Indovinello "Popolare"
Ce stanno ciento frati, ca pisciano uno nculo a l’ato.
(I tetti)
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Sunday, 15 May 2016
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C'era una volta
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ATTILIO DE BERNARDO

Caro Alfonso,

è un piacere leggerti e spero di avere la possibilità di sentirti oltre che scriverti. Ho letto con interesse la tua lettera, la condivido e, soprattutto, ne apprezzo, come tu sei solito fare, l’analisi. Suppongo che tu abbia ascoltato i miei interventi: è vero, partono da un’analisi degli ultimi anni ma credimi, questi sono stati anni di vera sofferenza per i cittadini di Montefalcione. Come certamente saprai, e come ho ribadito nei miei interventi, sono stato lontano dall’impegno ammnistrativo negli ultimi anni perché ritengo che sia stato giusto così, che c’è anche il tempo, per chi non fa politica di professione, come il sottoscritto, di lasciare il passo alle nuove generazioni. La mia storia politica nel paese è stata sempre all’opposizione, anche quando, candidato nella lista dell’Ulivo nel 2001, insieme ad Antonio D’agostino, Antonio Musto, Antonio Marano e Pagliuca Erminio, in qualità di vice sindaco, penso di aver esercitato la mia autonomia sulla vicenda dell’insediamento del Pip, al punto da perdere la carica che ricoprivo. Sono stato impegnato nella sinistra, sono un uomo di sinistra. Il nuovo impegno nasce da una convinzione, sottolineata anche da te, che il contesto, che tu ritieni non essere cambiato, in questo momento potrebbe cambiare. Il mio impegno è al servizio di un rinnovamento della classe amministrativa, un impegno inteso a traghettare il paese verso un nuovo modo di amministrare ponendo la politica, questa certamente impresa difficile, al centro del confronto nel paese. Il percorso lento e costante negli anni, il percorso democratico che tu invochi tra forze politiche, comprese la sinistra, potrebbe incominciare da questo progetto fatto tra soggetti diversi, con il solo intento di cambiare pagina nella storia amministrativa di Montefalcione. Come tu certamente capirai, chi coltiva la passione per la politica non può sottrarsi a questo gravoso impegno, ci mette la faccia perché il contrario avrebbe il sapore del disimpegno.

Un caloroso abbraccio,

Attilio de Bernardo     

 

Alfonso Noviello

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Cambiare per non "CAMBIARE"

ARRIVA IL NUOVO CON IL SOSTEGNO DEL VECCHIO

Vivere lontani da Montefalcione permette, a volte, di guardare con distacco agli avvenimenti del paese. Ma non sempre è così, anche se partito da tanti anni, sono rimasto legato e interessato alle esperienze politiche degli amici e delle persone che hanno cercato di cambiare il paese e affermare un’idea di politica di sinistra anche a Montefalcione.

Grazie a Internet e ai social sto seguendo la campagna elettorale per il rinnovo amministrativo e gli schieramenti, le liste, le scelte in corso mi suscitano domande e mi portano a fare alcuni ragionamenti politici, esclusivamente politici e non personalistici.
Mentre facevo queste riflessioni mi è venuto in mente che tanti anni fa, a metà degli anni 80, nell’era craxiana, mio papà Tonino si candidò con la lista dei socialisti. Ero già partito, non votavo a Montefalcione, ma non approvai la sua scelta e invitai i miei amici e parenti a non votarlo. Sarò stato un figlio degenere, ma per me questa è la politica: non è fatto di familiari e di parenti, ma è una questione di scelte e di ragionamenti.

Oggi, come tanti, credo che per cambiare politica a Montefalcione servirebbero poche cose: una reale e buona amministrazione degli eletti, luoghi per fare cultura e far partecipare le persone (una biblioteca nuova e innovativa), luoghi per i giovani (e non solo bar aperti tutta notte, danze e musiche a tutto volume). Servirebbe un’amministrazione che aiuti le persone a parlare del disagio dei giovani, a scoperchiare il non detto sulle droghe che circolano, un’amministrazione che chiedesse alle famiglie di impegnarsi. Servirebbe un’amministrazione comunale dove il pubblico impiego sia vissuto come servizio ai cittadini.

Nell’attuale campagna elettorale vedo che si invoca un cambiamento, ma la mia impressione è che l’analisi dei fatti e l’individuazione delle responsabilità si fermino solo agli ultimi 5 anni. Certo, nessuno può negare che l’esito dell’attuale amministrazione, la lista civica “Lavoriamo per Montefalcione”, sia stato un fallimento. Non hanno saputo costruire un percorso e una politica degna di tale nome. Non sono stati in grado di contrastare una disgregazione sociale del paese e tanto meno del senso di comunità. Il senso della comunità è andato scomparendo negli ultimi 20 anni insieme a una qualsiasi forma di senso civico, inteso come partecipazione, cittadinanza attiva e critica alla vita del paese. Infatti, se facessimo un’analisi più severa dovremmo riconoscere che l’attuale amministrazione ha portato alla massima evidenza un appiattimento delle menti che parte però da lontano. A mio avviso le responsabilità vanno ricercate in anni lontani e in una politica familistica e clientelare quella democristiana prima e quella dell’attuale PD. Chi vorrebbe il cambiamento dovrebbe interrogarsi sul fatto che quella politica, nonostante sia stata fortemente fallimentare in termini di crescita civile, culturale ed anche economica del paese, ha una grande e forte egemonia, capace di far crescere un senso comune, un conformismo sociale che guarda al passato e “santifica” ad uno ad uno i suoi sindaci. Non si tratta di personalizzare, ma quelle responsabilità ricadono sul gruppo dirigente locale e sul personaggio tuttora più in vista, Nicola Mancino.

Ahinoi non c’è un agire della politica diversa tra DC-PD e Scelta Civica, che pure ha una personalità locale, l’attuale deputato Angelo D’Agostino.

Ed ecco la mia prima domanda. Perché i fautori di una vecchia politica dovrebbero diventare quelli che ispirano il nuovo cambiamento?

Cosa è cambiato nella storia politica del paese, qual è il contesto diverso? E dov’è finita la rappresentanza politica della sinistra, storia della sinistra di Montefalcione?

La costruzione di un percorso politico di rinnovamento può vuol dire lavoro lento e costante negli anni.
Un percorso democratico che approda anche ad alleanze politiche tra soggetti diversi, ma la mia impressione è questo percorso non ci sia stato.

Qualcuno che vive in paese mi aiuti a capire. Gliene sarei molto grato.

Alfonso Noviello

 



Last Updated (Saturday, 28 May 2016 12:11)

 

LISTA CIVICA "LA SCOSSA"

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RICEVIAMO DAL CANDIDATO SINDACO

ANGELANTONIO D'AMORE E PUBBLICHIAMO

LISTACIVICA

 



Last Updated (Thursday, 14 April 2016 23:08)

 

A CINCO PEZZE

cincopezze

 



Last Updated (Thursday, 14 April 2016 14:02)

 

PERSONAGGI DI MONTEFALCIONE - MARIO BALDASSARRE


mario baldassarre

mario baldassarre1PREFAZIONE

 

Questa raccolta di poesie e di prose intitolata “Come chi suona ad orecchio…” di Mario Baldassarre, poeta dell’Appennino campano, che ritrova il clima ideale nella montagna modenese dell’Alto Frignano, è intensa e suggestiva in ogni sua parte.










Il testo si dona al lettore con umiltà, già infatti il titolo è molto eloquente. Mario non scade mai nel mero tecnicismo metrico forzato, ma si affida al sentimento e al dolce ritmo scorrente della parola “scavata” nel cuore.

Tutto alimenta la scrittura, dai silenzi, dall’altezza alla rocciosità della montagna, dai sentieri impervi alle pietre, dalla cultura popolare dei luoghi, a quella contadina, all’universo degli affetti familiari, alla sofferta lontananza dalla propria terra. Ma Mario ne sa riscoprire un’altra, un’altra terra, come quella dell’Alto Frignano modenese: quella di Polinago e Palagano. Qui mi viene in mente Cesare Pavese, poeta della collina, che a tal proposito così sentiva la sua terra: «Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti.»

La poesia di Mario è attraversata da una tristezza che si stempera in malinconia e ritrova conforto e dialogo nella circostante natura modenese. Infatti è affascinato, il Nostro, dalla lingua, ascolta le parole della gente, il dialetto locale e sapientemente lo trascrive prima nell’anima, poi sulla carta.

La preoccupazione è sempre quella di essere immediato, spontaneo, fedele ad un’antica sapienza.

Mario teme l’artefatto.

Il “Come chi suona ad orecchio…” non deve far pensare ad una scrittura riduttiva o di basso tono, ma vuole sottolineare l’alta valenza musicale non disgiunta da un contenuto profondo, autentico, vissuto.

Il suonare ad orecchio presuppone abilità, che nasce da disposizione naturale, dall’ascolto e dall’esercizio.

È una visione questa dell’arte intimamente riposta nelle pieghe dell’anima.

La natura qui non è solo percepita nella sua materialità, ma è vissuta tutta francescanamente, purtroppo ferita e colpita dalla funesta mano dell’uomo. Dinanzi al Pioppo caduto il cuore di Mario si commuove. L’albero perde la dimensione terrestre per acquistarne un’altra: tutta sacra e ad un tempo magica, dinanzi all’indifferenza del passante, capace solo di apprezzare il freddo e solitario spazio. Nessuno coglie il vuoto, l’inaridimento.

Nel testo fra le prose spunta la figura solenne del nonno Francesco, che si aggira fra i filari delle viti, custode di antica sapienza contadina, che si traduce nella meravigliosa sintesi del proverbio consegnato alle future generazioni.

Dal testo emerge così una dimensione culturale, spirituale, mistica. Talvolta la poesia diventa preghiera e quest’ultima kierkegaardianamente, per il Nostro, non consiste nel dire, nell’invocare, quanto nel saper ascoltare e fare spazio e silenzio nell’animo per accogliere la voce divina. Pregare non è così meccanicamente pronunciare parole. Il suonare ad orecchio in quest’ottica diventa “apertura”, preghiera.

 

Prof. Fausto Baldassarre

Filosofo storico

Last Updated (Saturday, 09 April 2016 17:31)

 

Personaggio di Montefalcione - Arsenio Baldassarre

Arsenio Baldassarre

 

Aresenio baldassarre 11Arsenio Baldassarre nasce a Montefalcione (Avellino) il 22 giugno 1904. Ha vissuto a S. Giorgio a Cremano (Napoli) negli ultimi anni della sua vita; spesso frequentava il paese natio trascorrendo le vacanze estive.

Maestro elementare collocato a riposo nell’0ttobre del 1969, ha insegnato nelle Scuole Elementari di Piazza Garibaldi di Avellino per circa venti anni.

Per due anni ha insegnato nell’Istituto Magistrale di questa città. Dal 1961, alla data di collocamento a riposo, ha insegnato nella Scuola Elementare “Emanuele Gianturco” di Napoli, dove ha condotto con gli alunni di V Sez. A “Ricerche ed Inchieste nella Pignasecca”.

Una vita, dunque, spesa nella scuola: spesa bene, evidentemente: ne fa fede una medaglia d’oro ricordo.

Possiede al suo attivo una notevole produzione letteraria, in lingua e in vernacolo.

Citiamo: “ ‘O Paese Mio”, “l’Evangelo Popolarizzato in versi”, “Sogni e Capricci d’Amore”, il romanzo “Don Ceccantonio e il Tesoro” e numerose altre poesie inedite.

Nell’agosto del 1973, Arsenio Baldassarre si spegne nella casa paterna di Montefalcione.

 

Le Poesie O Paese mio   O Falcione  E Vie  E Chiese e Scole


Last Updated (Tuesday, 29 March 2016 09:33)

 
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