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PRATA PRINCIPATO ULTRA

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PRATA PRINCIPATO ULTRA

 

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Panorama                             Torre Civica                                   Borgo Vecchio

 

ab. 2975-506m s/l/m-a pochi Km da Avellino-PT 0825-CAP 83030- Sup.com 10,78 Kmq

 

 

Comune campano, in provincia di Avellino, con menodi tremila abitanti. Sorge in affaccio sul fiume Sabato, su di un colle posto fra le montagne dell’Irpinia Il comune è a pochi km da Avellino.

prata principato

Il nome deriva da Pratum, mentre la specifica di “Principato Ultra” è successiva, attribuita dopo l’Unità d’Italia per indicare la giurisdizione a cui apparteneva   (circa l’attuale Sannio).

 C/de/F/ni Località

Pontesabato

Tavernanova

 

Cenni storici

La frequentazione del territorio Pratese è assai remota, come risulta da ritrovamenti archeologici preromani e ruderi di ville e sarcofaghi di epoca romana effettuati nelle campagne che circondano il complesso cimiteriale e religioso della Basilica dell'Annunziata, un antico tempio pagano con catacombe cristiane (II-III secolo). Ciò conferma dell'affermazione del Cristianesimo nella vicina Abellinum e con molta probabilità anche la sede dei primi vescovi in Irpinia. In un documento del 1070, risulta la regalia della Badia di S. Maria di Priato da parte di Roberto di Montescaglioso al Vescovo di Tricarico. Il vero e proprio borgo, di origini medioevali, apparteneva a Guglielmo de Abinalia di Avellino, Signore di Montefredane e vassallo del Conte Rainulfo II, quando venne saccheggiato ed incendiato nel 1134 dai soldati di Ruggero II il Normanno, il quale concesse i diritti feudali a dei nobili locali, i de Prata. Verso il 1170 feudatario era Pietro Revelli, a cui successe dapprima una certa signora Mattia, e poi i suoi nipoti, Ugone, prima, Raione e Simone de Prata successivamente. Cogli Svevi si ebbe la riedificazione del castello con la famiglia de Avenalia. Nel 1239 Federico II concesse la Signoria su Prata ad una persona non ben identificata. Con gli Angioini, risulta feudatario (1238) Antonio de Prata, che si unì in matrimonio nel 1271 a Maria, figlia di Ettore de Tufo. Subentrò poi il figlio Andrea, a cui successe nel 1315, Guglielmo de Prata. Successivamente, Signori furono i Pagano (tra cui si ricordano Guglielmo ed Antonio), i Filangieri (tra cui si ricordano Lancillo, secondo figlio di Giacomo e, dopo di lui, Riccardo IV suo fratello), e nel 1408 il figlio Matteo Filangieri. Nel 1418 i feudi di Prata e S. Mango giunsero a Sergianni Caracciolo, il quale, però, avendo partecipato ad una congiura ai danni del Re Ferdinando I di Aragona, subì la confisca del suo feudo. Il feudo venne attribuito ai Gargano di Aversa (Tommaso I), che lo tennero a lungo, fino al 1617, quando l'indebitato Antonio, cedette il suo feudo a Giovanni Andrea Cesarano di Castelmozzo, deceduto nel 1639, a cui subentrò il figlio Giovanni, a sua volta, ancora per debiti, vendette il feudo allo zio Gianvincenzo, a cui seguì la figlia Agnese nel 1668, per tornare ai Casarano (Giovanni Vincenzo e poi il fratello Francesco). In età rinascimentale, il palazzo dei feudatari di Prata venne ricostruito e divenne una residenza signorile. Il palazzo Baronale vide la presenza dei Ragusea, degli Zamagna, con Savino che comprò il feudo dall'indebitato Francesco Cesarano, dei Serafino (1690), di Savino II (morto nel 1740), di Serafino II (morto nel 1772), poi ancora degli Zamagna (Francesco, nobile di Ragusi, nel 1792), fino all'abolizione della feudalità (1806). Venne poi, nel 1854, la volta di Niccolò De Gradi, per via testamentaria, in quanto affine in linea femminile ai precedenti feudatari.

L'ultima famiglia di rilievo fu quella dei Di Marzo, che donò il palazzo Baronale al Comune di Prata nel 1925, come ricorda la lapide sulla parete del portale in pietra d'ingresso esterno, che vi mostriamo in fotografia. Con la proclamazione del Regno d'Italia, vi fu l'aggiunzione di "Principato Ultra", derivante dalla sua antica collocazione nel Principato Ulteriore e non in quello Citeriore, in modo da distinguere il Comune Irpino, dagli omologhi paesi ubicati in altre zone del Regno. Infine, in merito alla questione etimologica, incerta è l'etimologia del nome del paese, che taluni fanno derivare dal vocabolo latino "Pratum" (plurale "Prata"), che significa prato, pianura, basandosi su di un'attestazione manoscritta del 1328.

Sopra una collina, formata da un greto compatto e da ciottoli, alle cui falde orientali scorre il fiume Sabato, laddove il fondovalle si disapre nella cava pratolana, arroccato attorno al palazzo Baronale, Prata di Principato Ultra, o Prata Principato Ultra, o ancor più semplicemente Prata, è un borgo irpino di antica tradizione agricola, le cui aree rurali presentano fertili campagne coltivate a vigneti ed uliveti, da cui si ricavano vini ed olii di ottima qualità, noccioleti, frutteti, nonchè campi coltivati a cereali e legumi. Prata di Principato Ultra merita una citazione particolare nella Storia dell'Arte, grazie alla Basilica dell'Annunziata che rientra nel suo territorio.

PRATA di PRINCIPATO ULTRA da VISITARE

Basilica antica

La nostra visita guidata, partendo dalla storia di Prata di Principato Ultra, dedica ampio spazio alla Basilica dell'Annunziata, trattando sia la Basilica antica che la Basilica nuova, oltre che il tradizionale Volo dell'Angelo, una Sacra rappresentazione che affonda le sue radici nel Medioevo, che si svolge nei pressi della Basilica. Gli altri edifici religiosi di Prata sono la chiesa di S. Giacomo, la chiesa dell'Immacolata , la chiesa di S. Giuseppe. L'edilizia civile, oltre che della Torre civica, e di Edifici signorili, vede la presenza del bel Parco della Pace, recentemente realizzato su progetto del giovane e valente architetto Joseph Cecere.

Durante gli scavi del 1950-51, furono scoperte le fondazioni e la parte inferiore di due chiese, a ridosso del banco di tufo, laddove oggi si estende la parte più recente della Basilica. Delle due chiese, la più recente, di dimensioni maggiori, aveva finito per inglobare la prima, con molta probabilità distrutta da uno dei tanti terremoti. La struttura muraria di entrambe presenta molte similitudini con quella di altri edifici longobardi. Ed infatti, mentre numerosi studiosi verso la metà del mezzo secolo scorso (Taglialatela, Scandone, Venditti) ritennero la struttura paleocristiana (VI secolo D.C.), in tempi più vicini a noi si parla di periodo longobardo (VIII secolo D.C.). Si trattava di chiese cimiteriali, stante le tombe in esse rinvenute.

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La Basilica antica, di cui l'immagine mostra l'interno a navata unica e con la volta a botte ribassata, con tre archi sorretti da pilastri incapsulati nelle pareti, rappresenta la parte più interna della struttura religiosa.

La sua realizzazione, che venne effettuata utilizzando materiali e frammenti di epoca romana, provenienti dall'area limitrofa, viene suddivisa in tre epoche:

1) Epoca delle persecuzioni cristiane (fino al IV secolo): per sfuggire alla caccia loro data, i primi cristiani si rifugiarono presso l'antico cimitero pagano e nelle relative cave e cunicoli che vennero scavati nel tufo, che funsero da luogo di preghiera, riparo ed anche di sepoltura.


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Le catacombe, attigue alla Basilica, il cui ingresso è mostrato dalla fotografia, dovrebbero risalire al II-III secolo e si trovano sul lato sinistro della Basilica. Scavate nel tufo, a forma circolare, funsero originariamente a luogo di sepoltura e poi di esercizio della fede. La catacomba è sormontata dalla Grotta dell'Angelo, una vasta conca, nella collina tufacea. Ciò conferma la penetrazione del Cristianesimo in Irpinia, sin da epoche remote e, forse, la presenza dei primi Vescovi in Irpinia in tale sito. Negli Atti di S. Ippolisto si fa un riferimento alle Catacombe di Prata o di un luogo simile, dove egli Sacerdote perseguitato si rifugiò per proseguire la sua opera di evangelizzazione. 2) Epoca Cristiana (IV-VI secolo): con la fine delle persecuzioni a seguito dell 'Editto di Milano del 313 dell'Imperatore Costantino e prima della venuta dei Longobardi (in genere ostili ai Cristiani), si procedette all'abbattimento della struttura tufacea e si realizzò la primitiva Basilica, a unica navata, impiegando materiali di costruzione di edifici pagani ed allargando alcuni cubicoli, impiegando tufo (lato destro e piccola parte del lato sinistro), o muratura (facciata e lato sinistro). 3) Epoca Bizantina (VI-IX secolo): è il periodo dell'ampliamento e dell'abbellimento della Basilica, anche tramite la realizzazione di numerosi affreschi, purtroppo non giunti fino ai nostri tempi.

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Fortunatamente, residua l'immagine della Vergine Orante, a cui si riferisce la fotografia. E' collocata in una nicchia di forma semicircolare, scavata nel tufo sul fondo della navata (disputata è l'epoca di realizzazione, forse VIII secolo), presumibile opera di artista greco bizantino. Assai caratteristici sono i dieci arcosoli, cinque per lato, che racchiudono un ambiente circolare, che si vedono in parte nella fotografia.


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Sulle pareti, sia destra che sinistra della Basilica antica dell'Annunziata di Prata di Principato Ultra insistono altri dipinti, giunti fino ai nostri giorni in condizioni non ottimali di conservazione. L'immagine sulla sinistra mostra la Crocifissione di Gesù, quella sulla destra raffigura una persona, forse un Santo.


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Le ultime due immagini si riferiscono ad altri due dipinti sulle pareti della chiesa. Quello di sinistra mostra un Santo (forse S. Antonio) con in braccio il Bambin Gesù. Il dipinto sulla destra sembra raffigurare un Vescovo, forse S. Ippolisto. Sotto la volta dell'Abside vi era un affresco raffigurante il Redentore tra due Angeli, forse del XI secolo, caduto nel 1910 e rimpiazzato nel 1912 con un nuovo affresco. La basilica è lunga 13 metri, l'altezza massima della volta è 6,80 metri, le pareti sono spesse 75 cm. L'abside è larga 2,80 metri, lunga 3 metri ed alta fino a 4 metri, la corda dell'arco è 4 metri.

Basilica Nuova

La nuova Basilica, rappresenta il corpo della struttura religiosa più recente, corrispondente all'ingresso, che comprende una chiesetta a navata unica. Venne realizzata tra il XVI ed il XVII secolo.

Alla destra, si trova una cappelletta risalente al XVIII secolo, dove si trova il gruppo ligneo dell'Annunziata, rubato e poi ritrovato a Napoli.

Alla sinistra, c'è la porta cui tramite si raggiunge il cortile che conduce alla catacomba del II-III secolo D.C.

La facciata, recente in quanto risalente al XX secolo, contiene elementi architettonici provenitenti dalla primitiva Basilica (due tronchi di granito sormontati da capitelli corinzi).

FIERE e FESTE

Il Santo Patrono è S. Giacomo, festeggiato il 25 luglio. Altri eventi sono i solenni festeggiamenti della Domenica in Albis, dedicati alla Vergine, nel cui ambito si effettua il tradizionale Volo dell'Angelo, una Sacra rappresentazione che affonda le sue radici nel Medioevo, che si svolge nei pressi della Basilica dell'Annunziata, la Festa della Madonna dell'Annunziata (24 e 25 marzo), la Festa della Madonna del Carmine (luglio), la Festa del Vino, con degustazione di vino e prodotti tipici locali, Agosto Prata Jazz, manifestazione musicale con importanti complessi Jazz, Agosto KaotiKa Music Festival, rassegna di musica rock. Il mercato si svolge di mercoledì.

Prata di Principato Ultra, alle porte di Avellino, si raggiunge percorrendo la SS che da Avellino conduce a Grottaminarda, deviando al livello del nucleo industriale. In periferia, il borgo irpino possiede anche una stazione ferroviaria sulla linea Avellino-Benevento.

Gli amanti del verde e dei paesaggi potranno effettuare delle interessanti passeggiate panoramiche e naturalistiche nelle immediate adiacenze del paese. Suggeriamo di percorrere il sentiero che parte dalla destra della Basilica dell'Annunziata ed attraversa i boschi fino al Comune di Tufo, lambendo i binari della strada ferrata.

SPECIALITA’ LOCALI

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Ultimo aggiornamento (Domenica 05 Agosto 2012 20:16)