Indovinello "Popolare"

‘O figghio re Pili Pilossa non tene nì carne, nì pili e nì ossa ma la mamma tene carne, penne e ossa.
(L’uovo)


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ATTILIO DE BERNARDO

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Ritengo che la passione politica non si spenga mai e si manifesti quando ci si impegna in prima persona per cambiare le cose, non mettendo la “ terra a maggese “. Si perché un sindaco, che non è solo, può cambiare le sorti di un paese. Può farlo quando è espressione non di una o più forze politiche che occasionalmente tentano la rivincita ma, come nel nostro caso, di una voglia di riscatto da parte di cittadini rispetto ad una condizione di difficoltà del proprio paese. Naturalmente nessuno abbandona le proprie idee, ma si confronta con quelle degli altri, perché in una comunità ci si confronta tra opinioni politiche diverse. Il percorso politico di un paese è fatto di continuo cambiamento, non si ferma mai nemmeno a Montefalcione. Non si fa, pertanto, terra bruciata intorno a nessuno ma semplicemente si rinnova il contesto politico con nuovi soggetti anche della sinistra, che, seppur non rappresentata, come del resto anche in campo nazionale, vive ancora nel paese.

Il paese è cambiato, quindi, e coloro che non lo vivono stentano a comprenderlo, se non sono sufficientemente informati. Il paese ha subito un processo involutivo, è passato da una condizione di comune assistito, sufficientemente inserito in una dinamica democratica, a comune chiuso, autoreferenziale con una connotazione politica vicina alla destra populista, in sintonia con una importante fetta degli italiani, soprattutto del meridione.

Dove trovare quindi gli anticorpi alla deriva populista? Ecco il tentativo di costruire un’alternativa anche con Mancino e D’Agostino che, a mio avviso, in questo contesto non rappresentano certamente i poteri forti, perché affermare ciò significa non aver capito la Montefalcione di oggi. Questa, purtroppo, è la realtà, questi i soggetti in campo, queste sono le forze con cui confrontarsi e scontrarsi per riequilibrare il processo democratico smarrito.

Come vedi, caro Alfonso le dinamiche politiche amministrative del paese sono un po’ diverse, necessitano di una lettura, questa sì più complessa, non solo legata a vecchi schemi di cui sono prigionieri coloro i quali, anche in questa tornata elettorale, hanno tirato la volata alla dott.ssa Belli, come i tuoi vecchi amici.


ATTILIO DE BERNARDI

 

Sfleppe

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Sfleppe

di Domenico Pisano


Non penso, Antonio, che tu abbia smesso di suonare la chitarra né che la stia suonando in un altro mondo. L’aldilà è una scommessa; la vita terrena una verità.


Credo che tu continui a suonare la chitarra nel ricordo di tutti noi, più o meno tuoi coetanei. E’ questa memoria il tuo paradiso! Gli anni passati non hanno più data e limite temporale se, appunto, rivissuti nella nostra intimità, universo d’amore: ed io qui non cito anni, non verifico precisi mesi. I Vat 69 hanno segnato la storia della gioventù montefalcionese, quando il rock e la formazione di un gruppo musicale erano eventi, modernità. Tu, rivoluzionario con chitarra elettrica, gli occhiali da sprovveduto giovane di provincia, hai inconsapevolmente tracciato un solco, nel quale ragazzi a te coetanei e più piccoli di età si sono incamminati per un ingenuo viaggio di note e di libertà. La musica ad orecchio, i pantaloni a zampa d’elefante, l’ironia e l’allegria hanno suonato insieme a te in locali improvvisate discoteche o piazze immaginate.


Non voglio nemmeno ricordare i brani da te preferiti, i gruppi musicali amati, i chitarristi imitati: non ha senso. Li hai fatti tuoi nel momento in cui li hai accolti quali miti d’un pentagramma primaverile e riproposti a noi, entusiasti e nel contempo intimoriti, con una interpretazione tutta tua. Né m’interessa indagare se tu la chitarra la sapessi suonare: tu non la suonavi, la vivevi, la chitarra, la sentivi quale altro battito, la vedevi quale altra immagine, la respiravi quale altra aria. E questo ti fa ancora più bello ed onesto: la musica ha forza ed essenza se s’intreccia con quotidianità e diventa anima. Ci sei riuscito, Antonio, e te ne siamo grati.


Ora tutto è metamorfosi, anche tu. L’unica “musica” appartiene alle preghiere dei tuoi cari, ai sussurri dei cipressi, ai fruscii delle lucertole. Una “musica” attesa. Non penso che tu la possa ascoltare. Però, anche questa “musica” è tua, è di tutti gli uomini, che per legge fisica cedono il proprio corpo al nulla. Ebbene, Antonio, proprio in questa circostanza la vita s’incontra con la morte e vince rinnovandosi nella bellezza dei baci, delle carezze, delle parole, delle lacrime a te dovute da chi ti vorrà sempre bene. Da chi ti chiamerà ancora e ancora e ancora e mille volte ancora SFLEPPE.

Domenico Pisano

Last Updated (Wednesday, 08 June 2016 10:58)

 

FAREWELL, MY FRIENDS

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FAREWELL, MY FRIENDSdi Alfonso Noviello

Non si lavora per Montefalcione adoperando gli attacchi personali, ancora più miserevole è la “politica” che si affida ad attacchi con volantini anonimi.

Testardamente continuo a credere che si fa politica confrontandosi sulle idee e sulle proposte. Per questo ho aspettato prima di rispondere ai chiarimenti politici pubblicati sul sito Montefalcioneonline da Attilio De Bernardo candidato sindaco della lista “Cambiamo Montefalcione”.

Ho aspettato sperando che ci fossero altre voci che potessero rispondere a quella richiesta rivolta a chi vive in paese “aiutatemi a capire”!

 Avrei potuto scegliere il silenzio. Anni fa come altri miei coetanei ci eravamo in qualche modo "giurati" che non ci saremmo più interessati di politica a Montefalcione, che bisognava mettere la "terra a maggese". Mi pare normale, però, che nel momento in cui una persona della mia generazione torna alla ribalta e vi torna nel modo che sta facendo ci coinvolga e susciti diversi tipi di reazione. Reazioni legate al nostro carattere. Non sarei intellettualmente onesto se non dicessi quello che penso e allora, devo dire caro Attilio le tue argomentazioni non mi hanno convinto.

Continuo a credere che il rinnovamento non si possa giocare solo su una persona. Sono certo che tu creda davvero che questa lista possa essere un segno di un cambiamento (e io non ho elementi per affermare il contrario, perchè non conosco bene le persone che la compongono).

Ma i punti deboli sono politici. Vogliamo parlare del PD montefalcionese? Un partito che ha velleità egemoniche e di riconquista del potere ma per ben due volte non è stato capace di presentare una propria lista, non l’ha fatto nel 2011, non l’ha fatto ora nel 2016. Un partito che per mesi discute al proprio interno, e poi gli iscritti, una parte dei gruppi dirigenti locali sono puntualmente scavalcati da altre decisioni. Qual è il rapporto democratico? Chi decide? Vale la pena stare con un partito del genere?

Ma ahimè perchè non parlare della debolezza della sinistra montefalcionese in generale. C’è  stato un grande silenzio e una grande assenza nella vita del paese negli ultimi anni.

La coesione delle persone intorno alle liste di sinistra è andata via via sparendo. Non si tratta solo delle persone che tu ci ricordi (Antonio Musto, Antono d’Agostino, Erminio Pagliuca o Antonio Marano) si tratta delle decine di persone che hanno sostenute le liste di sinistra negli anni Ottanta (gli anni del dopo terremoto) degli anni Novanta e del 2000. Purtroppo si è fatto  terra bruciata intorno a quelle persone, che avevano lavorato senza interessi personali a sinistra. Non alimentando la coesione a sinistra, si è contribuito ad ammazzare la voglia di partecipazione.

Mi sarebbe piaciuto che Montefalcione fosse un paese sufficientemente libero dai vecchi retaggi, dai vecchi ricatti da veder crescere una nuova generazione di persone autonome, indipendenti e critiche.

Sarebbe bello se accadesse. Se potesse cominciare, si dovrebbe essere molto coraggiosi e si dovrebbe rompere con tutti gli schemi politici a cui i montefalcionesi sono stati abituati, prima da Mancino (e da tutti i sindaci democristiani) ed ora dal deputato di Sinistra Civica Angelo D’Agostino.

Ma oggi, come in passato, è difficile schierarsi contro i potenti. Non vivo a Montefalcione e qualcuno potrebbe accusarmi dicendo “facile fare il grillo parlante, quando non si è in paese, quando non si rischia di subire le conseguenze delle proprie idee o delle proprie opinoni!”

 Accade anche al Nord che qualcuno tenti di intimidire. È capitato in un paese della provincia di Brescia, quando il candidato sindaco del centro-destra a una mia collega bibliotecaria che stava per sottoscrivere la lista del candidato di centro-sinistra, l’avversario le avesse detto “chi te lo fa fare, attenzione perchè io potrei diventare il tuo nuovo sindaco”.

Allora mi auguro che ci sia qualcuno a Montefalcione che abbia il coraggio di “suonare il fischietto” come fa il poliziotto che vede accadere qualcosa di pericoloso o di illegale. Il “whistleblowing” è un termine che si usa per indicare le rivelazioni su comportamenti illeciti delle istituzioni. Ne ha scritto Derrik de Kerckhove, sociologo belga. E oggi ne abbiamo bisogno, in Italia e nel piccolo a Montefalcione serve qualcuno che aiuti a pensare “out of box”, fuori dagli schemi per costruire un nuovo senso comune, in cui si condivide ciò che è giusto e si critica senza paura ciò che è sbagliato.

 Il modo migliore per comprendere una fase storica è, a mio avviso, quello di ampliare l'orizzonte. In altre parole, per comprendere il presente è interessante osservare il passato.  Il passato dell’Irpinia è stato fortemente segnato dalla ricostruzione del dopo-terremoto, che ha visto crescere nuove e inaspettate fortune economiche. Per nulla paragonabile alla ricostruzione virtuosa del Friuli.

La nostra storia recente, in Campania, è legata alla crescita delle forme mafiose e camorristiche. Un recentissimo articolo pubblicato su il Mattino di Napoli di Isaia Sales è esemplare. Sales dice “Il PCI lottava contro le cosche, il Pd è a-mafioso” Il Pd dice Isaia Sales è “a-mafioso perché non è schierato sul fronte della lotta alla mafia come lo fu il PCI che pagò per questo prezzi altissimi”. Negli anni Ottanta i suoi esponenti subirono attentati. Dagli anni Novanta in poi sono maturate alcune incertezze. Dagli anni 2000 abbiamo iniziato a vedere inchieste, scioglimenti di amministrazioni per infiltrazioni mafiose. Negli stessi luoghi dove prima si caratterizzava per l’impegno antimafia. E non sono casi sporadici conclude Isaia Sales “In Campania l’impegno di un tempo è diventato ormai connivenza”.

Come ebbe a scrivere Antonio Gramsci “la storia insegna, ma ha cattivi scolari”. Oggi, invece, abbiamo bisogno di nuovi “bravi” scolari e a loro auguro in bocca al lupo e “farewell, my friends”.

Alfonso Noviello

 



Last Updated (Saturday, 04 June 2016 08:18)

 

ATTILIO DE BERNARDO

Caro Alfonso,

è un piacere leggerti e spero di avere la possibilità di sentirti oltre che scriverti. Ho letto con interesse la tua lettera, la condivido e, soprattutto, ne apprezzo, come tu sei solito fare, l’analisi. Suppongo che tu abbia ascoltato i miei interventi: è vero, partono da un’analisi degli ultimi anni ma credimi, questi sono stati anni di vera sofferenza per i cittadini di Montefalcione. Come certamente saprai, e come ho ribadito nei miei interventi, sono stato lontano dall’impegno ammnistrativo negli ultimi anni perché ritengo che sia stato giusto così, che c’è anche il tempo, per chi non fa politica di professione, come il sottoscritto, di lasciare il passo alle nuove generazioni. La mia storia politica nel paese è stata sempre all’opposizione, anche quando, candidato nella lista dell’Ulivo nel 2001, insieme ad Antonio D’agostino, Antonio Musto, Antonio Marano e Pagliuca Erminio, in qualità di vice sindaco, penso di aver esercitato la mia autonomia sulla vicenda dell’insediamento del Pip, al punto da perdere la carica che ricoprivo. Sono stato impegnato nella sinistra, sono un uomo di sinistra. Il nuovo impegno nasce da una convinzione, sottolineata anche da te, che il contesto, che tu ritieni non essere cambiato, in questo momento potrebbe cambiare. Il mio impegno è al servizio di un rinnovamento della classe amministrativa, un impegno inteso a traghettare il paese verso un nuovo modo di amministrare ponendo la politica, questa certamente impresa difficile, al centro del confronto nel paese. Il percorso lento e costante negli anni, il percorso democratico che tu invochi tra forze politiche, comprese la sinistra, potrebbe incominciare da questo progetto fatto tra soggetti diversi, con il solo intento di cambiare pagina nella storia amministrativa di Montefalcione. Come tu certamente capirai, chi coltiva la passione per la politica non può sottrarsi a questo gravoso impegno, ci mette la faccia perché il contrario avrebbe il sapore del disimpegno.

Un caloroso abbraccio,

Attilio de Bernardo     

 

Alfonso Noviello

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Cambiare per non "CAMBIARE"

ARRIVA IL NUOVO CON IL SOSTEGNO DEL VECCHIO

Vivere lontani da Montefalcione permette, a volte, di guardare con distacco agli avvenimenti del paese. Ma non sempre è così, anche se partito da tanti anni, sono rimasto legato e interessato alle esperienze politiche degli amici e delle persone che hanno cercato di cambiare il paese e affermare un’idea di politica di sinistra anche a Montefalcione.

Grazie a Internet e ai social sto seguendo la campagna elettorale per il rinnovo amministrativo e gli schieramenti, le liste, le scelte in corso mi suscitano domande e mi portano a fare alcuni ragionamenti politici, esclusivamente politici e non personalistici.
Mentre facevo queste riflessioni mi è venuto in mente che tanti anni fa, a metà degli anni 80, nell’era craxiana, mio papà Tonino si candidò con la lista dei socialisti. Ero già partito, non votavo a Montefalcione, ma non approvai la sua scelta e invitai i miei amici e parenti a non votarlo. Sarò stato un figlio degenere, ma per me questa è la politica: non è fatto di familiari e di parenti, ma è una questione di scelte e di ragionamenti.

Oggi, come tanti, credo che per cambiare politica a Montefalcione servirebbero poche cose: una reale e buona amministrazione degli eletti, luoghi per fare cultura e far partecipare le persone (una biblioteca nuova e innovativa), luoghi per i giovani (e non solo bar aperti tutta notte, danze e musiche a tutto volume). Servirebbe un’amministrazione che aiuti le persone a parlare del disagio dei giovani, a scoperchiare il non detto sulle droghe che circolano, un’amministrazione che chiedesse alle famiglie di impegnarsi. Servirebbe un’amministrazione comunale dove il pubblico impiego sia vissuto come servizio ai cittadini.

Nell’attuale campagna elettorale vedo che si invoca un cambiamento, ma la mia impressione è che l’analisi dei fatti e l’individuazione delle responsabilità si fermino solo agli ultimi 5 anni. Certo, nessuno può negare che l’esito dell’attuale amministrazione, la lista civica “Lavoriamo per Montefalcione”, sia stato un fallimento. Non hanno saputo costruire un percorso e una politica degna di tale nome. Non sono stati in grado di contrastare una disgregazione sociale del paese e tanto meno del senso di comunità. Il senso della comunità è andato scomparendo negli ultimi 20 anni insieme a una qualsiasi forma di senso civico, inteso come partecipazione, cittadinanza attiva e critica alla vita del paese. Infatti, se facessimo un’analisi più severa dovremmo riconoscere che l’attuale amministrazione ha portato alla massima evidenza un appiattimento delle menti che parte però da lontano. A mio avviso le responsabilità vanno ricercate in anni lontani e in una politica familistica e clientelare quella democristiana prima e quella dell’attuale PD. Chi vorrebbe il cambiamento dovrebbe interrogarsi sul fatto che quella politica, nonostante sia stata fortemente fallimentare in termini di crescita civile, culturale ed anche economica del paese, ha una grande e forte egemonia, capace di far crescere un senso comune, un conformismo sociale che guarda al passato e “santifica” ad uno ad uno i suoi sindaci. Non si tratta di personalizzare, ma quelle responsabilità ricadono sul gruppo dirigente locale e sul personaggio tuttora più in vista, Nicola Mancino.

Ahinoi non c’è un agire della politica diversa tra DC-PD e Scelta Civica, che pure ha una personalità locale, l’attuale deputato Angelo D’Agostino.

Ed ecco la mia prima domanda. Perché i fautori di una vecchia politica dovrebbero diventare quelli che ispirano il nuovo cambiamento?

Cosa è cambiato nella storia politica del paese, qual è il contesto diverso? E dov’è finita la rappresentanza politica della sinistra, storia della sinistra di Montefalcione?

La costruzione di un percorso politico di rinnovamento può vuol dire lavoro lento e costante negli anni.
Un percorso democratico che approda anche ad alleanze politiche tra soggetti diversi, ma la mia impressione è questo percorso non ci sia stato.

Qualcuno che vive in paese mi aiuti a capire. Gliene sarei molto grato.

Alfonso Noviello

 



Last Updated (Saturday, 28 May 2016 12:11)

 

PERSONAGGI DI MONTEFALCIONE - MARIO BALDASSARRE


mario baldassarre

mario baldassarre1PREFAZIONE

 

Questa raccolta di poesie e di prose intitolata “Come chi suona ad orecchio…” di Mario Baldassarre, poeta dell’Appennino campano, che ritrova il clima ideale nella montagna modenese dell’Alto Frignano, è intensa e suggestiva in ogni sua parte.










Il testo si dona al lettore con umiltà, già infatti il titolo è molto eloquente. Mario non scade mai nel mero tecnicismo metrico forzato, ma si affida al sentimento e al dolce ritmo scorrente della parola “scavata” nel cuore.

Tutto alimenta la scrittura, dai silenzi, dall’altezza alla rocciosità della montagna, dai sentieri impervi alle pietre, dalla cultura popolare dei luoghi, a quella contadina, all’universo degli affetti familiari, alla sofferta lontananza dalla propria terra. Ma Mario ne sa riscoprire un’altra, un’altra terra, come quella dell’Alto Frignano modenese: quella di Polinago e Palagano. Qui mi viene in mente Cesare Pavese, poeta della collina, che a tal proposito così sentiva la sua terra: «Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti.»

La poesia di Mario è attraversata da una tristezza che si stempera in malinconia e ritrova conforto e dialogo nella circostante natura modenese. Infatti è affascinato, il Nostro, dalla lingua, ascolta le parole della gente, il dialetto locale e sapientemente lo trascrive prima nell’anima, poi sulla carta.

La preoccupazione è sempre quella di essere immediato, spontaneo, fedele ad un’antica sapienza.

Mario teme l’artefatto.

Il “Come chi suona ad orecchio…” non deve far pensare ad una scrittura riduttiva o di basso tono, ma vuole sottolineare l’alta valenza musicale non disgiunta da un contenuto profondo, autentico, vissuto.

Il suonare ad orecchio presuppone abilità, che nasce da disposizione naturale, dall’ascolto e dall’esercizio.

È una visione questa dell’arte intimamente riposta nelle pieghe dell’anima.

La natura qui non è solo percepita nella sua materialità, ma è vissuta tutta francescanamente, purtroppo ferita e colpita dalla funesta mano dell’uomo. Dinanzi al Pioppo caduto il cuore di Mario si commuove. L’albero perde la dimensione terrestre per acquistarne un’altra: tutta sacra e ad un tempo magica, dinanzi all’indifferenza del passante, capace solo di apprezzare il freddo e solitario spazio. Nessuno coglie il vuoto, l’inaridimento.

Nel testo fra le prose spunta la figura solenne del nonno Francesco, che si aggira fra i filari delle viti, custode di antica sapienza contadina, che si traduce nella meravigliosa sintesi del proverbio consegnato alle future generazioni.

Dal testo emerge così una dimensione culturale, spirituale, mistica. Talvolta la poesia diventa preghiera e quest’ultima kierkegaardianamente, per il Nostro, non consiste nel dire, nell’invocare, quanto nel saper ascoltare e fare spazio e silenzio nell’animo per accogliere la voce divina. Pregare non è così meccanicamente pronunciare parole. Il suonare ad orecchio in quest’ottica diventa “apertura”, preghiera.

 

Prof. Fausto Baldassarre

Filosofo storico

Last Updated (Saturday, 09 April 2016 17:31)

 
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