rauco.

ABBRAMÀ:
V. Bramare, desiderare con grande intensità. Abbràmo, abbramai.

ABBRAMàTO:
Agg. Avido, ingordo, affamato. Avaro. Me pari n’abbramato.

ABBRANCÀ:
V. Ghermire, afferrare con entrambe le mani. Abbranco, abbrancài, abbrancato.

ABBRAZZÀ:
V. Abbracciare. Abbrazzo, abbrazzai, abbrazzato. Loc.:
Abbrazzà na croce (Sopportare una grossa disgrazia).

ABBRECAZZIONE:
Modo di dire. Abbi obbligazione … ringrazia… Abbrecazzione a pàrito (Ringrazia tuo padre se …).

ABBRÈO:
Sost. 1) Ebreo. 2) Usuraio, avaro.

ABBREÒGNA
: Sost. f. Vergogna, pudore.

ABBREOGNÀ:
v. Rifl. Vergognarsi. M’abbreogno, m’abbreognai, abbreognato.

ABBRÉSCA
: Sost.f. Familiarità, confidenza. Loc.: Fa abbresca (Familiarizzare, entrare in amicizia).

ABBRILANTE:
Agg. Del mese di aprile. Prov.: Quatto abbrilante iuorni quaranta (Se piove il 4 aprile, pioverà per 40 giorni).

ABBRILE:
Sost. Aprile. Prov.: Abbrile fa ‘o sciore e maggio n’ha l’onore (Chi lavora e chi ne ha i meriti). – Abbrile no poco ciange e no poco rire (il tempo d’aprile è molto variabile). – Abbile, còrcati priesto e àziti matino (Perché c’è tanto da lavorare nei campi).

ABBRUCIÀ:
V. Bruciare, ardere. Abbrucio, abbruciai. – 2) Rifl. Risentirsi di un’offesa. Loc.: “M’abbrucia …!” “E mittici i pili re la mucia (I peli del gatto. Si diceva, in tono scherzoso, per invitare qualcuno a passare sopra a una contrarietà, a non prendersela troppo).

ABBRUCIATO: Agg. Arso, bruciato. Molto cotto. Pane abbruciato.

ABBRUNZO:
Sost. Bronzo. ‘O Rre dd’abbrunzo: monumento di Carlo II d’Asburgo di Cosimo Fanzago, sito in Avellino, in piazza della Dogana.

ABBRUSTULÌ:
V. Abbrustolire, tostare. Abbrustulisco, abbrustulietti. – 2) Scottarsi al sole, abbronzarsi in modo esagerato.

ABBRUSTULIATURO:
Sost. Recipiente metallico dal fondo bucherellato usato per abbrustolire orzo, caffè, ceci. Oggi è del tutto dimenticato.

ABBRUSTULUTO:
Agg. Tostato, abbrustolito. Pane abbrustuluto. – Peparuli abbrustuluti.

ABBRUZZULÌ:
V. Rabbrividire per il freddo e la paura. Abbruzzulisco, abbruzzulietti, abbruzzuluto. Me sento abbruzzulì ‘e carni ncuollo (Mi sento la pelle d’oca).

ABBUFFÀ:
V. Offendersi, risentirsi, diventare di cattivo umore. Riempire qualcuno di botte. Mo t’abbuffo re pacchiri! – Rifl. Gonfiarsi di cibo. Fare una scorpacciata. M’abbuffo, m’abbuffai. Loc.: Abbuffà ‘a uallera (infastidire, annoiare). – Abbuffà ‘a panza (essere incinta). – ‘A fatica r’ ‘a vianova: chi s’abbuffa e chi no’ ne prova (negli anni Cinquanta, a Montefalcione, c’erano molti cantieri per costruire le strade e questo detto venne attribuito a coloro che non venivano assunti per la realizzazione di questi lavori). Prov.: Chi re suonno s’abbuffa re fame se fotte (Chi dorme non piglia pesci). – “Abbuffati, ca ‘o pantano è chino!” risse ‘o puorco (Questo è il momento di vedersene bene). Etim: dallo spagnolo “bofar” (Soffiare).
àto: Agg. Gonfio, sazio. Risentito - Quiro stà abbuffato.

ABBUOLO:
Sost. m. Volo. Te fazzo fà n’ abbuolo p’ ‘a finesta!

ABBUSCÀ:
V. Essere picchiati, ricevere botte. Abbusco, abbuscai, abbuscato. Prov.: ‘O ciuccio non cammina si non abbusca. – 2) Guadagnare di che vivere. Ascì p’abbuscà ‘a jornata. Prov.: Chi s’aza matina s’abbusca ‘o carrino, chi s’aza a ghiuorno, s’abbusca no cuorno. – 3) Partorire: S’è abbuscato ‘o mascolo (ha partorito un maschietto).

ACALÀ:
V. Calare, abbassare. Acalo, acalài, acalàto - Acalà ‘a capo, ‘acala ‘e scelle (Tornare a più miti consigli. Moderare le proprie pretese).

ACARÙLO:
Sost. Agoraio. Contenitore degli aghi da cucito.

ACCANNÀ:
V. Ant. Accatastare. Misurare la legna. Accànno, accannài, accannàto.
àSCIO: Avv. All’ingiù, a caposotto.

ACCAPAMMòNTE:
Avv. All’insù, verso l’alto.

ACCAPEZZÀ:
V. Mettere la testa a far bene. Impegnarsi. Accapezzo, accapezzai, accapezzato. Sto uaglione no’ bole accapezzà a sturià.– 2) Mettere la cavezza all’asino – Accapezzà ‘o ciuccio.

ACCAPOSòTTA:
Avv. A testa in giù. Loc.: Quiro lègge ‘o giornale accaposòtta (non sa leggere, non capisce quello che legge).

ACCASAZZÀ:
V. Ammucchiare sull’aia i covoni di grano formando una bica a forma di casa (“casazza”). Acasazzàmo, ca vene a chiove. Prov. Maggio ortolano: vinniti ‘o ciuccio e accattiti ‘o grano. - Fatti accattà ra chi non te sape! (Ormai puoi incantare solo chi non ti conosce). Etim.: dal lat. “Captare”. Accasàzzo, accasazzài.

ACCASAZZàTO:
Agg. Ammucchiato – ‘e gregne so state accasazzate mmiezz’ a l’aria (I covoni sono stati ammucchiati sull’aia).

ACCATTà:
V. Comprare, acquistare. Accatto, accattai.

ACCATTàTO:
Agg. Acquistato, comprato. “Accattàto” per i contadini era tutto quello che non veniva prodotto da loro. Pane accattàto (Pane comprato dal fornaio).

ACCàTTITO:
Sost. Acquisto, guadagno. Loc. iron.: Fa’ no bell’accattito! (Fare un pessimo affare). – ‘O megghio accattito è quiro ca non se fà.

ACCETTIÀ (ACCITTIà):
V. Colpire o tagliare con l’accetta. Accettía (o accettèo), accettiài, accettiato.

ACCETTùLLO:
Sost. Roncola. Pitaturo (v.).

ACCHIANÀ:
V. Appianare, rendere liscia una superficie. Aggiustare, mettere le cose a posto. Acchiàno, acchianài, acchianàto. Rifl.: Rovinarsi, cadere in miseria. M’acchiàno, m’acchiànai. Pe’ ghì appresso a te me so’ acchianato (Per darti retta mi sono rovinato).

ACCHIANàTA:
Sost. Salita, erta. L’aggio scontato ncoppa a l’acchianata (L’ho incontrato sulla salita).

ACCHIANàTO:
Agg. Appianato. – 2) Rovinato, ridotto in condizioni economiche disperate.

ACCHIANATùRO: Sost. e agg. Ant. e raro. Cavallo che tirava il carro sulla salita. – 2) Cilindro di legno per spianare la pasta. Matterello.

ACCHIARÌ:
V. Rendere trasparente l’acqua torbida. Acchiarisco, acchiarietti, acchiaruto. – 1) Risciacquare il bucato per togliere via la schiuma del sapone (“Acchiarì li panni”).

ACCHIARùTO:
Agg. Schiarito, diventato limpido.

ACCHIETTO:
Sost. Occhiello, asola.

ACCHIOCCÀ:
V. Potare un albero tagliandone i rami laterali. Acchiocco, acchioccai. – 2) Bere fino a diventare brilli. Quiro s’è acchioccato.

ACCHIOCCATO:
Agg. Brillo, stordito. In preda a sonnolenza.

ACCIANZO:
Sost. Opportunità. Occasione favorevole. – Etim.: dal francese: “Chance”.

ACCIAòMO:
Sost. Persona malconcia, ridotta in condizioni pietose. Etim.: dal lat. “Ecce homo”.

ACCIO:
Sost. Sedano. ACCI E BACCALÀ: piatto montefalcionese del pranzo di mezzogiorno della vigilia di Natale. Prov.: L’accio senza acqua se secca. Wellerismo: Risse l’accio: “Questa cantina ‘a saccio! (il sedano crudo si accompagna bene col vino). Etim.: dal lat. “Apium”.

ACCIòPPOLA:
Sost. Zuffa, rissa.

ACCIOPPOLÀ:
V. Azzuffarsi, litigare. M’accioppolo, m’accioppolai. – Prov.: I ciucci s’acciòppoleno e i varrili se scàrrecheno. (Quando i potenti litigano sono sempre i sottoposti a pagarne le conseguenze).

ACCìRE:
V. Uccidere, ammazzare. Acciro, accirietti, acciso. Accire ‘o puorco. Prov.: Ciento niente acciriero no ciuccio. (Tanti poco fanno un assai). – Accìreno cchiù l’uocchi ca ‘e scoppettate (il malocchio è più pericoloso delle fucilate). – Accire cchiù ‘a lengua ca na cortellata. (Una parola può fare danni incalcolabili).

ACCIRITòRIO:
Sost. Sfacchinata. Massacro, strage. – 2) Pesante sfacchinata. ì a Mondovergine appere è n’acciritorio.

ACCìSO:
Agg. Ucciso, ammazzato. – Puozzi murì acciso. – 2) Stanco, sfinito.

ACCIVESCOLE (o ARCIVESCOLE):
Sost. Arcivescovo.

ACCOCCHIÀ:
V. Raggruppare, mettere insieme. Accocchio, accocchiai. Loc.: Quiro non sàpe accocchià quatto parole. (Si dice di chi è ignorante come un bue) – 2) Accoppiare. L’aucielli s’accocchiano pe’ cielo e i fitienti pe’ terra. – ‘O Pataterno prima ‘e fà e po’ l’accocchia. (Similia cum similibus) – 3) Dire, nella loc.: Ma che cacchio m’accucchi? (Ma che diavolo stai dicendo?). Etim. dal lat.: “Adcopulare”.

ACCOCCHIàTO:
Agg. Raggruppato, unito. S’è accocchiate ‘a raspa co ‘a lima.

ACCOETÀ: V. Acquietare, far stare buono. Calmarsi. Accoèto (o m’accoèto), accoetài. Loc.: S’è accoetato (Si è calmato, ha trovato pace, è morto). Accoetà ‘a criatura (Accontentare chi fa capricci).

ACCOETàTO:
Agg. Acquietato, tranquillizzato, calmato.

ACCòGGHIE:
V. Accogliere, radunare. Accògghio, accugghietti, accuoto (accugghiuto). – 2) Ritirarsi, ritornare. A quest’ora t’accuogghi? – Non me pozzo accogghie. (Non trovo pace, le cose mi vanno male).

ACCOMMENZÀ:
V. Cominciare. Accommenzo, accommenzai. Prov.: Chi mai accommenza mai finisce.

ACCOMMENZàTO:
Agg. Cominciato, iniziato.

ACCONZÀ:
V. Aggiustare, sistemare. Riparare. Accónzo, acconzài. Prov.: Casa acconzata, morte appreparata. – ‘O carro s’acconza p’ ‘a via. (Col tempo tante cose si aggiustano). – L’uosso viecchio acconza ‘a pignata. (Chi è esperto e maturo dà più garanzie di chi è giovane). – Chi scascia acconza (Chi rompe paga). – ‘A morte a chi acconza e a chi sconzeca (Se uno non muore un altro non gode). Loc.: Acconzà quattr’ova int’o piatto (Far bene i propri interessi). – ‘E bbone parole accónzano i male fatti.

ACCONZAOSSA:
Sost. Praticone che aggiustava fratture e curava distorsioni. Ciarlatano. Si dice ironicamente di un ortopedico nel quadre non si nutre troppa fiducia.

ACCONZàTO:
Agg. Aggiustato, adattato.

ACCOPPÀ:
V. Superare, passare al di sopra. Accoppo, accoppai, accoppato. Accoppà ‘o muro (Scavalcare il muro). Anni fa, tra i ragazzi di Montefalcione era molto diffuso il gioco delle figurine. Chi riusciva, con un colpo secco della mano, a capovolgere (“accoppà”) un mazzetto di figurine di calciatori o ciclisti, piegato a forma di tegola, se ne impossessava. Vinceva chi riusciva, in tal modo, a sottrarre (“scolà”) tutte le figurine agli avversari.

ACCORCIATòRA (ACCORTATORA):
Sost. Scorciatoia.

ACCORMÀ:
V. Colmare, riempire un recipiente per aridi (mezzetto) oltre il suo orlo (misura a curmo). Esisteva anche la misura a varra che si praticava passando una listella di legno sull’orlo del mezzetto in modo da farne cadere il contenuto eccedente (accormatura). Accórmo, accormai, accormato.

ACCORTÀ:
V. Accorciare, abbreviare. Accórto, accortài. Te pozzeno accortà li iuorni! (Che tu possa morire presto!).

ACCORTàTO:
Agg. Abbreviato. Accorciato, tagliato.

ACCÒTA:
Sost. Raccolto. – 2) Raccolta naturale di acqua piovana.

ACCUCCIULIÀ:
V. Ingraziarsi qualcuno con adulazioni e carezze per ottenere qualcosa. Accuccioléo, accucciuliai, accucciuliato. – 2) Lo strofinarsi del cane contro le gambe del padrone oppure l’atto di accarezzare il cane per farlo stare buono.

ACCÙNZO (f. ACCÓNZA):
Agg. Aggraziato, garbato. Piacevole.

ACCUORTO:
Inter. Attento! - Statti accuorto a ‘o raro! (Stai attento allo scalino!).

ACCUPPÙLUTO:
Agg. Appuntito. Ripieno oltre l’orlo in modo da formare una cupola. No piatto accuppuluto re làene e fasuli (Un piatto stracolmo di tagliatelle caserecce e fagioli).

ACCURÀ:
V. Bruciacchiare un indumento stirandolo o accostandolo troppo al fuoco. Accùro, accurài.

ACCURàTO: Agg. Bruciacchiato. Cammisa accurata.

ACCUSSÌ:
Avv. Così. Prov.: Accussì va ‘o munno: chi nata e chi va a funno! – “Accussì adda ì!” risse ‘o moneco. – Loc.: Accussì me rice ‘a capo! (Si dice quando non si vuol dar conto a qualcuno del perché del proprio operare). – Come Pagazzio accussì Pittazzio! (Come si paga così si viene serviti). – “Accussì và ‘o munno!” – risse Ramunno.

ÀCENO (Pl. ÀCENA):
Sost. Acino. Chicco d’uva o di grano. Prov.: A acena a acena se fà ‘a mmàcena. (I piccoli e continui risparmi fanno i grossi capitali). – 2) Est.: Pizzico: Pe’ n’aceno re sale se perde ‘a menesta. (Si dice quando per un dettaglio va in fumo un grosso affare).

ACIERIVO (f. ACÈREVA):
Agg. Acerbo. Pl.: ACIERIVI – ACEREVE.

Àcito:
Sost. Acidità di stomaco. I peparuli ‘nzalata me fanno vinì l’acito.

ACìTO:
Sost. Aceto. Acito russo, acito ianco. Loc.: Se n’è ghiuto r’acito (non è più normale). “Acito!” “Paracqua!” (Un venditore d’aceto venne alle mani con un venditore di ombrelli perché pensava che disprezzasse il suo aceto paragonandolo all’acqua. Si dice per indicare una totale incomprensione tra due interlocutori).
ACO: Sost. Ago. Prov.: Addò non ce mitti l’aco po’ nce mitti ‘a capo. (Principiis obsta, dice Ovidio).
ACQUA: Sost. Acqua. Est.: Pioggia. Euf.: Orina. Loc.: I’ a fà no poco r’acqua (andare a fare la pipì). – Acqua a la pippa (le cose vanno male. La pipa quando è bagnata non si può accendere). – Acqua p’ a fraveca e vino pe’ li fravecaturi. (A ciascuno il suo). – L’acqua nfraceta i bastimenti a mare (lo dicono quelli che amano il vino). – L’acqua va addò penne – L’acqua passata non macena chiù a ‘o mulino. (Non serve a niente rimpiangere il passato). – Risse Ronna Costanza: «L’amore vo ‘a speranza e l’acqua vo ‘a pennenza!». – Acqua re giugno arruina ‘o munno (la pioggia di giugno è nociva per la campagna). – Acqua r’austo régne ‘o fusto (la pioggia d’agosto riempie la botte). – Acqua r’austo fà castagne e musto. - Ogni acqua leva ‘a sete. (Lo dice chi non va per il sottile).

ACQUàCCIA:
Sost. Rugiada. Stanotte è caruta l’acquaccia.

ACQUACHIòCHIERA:
Sost. Bevanda insapore. Intruglio.

ACQUAIUOLO:
Sost. Persona che un tempo attingeva l’acqua dai pozzi o dalle fontane pubbliche e poi la distribuiva. Loc.: “Acquaiuò, l’acqua è fresca?” “Pare neve!” (È inutile chiedere se una merce è buona a chi la vende). – 2) Addetto all’erogazione dell’acqua e alla manutenzione dei servizi idrici pubblici. Idraulico.

ACQUARòLA:
Sost. Sacca di animali domestici in procinto di partorire, contentente liquido amniotico.

ACQUARUORGIO:
Sost. Bevanda d’orzo tostato, macinato e bollito. In passato sostituiva il caffellate e vi s’inzuppava il pane raffermo tagliato a pezzetti (zuppa r’acquaruorgio). Era la colazione dei poveri.

ACQUàTA:
Sost. Vinello ottenuto versando acqua sulle vinacce fermentate. I contadini lo bevevano tutti i giorni riserbando il vino puro (vino netto) per le grandi occasioni oppure lo vendevano per sbarcare il lunario e mandare avanti la famiglia.

ACQUICCIA:
Sost. Liquido che si forma sulle ustioni o sulle ferite infette.

ADDA:
V. Impers. Bisogna, si deve, è necessario. Loc.: Ancora adda nasce (si dice di ragazzino che si dà arie da uomo esperto). Prov.: S’adda ì add’ ‘o lo patuto e no’ add’ ‘o mierico. – S’adda rispettà ‘o cane p’ ‘o patrone. (Bisogna rispettare l’albero per la sua ombra). – Chi fà re bene adda esse acciso! – Adda vinì Baffone! (Nell’ultimo dopoguerra era detto Baffone Giuseppe Stalin, allora considerato da non pochi diseredati come un vendicatore di torti e un apportatore di libertà e giustizia).

ADDEBBULÌ:
V. Indebolire, fiaccare. Addebbulisco (m’addebbulisco). M’addebbulietti, addebboluto.

ADDENOCCHIÀ:
V. Rifl. Inginocchiarsi. M’addenoccchio, m’addenocchiai.

ADDENOCCHIATO: Agg. Inginocchiàto.

ADDERèTO:
Avv. Dietro.

ADDEVENTÀ:
V. Diventare. Addevento, addeventai. Addeventato. I cunti alluongo addeventano sierpi. (I fidanzamenti troppo lunghi spesso non vanno a buon fine).

ADDIBBULùTO:
Agg. Indebolito, privo di forza.

ADDICRIÀ (ARRICRIà):
V. Rifl. Divertirsi, godere, sollazzarsi. M’addecréo (m’arrecréo), m’addicriài (m’arricriai), addicriato (arricriato). Prov.: ‘A morte è na pazzia: stienni ‘e cosce e t’addicrii. (“Non è ver che sia la morte / il peggior di tutti i mali: / è un sollievo dei mortali / che son stanchi di soffrir.” , Metastasio, Adriano in Siria). Etim.: dal lat. “Recreàre” (ristorare).

ADDIRìTTO:
Agg. Diritto, accorto, sveglio. – 2) Diritto, che segue una traiettoria lineare. Loc.: Camminà addiritto (non sgarrare). Loc.: Addiritto, addiritto … nculo a masto Biniritto (a pagare è sempre Pantalone).

ADDIRIZZÀ:
V. Raddrizzare. Addirizzo (m’addirizzo), addirizzai (m’addirizzai), addirizzato. L’arbero s’addirizza quann’è piccolo. (Certi difetti si correggono in tenera età) – 2) Rifl. Normalizzarsi, stabilizzarsi. ‘O tiempo auanno non se vo’ addirizzà (le condizioni del tempo quest’anno non vogliono normalizzarsi).

ADDO’:
Avv. Dove. Prov.: Addo’ c’è gusto non c’è perdenza. – Addo’ ce stanno campane ce stanno pottane (le persone moralmente discutibili si trovano dappertutto). – ‘O Pataterno addo’ vere e addo' ceca. – Se sape addo’ se nasce ma non se sape addo’ se more. (Nessuno conosce la propria fine). – Addo’ mangeno a dui mangeno puro a tre. – Addo’ non s’ i ‘mmitato non ce ì ca sì schifato. - Addo’ stai co ‘a capo? (Ma a che cosa stai pensando?). – Addo’ arrivamo nzippàmo ‘o palo. – Addo’ va, llà mpizzica. – Addo’ sì ghiuto? Addo’ cacchio sì ghiuto. (Dove diavolo sei andato?)– Addo’ stà ‘o Papa llà stà Roma. – R’addo’ vieni? Ra ‘o Ciliento? (Da dove vieni? Dal Cilento?). Si dice di chi sembra ignorare una cosa che tutti sanno. Molto tempo fa, il Cilento era considerato un territorio lontano e sconosciuto. Addo’ vai truovi uài. (Dovunque si va si trovano guai). Addo’ manco te criri nasce na fava. - Addo’ trase ‘a capo trase puro ‘a cora. – Etim.: dal lat. “Ad ubi”.

ADDOBBIO:
Sost. Oppio, sonnifero.

ADDOMMANNÀ:
V. Domandare, chiedere. Addommanno, addommannai, addommannato. Prov.: Addommannà non è peccato (Chiedere non costa niente).

ADDONÀ:
V. Intuire, avere sentore di qualche cosa. Me n’addòno, me n’addonài, me ne so’ addonato. Loc.: Ra tant’anni è muorto Pietro e mo te n’adduoni re lo fieto? (Si dice di chi si accorge solo adesso di un fatto successo molto tempo fa e noto a tutti). – Ntuono, sì’ fessa e non te n’adduoni. - Si se n’addona ‘o capo stintino te porta nfino nfino … (Si diceva ai bambini per prenderli in giro e, nello stesso tempo, rassicurarli nei confronti di un pericolo inesistente).

ADDORÀ:
V. Odorare, profumare. Addóro, addorai. Addorato. Prov.: ‘A rosa nasce pe’ esse addorata, ‘a spina pe’ esse iastomata (ognuno ha il suo destino). – Cani e cani s’addorano ‘a reto (si dice di persone che sono troppo simili per costumi e abitudini).

ADDORCÀ:
V. Imp. Affievolirsi, calmarsi di un dolore. S’addorca, s’addorcào, addorcato. ‘O relore re panza s’è addorcàto.
ADDòRME:
V. rifl. Addormentarsi, appisolarsi. M’addormo, m’ addurmietti. Me so’ addurmuto stammatina. (Ho passato una notte insonne).

ADDORMUTO (ADDURMUTO):
Agg. Addormentato. Fig.: Poco sveglio.

ADDÓRO:
Sost. Odore, profumo. Quanno ‘a vicina frive ne sienti sempe l’addòro.

ADDUCÌ:
V. Addolcire. Adducisco, adducietti. adduciuto.

ADDURUSO (F. ADDOROSA):
Agg. Odoroso, profumato.

AÉ (AÉNE):
Avv. Sì, certamente.

AFFACCIàTA:
Sost. Facciata, prospetto di un edificio.

AFFAMULIÀ:
V. Entrare in confidenza. M’affamuléo, m’affamuliai, affamuliato. Etim.: Dal lat. “familia”.

AFFATàTO:
Agg. Fatato, magico, incantato.

AFFENZÀ:
V. Recintare con filo spinato (fènza). Affènzo, affenzài. Affenzàto.

AFFILATÓRA: Sost. Pietra per affilare zappe, accette, falci.

AFFIURÀ:
V. Raffigurare, vedere, riconoscere qualcuno da lontano. Affiùro, affiurài, affiuràto. è scurìa e non t’affiuro buono (è buio e non ti vedo bene).

AFFOCÀ:
V. Affogare. Rifl. Strozzarsi. M’affoco, m’affocai, me so’ affocato. Annegarsi (S’affocào rint ‘a lo puzzo). Prov.: Chi ne tene uno l’affoca e chi ne tene ciento l’alloca (si dice dei figli). – Chi mangia sulo, s’affoca. (L’egoista spesso è vittima del suo stesso difetto).

AFFOCATO:
Agg. Strozzato, soffocato. Annegato.

AFFONNÀ:
V. Affondare. Affonno, affonnai. – 2) Nascondere un oggetto (Addò affonnasti ‘o mbrello?) – 3) Scomparire, non farsi più vedere.

AFFONNàTO:
Agg. Affondato, sommerso. – 2) Nascosto, scomparso dalla circolazione.

ÀFRICO:
Sost. Piccola piega lungo l’orlo di un tessuto.

AFFRITTO:
Agg. Afflitto, addolorato. Chi nasce affritto, more sconsolato (chi comincia male finisce peggio).

AGGARBÀ:
V. Accomodare. Adattarsi bene a una certa situazione. Aggarbo (m’aggarbo), aggarbai (m’aggarbai). Adattarsi bene ad una situazione.

AGGARBàTO:
Agg. Garbato, gentile.

AGGHIàNECO:
Sost. Vitigno irpino. Uva nera. Vino rosso, secco e corposo, è molto apprezzato quello prodotto a Montefalcione. Etim.: da “Lugliatico”: uva che comincia a maturare già dal mese di luglio.

AGGHIAZZÀ:
V. Rinchiudere gli animali domestici nel loro giaciglio (iazzo). Tata agghiazzao ‘a vacca. – 2) Coricarsi (Già te stai agghiazzanno?).Agghiazzo (m’agghiazzo), Agghiazzai (m’agghiazzai), agghiazzato.

àGGHIO:
Sost. Aglio. In passato i montefalcionesi erano chiamati mangia agghi. Frittata co l’agghi. (piatto tipico di Montefalcione e zone limitrofe).

AGGHIÓNGE:
V. Aggiungere, allegare. Agghiongio, agghiungietti, agghiungiuto.

AGGHIORDÀ:
V. Essere impedito nei movimenti da dolori articolari. Agghiordo (o m’agghiòrdo), agghiordài.
: agg. Ranchilosato, rattrappito.
à: V. Arrotolare il fieno in tante balle (Ioreve). Agghiòvero, agghioverai, agghioverato.

àGGIA:
Voce verbo Devo. Pres. ind.: I’ aggia, tu ara, isso adda, nui amma, vui avita, loro hanna. – Pass. rem.: I’avietta, tu avista, isso avìva, nui aviemma, vui avisteva, loro aviera.Tu arì a trovà a zieta (Devi andare a fare visita a tua zia). – M’aggia fa ‘a croce co ‘a mano mancina. – M’aggia tornà a vattià. – T’aggia‘mparà e t’aggia perde. (Ti devo insegnare come bisogna vivere).

AGGIPACIENZIA:
Loc. Abbi pazienza. Prov.: Aggipacienzia e Fattifafessa erano frati e sore. (Chi è paziente e disponibile subisce dei soprusi).

AGGRANCÀ:
V. Essere rattrappito e barcollante nei movimenti. Aggranco, aggrancai.

AGGRANCàTO: Agg. Impedito nei movimenti, semiparalitico.

AGGRANFÀ:
V. Afferrare avidamente. Aggranfo, aggranfai. Aggranfato.

AGGRASCÀ:
V. Cuocere dei cibi in modo da renderli croccanti. Friggere. Aggrasco, aggrascai. Aggrascà i peparuoli int’ ‘a ferzóra.

AGGRASCATO:
Agg. Rosolato, croccante. Frittole aggrascate.

AGGRASTÀ:
V. Castrare, spec. di animali. Aggrasto, aggrastai. Aggrastà ‘o puorco.

AGGRASTàTO:
Agg. Castrato. Evirato.

AGGRASTAPURCIELLI:
Sost. Norcino. Persona che si recava nelle masserie dei contadini per castrare i maiali. I testicoli di queste bestie, in passato venivano lessati nell’aceto e mangiati in insalata sottilmente affettati e conditi con olio, sale, pepe e succo di limone.


AGGUAIÀ:
V. Abbaiare. Agguaio, agguaiai, agguaiato.
Prov.: ‘O cane quanno agguaia non mozzeca. (Can che abbaia non morde). – 2) Est.: Parlare gridando. Urlare.

AIELLO:
Sost. Aiello del Sabato. Comune irpino di origine longobarda, fu a lungo dipendente come “casale” da Atripalda. Il nome deriva dal latino “agellus” (campicello).

AIERI:
Avv. Ieri. AIERIMATINA (ieri mattina); AIERASSERA (Ieri sera); AIERANNOTTE (Ieri notte); AIERAROTTO (Otto giorni fa – Tra otto giorni).

ÀINO:
Sost. Agnello. Dim.: AINIELLO (Agnellino). Aino chino (agnello ripieno al sugo)

AITàNO:
Nome proprio: Gaetano.

AIUTàTTI:
Escl. Aiutati, sbrigati. Fai presto!

AIVOGLIA (ASSIVOGLIA):
Loc. avv. Quant’hai voglia, molto, assai. Fà friddo? Aivoglia! – Assivoglia r’aspettà! (Puoi aspettare quanto vuoi!).

ALÀ (IALÀ, IALIÀ):
V. Sbadigliare. Chi ala poco vale (Chi sbadiglia è stanco, non è in forze) – Alo, alai. Etim.: dal lat. “Halàre” (esalare un soffio).

ALIZZO (IALIZZO):
Sost. Sbadiglio.

ALLARIÀ:
V. Allargare. Allario, allariai. Non t’allarià (Non esagerare!).

ALLARIàTO:
Agg. Allargato, dilatato.

ALLASCÀ: V. Allentare. Allasco, allascai. Allascà ‘a corréa. – 2) Sfoltire, diradare. Loc.: S’è allascato (ha scorreggiato) – S’è allascato re capo (comincia a dare segni di squilibrio).

ALLASCàTO:
Agg. Allentato.

ALLEBBRÀ:
V. Bramare, desiderare intensamente. Allébbro, allebbrai, allebbrato.

ALLECCÀ: V. Leccare. Allecco, alleccai, alleccato. Prov.: Chi sta rint’ ‘a cucina sempe allecca.

ALLECCAPIATTI:
sost. Goloso, ingordo.

ALLEGGERÌ (ALLIGGIRì):
V. Alleggerire. Digerire. Alleggerisco (alliggirisco), alleggerietti (alliggirietti), alleggerito (alliggiruto). Chi fatic a mangia e chi no’ fatica mangia, veve e alleggerisce.

ALLÉRTA:
Avv. In piedi, in posizione verticale. Loc.: Stà allerta pe’ scommessa (reggersi in piedi per forza di volontà). – Prov.: ‘O llignamo s’apprezza allerta e ‘a femmena corcata (ogni cosa deve essere giudicata dal suo lato migliore).

ALLICCHETTÀ:
V. Rifl. Agghindarsi, vestirsi con ricercatezza. M’allicchetto, m’allicchettai.

ALLICCHETTATO:
Agg. Agghindato, vestito con eleganza.

ALLIFFÀ:
V. Rifl. Farsi bello, truccarsi. M’alliffo, m’alliffai, alliffato.

ALLIFFàTO:
Agg. Truccato, impomatato. Viecchi alliffàti, femmene scappati! (Spesso i vecchi sono più depravati e pericolosi dei giovani).

ALLIGNÀ:
V. Tracciare nel terreno piccoli solchi per piantarvi ortaggi.

ALLISCIÀ:
V. Lisciare, accarezzare. Alliscio, allisciai. Rifl. Truccarsi, curare il proprio aspetto. Senza ca t’allisci: ‘a femmina p’èsse bella nge adda nasce (“piacemi in donna bellezza che dura; / e quella è dannatura” Francesco Da Barberino, del reggimento e costumi di donna). – 2) Nel gioco del tressette giocare una carta lisciandola sul tavolo per far intendere che se ne ha in mano un’altra dello stesso seme o palo.

ALLONGÀ:
V. Allungare. Fare la strada più lunga. Allongo, allongai.
Pe’ ssà via s’allonga.
– 2) Diluire: Allongà ‘o vino co l’acqua. – 3) Crescere, diventare più alto. - Figghieto s’è allongato Allongà ‘o cuollo (aspettare per molto tempo).

ALLONGàTO: Agg. Allungato.

ALLORGIàRO:
Sost. Orologiaio. Persona che ripara gli orologi.

ALLòRGIO:
Sost. Orologio. Allorgio r’oro.

ALLOVèRO:
Avv. Davvero. Veramente.

ALLUCCÀ:
V. Gridare, strillare. Allucco, alluccai, alluccato. Prov.: “Non pazziammo a fà male!” alluccava ‘o sorece int’ ‘e granfe r’ ‘a iatta. Etim.: dal lat. volg. “Huccare”.

ALLUCCO:
Sost. Grido. Aspro e breve rimprovero. Rà n’allucco ncuollo. (Rimproverare qualcuno violentemente).

ALLUNà:
V. Adombrarsi, cambiare di umore. Alluno, allunai, allunato.

ALLUSTRÀ:
V. Lucidare, abbellire. Allustro, illustrai, allustrato.

AMARUòSTICO (f. AMARUOSTECA):
Agg. Amarognolo.

AMMACÀRO:
Avv. Magari. Almeno – Nce ascessero ammacaro e spese!

AMMAGGHIÀ:
V. Masticare con fatica muovendo le mascelle. Ruminare. Ammagghio, ammagghiai, ammagghiato. Chi è biecchio ammagghia sempe. – Est.: Brontolare tra i denti. Ammagghio, ammagghiai. Ammagghiato.

AMMAGGHIOCCÀ:
V. Pestare, pigiare. Ammagghiocco, ammagghioccai, ammagghioccato.

AMMANTOPPOLÀ:
V. Ammassare facendo dei mucchi. Ammantòppolo, ammantòppolai.

AMMANTOPPOLàTO:
Agg. Ammucchiato, ammassato.

AMMARITÀ:
V. Maritare. Ammarìto, ammaritài - Ammarità na figghia. – Prov.: Chi nasce bella s’ammarita senza ròta. – Prima re s’ammarità razza e cosce re fierro e panza com’a n’auciello; roppo ammaritata razza e cosce rotte e panza com’a na votte. (Dopo i confetti escono i difetti).

AMMARITATO:
Agg. Maritato, sposato.

AMMARRÀ:
V. Colpire, gonfiare gli occhi a qualcuno con un pugno. Ammàrro, ammarrài, ammarràto.

AMMASCIàTA:
Sost. Messaggio, imbasciata. Mannà ‘a mmasciata (in passato, il giovane che s’innamorava di una ragazza incaricava un parente o una persona fidata di inoltrare ai genitori di lei regolare richiesta di matrimonio). – 2) Notizia riservata. Ammasciata te porta chi ‘ngiuria te vo’ fà (chi ti riporta una brutta notizia lo fa spesso per arrecarti un’offesa o un dolore).

AMMASCICà:
V. Masticare. Ammascìco, ammascicài, ammascicato.

AMMASONÀ: V. Chiudere le galline in una grossa gabbia (masonàro) per metterle al riparo, durante la notte, dai ladri e dalle faine. Ammasóno, ammasónai. Ammasonato. Etim.: dal franc. “Maison” (casa).

AMMATONTÀ:
V. Ammaccare, pestare (spec. di frutta). Ammatónto, ammatontai.

AMMATONTàTO:
Agg. Ammaccato. Milo ammatontato.

AMMATURÀ:
V. Maturare (di ortaggi e frutta). Immaturo, ammaturai.

AMMATURATO:
Agg. Maturato. Si dice di ferita infetta con conseguente gonfiore e accumulo di pus. - Na serenga ammaturata.

AMMAZZÀ:
V. Raccogliere cose sparpagliate facendone un mazzo. Ammazzo, ammazzai, ammazzato. ‘E carte prima s’ammazzeno e po se mmischeno.

AMMAZZACCARÀ:
V. Schiacciare, rimescolare. Comprimere. Ammazzaccaréo, ammazzaccariai, ammazzaccariato (o ammazzaccarato). – 2) Non lievitato (riferito al pane).

AMMENAZZÀ:
V. Minacciare. Ammenazzo, ammenazzai. Ammenazzato.

AMMENTONÀ:
V. Ammucchiare facendo dei cumuli. Ammentóno, ammentonai.

AMMENTONàTO:
Agg. Accumulato, ammucchiato.

AMMISCÀ:
V. Mescolare. Ammisco, ammiscai. Loc.: Ammiscà ‘a lana co ‘a seta (mettere cose di valore molto diverso).

AMMISCàTO:
Agg. Mescolato. Pasta ammiscata (Pasta di formati diversi ottenuta utilizzandone i vari rimasugli. Si cucina con i fagioli).

AMMISURÀ:
V. Misurare. Prov.: Chi non s’ammisura vène ammisurato. Ammisùro, ammisurai.

AMMISURàTO:
Agg. Misurato. Equilibrato, parsimonioso.

AMMOCCÀ:
V. Rovesciare un liquido inclinandone il contenitore. Ammócco (m’ammocco), ammoccài (m’ammoccài). Ammoccai l’uogghio. - Rifl.: Approfittare di una situazione: Quiro s’ammocca sempe.

AMMOCCàTO:
Agg. Inclinato, rovesciato. S’è ammoccato ‘o giarretto ncopp’ ‘a boffetta.

AMMOCCATòRE:
Sost. e agg. Approfittatore. Scroccone.

ÀMMOLA:
Sost. Anfora, brocca con cui si attingeva dalla botte il vino da portare in tavola. Dim.: Ammolèlla, ammulìllo. Accr.: ammolÓne.

AMMOLÀ:
V. Affilare. Ammòlo, ammolài, ammolàto. Ammolà ‘o pitaturo. – Ammolà li fierri (Preparare gli attrezzi, accingersi a un lavoro). - Prov.: Quanto me rài tanto t’ammolo (Come si paga così si viene serviti).

AMMOLAFUORFICI:
Sost. Arrotino. – 2) Piccolo insetto. Forfecchia. Loc.: So’ morte ciento ammolafuorfici! (Risposta scherzosa a chi si preoccupa per cose stupide o inesistenti).


AMMOLàTO:
Agg. Affilato, tagliente. 2) Est.: Pronto, preparato.

AMMORBÀ:
V. Appestare con cattivi odori. Opprimere, assillare. Ammorbo, ammorbai, ammorbato.

AMMORGIÀ: V. Mettere il broncio. Ammòrgio (m’ammòrgio), ammorgiài (m’ammorgiai).

AMMORGIATO:
Agg. Imbronciato, offeso.

AMMOSCIÀ:
V. Rifl. Appassire, diventare floscio. Deprimersi, intristirsi. M’ammoscio, m’ammosciai. Sta rosa s’è ammosciata. 2) Annoiare, infastidire, seccare.

AMMOSCIàTO:
Agg. Afflosciato, avvizzito. Carofeno ammosciato.

AMMUCCIÀ:
V. rifl. Accucciarsi, starsene silenziosi. M’ammuccio, m’ammucciai.

AMMUCCIATO:
Agg. Taciturno, avvilito.

AMMUìNA (AMMUìNO):
Sost. Chiasso, confusione, disordine. Prov.: L’ammuina è bona sulo p’ ‘a uerra.

AMMUINÀ:
V. Sconvolgere, mettere confusione e disordine. Ammuìno, ammuinai, ammuinato. Ammuinà na casa.

AMMURTÌ:
V. Abortire, fallire. Ammurtisco, ammurtietti, (m’ammurtisco, m’ammurtietti).

AMMURTUTA:
Agg. Donna che ha subito un aborto.

AMMUSSÀ:
V. Allungare il muso. Offendersi. Ammusso, ammussai.

AMMUSSàTO:
Agg. Offeso, imbronciato.

AMMUZZÀ:
V. Tagliare, recidere, troncare. Amputare. Ammuzzo, ammuzzai. Vene ‘o preote e t’ammuzza ‘a lengua (Un tempo, per far stare buoni i bambini si diceva loro che il prete, venuto nelle case per la benedizione pasquale, portava sotto la tonaca le forbici per mozzare la lingua. Sancta simplicitas di un’età favolosa!).

AMMUZZàTO:
Agg. Tagliato. ‘O pulicino co ‘e scelle ammuzzate (Al pulcino, quando cominciava a farsi grande, venivano spuntate le ali per non farlo troppo allontanare dal pollaio).

AMPRESSA:
Avv. Subito, in fretta. Loc.: Facimo ampressa ca ‘o iallo canta matina. – Chi troppo penza more ampressa. – Trova cchiù ampressa (ambressa) ‘a femmena na scusa ca ‘o sorece ‘o pirtuso (le donne non sono mai a corto di argomenti). – Chi promette ampressa se ne pente chiano chiano.

ANDO:
Sost. Linea di terra zappata. Luogo di lavoro dello zappatore. Etim.: dal lat. “ambitus” (luogo, passaggio).

ANDRETTA:
Sost. Comune irpino di età sannitica. Probabilmente l’origine del nome è antroponimica e potrebbe costituire una variante di Andrea.
àNEMA: Sost. Anima, spirito. Loc.: A l’anema r‘ ‘a palla! (Che esagerazione!). – Non tenè nì anima e nì corpo (si dice di donna ossuta, spigolosa, poco femminile).

ANGANàTA (A L’):
Loc. avv. Con frettolosa avidità. Mangia’ a l’anganata (mangiare in fretta e furia).

ANGAPPÀ:
V. Acchiappare, afferrare. Angappo, angappai, angappato. Prov.: Angàppa pe’ primo, fossero puro mazzate! (chi prende per primo prende due volte) – 2) Trovarsi coinvolto in una brutta situazione: Maro a chi nce angappa (male a chi tocca).

àNGILO:
Sost.: Angelo. Passasse l’angilo e decesse ammenne! (Formula augurale: volesse il cielo che sia così!).

ANGÌNO:
Sost. Uncino. Prov.: Ncoppa sto munno non ce stà omo ca non mena l’angino (Non c’è uomo che non approfitti dell’occasione). – Appenne ‘o lardo a no brutto angino (Affidare le pecore al lupo).

ANGUNÌA:
Sost. Agonia. Stà a l’angunia (Stare in punto di morte).

ANIELLO (Pl. ANIELLI e ANELLA):
Sost. Anello. Loc.: Se mette ‘e deta nculo e caccia anella (Si vanta in modo sfacciato).

ANNACCOÀ:
V. Nascondere. Annaccóo, annaccoai. Pazzià a ’nnaccoà (a nascondino, detto anche a “cecà” e non beré”).

ANNACCOàTO:
Agg. Nascosto, celato.

ANNACCOATÙRO:
Sost. Nascondiglio. Luogo segreto.

ANNACIZZÀ:
V. Marcire, diventare acido (si dice specialmente della frutta).

ANNACIZZàTO:
Agg. Andato a male, marcito. Piro annacizzato.

ANNASCÀ:
V. Raro. Annusare, fiutare. Annasco, annascai, annascato.

ANNASOLÀ:
V. Ascoltare, origliare. Annàsolo, annasolài, annasolato.

ANNEÀ:
V. Annegare. Annèo (m’annèo), annegai (m’anneai), anneato. ‘O cainato re Peppo s’anneao.

ANNECCHIA:
Sost. (antico, poco usato). Vitello di un anno. A chi non piace ‘a carne r’annecchia se mangia quera re ove ca è cchiù tosta. Etim.: dal lat. “annìcula”.

ANNEGGHIÀ:
V. Imp. Annebbiare. S’annegghia, s’annegghiao. S’è annegghiata l’aria.

ANNEGGHIàTO:
Agg. Annebbiato, offuscato.

ÀNNESE:
Sost. Anice. Liquore per aromatizzare il caffè.

ANNETTÀ:
V. Pulire, detergere. Annetto, annettai. – Annettà ‘o zappiello.

ANNETTàTO:
Agg. Annettato, pulito.

ANNETTATòRA (ANNETTAZAPPA):
Sost. Spatola di ferro per pulire dal fango le zappe e le vanghe.

ÀNNITO:
Sost. Impalcatura per lavori dei muratori.

ANNIURÌ:
V. Annerire, diventare scuro. Anniurisco (m’anniurisco), anniurietti. - 2) Ossidarsi, arruginirsi (Sto cocchiaro s’è anniuruto).

ANNIURùTO:
Agg. Annerito, abbronzato.

ANNOMMENÀ:
V. Nominare. Annómmeno, annommenai, annommenato.

ANNOMMENàTA: Sost. Nomea, reputazione. Prov. Fatti na bona annommenata e va arrobbano chiesie. (Fatti un nome e piscia a letto: diranno che hai sudato).

ANNORECÀ:
V. Annodare. Annóreco, annorecai. – Annorecà ‘o maccaturo (fare un nodo al fazzoletto).

ANNORECàTO:
Agg. Annodato, legato.

ANNÙRA (A L’):
Loc. avv. Senza vestiti. Ascì a l’annura.

ANNÙRO:
Agg. Nudo, A carn’annùra (senza indossare vestiti). Come ‘a fece ‘a mamma (completamente nuda).

ANNUZZÀ:
V. Singhiozzare, stare sul punto di piangere. Annuzzo, annuzzai. Et.: da “nuzzo” (nocciolo che fa groppo in gola).

ANNUZZàTO:
Agg. Intristito, sul punto di piangere.

ANTìCI:
Sost. pl. Avi, antenati. - Facìmo come facevano l’antici ca se mangiavano ‘a scorcia e lassaveno ‘a mullica. (Si dice quando è necessario adattarsi ad una situazione che non si può modificare).

ANTÌLE:
Sost. Stipite della porta.

ANTRAMèNTE:
Avv. Mentre, nel frattempo.

ANTRASàTTA (A L’):
Loc. avv. All’improvviso, inaspettatamente. Etim.: dal franc. ant. “Entrasait” (al momento), oppure dal lat. “In trasactum”.

ANTRÌTE:
Sost. Nocciole tostate e infilate come i grani di una collana. Si vendono durante le feste paesane appese sulle bancarelle dei “cupetari”. Etim.: dal lat. “intrita” (cose tritate).

ANTRÓNE:
Sost. Atrio, andito.

AOCàTO:
Sost. Avvocato. Aocato r’‘e cause perze. (Avvocato da strapazzo). Prov.: L’aocato fessa va a legge rint’ ‘o cotice. (Si dice di chi non dimostra particolare competenza in cose che pure dovrebbe conoscere bene). – Chi va mmano a l’aocato perde nfino a l’urdimo rocàto.

AOLÉCENA:
Sost. Prugne, susine (AULICINO: l’albero del susino) I’ a cogghie l’aolecena. – Sagghie ncopp’a l’aulìcino. - Aolecena seccate. Etim.: dal lat. parl. “Aulicinus” (varietà di pruno).

AOSOMÀ:
V. Intuire, capire l’antifona. Fiutare la preda (dei cani da caccia). Annusare. Aòsomo, aosomài, aosomato.

ÀOTA:
Sost. f. Trogolo in cui mangiano i maiali.

àOTO: Aggettivo. Alto. Loc.: ‘O palazzo è àoto e ‘a patrona è sorda. (Non c’è una cosa che vada per il verso giusto).

APIERTO:
Agg. Aperto.

APPACIÀ:
V. Rifl. Trovare pace, rassegnarsi. Riconciliarsi. M’appacio, m’appaciai. Appaciato.

APPANNÀ:
V. Socchiudere le ante di un armadio, di una finestra. Appanno, appannai, appannato.

APPANNàTO:
Agg. Socchiuso. Lastre appannate.

APPAPAGNÀ:
V. Appisolarsi. M’appapagno, m’appapagnai.

APPAPAGNàTO:
Agg. Mezzo addormentato, che sta tra veglia e sonno.

APPARÀ:
V. Appianare, aggiustare. Appàro, apparai, apparato. Apparà ‘o fuosso – Io appàro e tu spari (io aggiusto e tu guasti).

APPARàTA: Sost. Addobbo, ornamento. Drappeggi neri con orli argentati o dorati che si mettono sull’arcata del portone dell’abitazione del defunto.

APPARATòRE:
Sost. Persona che allestisce l’apparato. Impresario funebre.

APPARDÀ:
V. Appaltare. Abbonarsi, usufruire di un bene o di un servizio per un determinato periodo di tempo. Appardo, appardai, appardato.

APPARDATÓRE:
Sost. Appaltatore. Persona che prende in appalto un determinato lavoro.

APPARECCHIO:
Sost. Aeroplano.

APPèNNE:
V. Appendere. Appenno, appinnietti, appinnùto (appìso).

APPÈRE:
Avv. A piedi. ì a Mondovergene appère.

APPETTATÒRA:
Sost. Salita, erta. Strada ripida.

APPEZZENTÌ:
V. Rifl. Impoverire, andare in miseria. M’appezzentisco, m’appezzentietti, appezzentuto. Prov.: Se ti vuò appezzentì mitti l’uommini e non ce ì.

APPICCIÀ:
V. Accendere. Appiccio, appicciai, appicciato. Prov: A Santi viecchi non s’appicciano cchiù cannele. – Se fotte ca s’appiccia lo pagghiaro, abbasta ca moreno li surici. (Si dice quando si butta l’acqua sporca col bambino dentro. -2) Rifl. Inalterarsi, andare in escandescenze. Quiro è no cristiano ca s’appiccia rint’a nienti. (Si dice di chi è particolarmente focoso e impulsivo).

APPICCIAESTUTA:
Sost. Lucciola (per la sua luce intermittente).

APPICCICÀ:
V. Litigare, bisticciare. M’appiccico, m’appiccicai, appiccicato.

APPìCCICO:
Sost. Litigio. – Loc.: L’appiccico re Pasqua (breve litigio). – Prov.: Chi parla ‘e renari parla r’appiccichi – Addò ce stanno femmene ce stanno appiccichi e chiacchiere. (Il solito proverbio maschilista).

APPIENNIPANNI:
Sost. Attaccapanni.

APPIENNIRàMA:
Sost. Listello di legno al quale si appendono le stoviglie e le pentole di rame.

APPILÀ:
V. Otturare, tappare. Appìlo, appilài. Loc.: Appìla ca esce fezza! (Chiudi la bocca che stai dicendo sciocchezze).

APPILàTO:
Agg. Tappato, chiuso, intasato.

APPILAGGHIO:
Sost. Tappo, turacciolo.

APPIRÙNO:
Loc. Avv. Per ciascuno. No poco appiruno non fà male a nisciuno.

APPìSO:
Sost. e Agg. Appeso, impiccato.

APPIZZINTì:
V. Rifl. Andare in miseria, impoverirsi. M’appizzintisco, m’appizzintietti.

APPIZZINTùTO:
Agg. Impoverito, caduto in miseria.

APPIZZUTÀ:
V. Appuntire, aguzzare. Appizzùto, appizzutai. Appizzutà ‘o lappese.

Appizzutato:
Agg. Appuntito.

APPOIÀ:
V. Appoggiare. Appaio (m’appoio), appoiai (m’appoiai). Appoià ‘a coppola ncopp’ ‘a seggia. Rifl.: Sostenersi: s’appoiáo a ‘o muro.

APPOIàTO:
Agg. Appoggiato.

APPONTÀ:
V. Abbottonare, attaccare. Appónto, appontai Appontà li cauzuni. – Appontà na formella (attaccare un bottone).

APPONTàTO: Agg. Abbottonato.
APPRICUNDÌ: V. Rifl.: Immalinconirsi, deprimersi. – M’appricundisco, m’appricundietti.

APPRICUNDÌA: Sost. Ipocondria, malinconia. L’appricundìa è ‘a peggio malatìa.

APPRICUNDÙSO:
Agg. Apprensivo, ansioso.

APPRICUNDùTO:
Agg. Malinconico, in preda a depressione.

APPRIESSO:
Avv. Dietro, appresso. Chi me vò bene appriesso me vene. – ‘O cane va appriesso ‘o patrone. – Si a Catania vai a Catania vengo: io songo ‘a morte ca appriesso te vengo (Nessun uomo può sfuggire alla morte). – Appresso a isso vai! (Non dargli retta!).

APPULIZZÀ:
V. Pulire. Appulizzo, appulizzai.

APPULIZZATO:
Agg. Nettato, pulito.

APPURÀ:
V. Venire a sapere. Appùro, appurai, appurato. Prov: Co lo tiempo tutto s’appura.

AQUILONIA:
Sost. Comune irpino detto Carbonara fino al 1863; assunse la denominazione odierna in ricordo dell’Aquilonia dei Sanniti di cui parla Tito Livio. Nel 1930 fu completamente distrutta da un fortissimo terremoto e venne successivamente costruita a circa due chilometri dell’antico abitato.

A QUIRÀTTO:
Loc. avv. Da quella parte, là in fondo.

A QUISTÀTTO:
Loc. avv. Da questo lato, da questa parte.

ARCHETTO:
Sost. Trappola di ferro, a scatto, per catturare gli uccelli. Un tempo, dopo ogni nevicata, era usanza dei ragazzi di “apparà l’archetto”. Gli uccellini che restavano impigliati nella piccola tagliuola venivano spennati, eviscerati e infilati in mezzo a una grossa patata che, salata e avvolta nella carta, veniva messa a cuocere sotto la cenere rovente del focolare.

ARCIPRèOTE:
Sost. Arciprete. L’arcipreote re coppa (della Chiesa Madre, ora Santuario di Sant’Antonio). L’Arcipreote re vascio: così era detto il parroco della Chiesa di Nostra Signora, ora fatiscente e abbandonata. Indimenticata è la figura di don Camillo Iorio.

ARCIUÒLO:
Sost. ant. e raro. Boccale per il vino, detto anche BUCÀLE.

ARDÀRO:
Sost. Altare. Prov.: A ardàro sgarrupato non s’appicciano cchiù cannele (le persone che non sono più utili vengono completamente dimenticate). – Chi serve a l’ardàro campa co l’ardàro. (Ognuno vive del suo lavoro).

ARDECÒRE:
Loc. Provare compassione. Chi se n’ardecore r’ ‘e carni ‘e l’ati, ‘e ssoe s’ ‘e mangeno i cani. (La prima carità comincia da sé stessi).

ARÉCHENO:
Sost. Origano. Da qualcuno è detto anche ARÉCHETA.

ARÉFECE:
Sost. Orefice. St’aniello è passato pe’ sott’ ‘e cosce ‘e l’arefece (è falso).

ARGIÀ:
Sost. Denaro. Etim.: dal francese “Argent”.

ARGIENTO:
Sost. Argento. Loc.: Chi ‘a tene r’oro, chi ‘a tene r’argiento: io ‘a tengo ‘e chiummo e no’ me ne fotte niente (risposta data agli spacconi e ai millantatori).

ARIA:
Sost. Aia. Terreno battuto a forma circolare, accanto alla casa colonica. Vi si trebbiava il grano, vi si ponevano a essiccare al sole spighe di granturco e altri prodotti agricoli. I bambini vi giocavano “a palle” e con il cerchio.

ARIANIELLO:
Sost. Località tra Montefalcione e Lapio.

ARIANO:
Sost. Comune irpino costruito su tre colli (Calvario, Castello, S. Bartolomeo); fino al 1930 fu chiamato Ariano di Puglia. Etim.: dal nome lat. Arrius con l’aggiunta del suffisso Anus, da cui Arrianus. Secondo il Finamore il toponimo deriverebbe da “Ara Jani” (Altare di Giano).

ARIELLA: Sost. Piccola piazza, largo. Rione di Montefalcione, ai piedi del Castello.

ARIÓLA:
Sost. Apertura della botte. Mezzule.

ÀROLO:
Sost. (poco usato) Albero, Grosso arbusto. Arolo caruto, accetta, accetta. (Quando le cose ci vanno male tutti ne approfittano). Etim.: dal lat. “Arbor”.

ARÒPPO:
Avv. Dopo. Aroppo mangiato. - Aroppo mieziuorno.

ARRACCIÀ:
V. Tritare lardo, carne, verdure per fare il sugo. Arraccio, arracciai.

ARRACCIàTO:
Agg. Tritato, ridotto in piccolissimi pezzi.

ARRACCIATùRO:
Sost. Coltello usato per arracciare. Mezzaluna. È detto da qualcuno anche ARRACCIALARDO.

ARRACQUÀ:
V. Annaffiare. Arracquo, arracquai. Arracquà ‘e purmaròle. Loc.: Arracquà quanno chiove (fare una cosa inutile e sciocca).

ARRACQUATO:
Agg. Annaffiato, annacquato. – Rassecàle arracquato.

ARRACQUATURO:
Sost. Attrezzo per innaffiare. Innaffiatoio.

ARRAGGHIÀ:
V. Ragliare. Arràgghio, arragghiai. Arragghiato. Prov.: Ciuccio c’arragghia le prore ‘o bottagghio (l’asino raglia quando va in amore). – A maggio arragghiano i ciucci.

ARRAGGIA:
Sost. Rabbia, ira, risentimento.

ARRAGGIÀ:
V. Rifl. Arrabbiarsi, andare in collera. M’arraggio, m’arraggiai. Arraggiato. – Prov.: ‘A carne se ietta e i cani s’arraggiano. (Lo dice chi non può godere di beni che tuttavia abbondano).

ARRAGGIàTO:
Agg. Arrabbiato, irato. In preda al nervosismo. Prov.: Corna re nnammorati corna arraggiate; corna re sóre corna r’oro; corna re mogghiere corna vere. – 2) Avido, attaccato alla roba.

ARRAMÀ:
V. L’ossidarsi dei contenitori di rame. S’arrama, s’arramao.

ARRAMàTO:
Agg. Avariato, guasto. Pentola arramata, cibo arramato.

ARRANCÀ:
V. Camminare a fatica. Trascinarsi barcollando per infermità alle gambe. Arranco, arrancai. Arrancato.

ARRAOGGHIÀ:
V. Avvolgere, arrotolare. Arraogghio, arraogghiai.

ARRAOGGHIàTO: Agg. Arrotolato, avvolto.

ARRASSO:
Ant. avv. Lontano. – Fatt’arrasso! (Stai lontano!) Vade retro!

ARRASSUSÌA:
Loc. avv. Sia lontano da noi! Non sia mai! - Etim.: dal franc. “Arrière-soit il”.

ARRAUÒGGHIO:
Sost. Imbroglio, confusione. Situazione ingarbugliata.

ARRECANATO:
Agg. Cibo condito o cucinato con l’origano.

ARRECETTÀ:
V. Rassettare, mettere in ordine. Arrecetto, arrecettai. Arrecettato. Fatti ‘o lietto ca non sai chi aspietti, arrecettati la casa ca non sai chi nce trase. (Nella vita bisogna essere preparati a tutti gli eventi). Trovare pace, portare via: Chi more s’arrecetta. – Quanno criri re mangià pollasti vene ‘a morte e t’arrecetta. (La morte è di casa Nonsisà, dice un proverbio toscano).

ARRECIETTO:
Sost. Riposo, pace. ì trovanno ‘a morte p’arrecietto.

ARRECOGGHIE:
V. Raccogliere. Arrecogghio, arrecogghietti arrecuoto (arrecogghiuto). Chi semmena viento arrecogghie tempesta. (Ognuno raccoglie ciò che ha seminato).

ARREFREDDà:
V. Rifl. Raffreddarsi. M’arrefreddo, m’arrefreddai. – ‘O llatto s’è arrefreddato.

ARREFREDDATO:
Agg. Raffreddato.

ARREFRESCÀ:
V. Rinfrescare, trovare refrigerio. Arrefresco (m’arrefresco), arrefrescai, arrefrescato Loc.: Arrefresca l’anema re li muorti tui (Trovi refrigerio l’anima dei tuoi defunti). – S’è arrefrescata l’aria (fa più fresco).

ARREFRESCàTA:
Sost. Rinfrescata, lieve calo della temperatura.

ARREFRISCO:
Sost. Rinfresco, refrigerio. – 2) Suffragio per i defunti – Arrifrisco a l’aneme r’ ‘o Priatorio.

ARRèNNE:
V. Rifl. Arrendersi. M’arrenno, m’arrennietti. Arrennuto.

ARREOLÀ:
V. Rifl. Regolarsi. M’arrèolo, m’arreolài. Arreolato.

ARREOTÀ:
V. Rivoltare, mettere disordine. – 2) Rifl. Agitarsi, trasformarsi. Arreòto (m’arreòto), arreotài. Arreotato. – arreotà ‘o broro. – S’è arreotato ‘o munno! (è cambiato il mondo!)

ARREPARÀ:
V. Riparare, rimediare. Arrepàro, arreparai. Arreparato.

ARREPECCHIÀ:
V. Rifl. Raggrinzirsi, diventare flaccido e rugoso. M’arrepecchio, m’arrepecchiai. S’è arrepecchiata ‘a panza.

ARREPECCHIATO:
Agg. Rugoso, raggrinzito.

ARREPEZZÀ:
V. Rattoppare, mettere una pezza. Aggiustare alla meno peggio. Arrepezzo, arrepezzai.

ARREPEZZàTO: Agg. Rattoppato, aggiustato alla meno peggio.

ARRESEMEGGHIà:
V. Assomigliare. Arresemegghio, arresemegghiai.

ARRÈTO:
Avv. Dietro. Chi parla arreto, ‘o culo nce responne. (Si dice di chi non merita alcuna risposta). – ì arreto arreto com’ ‘a cotica. (Andare sempre peggio).

ARRI:
Inter. Esortazione, sprone all’asino per farlo camminare più in fretta.

ARRIDDÙCE:
V. Diventare, usato in senso peggiorativo. Ridursi in pessime condizioni. Arriddùco (m’arriddùco), arridducietti (m’arridducietti). Arriddutto. Sotto il fascismo, durante la seconda guerra mondiale, tra i montefalcionesi correva la seguente lamentela: “Duce! Duce! Pecché nci mitti ncroce? Duce! Duce! Come nce ha’ fatto arriduce! ‘A matina senza pane e ‘a sera senza luce!”. – Loc.: Simo arriddutti com’a Santo Misirino: riùni, mazziati e senza manco no carrino.

ARRIFINÀ:
V. Rifl. Fermarsi, smettere di agitarsi. Arrifìno (m’arrifino), arrifinài (m’arrifinài). Arrifinato.

ARRIGGHIÀ: V. Raccogliere da terra. Arrìghio, arrigghiai, arrigghiato.

ARRIUÒTO:
Sost. Subbuglio. Confusione.

ARRIZZÀ:
V. Rizzare, raddrizzarsi. M’arrizzo, m’arrizzai.. (Verbo usato talvolta al posto del più comune ADDIRIZZà). – 2) Volg. Avere un’erezione.

Arrizzato: Agg. Eretto, raddrizzato.

ARROGNÀ:
V. Diventare più piccolo, perdere volume. Atrofizzarsi. Arrógno (m’arrogno), arrognai (m’arrognai).

ARROGNàTO:
Agg. Atrofizzato, rimpiccolito.

ARRONZÀ:
V. Fare una cosa in modo affrettato e approssimativo. Arronzo, arronzai. Etim.: Da arronzar, voce del dialetto spagnolo di Maiorca “arronsar”.

ARRONZàTO:
Agg. Fatto alla carlona.

ARRONZòNE:
Sost. Persona che fa le cose in fretta e senza criterio.

ARROTECÀ:
V. Barcollare, vacillare. Arròteco, arrotecai. Arrotecato.

ARRUÌNA:
Sost. Rovina, disastro.

ARRUINÀ:
V. Rovinare, guastare. Arruìno, arruinai. – Rifl.: Rovinarsi, autodistruggersi: Te si arruinato co lo iuoco. – Prov.: L’acqua re giugno arruina ‘o munno. (La pioggia di giugno è nociva per la campagna).

ARRUINàTO: Agg. Rovinato. Distrutto.

ARRUSULIÀ:
V. Rosolare, cuocere a fuoco lento. – 2) Raccogliere con un pezzetto di pane avanzi di cibo da un piatto o un tegame. – Arrosoléo, arrusuliài.

ARRUSULIATO:
Agg. Croccante, rosolato.

ARRUSULIATURA:
Sost. Residuo di cibo. Fondo di cottura.

ARRUTULIÀ:
V. Arrotolare. Cadere rotolando. Arrotoléo, arrutuliai, arrutuliato.

ARRUZZINÌ:
V. Arrugginire. Arruzzinisco, arruzzinietti.

: agg. Arrugginito.


ARRUZZÙTO:
Agg. Coperto di ruggine. Vecchio e malridotto.

ARTAVILLA (ARDAVILLA, ATAVILLA):
Sost. Altavilla Irpina. Comune di Avellino abitato fin dal secolo IV a. C.; nel XII sec. fu concesso in feudo a Luigi di Capua che lo chiamò Altavilla da Hauteville, località normanna da cui proveniva la sua famiglia.

ARTE:
Sost. Abilità nel proprio lavoro. Ingegno, capacità. ‘Mpara l’arte e mittila ra parte. – L’arte re tata è mezza mparata. – Risse Giove vicino a Marte: Quisto è culo e non è arte!. (Dicesi di ciò che si ottiene esclusivamente con la fortuna e non con l’ingegno e la bravura).

ARTèTECA:
Sost. Vivacità, irrequietezza esagerata (spec. dei bambini). Tené l’arteteca papale. (Non stare fermi neppure un minuto). – Etim.: dal lat. parlato “Artetica” (artrite, malattia che per i dolori alle articolazioni, non permetteva di stare fermi nella stessa posizione).

ASCÌ:
V. Uscire. Iesco, ascietti. Asciuto. Iesci fore! – Iesci rinto! – Ascì ra fore li panni (dimagrire oppure restare sconcertati). – Ascì ra fore a ’o semmenato. (Superare certi limiti). Trascendere. – Ascì pe’ l’uocchi. – Ascì co ‘a capo ‘a fore a ‘o sacco. – È asciuto ‘o tiempo – Ascì prena. – Prov.: Chi non sape abballà non ascesse mmiezzo! (Chi non è competente stia al proprio posto).

ASCIÀ:
Loc. Andare in cerca di qualche cosa. Jì’ ascianno li sordi pe’ campà.

ASCIATìZZO:
Agg. Che si trova in giro. Menesta asciatizza (fatta con verdure cercate nei campi incolti o lungo le strade di campagna).

ASCIòGGHIE:
V. Sciogliere, slegare: Asciogghio, asciugghietti, asciugghiuto (Asciuòto).

ASCIùNI:
Sost. Toponimo montefalcionese.

ASCIUòLO:
Sost. Assiolo. Uccello notturno.

ASCIùTA:
Sost. Reazione insospettata, comportamento sconcertante. Fa’ n’asciuta re quarto. (Dare in improvvise e inaspettate escandescenze). – Loc.: Fa’ l’asciuta (si diceva degli sposi novelli che uscivano per andare a messa la mattina della domenica successiva alla data delle loro nozze, dopo essere rimasti per una settimana chiusi nella loro abitazione. Usanza completamente dimenticata).

ÀSCOLA:
Sost. Piccolissima scheggia di legno. Etim.: dal lat. “assùla”, dim. di axis (asse, pezzo di legno).

ÀSEMA:
Sost. ant. Asma, fiatone. Respiro affannoso. (Poliziano). Etim.: dall’it. antico “Asimo”: … “a vederle mi vien l’asima”

ASìGGE:
V. Esigere, riscuotere. Asiggo, asiggietti, asiggiuto. “Fatico o no’ fatico sempe mangio: a la fine re lo mese sempe asiggo!”. (Si riferisce a chi vive di rendita o a chi gode di una cospicua pensione).

ASSAIÀ:
V. Assaggiare, provare, sperimentare (spesso negativamente). Assàio, assaiài, assaiàto.

ASSAUCÀ:
V. Abbandonare il nido (da parte degli uccellini ormai resisi autonomi). – 2) Abbandonare la casa paterna. Assaùco, assaucai. Assaucato.

ASSECCÀ:
V. Prosciugare. Assécco, asseccai, asseccato.

ASSÉGNATO:
Agg. Sobrio, parsimonioso, equilibrato.

ASSENTÀ:
V. Infliggere un colpo secco e preciso: M’assentào no pacchero! – 2) Chiudere. Assentà ‘a porta.Assento, assentai, assentato.

ASSEPPòNTA:
Sost. Puntello, sostegno. – 2) Nome del nonno portato dal nipote.

ASSEPPONTÀ:
V. Sostenere, mettere un puntello. – 2) Imporre a un neonato il nome del nonno. – 3) Fare uno spuntino: Asseppontà ‘o stommeco. (Fare uno spuntino). Asseppónto, asseppontai. Asseppontato.

ASSERROTà (aSSEREOTà):
V. antico e raro, rimestare, rimescolare. Asserroto, asserrotai, asserrotato.

ASSETTÀ:
V. Rifl. Sedersi. Io m’assetto, io m’assettai. Prov.: Chi se venne ‘o culo roppo non se po’ assettà. (Non bisogna mai privarsi di ciò che può servire).

ASSETTàTO:
Agg. Seduto, accomodato.

ASSETTATùRO:
Sost. Sedile di pietra. Panchina.

ASSICCHì: V. raro e desueto. Dimagrire, perdere peso. Assicchisco, assicchietti.

ASSICCùTO:
Agg. Magro, dimagrito. Sciupato.

ASSORRÈE:
V. Sorreggere, sopportare. Assorrèo, assurriggietti (forme usate raramente). Loc.: Relore ca non se po’ assorrèe. (Dolore insopportabile).

ASSOZZÀ:
V. Ridurre alla stessa lunghezza. Uguagliare. Assozzo, assozzai. Assozzato.

ASSUBBISSÀ:
V. Sprofondare, inabissare, distruggere. Assubbisso, assubbissai, assubbissato.

ASTIPÀ:
V. Conservare, nascondere nello stipo. Astipo, astipai. Prov.: Chi astipa trova. – ‘Astipati ‘o milo pe’ quanno te vene a sete. – Chi astipa, astipa p’ ‘a iatta. (Chi sparagna viene il gatto e glielo magna).

ASTIPàTO:
Agg. Conservato, messo da parte.

A TANTUNI RE MANO:
Loc. avv. A tentoni, mettendo le mani avanti al buio, per evitare gli ostacoli. Alla cieca.

ATO:
Agg. e Pron. Altro. Femm. ATA – Pl. ATI e ATE. – Loc.: N’ato poco stào! (Sto perdendo la pazienza).

ATRIPàORO:
Sost. Atripalda. Comune di Avellino famoso per il suo antico mercato del giovedì, nonché per la festa del Patrono, Santo Savìno che si tiene il 15 settembre. Posto sulla riva del fiume Sabato deriva il suo nome da Trupualdo, nobile longobardo che ne fu il primo feudatario.

ATTACCATùRO:
Sost. Anello di pietra o di ferro sulla superficie di un muro al quale un tempo si legavano le bestie da soma.

ATTANTÀ:
V. Tastare, palpare. Attanto, attantai. Attantato. Attantà ‘e ffico pe’ beré si so’ fatte (Palpare i fichi per vedere se sono maturi).

ATTASSÀ:
V. Restare bloccati per la paura. Essere terrorizzati. Attasso, attassai.

ATTASSATO:
Agg. Sconvolto, terrorizzato.

ATTERRÀ:
V. Nascondere sotto terra. Seppellire. Atterro, atterrai, atterrato.

ATTIENTO:
Agg. Attento, vigile. - 2) Inter. Attiento ca se scicola.

ATTÓNE:
Sost. Ottone. È r’attóne (è falso).

ATTONNÀ:
V. Arrotondare. Rifl.: Rimpinzarsi, mangiare a crepapelle. Attónno (m’attónno), attonnài, attonnato. A ‘o banchetto r’aieri te sì attonnato.

ATTùORNO:
Avv. Intorno. Jì attuorno (Andare in giro).

AUàNNO:
Avv. Quest’anno. Auanno pare ca ‘o vino vene buono.

AUCìELLO:
Sost. Uccello. Prov.: Si l’aucielli canoscessero ‘o grano, rano ‘n Puglia non se ne metesse (perché se lo mangerebbero tutto). – A San Francisco ogni auciello vene a sisco. – L’aucielli pe’ cielo e li fitienti pe’ terra. Dim.: AUCIELLUZZO.

AUìLLO:
Sost. Attrezzo agricolo usato in tempi ormai lontani per “scognare” il grano sull’aia prima dell’avvento della trebbiatrice. Era formato da due bastoni di legno, il più lungo dei quali veniva impugnato dal contadino. I due bastoni erano legati insieme da una cotenna secca di maiale; il pezzo di legno più corto, roteando su se stesso, colpiva con violenza le spighe del grano e le frantumava.

AULìVA:
Sost. Oliva. Cogghie l’aulive, scegghie l’aulive. Aulive curate (olive conservate in salamoia oppure nella cenere).

AULìVO:
Sost. Albero dell’olivo. – Caré ra coppa a l’aulivo.

AUNÀ:
V. Raccogliere a uno a uno. Aùno, aunài. aunato.

AUNÌ:
V. Unire, congiungere. Aunisco, aunietti. Rifl.: Congiungersi con l’altro coniuge. Consumare il matrimonio. – S’aunìo co ‘a mogghiere quanno tornào ra la Sguizzera (consumò il matrimonio al suo ritorno dalla Svizzera).

AUNNIÀ:
V. Abbondare, prosperare. Aonnéo, aunniai. Aunniato. Loc.: Puozzi aunnià (Che tu possa prosperare, stare sempre meglio).

AUNùTO:
Agg. Unito, congiunto.

AUòSIMO:
Sost.: Fiuto. Tené l’auosimo (Essere dotato di grande acume). Etim.: Dall’ant. spagn. “osmar”.

AURDìCA:
Sost. Ortica.

AURìENZA:
Sost. Attenzione, confidenza. Ascolto. – A i fessa non se rà aurienza. (Con i cretini è inutile perdere tempo).

AURÌNA (AURÌO):
Sost. Venticello fresco e pungente.

AÙRIO:
Sost. Augurio. Buonaurio, malaurio. Aùrio senza canisto fà cunto ca no’ l’ha’ visto. (Gli auguri per essere davvero graditi vanno sempre accompagnati da qualcosa di concreto e di tangibile).

AUSÀ:
V. Usare. Aùso, ausài. Ausà ‘a nzogna pe’ frive ‘e patane.

AUSANZA:
Sost. Usanza. Tradizione.

AUSàTO:
Agg. Vecchio, di seconda mano, che è stato già adoperato.

AùSCIO:
Sost. Bosso. Pianta ornamentale per giardini e cimiteri. - Puozzi trovà pace sott’a l’auscio! (Che tu possa trovare pace solo nel cimitero).

AUSIèLLO:
Sost. Biccola bica fatta in mezzo ai campi con i covoni (règne) di grano. Prov. Quanno chiove ncoppa l’ausiello s’arricchisce lo poveriello.

AUSTìGNO:
Agg. Tipico del mese di agosto. Festa aostegna.

AùSTO:
Sost. Agosto. Prov.: Austo maneche a ‘o busto. – Austo capo ‘e vierno. – Chi p’austo non è bistuto no malanno l’è binuto. – Acqua r’austo, uoglio e musto. (La pioggia d’agosto assicura una buona raccolta di olio e vino). – Austo spenna e arrusti. – Loc.: Pigghià lo mese r’austo (alleggerirsi dei vestiti quando fa ancora freddo).

AUTUBBUSSO:
Sost. Autobus.

AVASCIÀ:
V. Abbassare. Rifl. Chinarsi. Avàscio (m’avàscio), avàsciai (m’avàsciai). Avasciato. – Loc.: Avascia ca vinni! – Avasciàtimi ‘o titolo e aumentàtimi ‘a mesata. – A chi troppo s’avascia ‘o culo se vere. (Chi accetta troppi compromessi perde dignità e reputazione).

AVÉ:
V. Avere. Pres. ind.: I’aggio, tu tieni, isso tene (ave), nui avìmo, vui avìti, loro tèneno (hanno). Pass. rem.: Io avietti, tu avisti, isso avìo, nui aviemmo, vui avistivi, loro avierono.Aggio fatto na fatica! - Aggio vinciuto no terno. - “Avenno, potenno, paianno …” risse Pulicinella”.

‘A VECCHIA ‘NCIELO!:
Modo di dire rivolto dalle nostre nonne ai bambini inappetenti per far loro aprire la bocca onde infilarvi subito il cucchiaio con la pappa.

AVELLA:
Sost. Comune irpino di origine osca. Era detta “città delle mele”.

AVILLINO (AUILLINO):
Sost. Capoluogo di provincia a 15 km da Montefalcione. Era detto scherzosamente da alcuni: ‘a capitale. “Addò vai?” “Vao no poco a la capitale!”. I suoi abitanti erano chiamati “menestrari”. Il primo centro urbano risalente all’età sannitica e denominato “Abellinum vetus” si estendeva là dove ora sorge il comune di Atripalda.

AVIRAMèNTE:
Avv. Veramente, davvero.

AVITÀ:
V. Evitare, scansare. Av’to, aviti, avitato. Dio te n’avita ra no cauci re crapa! (La vendetta di una persona mite e pacifica spesso è crudele e feroce). – Dio te n’avita ra no caoraro tingiuto. (Bisogna sempre guardarsi da chi gode di una cattiva reputazione). – Dio te n’avìta ra na bucìa r’omo rabbene! (perché viene sempre creduta).

AVOTÀ:
V. Girare, svoltare. Avòto, avotài. Avotato ‘o vicariello, può menà i virmicielli! (passata la festa gabbato il santo). – Avotà ‘a pizza (cambiare discorso).

AVOTàTO:
Agg. Voltato, finito. Arriva’ a Vangelo avotato (troppo tardi). Se si arriva in Chiesa dopo la lettura del Vangelo, la Messa non è più valida.

AZZECCà: V. Accostare. Azzecco, azzeccai. Azzeccà ‘a seggia sott’ ‘a boffetta. – 2) Rifl. Avvicinarsi a qualcuno.

AZZECCATO:
Agg. Accostato, avvicinato.

AZZEFFONNà:
V. Sprofondare. – 2) Nascondere un oggetto.
A ZIFFUNO: Loc. avv. In grande quantità, in modo esagerato. Chiove a ziffunno (piove a dirotto).

AZZOLLà:
V. Camminare con sveltezza e decisione. Azzòllo, azzollài, azzollato.

AZZUPPà: V. Inzuppare, intingere. Azzuppo, azzuppai, azzuppato. – 2) Approfittare delle circostanze, divertirsi alle spalle di qualcuno. Quiro se vo’ azzuppà ‘o ppane.

DIZIONARIO | A-B-C | D-E-F | G-H-I | L-M-N | O-P-Q | R-S-T | U-V-Z | HOME | Mappa del sito


Torna ai contenuti | Torna al menu